6 February 2026

Sul mare Italia 2025 un flusso di 20,7 milioni di arrivi (+2%)

Vittorio Messina

Vittorio Messina

Italia e mare. Tra giugno e agosto 2025, nei comuni balneari italiani sono attesi 20,7 milioni di arrivi e 110,1 milioni di presenze turistiche, in crescita rispettivamente del +2% e del +1,1% rispetto allo stesso periodo del 2024. È quanto emerge da uno studio condotto da Cst – Centro Studi Turistici di Firenze per Assoturismo Confesercenti, condiviso con il ministero del Turismo, sulla base di un’indagine condotta su 1.489 imprenditori della ricettività dei comuni balneari italiani.

I numeri dell’indagine confermano come spiagge e riviere siano ancora una volta il motore dell’estate italiana. Come detto, nei comuni balneari del nostro Paese sono attesi 20,7 milioni di arrivi (+2%) e 110,1 milioni di presenze turistiche (+1,1%): questi numeri rappresentano circa la metà del totale degli arrivi e delle presenze complessive della stagione estiva e confermano lo status dell’Italia come “superpotenza” del turismo balneare.

Più italiani

La domanda italiana rimarrà anche quest’anno maggioritaria: 56,8% dei pernottamenti, +0,6% sull’estate 2024. Ma a rinforzarsi è soprattutto l’attrattività nei confronti degli stranieri: nei tre mesi si stimano 47,5 milioni di pernottamenti di turisti provenienti dall’estero, 840mila in più (+1,8%) rispetto alla scorsa estate.

“Il turismo balneare si conferma anche quest’anno comparto trainante. Riviere e spiagge rappresentano un patrimonio di grande valore per le economie territoriali, sostenendo occupazione e crescita non solo nelle regioni costiere ma in tutto il Paese, con un impatto particolarmente rilevante nel Mezzogiorno”, ha detto Vittorio Messina, presidente di Assoturismo Confesercenti.

Ha aggiunto: “Ci sono ancora sfide da vincere, prima fra tutte la forte stagionalità. I dati ci dicono che il 77% dei pernottamenti si concentra nel solo quadrimestre giugno-settembre. Questa alternanza di periodi ad alta e bassa domanda genera, da un lato, situazioni di saturazione e indisponibilità di servizi nei mesi di punta, e dall’altro un sottoutilizzo delle strutture nei mesi di bassa stagione, con evidenti ricadute sulla redditività delle imprese. Bisogna lavorare su un’offerta che sia attrattiva per periodi sempre più ampi dell’anno, investendo sulla qualità, sulla diversificazione dei servizi e su una migliore organizzazione dell’accoglienza”.

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