1 March 2024

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Cerco impiego nella provincia di Venezia. Direttore tecnico abilitato, esperienza ventennale in gestione di agenzia, esperto back- e frontoffice, uso Pc con applicativi Word, Excell, Internet, Explorer, Festa, Gate, Amadeus, Sipax. Conoscenza lingue: tedesco, inglese, francese, serbo-croato (solo parlato). Esperienza outgoing e incoming.
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Nell'ultima decade il comparto ha insomma intrapreso una decisa evoluzione nei modelli di sviluppo e crescita, più decisa di quanto direttamente visibile a livello immobiliare, con un consolidamento sempre più marcato e vicino a dinamiche europee e dei mercati anglosassoni. In massima sintesi, dal 2013 al 2023 gli hotel di catena sono passati da poco oltre 1.300 a 2.200 (+65%), mentre le camere da 146 mila a oltre 216 mila (+48%). Il tasso di penetrazione delle catene alberghiere (in termini di stanze) è quindi passato dal 13,4% del 2013, valore molto modesto a confronto con le dinamiche di altri player mondiali del turismo, al 20,1% di oggi. Un'evoluzione che dimostra anche come le catene abbiano iniziato ad accettare strutture di portata più ridotta, caratteristica peculiare del panorama immobiliare italiano: la dimensione media degli hotel brandizzati è infatti passata dalle 110 camere del 2013 alle 99 di oggi; un notevole abbassamento della soglia minima, dovuto al proliferare dei brand lifestyle, meno rigidi in termini dimensionali e quindi più adatti al tessuto immobiliare e ricettivo nazionale. Tra tre anni arriveremo al 22% delle camere “Il tasso di penetrazione delle catene in Italia è ancora tra i più bassi in Europa - spiega la senior analyst di Thrends, Irina Hernández -. Tuttavia, da un lato l’interesse degli investitori internazionali verso il nostro paese, soprattutto nel segmento luxury, e dall’altro la diminuzione delle camere di hotel in Italia, porterà molto probabilmente la presenza delle catene alberghiere nel Paese dall'attuale 20,1% a oltre il 22% tra tre anni, con una conseguente accelerazione del processo di consolidamento del mercato”. D'altra parte, i brand (soprattutto quelli internazionali) continuano a dare priorità alle prime quattro città italiane, essendo infatti Roma, Milano, Venezia e Firenze le destinazioni con il maggior numero di alberghi di catena (il 39% del totale). La pressione dei player globali sull’Italia non è mai stata così evidente: alla chiusura del censimento si contano 155 marchi internazionali presenti in Italia, contro i 75 di appena dieci anni fa, per una crescita del 100%. 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Il tutto a fronte di un'industria crocieristica che sta andando a gonfie vele: \"A oggi abbiamo già venduto il 50% della nostra proposta estiva - racconta il vice president Southern Europe, Leonardo Massa -. L'advance booking è finalmente tornato fortissimo\".\r\n\r\nSostenuta da numeri tanto positivi, ecco quindi che per la prossima stagione calda la compagnia ha deciso di introdurre alcune novità, tra cui la prima volta di Bari home port: \"Una scelta importante che pensiamo possa rendere il capoluogo pugliese un'inedita porta d'Oriente\". Il gruppo conferma inoltre gli hub di Amburgo, Kiel, Copenaghen e Southampton per il Nord Europa e potenzia appunto i Caraibi, in previsione dell'apertura del nuovo terminal crociere Msc a Miami per un investimento da oltre 400 milioni. \"Quest'anno avremo navi nell'area per 12 mesi all'anno, con partenze dalla stessa Miami e da New York. 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