18 April 2024

Passaporti: i tempi sono ancora scandalosamente inaccettabili

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Come avevamo ampiamente previsto tutte le norme, le normette, le ideuzze i proclami delle istituzioni che affermavano di aver risolto o in via di risoluzione il problema dei passaporti sono falliti. I tempi non si sono ridotti, anzi. Per questo il turismo organizzato ha scritto al ministro dell’interno per sollecitare il dossier, per evidenziare il mancato guadagno da questa incomprensibile questione, e per capire i motivi. Vediamo cosa risponderà il ministero dell’interno e se risponderà. 

Ecco la nota del turismo organizzato. Sono stati eliminati i contributi di tutti i presidenti delle associazioni perché sostanzialmente dicevano tutti la stessa cosa.

«Non sono bastati servizi di Striscia la notizia e Report, centinaia di articoli sulla carta stampata, scandali su truffe ai danni dei cittadini, comunicazioni accorate di appello per trovare una soluzione a una burocrazia che fa male ai cittadini e alle imprese dei viaggi, rimaste inascoltate. Il nodo dei tempi di rilascio o rinnovo dei passaporti italiani, a due anni dall’uscita dell’emergenza Covid, rimane purtroppo scandalosamente inaccettabile. Come se non bastasse, anche per l’emissione delle carte di identità elettroniche si verificano problemi analoghi.

Piantedosi

Il turismo organizzato, già proiettato sulla vendita delle vacanze estive, a nome dei presidenti delle principali associazioni di categoria, chiede ancora una volta al ministro dell’interno, Matteo Piantedosi, a cui ha inviato due giorni fa una ulteriore lettera sollecitando un incontro, di intervenire per tutelare il diritto degli italiani di viaggiare e a difesa degli imprenditori del comparto che continuano a perdere fatturato a causa della burocrazia.

Secondo una stima effettuata, i tempi lunghi o lunghissimi per ottenere o rinnovare un passaporto hanno, infatti, mandato in fumo nel biennio 2022-2023 167mila viaggi internazionali per un giro d’affari di 300 milioni di euro.

Purtroppo, anche la soluzione “Polis”, che riguarda esclusivamente i comuni con meno di 15mila abitanti, rischia di essere una ulteriore comunicazione priva di efficacia reale e rappresentare solo una proroga di questa agonia legata alla pubblica amministrazione».

 

 

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