3 March 2024

Ithic: investimenti alberghieri frenati dai tassi. Eppur, qualcosa, si muove

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Sono i tassi d’interesse il grande tema del momento per chi investe e sviluppa hotel. D’altronde l’equazione è semplice: se i costi di finanziamento salgono è più difficile reperire risorse sul mercato, chi fa credito applica condizioni più restrittive e le operazioni diventano di conseguenza più complesse. A questa logica è rimasto ancorato anche il dibattito svoltosi in occasione della quinta edizione della Italian Hospitality Investment Conference, realizzata quest’anno a Roma da Teamwork  e Thrends.

Il paradosso: l’attuale scenario favorisce gli operatori ma ostacola i nuovi sviluppi

I nuovi sviluppi sono fermi quasi ovunque – ha spiegato in uno dei numerosissimi panel della due giorni capitolina il chief development officer Europe & North Africa di Accor, Philippe Bijaoui -. D’altronde con i costi di costruzione aumentati di circa il 25% e quelli di finanziamento triplicati è davvero complesso chiudere deal economicamente sostenibili. Le pipeline si stanno riducendo un po’ per tutti. Allo stesso tempo, inoltre, assistiamo a un certa riduzione dell’offerta. A Parigi, per esempio, negli ultimi due anni si sono perse circa 2 mila camere. Si sta quindi creando una sorta di piccolo paradosso: da un lato, infatti, lo scenario si presenta favorevole agli operatori, che possono spuntare adr crescenti; dall’altro, chi si occupa di sviluppo deve necessariamente trovare altri modelli a cui affidarsi rispetto a quanto si è fatto fino a pochissimo tempo fa”.

Radisson: focus su conversioni, contratti di management e destinazioni secondarie

Una posizione, quella di Bijaoui, condivisa anche dal vice president business development Italy del gruppo Radisson, Mauro Vinci: “In questo momento stiamo sostanzialmente aprendo le proprietà su cui ci siamo accordati già tre, quattro, persino cinque anni fa. Oggi il contesto è sfidante: nessun nuovo progetto, semmai ci concentriamo sulle conversioni. A causa degli interessi elevati, tendiamo inoltre a focalizzarci sulle destinazioni secondarie e sui contratti di management, che possono garantire ritorni mediamente più elevati agli investitori. Il nostro obiettivo in Italia rimane inoltre il segmento upscale, upper-upscale”.

Tassi di interesse in discesa, ma di poco. Rimane il gap di prezzo tra domanda e offerta

A fronte di ciò, uno spiraglio di luce è comunque emerso dal confronto sui palchi di Ithic. I tassi di interesse potrebbero infatti presto abbassarsi di qualche punto, rimanendo pur sempre però su livelli attesi piuttosto sostenuti. E ciò ancora almeno sino al 2025 (Ibor maggiore del 3%). E’ inoltre opinione condivisa che sebbene l’interesse verso l’Italia degli investitori internazionali sia rilevante, la differenza tra le aspettative della domanda e il prezzo dell’offerta sia ancora troppo elevato, tanto da lasciare gli investitori in una posizione di attesa.

Investimenti in Italia in fermento nell’ultima parte dell’anno

Le operazioni avvenute a cavallo delle date di Ithic (Six Senses Roma, La Suvera, Novotel Firenze) testimoniano tuttavia l’interesse costante per il lusso e per le  piazze principali del Paese. A breve è tra l’altro atteso il collocamento di un portfolio di tre asset da parte della società specializzata nella gestione e nel recupero di crediti in sofferenza (Npl) Bayview. Le proprietà si trovano a Napoli, Parma e Bologna. Gli ultimi sviluppi hanno peraltro influenzato anche il volume delle transazioni, che come riportato da Cbre sino al terzo trimestre di quest’anno è stato pari a circa 0,85 miliardi di euro, mentre a oggi, secondo il managing director di Thrends, Giorgio Ribaudo, dovremmo essere già saliti attorno agli 1,1 – 1,2 miliardi, con il 2023  che potrebbe chiudersi con un volume di circa 1,4-1,5 miliardi.

 

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