12 February 2026

Cathay Pacific aumenta la capacità prevista per fine anno, anche se la piena ripresa dovrà attendere

Cathay Pacific ha rivisto al rialzo le previsioni di capacità offerta per la fine dell’anno, in seguito all’allentamento delle restrizioni di viaggio da parte di Hong Kong, anche se il vettore – citando “complessità operative” – sottolinea che una piena ripresa “richiederà ancora del tempo”.

La compagnia aerea stima quindi  che la capacità alla fine dell’anno sarà circa un terzo dei livelli precedenti alla pandemia del 2019. In miglioramento quindi rispetto alle previsioni di luglio, in cui Cathay prevedeva di ripristinare solo il 25% della capacità pre-pandemia. La notizia giunge mentre Hong Kong continua a revocare gradualmente le restrizioni imposte negli ultimi mesi, tra cui l’obbligo di quarantena per i membri dell’equipaggio con sede a Hong Kong al momento dell’arrivo, nonché l’abolizione dei divieti di volo da diverse regioni.

Intanto in agosto Cathay ha registrato un aumento del 15% dei passeggeri rispetto a luglio, raggiungendo circa 254.000 passeggeri. L’aumento su base annua è stato di circa l’88%, ma è soltanto il 9% dei numeri pre-pandemia. Il confronto rispetto al traffico del 2021 vede un aumento  dell’83% a fronte di un aumento della capacità del 23,5%. Tuttavia, Cathay osserva che il traffico è stato solo il 14% dei numeri 2019, mentre la capacità è stata di circa il 16% rispetto ai livelli pre-pandemici.

Condividi



Articoli che potrebbero interessarti:

Array ( [0] => Array ( [_index] => travelquotidiano [_type] => post [_id] => 507230 [_score] => [_source] => Array ( [blog_id] => 1 [post_content] => Il futuro dei viaggi è già operativo e passa da digitale, Intelligenza Artificiale e integrazione multimodale. Sono questi gli elementi emersi dal panel “Il futuro è arrivato: AI, dati e viaggi multimodali stanno ridisegnando l’inbound verso l’Italia”, tenuto ieri in BIT Milano da Tania Cultraro, Senior Market Manager (Hotel) Italia & Malta di Trip.com Group. I dati evidenziano come per Trip.com Group il mobile è diventato il canale dominante — oltre il 90% degli ordini transazionali globali a fine 2024. E Trip.com, come brand globale, nel terzo trimestre 2025 ha registrato una crescita di circa il 60% su base annua nelle prenotazioni internazionali. Anche in Italia il digitale accelera, con utenti in aumento e un equilibrio ormai strutturale tra app e web.  Il viaggio inizia spesso dal volo, ma il valore si costruisce lungo tutto il percorso: prosegue in treno per gli spostamenti interni e si completa con hotel, trasferimenti, esperienze e attività prenotabili. In questo modo i flussi turistici si estendono oltre le grandi città, generando maggiore valore per i territori e nuove opportunità per operatori e destinazioni. «Il futuro che immaginiamo per l’inbound non è una visione teorica: è già operativo nei comportamenti dei viaggiatori e nelle tecnologie che utilizziamo ogni giorno – spiega Tania Cultraro - Laspiega Tania Cultraro - La domanda esiste, la tecnologia è pronta. L domanda esologia è pronta. La vera sfida – e opportunità – è la collaborazione tra piattaforme, hotel, trasporti e destinazioni per costruire un unico customer journey, più semplice per il viaggiatore e più efficace per il sistema turistico italiano». Trip.com Group conferma così il proprio impegno nel supportare l’evoluzione dell’inbound verso l’Italia, mettendo a disposizione dati, tecnologia e una piattaforma one-stop capace di integrare oltre dieci prodotti di viaggio in un’unica esperienza end-to-end. [post_title] => Trip.com, AI e viaggi multimodali ridisegnano l’inbound verso l’Italia [post_date] => 2026-02-12T11:58:21+00:00 [category] => Array ( [0] => mercato_e_tecnologie ) [category_name] => Array ( [0] => Mercato e tecnologie ) [post_tag] => Array ( ) ) [sort] => Array ( [0] => 1770897501000 ) ) [1] => Array ( [_index] => travelquotidiano [_type] => post [_id] => 507228 [_score] => [_source] => Array ( [blog_id] => 1 [post_content] => [caption id="attachment_405376" align="alignleft" width="300"] Cesare Foà, presidente di Advunite[/caption] Nell’indifferenza più totale a 20 giorni dall’interruzione arriva un nuovo adempimento per le agenzie di viaggi che mette a rischio la sopravvivenza soprattutto delle piccole realtà Da una settimana abbiamo richiesto al ministro Santanchè di intervenire sul ministero dell’economia per l’interruzione della la ritenuta d’acconto sulle provvigioni corrisposte alle agenzie di viaggio e turismo. E’ vero che il tutto è stato introdotto da una la Legge di Bilancio 2026 (legge 199/2025), ai commi 140-142 e che parte il 1 marzo 2026 , ma ci aspettavamo uno slittamento e soprattutto un intervento di tutte le associazioni di categoria. Cosa prevede questa norma ? Che le agenzie di viaggi avranno un minore importo commissionale dai loro fornitori, che diventeranno sostituti di imposta, e quindi svolgeranno una nuova attività per lo Stato per la quale dovrebbero anche essere ricompensati. La ritenuta prevista è del 23% sul 50% dell’imponibile. Ma quale piccola realtà agenziale paga tante imposte in maniera cosi anticipata? E soprattutto in un momento di ripresa del settore, con l’abbandono del sostegno bancario per le piccole realtà, andare a eliminare liquidità è un problema. E poi dovrà essere fatta ogni anno comportando sia alle agenzie di viaggi che ai tour operator nuovi adempimenti in maniera gratuita?  In conclusione la nostra associazione chiede al governo di far slittare tale adempimento, che era bloccato dagli anni 70, di parlarne con le associazioni di categoria e trovare una soluzione. L’onorevole Gianluca Caramanna già è intervenuto con un emendamento e lo ringraziamo [post_title] => Advunite giustamente contro la ritenuta d'acconto delle agenzie [post_date] => 2026-02-12T10:51:16+00:00 [category] => Array ( [0] => mercato_e_tecnologie ) [category_name] => Array ( [0] => Mercato e tecnologie ) [post_tag] => Array ( [0] => topnews ) [post_tag_name] => Array ( [0] => Top News ) ) [sort] => Array ( [0] => 1770893476000 ) ) [2] => Array ( [_index] => travelquotidiano [_type] => post [_id] => 507077 [_score] => [_source] => Array ( [blog_id] => 1 [post_content] => «Abbiamo voluto parlare delle Olimpiadi per arricchire il programma della Bit con appuntamenti legati al mercato mondiale del turismo e per capire quale sarà l'eredità di quanto sta succedendo non solo a Milano, a Cortina e nelle regioni limitrofe, ma anche in tutta Italia». Esordisce così Paolo Verri, presidente della Fondazione Mondadori e advisory board della Bit, che ha presentato con entusiasmo il panel: “Olimpiadi. E dopo? L’onda lunga degli eventi sportivi nelle città olimpiche. Milano - Parigi – Barcellona”. Nell’indagare un tema tanto significativo hanno preso la parola Enric Turñó, assessore allo sport del Comune di Barcellona, Sandrine Buffenoir, direttrice di Atout France, Tommaso Sacchi, assessore alla Cultura della città di Milano e Domenico De Maio Education & Culture Director di Fondazione Milano Cortina 2026. «Sono con noi due città amiche: Barcellona (che è gemellata con Milano) e Parigi (sede dell’ultima Olimpiade) che tanto ha avuto in comune con Milano: dalla cerimonia d’apertura all’impegno della sindaca Anne Hidalgo nel farla diventare una città totalmente sostenibile. - prosegue Verri - Un impegno che, nel corso di 24 mesi, ha dimostrato di essere un forte traino per una nuova Parigi e una nuova Francia. Per arrivare a questo abbiamo tutti imparato di Barcellona, dove le Olimpiadi hanno dato aiuto alle periferie, e hanno fatto un importante lavoro per l’inclusione sociale e per i giovani. Le Olimpiadi del 1992 hanno cambiato la storia di Barcellona e la storia del Movimento Olimpico». Nel 1992 Enric Turñó era l'assessore ai giovani, allo sport e alle Olimpiadi del Comune di Barcellona e racconta quale effetto duraturo i Giochi abbiano avuto sul turismo e sull'orgoglio locale. «Allora era in corso una transizione politica, c’era una crisi economica e la città tentava, faticosamente, di riprendersi da una dittatura lunga 40 anni. - afferma Turñó - Juan Antonio Samaranch venne nominato presidente del Comitato Olimpico Internazionale dal 1980 al 2001; era cittadino di Barcellona e decise di proporre la candidatura olimpica come motore di sviluppo della città, avviando importanti opere di recupero. Le organizzazioni governative e il comitato olimpico lavorarono insieme con le istituzioni turistiche e avviarono un piano alberghiero per favorire l’accoglienza degli ospiti, aprendo 15 grandi alberghi di catene internazionali. Alla fine dei giochi olimpici Samaranch disse che erano stati i migliori della storia e hanno accompagnato Barcellona e la Spagna nell’età moderna». «Barcellona è stata quindi la prima delle “nuove Olimpiadi”, perché ha capito che, per una città, la decisione di attrarre talenti, investimenti e turisti passa attraverso i giochi olimpici. Anche Parigi ha saputo cogliere questa opportunità» ha aggiunto Verri, dando la parola a Sandrine Buffenoir, direttrice di Atout France che prosegue: «Parigi si è candidata pensando a delle Olimpiadi diffuse che includessero tutta la Francia e anche la Polinesia Francese per le gare di surf. Abbiamo così messo in risalto un patrimonio del passato che conduce verso il futuro, con la digitalizzazione della Francia: grazie all’Ai abbiamo messo a punto strumenti per migliorare la mobilità dei passeggeri e che oggi restano come lascito dei Giochi. Abbiamo anche sviluppato una narrazione intorno alle competizioni invitando gli ospiti a sfruttare al meglio il loro tempo al di fuori delle gare visitando l’intera Francia, oltre a Parigi. Il paese intero ha così tratto beneficio dalle competizioni. È stata anche un’opportunità per la sostenibilità: i giochi dovevano avere il minor impatto in termini di emissioni di carbonio, quindi abbiamo costruito una sola struttura - una piscina e arena acquatica oggi utilizzata dalla città - mentre il Villaggio Olimpico, costruito con finanziamenti privati, ospita ora diverse attività. Per noi era fondamentale che i giochi andassero a beneficio della popolazione, in un progetto che proseguirà con i giochi nelle Alpi Francesi del 2030. Con il nostro Ministro dello Sport e il Comitato Olimpico abbiamo seguito la strada aperta da Barcellona1992, abbiamo imparato da Parigi2024 e stiamo osservando e studiando l’operato di Milano-Cortina2026: poi useremo tutto questo per organizzare nel modo migliore i Giochi Invernali del 2030 in termini di sostenibilità, nel rispetto degli abitanti locali e dell'ambiente». Le Olimpiadi coinvolgono anche la cultura: importante l’apporto di Domenico De Maio, education&culture director di Fondazione Milano Cortina 2026. «Costruendo i programmi educativi e culturali per queste Olimpiadi conoscevamo l'off-city contract firmato da regioni e città nel 2019, secondo il quale i programmi educativi e culturali non sono attività a corredo dei Giochi ma, allo stesso modo di un impianto, sono parte dell'impegno di comunicazione e di responsabilità sociale di portare i valori olimpici a 8 milioni di ragazzi. Abbiamo voluto creare una comunità, che è quello che resta una volta finito il grande evento. Il nostro team è cresciuto da 3 a 15 persone e oggi produce un fatturato di 35mln di euro. Ci siamo confrontati con i territori con grande umiltà per sostenere il percorso di città che avevano ciascuna una propria identità e storia. È stata una sfida avvincente tenere insieme una metropoli come Milano con piccoli centri della Valtellina, delle aree montane di Bolzano, o città come Trento, che ha messo in campo una programmazione culturale potente. Tra i temi importanti quello dell’empowerment femminile, oppure la possibilità di vivere le aree montane usando la cultura. L’Olimpiade Culturale, i cui progetti sono stati visitati da 7mln di persone, ci ha dato la possibilità di includere città che non erano venue di gara: in Lombardia da Como a Monza, in Veneto con Venezia che in questi giorni celebra un Carnevale ispirato al gioco. È un programma che continuerà nel tempo: la comunità che è nata deve continuare a mantenersi coesa ed essere parte del fil-rouge che collega tutte le Olimpiadi. Quelle delle Alpi Francesi potrebbero infatti coinvolgere anche il Piemonte, seguendo un modello transnazionale che è il presente e il futuro delle Olimpiadi». Sono di Tommaso Bianchi, assessore alla Cultura del Comune di Milano, le interessanti parole conclusive del panel sul lascito dei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026. «Grandi sono la forza e il lascito dei momenti internazionali e centralizzati. - afferma - Penso all’Expo 1889 di Parigi con la costruzione della Tour Eiffel: un monumento che doveva essere temporaneo ed è invece diventato il simbolo di Parigi. Penso a quanto abbiamo appreso dall'esperienza pilota di Barcellona e da Parigi. Quello che rimane sono il soft-power - il potere diffuso della produzione culturale, un lavoro che, a partire dal capoluogo, va a tessere una tela estesa a tante comunità minori della Lombardia e del Veneto - e le strutture come quel Villaggio Olimpico, visitato anche dal Capo dello Stato Mattarella, che sta vincendo la sua sfida grazie a una visione lungimirante nella destinazione degli edifici. Ogni evento guidato da Fondazione, dal Cio e ai soggetti titolati ha portato vantaggi di comunità. Le Olimpiadi avranno poi un impatto nell’accelerazione di progetti culturali della città, come è avvenuto per il restauro della Volta Leonardesca conservata al Castello Sforzesco nella Sala delle Asse (opera mirabile, il cui cantiere era aperto da 18 anni e che rimarrà come futura eredità per tutti gli amanti dell’arte). Abbiamo poi riallestito la Pinacoteca del Castello e realizzato tante altre migliorie, portando anche la mostra di Anselm Kiefer alla sala delle Cariatidi. Le Olimpiadi avranno quindi un impatto anche in termini di collaborazione e di capacità di un network di lavorare insieme». Chiara Ambrosioni     [post_title] => Il lascito delle Olimpiadi alla Bit: ricordando Barcellona, passando da Milano e guardando a Parigi [post_date] => 2026-02-11T12:33:23+00:00 [category] => Array ( [0] => estero ) [category_name] => Array ( [0] => Estero ) [post_tag] => Array ( ) ) [sort] => Array ( [0] => 1770813203000 ) ) [3] => Array ( [_index] => travelquotidiano [_type] => post [_id] => 507066 [_score] => [_source] => Array ( [blog_id] => 1 [post_content] => [caption id="attachment_507074" align="alignleft" width="300"] Maurizio Casabianca[/caption] Tempo di bilanci. In casa Going si archivia un'annata che ha prodotto un fatturato t.o. di 45 milioni e già si guarda avanti. "In quattro anni abbiamo quadruplicato il fatturato - conferma durante il Tove Maurizio Casabianca, chief commercial and operations officer dell'operatore -. Un risultato importante, che ci porta a prevedere di raggiungere i 59 milioni nel 2026 e che identifica i 100 milioni nel 2029 come un obiettivo alla nostra portata". Lo scenario internazionale mutevole e la ridotta capacità di acquisto della fascia media non spaventano l'operatore: "Stiamo crescendo sulla parte dinamica. La sfida si giocherà sulla multicanalità nel rispetto di prezzi equilibrati. Abbiamo riposizionato il brand Going sulla fascia medio-alta e le agenzie ci hanno seguito". Agenzie motore della crescita Nel 60% dei casi si tratta di adv "esterne" al gruppo. "Un risultato importante, che sta portando frutti anche sulle prenotazioni 2026". Al momento, la crescita sull'anno precedente è del 28%: "Un dato sicuramente positivo, che però andrà valutato alla fine di marzo per comprendere quale sarà la reale portata dell'incremento sull'anno". Intanto, Going ha rilasciato una versione completamente rinnovata della piattaforma Going.it, con una nuova homepage pensata per accompagnare l’utente nella fase iniziale del viaggio: quella dell’ispirazione. Il restyling segna un cambio di passo chiaro sul piano visivo ed editoriale, adottando un impianto “a cards”, come una bacheca su un wallet. «Abbiamo lavorato su una logica editoriale che sposta il sito da strumento puramente informativo a spazio di suggestione -  spiega Marco Orlandi, digital consumer experience officer del gruppo Bluvacanze -. Il nuovo Going.it parla a un utente finale che non sta ancora acquistando, ma sta immaginando il proprio viaggio. È lo stesso approccio narrativo che utilizziamo sui nostri canali social, a partire da @Goingofficial: immagini forti, testi brevi, contenuti che accendono un’idea». Il nuovo sito rafforza anche il legame con il canale agenziale. «Il nostro approccio digitale non bypassa le agenzie di viaggio, ma le integra - aggiunge Casabianca -. Il sito è uno strumento di orientamento e di raccolta dell’interesse. La consulenza, il valore aggiunto e la relazione restano centrali e continuano a passare dalle agenzie partner». [post_title] => Going, Casabianca: "Proiettati al traguardo dei 59 milioni nel 2026" [post_date] => 2026-02-11T10:33:23+00:00 [category] => Array ( [0] => tour_operator ) [category_name] => Array ( [0] => Tour Operator ) [post_tag] => Array ( ) ) [sort] => Array ( [0] => 1770806003000 ) ) [4] => Array ( [_index] => travelquotidiano [_type] => post [_id] => 507051 [_score] => [_source] => Array ( [blog_id] => 1 [post_content] => Nuovo logo e un’identità visiva rinnovata per i Frecciarossa di Trenitalia: la presentazione ufficiale si è svolta ieri al binario 21 della stazione di Milano Centrale, dove  era presente anche il Frecciarossa con la “Effe” rinnovata sul muso e il nuovo logo applicato sulle fiancate e negli interni. «Il nuovo logo Frecciarossa rappresenta un’evoluzione coerente con il percorso industriale che stiamo portando avanti – ha dichiarato Gianpiero Strisciuglio, ad e direttore generale di Trenitalia – ed è il simbolo di un rinnovamento che accompagna la crescita del brand, puntando su innovazione e qualità del servizio. Lo affianchiamo all’ingresso in flotta dei Frecciarossa di nuova generazione, simbolo dell’eccellenza tecnologica e stilistica italiana, progettati per offrire il massimo in prestazioni, comfort, sicurezza e sostenibilità. È un passo ulteriore nel rafforzamento dell’Alta Velocità italiana in Europa e nella costruzione di un sistema di mobilità sempre più moderno, integrato e orientato al futuro».  Il marchio trae origine dal disegno della livrea dei treni, a sua volta ispirata alla forma della freccia, e prende corpo in una “F” dal tratto deciso, inclinata di 45 gradi, che restituisce il profilo aerodinamico dei convogli e ne interpreta visivamente il movimento, la velocità e la tensione verso il futuro. Il segno grafico è essenziale e contemporaneo, concepito per rappresentare dinamismo e performance. La lettera richiama i valori che guidano il brand: Future, per evocare modernità, innovazione tecnologica e una mobilità sempre più sostenibile; Forward, come spinta in avanti e dinamismo; Fast, espressione della velocità dell’Alta Velocità; First, per rappresentare eccellenza e qualità; e For All, a sottolineare accessibilità, inclusività e una visione della mobilità pensata per tutte le persone e per connettere i territori in modo sempre più ampio.  Il nuovo marchio sarà progressivamente applicato su tutta la flotta Frecciarossa e su tutti gli spazi e supporti Trenitalia, a partire dalle FRECCIALounge di Roma Termini e Milano Centrale, per poi estendersi in modo graduale a tutti gli altri touchpoint. In parallelo, la nuova identità si arricchisce con un sound logo ispirato al codice Morse e con il progetto di certificazione del “Rosso Frecciarossa”, sviluppato in collaborazione con Pantone Color Institute, per rafforzare la riconoscibilità del brand.  Il rinnovo della flotta Frecciarossa rientra tra gli obiettivi del Piano Strategico del Gruppo FS e punta a offrire un servizio sempre più moderno, innovativo e sostenibile. Il piano di consegna progressiva di 46 nuovi convogli Frecciarossa, con quattro consegne avvenute entro lo scorso dicembre, è stato rispettato: con l’entrata in servizio odierna del quinto treno si conferma la piena attuazione del programma.  [post_title] => Trenitalia alza il sipario sul nuovo logo dei Frecciarossa [post_date] => 2026-02-11T09:53:20+00:00 [category] => Array ( [0] => trasporti ) [category_name] => Array ( [0] => Trasporti ) [post_tag] => Array ( ) ) [sort] => Array ( [0] => 1770803600000 ) ) [5] => Array ( [_index] => travelquotidiano [_type] => post [_id] => 506442 [_score] => [_source] => Array ( [blog_id] => 1 [post_content] => «Su una destinazione come l’Australia ci sono ancora ampi margini di crescita: è la domanda a essere cambiata», afferma Matteo Prato, referente per l’Italia di Tourism Australia, al termine della prima edizione di Aussie Talks 2026 organizzata da Quality Group. «Ne è emerso un racconto più dinamico, fatto di idee, confronti e punti di vista condivisi - commenta Prato -, utili a individuare le barriere ancora presenti nella vendita dell’Australia e a costruire un’offerta sempre più strutturata per budget e interessi». Il mercato italiano conferma segnali di grande solidità: tra dicembre 2024 e novembre 2025, gli arrivi dall’Italia hanno raggiunto 74.970 unità (+15% rispetto all’anno precedente) e a fine dicembre scorso si ritiene completata la ripresa post-pandemia. Trainanti sono sia il segmento leisure (+20%) sia quello holiday (+22%). La motivazione principale resta la vacanza (39%), seguita dal Vfr (27%), riferito a chi parte per andare da parenti e amici. Aumentano i giovani - molti dei quali fra i 18 e i 35 anni usufruiscono del visto che permette di lavorare, studiare e fare una vacanza - e i clienti che viaggiano in autonomia, mentre gli itinerari (in media 18-21 giorni) non si accorciano, ma risultano più mirati e circoscritti. Entro il 2030 gli italiani diretti nel Down Under potrebbero toccare quota 90.000, sostenuti dagli investimenti di Tourism Australia e dal ruolo ancora centrale del trade, che in Italia intercetta il 32% delle prenotazioni. Il turista italiano si distingue per l’elevata spesa (+21% rispetto al 2019, al netto dell’inflazione) e per la propensione a esplorare il Paese oltre le grandi città, costruendo itinerari diffusi e ad alto impatto economico sulla destinazione. «L’Australia non è solo la meta “una volta nella vita” o il classico viaggio di nozze - conclude Prato -. Evoca avventura, natura, fauna selvatica e cultura aborigena, scoperta tra oceano e deserto. Per migliorarne la percezione, Tourism Australia lavora a stretto contatto con gli operatori, affiancando la costruzione del prodotto a un solido programma b2b di formazione. In Italia, a metà anno fiscale, sono già stati formati 400 agenti di viaggio, con 700 membri attivi nella community e 33 Premier Aussie Specialist, professionisti che non solo conoscono e vendono la destinazione, ma la promuovono in modo proattivo». Le preferenze dei viaggiatori italiani L’italiano, dopo aver visitato le grandi città, desidera andare oltre ed esplorare i diversi territori. Le aree più amate restano: il New South Wales, che calamita l’attenzione con l’iconica Sydney; il Queensland, con la sua Barriera Corallina e un’offerta mare variegata; e Victoria, con Melbourne e la Great Ocean Road. Nel cuore dell’outback attrae Uluru, Ayers Rock, luogo sacro per gli aborigeni. A registrare una marcata crescita è il Western Australia, grazie anche al volo diretto Roma-Perth di Qantas e alla promozione della regione come porta d’ingresso “più vicina” all’Australia, ricca di esperienze, natura, gastronomia e barriera corallina. Ci sono poi luoghi come Kangaroo Island (South Australia), con 400 abitanti e piccole strutture ricettive, dove il turismo rappresenta una risorsa fondamentale; e ancora la Tasmania, vera perla destinata a emergere, ideale per chi cerca un’Australia autentica e fuori dal tempo. (Federica De Luca) [post_title] => Australia, variazioni sul tema: «Ampi margini di crescita, è la domanda a essere cambiata» [post_date] => 2026-02-11T09:51:51+00:00 [category] => Array ( [0] => estero ) [category_name] => Array ( [0] => Estero ) [post_tag] => Array ( ) ) [sort] => Array ( [0] => 1770803511000 ) ) [6] => Array ( [_index] => travelquotidiano [_type] => post [_id] => 507032 [_score] => [_source] => Array ( [blog_id] => 1 [post_content] => "Da vettore regionale a compagnia aerea globale": è l'ambizione dichiarata di Royal Air Maroc, in occasione del lancio ufficiale della nuova rotta Verona-Casablanca. Il Catullo diventa l'ottavo scalo servita da Ram in Italia, mercato che conferma dunque la propria strategicità - è il secondo in Europa, dopo la Francia - con un aumento del 20% della capacità complessiva. "Il decollo è previsto per il 21 giugno, con tre voli alla settimana (mercoledì, venerdì e domenica) - afferma il direttore generale per l'Italia, Walid El Khassal - pensate per servire l'importante bacino produttivo del Nord-est". Positivo il trend attuale delle prenotazioni che "ricalca l'ottima performance del 2025, ma con un dato interessante: la booking  window si sta allungando sensibilmente, segno di una pianificazione più anticipata dall'utenza". Attualmente circa "il 35-40% dei passeggeri dall'Italia vola oltre Casablanca, un dato in costante ascesa, alimentato dal progressivo ampliamento del network globale Ram". Una rete che quest'anno vedrà l'avvio di almeno "10 nuovi collegamenti, Verona inclusa, e poi Los Angeles, San Pietroburgo, Lille, Bilbao e Alicante, Palma di Maiorca, Pointe-Noire, Tripoli e Beirut". Un'espansione che appunto ruota attorno al consolidamento di Casablanca come "hub transcontinentale d'elezione per chi dall'Italia guarda non solo al Marocco ma con sempre maggiore interesse verso l'Africa e le Americhe" nonché dall'ampliamento della flotta: "Sono 200 i velivoli in ordine entro il 2037, passando dal raddoppio degli aeromobili entro il 2030". Oggi i velivoli operativi sono circa 62, di cui 12 consegnati nel 2025.  "La nuova Verona-Casablanca rappresenta una rotta di forte valenza strategica per il nostro territorio, rafforzando in modo significativo la connettività intercontinentale del Catullo e offrendo ai passeggeri del nostro bacino d’utenza un accesso privilegiato non solo al Marocco, ma anche all’ampio network di destinazioni in Africa servite attraverso l’hub di Casablanca - sottolinea Camillo Bozzolo, direttore sviluppo Aviation del Gruppo Save -. La nuova rotta risponde inoltre alle esigenze di mobilità della numerosa e radicata comunità marocchina della provincia veronese, composta da circa 13.000 residenti. La scelta di Royal Air Maroc conferma l’attrattività del nostro bacino d’utenza, caratterizzato da un tessuto economico dinamico, da relazioni commerciali consolidate e da un’elevata propensione ai viaggi sia d’affari che turistici”. [post_title] => L'avanzata di Royal Air Maroc sul mercato Italia: è la volta di Verona [post_date] => 2026-02-11T09:15:40+00:00 [category] => Array ( [0] => trasporti ) [category_name] => Array ( [0] => Trasporti ) [post_tag] => Array ( ) ) [sort] => Array ( [0] => 1770801340000 ) ) [7] => Array ( [_index] => travelquotidiano [_type] => post [_id] => 507035 [_score] => [_source] => Array ( [blog_id] => 1 [post_content] => Club Med, in partnership con Ream SGR per il tramite del Fondo immobiliare Itera, ha dato avvio al progetto per la realizzazione del nuovo Resort Club Med San Sicario. Il nuovo Resort, a vocazione bi-stagionale, sorgerà nella zona di San Sicario Alta, all’interno del comprensorio sciistico della Via Lattea. Pensato per accogliere famiglie italiane e internazionali, il Resort punterà sull’esperienza Premium All Inclusive in montagna, coniugando autenticità locale e l’ospitalità distintiva di Club Med. La struttura comprenderà 401 camere e oltre 1.000 posti letto, due ristoranti, una reception con aree lounge, una SPA, un’area balneoterapia con piscine indoor e outdoor, spazi dedicati ai Kids Club e una ski room. Il progetto è stato concepito secondo elevati standard di performance ambientale, in linea con gli impegni di responsabilità sociale di Club Med e con criteri di edilizia sostenibile. Il progetto è stato concepito secondo elevati standard di performance ambientale, in linea con gli impegni di responsabilità sociale di Club Med e con criteri di edilizia sostenibile. L’iniziativa si inserisce nel programma “Happy to Care”, che guida l’approccio del Gruppo a uno sviluppo turistico responsabile, attento all’ambiente e alle comunità locali e al benessere dei propri dipendenti. L’intervento rappresenta un investimento complessivo di 135 milioni di euro e si inserisce in una visione di crescita attenta alla sostenibilità ambientale, all’integrazione paesaggistica e alla valorizzazione delle risorse locali. Il progetto di San Sicario si colloca all’interno della strategia globale di sviluppo di Club Med nel segmento montagna. L’Italia rappresenta un mercato storico e strategico per Club Med: la presenza del gruppo nel paese ha avuto inizio nel 1951 con l’apertura di Club Med Baratti e, da allora, sono stati operati oltre 20 Resort. L’obiettivo è di ampliare la propria presenza sia nelle destinazioni mare sia in quelle di montagna. «Con il progetto di San Sicario - spiega Stèphane Maquaire, presidente e ceo, Club Med - Club Med consolida la propria posizione di leader mondiale delle vacanze Premium All Inclusive in montagna, sia nella stagione invernale sia in quella estiva. Il nostro sviluppo si fonda su una presenza internazionale che oggi conta 24 resort in 6 paesi, capaci di accogliere ospiti provenienti da oltre 40 nazionalità». Il progetto avrà un impatto positivo sull’economia del comprensorio della Via Lattea, favorendo l’occupazione e il coinvolgimento della filiera locale. Una quota rilevante delle attività di costruzione sarà affidata a imprese italiane. L’avvio dei lavori è previsto per aprile 2026, con apertura del Resort programmata per dicembre 2028.  «La partnership con Club Med - aggiunge Maria Cristina Zoppo, presidente, REAM SGR S.p.A. - segna per Ream SGR l’avvio di una nuova fase di crescita. È un’alleanza che unisce visione, innovazione e capacità di generare valore concreto, integrando competenze complementari. Siamo pronti a trasformare questa collaborazione in un acceleratore di iniziative ad alto impatto, capaci di offrire risultati tangibili agli investitori e di generare ricadute positive sui territori e sulle comunità». [post_title] => Resort Club Med San Sicario, 135 mln di investimenti in linea con lo sviluppo sostenibile del gruppo [post_date] => 2026-02-11T08:08:25+00:00 [category] => Array ( [0] => tour_operator ) [category_name] => Array ( [0] => Tour Operator ) [post_tag] => Array ( ) ) [sort] => Array ( [0] => 1770797305000 ) ) [8] => Array ( [_index] => travelquotidiano [_type] => post [_id] => 507005 [_score] => [_source] => Array ( [blog_id] => 1 [post_content] => [caption id="attachment_507009" align="aligncenter" width="450"] ph credits: Artures Kokorevas[/caption] Noleggio camper in Islanda: guida pratica per un viaggio on the road L’Islanda è una destinazione che invita a rallentare, osservare e adattarsi. Vulcani silenziosi, distese di lava, ghiacciai, fiordi e strade che sembrano dissolversi nell’orizzonte rendono il viaggio stesso parte dell’esperienza. In questo contesto, il noleggio camper in Islanda rappresenta una scelta sempre più diffusa tra chi desidera autonomia, flessibilità e un contatto autentico con il territorio. Questa guida raccoglie informazioni pratiche e consigli utili per chi sta valutando un viaggio in camper o motorhome attraverso l’isola: dalla scelta del veicolo alla pianificazione dell’itinerario, dalle regole sui campeggi alle condizioni stradali, fino agli aspetti concreti legati al noleggio. Viaggiare in Islanda in camper: vantaggi e aspetti da considerare L’Islanda non è un Paese da visitare di fretta. Le distanze possono sembrare contenute sulla mappa, ma le condizioni delle strade, il clima variabile e la quantità di luoghi che invitano a fermarsi rendono necessario un approccio flessibile. Il camper risponde a questa esigenza meglio di molte altre soluzioni: permette di modificare l’itinerario in corso d’opera, di fermarsi più a lungo dove il paesaggio lo merita o di cambiare direzione se il tempo peggiora. La libertà di movimento è il vantaggio più evidente: nessun orario di check-in, nessuna prenotazione vincolante, nessuna necessità di raggiungere una struttura specifica a fine giornata. Per coppie, famiglie e viaggiatori indipendenti, il camper offre un equilibrio unico tra comfort e avventura. Chi viaggia con bambini apprezza particolarmente la comodità di avere sempre a disposizione uno spazio familiare dove mangiare, riposare e ripararsi dal vento. C’è poi un aspetto meno tangibile ma altrettanto importante: spostarsi in camper trasforma ogni giornata in un piccolo viaggio nel viaggio. Non si tratta solo di arrivare a una cascata o a un punto panoramico, ma di vivere il tragitto – le strade che attraversano campi di muschio, i ponti solitari, il mutare continuo della luce. Il camper diventa uno spazio di osservazione e riflessione, dove anche una sosta improvvisa può trasformarsi in uno dei ricordi più intensi del viaggio. Va considerato, d’altra parte, che il viaggio in camper richiede un minimo di organizzazione: gestione del carburante, conoscenza delle regole sui campeggi, attenzione alle condizioni meteo e stradali. Ma è proprio questa preparazione consapevole che rende il viaggio più ricco e sicuro. Come pianificare un itinerario in camper Rotta generale e gestione delle distanze La Ring Road (Route 1) è il punto di riferimento per la maggior parte dei viaggi in camper in Islanda. Con i suoi circa 1.322 chilometri, attraversa l’intera isola toccando molte delle attrazioni principali. Per percorrerla con calma, dedicando tempo a soste, escursioni e deviazioni, sono consigliabili dai sette ai dieci giorni. Chi desidera esplorare anche i Fiordi Occidentali o l’altopiano interno dovrebbe prevedere almeno due settimane. Un errore comune è pianificare ogni tappa nei minimi dettagli. In Islanda è consigliabile costruire un itinerario di massima, lasciando spazio all’imprevisto. Come regola pratica, prevedete non più di 200–250 chilometri al giorno: sulle strade islandesi, questa distanza corrisponde spesso a un’intera giornata, considerando soste fotografiche, sentieri e condizioni variabili. Un possibile itinerario di 7–10 giorni lungo la Ring Road A titolo orientativo, un itinerario classico in camper potrebbe seguire questa traccia. I primi due giorni si dedicano al Golden Circle e alla costa meridionale, con tappe al Parco Nazionale di Þingvellir, a Geysir, alla cascata Gullfoss e al cratere Keríð. Dal terzo giorno si prosegue lungo la costa sud verso Skógafoss, la spiaggia nera di Reynisfjara e il villaggio di Vík. La quarta e la quinta giornata possono essere dedicate al Parco Nazionale di Skaftafell, alla cascata Svartifoss e alla laguna glaciale di Jökulsárlón con la vicina Diamond Beach. Proseguendo verso est e nord, si raggiungono i fiordi orientali e la zona del lago Mývatn con le sue formazioni vulcaniche, le solfatare e i bagni naturali. Gli ultimi giorni possono prevedere la penisola di Snæfellsnes o il rientro verso Reykjavík con una sosta alle terme. Questo schema è indicativo: la bellezza del viaggio in camper sta proprio nella possibilità di adattare ogni giornata alle condizioni reali, alle scoperte lungo il percorso e al proprio ritmo. La stagione giusta per partire La stagione incide profondamente sull’esperienza. In estate, da giugno ad agosto, le giornate offrono quasi 24 ore di luce, le strade principali sono tutte percorribili e i campeggi sono aperti su tutta l’isola. È il periodo più mite (10–13 °C di media), ma anche il più affollato, con campeggi che possono riempirsi già nel tardo pomeriggio. Maggio e settembre sono mesi di transizione interessanti: meno affluenza, condizioni spesso ancora buone e, a settembre, la possibilità di avvistare le prime aurore boreali. La stagione delle aurore si estende fino ad aprile. L’inverno, da novembre a marzo, è consigliato solo a viaggiatori esperti. Le ore di luce si riducono drasticamente (fino a 4–5 al giorno a dicembre), molte strade sono chiuse o ghiacciate e i campeggi operano con servizi ridotti. Chi sceglie di viaggiare in questa stagione deve disporre di un veicolo con pneumatici invernali (anche chiodati), riscaldamento ausiliario affidabile e buon isolamento termico. Un sacco a pelo adeguato a temperature sotto zero è indispensabile anche se il camper è dotato di biancheria da letto. Il meteo come strumento di pianificazione quotidiana Il meteo in Islanda può cambiare radicalmente nell’arco di poche ore: sole, neve e vento possono alternarsi in una sola mattina. Consultare ogni giorno le previsioni su vedur.is, lo stato delle strade su road.is e gli avvisi di protezione civile su SafeTravel dovrebbe diventare un’abitudine quotidiana. Tutti e tre i portali sono disponibili in inglese. Il vento merita un’attenzione particolare: le raffiche possono rendere la guida impegnativa, soprattutto per motorhome di grandi dimensioni, e possono danneggiare le portiere se aperte controvento. A volte la scelta più saggia è restare fermi un giorno in più e adattare la tabella di marcia alle condizioni reali, anziché forzare il programma. Dove dormire in Islanda con il camper Campeggi: la soluzione principale per il pernottamento I campeggi sono la soluzione principale e più sicura per dormire con il camper in Islanda. Sono distribuiti capillarmente su tutta l’isola e in estate non c’è mai più di un’ora di viaggio per raggiungere quello più vicino. La maggior parte è aperta da maggio a settembre e offre servizi essenziali: bagni, docce, aree di scarico e, in molti casi, prese elettriche. Diversi campeggi dispongono anche di cucine comuni, aree barbecue e hot tub. Nella stagione alta, i campeggi più popolari come Landmannalaugar e Þórsmörk tendono a riempirsi rapidamente: è consigliabile arrivare per tempo o prenotare in anticipo, dove possibile, tramite l’app Parka. Il pagamento avviene in genere con carta di credito, spesso al mattino o all’arrivo. La Camping Card islandese offre un pacchetto forfettario valido in numerosi campeggi e può risultare conveniente per viaggi superiori alla settimana. Per chi viaggia in inverno, il numero di campeggi aperti si riduce significativamente, ma le stazioni di servizio offrono bagni accessibili tutto l’anno e quasi ogni località dispone di una piscina geotermica con docce e spogliatoi – un’alternativa pratica e piacevole. Regole sul pernottamento: cosa è consentito e cosa no Dal 2015, il pernottamento in camper in Islanda è consentito esclusivamente nei campeggi autorizzati e, in alcuni casi, presso strutture ricettive che offrono possibilità di sosta notturna. Dormire fuori dalle aree autorizzate è vietato, soprattutto nelle zone turistiche del sud, ed è soggetto a sanzioni. Il campeggio libero in tenda è tollerato solo in assenza di campeggi nelle vicinanze e limitato a una sola notte. Nei camper senza bagno integrato, i servizi igienici dei campeggi e delle stazioni di servizio sono il riferimento principale. È severamente vietato fare i propri bisogni in natura. Rispettare queste regole non è solo una questione normativa, ma contribuisce alla tutela di un ecosistema estremamente fragile. Strade e condizioni di guida in Islanda Caratteristiche delle strade e regole di circolazione La Ring Road è interamente asfaltata e percorribile con qualsiasi veicolo. Ma basta allontanarsi di pochi chilometri per imbattersi in tratti sterrati, ponti a corsia unica e passaggi improvvisi da asfalto a ghiaia. Il camper, per sua natura, invita a una guida più lenta e prudente, perfettamente in linea con lo spirito del viaggio islandese. I limiti di velocità sono di 50 km/h nei centri abitati, 80 km/h sulle strade sterrate e 90 km/h sulle strade asfaltate extraurbane. I fari anabbaglianti sono obbligatori anche di giorno, vige il limite di alcol pari a zero e l’obbligo di cinture di sicurezza per tutti gli occupanti. Le pecore, spesso libere lungo le strade soprattutto in autunno, hanno sempre la precedenza. I dossi ciechi, indicati con il cartello “Blindhæð”, possono nascondere veicoli in arrivo e richiedono particolare cautela. La rete di distributori di carburante è ben sviluppata lungo la Ring Road ma si dirada nelle zone remote. Le pompe automatiche funzionano in modalità self-service, accettano le carte di credito più comuni e richiedono un PIN a 4 cifre (non a 5). È consigliabile fare rifornimento quando il serbatoio è ancora a metà, soprattutto se il riscaldamento notturno del camper dipende dal diesel: non scendete mai sotto un terzo della capacità prima di fermarvi per la notte. F-Roads: accesso, limiti e consigli pratici Le F-Roads sono piste sterrate di montagna che attraversano l’altopiano interno e conducono ad alcuni dei luoghi più spettacolari del Paese. Sono generalmente aperte solo da luglio a metà settembre e accessibili esclusivamente con veicoli 4x4. Percorrere una F-Road con un veicolo non autorizzato comporta sanzioni e responsabilità totale per eventuali danni. I controlli sono frequenti, anche dall’aria. Non tutte le F-Roads presentano la stessa difficoltà. Alcune, come la Route 35 (Kjölur), sono accessibili a veicoli 4x4 di dimensioni contenute, mentre altre includono guadi e richiedono mezzi più robusti. È importante sapere che alcuni noleggiatori escludono specifiche F-Roads dal contratto (ad esempio la F26, F210, F910): verificate sempre le restrizioni prima della partenza. Se un guado sembra troppo profondo, tornate indietro: i danni da attraversamento sono quasi sempre esclusi dalle coperture assicurative. Attraversate i fiumi lentamente, a circa 5 km/h, senza cambiare marcia. La guida fuoristrada al di fuori dei percorsi segnalati è severamente vietata in tutta l’Islanda. Se la strada sembra scomparire, fermatevi e cercate a piedi le tracce del percorso. L’ente stradale islandese pubblica mappe aggiornate delle piste aperte su road.is. Noleggio camper in Islanda: aspetti pratici e consigli Scegliere il veicolo giusto per il proprio itinerario Non esiste un camper “giusto” in assoluto, ma esiste quello più adatto al tipo di itinerario e alla stagione. Per percorsi lungo la Ring Road e le strade asfaltate, un camper o van a due ruote motrici può essere sufficiente: è più compatto, facile da guidare e consuma meno carburante. Se si desidera esplorare le F-Roads, un veicolo 4x4 è indispensabile. I motorhome più grandi offrono comfort superiore (bagno, doccia, maggiore spazio abitabile), ma risultano più impegnativi in caso di vento forte e su strade strette. I van più compatti sono agili e facili da parcheggiare, ma spesso privi di bagno e con spazio limitato. La scelta dipende dalle priorità personali: comfort, maneggevolezza, numero di passeggeri e tipo di percorso. Cosa verificare nel contratto di noleggio La maggior parte delle agenzie di noleggio opera nei pressi dell’aeroporto internazionale di Keflavík e offre servizio navetta. Per il ritiro sono generalmente necessari una patente valida e una carta di credito con plafond sufficiente a coprire la franchigia, che in alcuni casi può superare i duemila euro. Tra gli elementi da verificare con attenzione: il chilometraggio (spesso illimitato, ma non sempre), le strade escluse dal contratto, le condizioni di restituzione e le politiche di cancellazione. Molti noleggiatori includono nel canone biancheria da letto, set cucina e bombole gas, ma conviene sempre confermarlo prima della prenotazione. Coperture assicurative: un aspetto da non sottovalutare L’Islanda è un ambiente impegnativo per i veicoli: il vento trasporta ghiaia e sabbia vulcanica che possono scheggiare vetri e danneggiare la carrozzeria. Per questo motivo, le coperture assicurative meritano un’attenzione particolare. La polizza base inclusa nel noleggio copre in genere la responsabilità civile e i danni da collisione con franchigia, ma spesso esclude danni da vento, ghiaia, sabbia, cenere e attraversamento di guadi. Valutate se aggiungere una copertura cristalli e carrozzeria, una protezione specifica per ghiaia (gravel protection) e, se il vostro itinerario prevede guadi, verificate se esistono opzioni dedicate. Controllate sempre quanto scende la franchigia con l’upgrade e se è incluso il soccorso stradale nelle aree isolate. La tranquillità in viaggio, su strade islandesi, ha un valore concreto. Orientarsi nella scelta del fornitore Affidabilità del servizio, chiarezza nelle condizioni contrattuali, stato della flotta e disponibilità di assistenza durante il viaggio sono gli elementi principali da valutare. Leggere le recensioni di altri viaggiatori, confrontare le coperture incluse e verificare la posizione del punto di ritiro rispetto all’aeroporto aiuta a farsi un’idea chiara delle opzioni disponibili. Per un confronto tra veicoli, servizi e condizioni di noleggio, una risorsa utile da consultare è CamperIslanda, che raccoglie informazioni sulle diverse tipologie di camper disponibili sull’isola e sugli aspetti pratici della prenotazione. Consigli pratici prima della partenza Abbigliamento e attrezzatura essenziale Indipendentemente dalla stagione, portate abbigliamento antivento e impermeabile, strati termici, pile e calzature robuste impermeabili. In estate, una mascherina per dormire è utile per le notti quasi prive di buio. Un buon sacco a pelo resta necessario anche nei mesi più caldi, poiché le temperature notturne scendono sensibilmente. Chi viaggia in inverno dovrebbe optare per un sacco a pelo adeguato a temperature sotto zero. Guanti touch, berretto, scaldacollo e ramponcini per sentieri ghiacciati completano l’equipaggiamento. Alimentazione e gestione del budget L’Islanda ha un costo della vita elevato, e cucinare nel camper è uno dei modi più efficaci per contenere le spese. I supermercati Bónus e Krónan offrono i migliori rapporti qualità-prezzo per la spesa alimentare. Non sono distribuiti ovunque, quindi è consigliabile pianificare gli acquisti in base alle tappe dell’itinerario. L’acqua del rubinetto in Islanda è potabile praticamente ovunque e di ottima qualità: portare borracce riutilizzabili è una scelta pratica e sostenibile. Per i rifiuti, utilizzate i bidoni disponibili nei campeggi e, in aree isolate, adottate il principio del “pack in, pack out”: riportate con voi tutto ciò che avete prodotto. Accendere fuochi all’aperto è vietato, salvo nelle aree attrezzate di alcuni campeggi. Viaggiare in camper con bambini L’Islanda è una destinazione adatta anche alle famiglie, a patto di adattare il ritmo del viaggio alle esigenze dei più piccoli. La maggior parte dei noleggiatori offre seggiolini per bambini su richiesta. Vestiteli a strati (termico, pile, guscio impermeabile) e prevedete calzature impermeabili. Alcune attività, come le escursioni nelle grotte di ghiaccio, prevedono un’età minima di otto anni. Avere il camper come base sempre a disposizione rende la gestione della giornata più semplice e rilassata. Un viaggio che si costruisce strada facendo Viaggiare in camper in Islanda è un’esperienza che unisce libertà, natura e scoperta. La chiave per godersela appieno sta nella preparazione: conoscere le condizioni stradali, rispettare le regole sui campeggi, scegliere il veicolo giusto, monitorare il meteo e gestire il carburante con attenzione sono accorgimenti semplici che fanno la differenza. L’Islanda premia chi viaggia con rispetto e apertura, accettando i ritmi di una natura che non si lascia addomesticare. Con la giusta preparazione, il camper diventa lo strumento ideale per vivere questa esperienza al proprio passo – senza fretta, senza vincoli, seguendo il paesaggio che si apre davanti.   Info PR [post_title] => Viaggiare in Islanda in camper: guida pratica al noleggio, itinerari e pernottamenti [post_date] => 2026-02-10T15:11:13+00:00 [category] => Array ( [0] => mercato_e_tecnologie ) [category_name] => Array ( [0] => Mercato e tecnologie ) [post_tag] => Array ( ) ) [sort] => Array ( [0] => 1770736273000 ) ) ) { "size": 9, "query": { "filtered": { "query": { "fuzzy_like_this": { "like_text" : "cathay pacific aumenta la capacita prevista per fine anno anche se la piena ripresa dovra attendere" } }, "filter": { "range": { "post_date": { "gte": "now-2y", "lte": "now", "time_zone": "+1:00" } } } } }, "sort": { "post_date": { "order": "desc" } } }{"took":161,"timed_out":false,"_shards":{"total":5,"successful":5,"failed":0},"hits":{"total":2031,"max_score":null,"hits":[{"_index":"travelquotidiano","_type":"post","_id":"507230","_score":null,"_source":{"blog_id":1,"post_content":"Il futuro dei viaggi è già operativo e passa da digitale, Intelligenza Artificiale e integrazione multimodale. Sono questi gli elementi emersi dal panel “Il futuro è arrivato: AI, dati e viaggi multimodali stanno ridisegnando l’inbound verso l’Italia”, tenuto ieri in BIT Milano da Tania Cultraro, Senior Market Manager (Hotel) Italia & Malta di Trip.com Group.\r\n\r\nI dati evidenziano come per Trip.com Group il mobile è diventato il canale dominante — oltre il 90% degli ordini transazionali globali a fine 2024. E Trip.com, come brand globale, nel terzo trimestre 2025 ha registrato una crescita di circa il 60% su base annua nelle prenotazioni internazionali. Anche in Italia il digitale accelera, con utenti in aumento e un equilibrio ormai strutturale tra app e web.\r\n\r\n Il viaggio inizia spesso dal volo, ma il valore si costruisce lungo tutto il percorso: prosegue in treno per gli spostamenti interni e si completa con hotel, trasferimenti, esperienze e attività prenotabili. In questo modo i flussi turistici si estendono oltre le grandi città, generando maggiore valore per i territori e nuove opportunità per operatori e destinazioni.\r\n\r\n«Il futuro che immaginiamo per l’inbound non è una visione teorica: è già operativo nei comportamenti dei viaggiatori e nelle tecnologie che utilizziamo ogni giorno – spiega Tania Cultraro - Laspiega Tania Cultraro - La domanda esiste, la tecnologia è pronta. L domanda esologia è pronta. La vera sfida – e opportunità – è la collaborazione tra piattaforme, hotel, trasporti e destinazioni per costruire un unico customer journey, più semplice per il viaggiatore e più efficace per il sistema turistico italiano».\r\n\r\nTrip.com Group conferma così il proprio impegno nel supportare l’evoluzione dell’inbound verso l’Italia, mettendo a disposizione dati, tecnologia e una piattaforma one-stop capace di integrare oltre dieci prodotti di viaggio in un’unica esperienza end-to-end.","post_title":"Trip.com, AI e viaggi multimodali ridisegnano l’inbound verso l’Italia","post_date":"2026-02-12T11:58:21+00:00","category":["mercato_e_tecnologie"],"category_name":["Mercato e tecnologie"],"post_tag":[]},"sort":[1770897501000]},{"_index":"travelquotidiano","_type":"post","_id":"507228","_score":null,"_source":{"blog_id":1,"post_content":"[caption id=\"attachment_405376\" align=\"alignleft\" width=\"300\"] Cesare Foà, presidente di Advunite[/caption]\r\nNell’indifferenza più totale a 20 giorni dall’interruzione arriva un nuovo adempimento per le agenzie di viaggi che mette a rischio la sopravvivenza soprattutto delle piccole realtà\r\nDa una settimana abbiamo richiesto al ministro Santanchè di intervenire sul ministero dell’economia per l’interruzione della la ritenuta d’acconto sulle provvigioni corrisposte alle agenzie di viaggio e turismo.\r\nE’ vero che il tutto è stato introdotto da una la Legge di Bilancio 2026 (legge 199/2025), ai commi 140-142 e che parte il 1 marzo 2026 , ma ci aspettavamo uno slittamento e soprattutto un intervento di tutte le associazioni di categoria.\r\n\r\nCosa prevede questa norma ? Che le agenzie di viaggi avranno un minore importo commissionale dai loro fornitori, che diventeranno sostituti di imposta, e quindi svolgeranno una nuova attività per lo Stato per la quale dovrebbero anche essere ricompensati. La ritenuta prevista è del 23% sul 50% dell’imponibile.\r\nMa quale piccola realtà agenziale paga tante imposte in maniera cosi anticipata? E soprattutto in un momento di ripresa del settore, con l’abbandono del sostegno bancario per le piccole realtà, andare a eliminare liquidità è un problema.\r\nE poi dovrà essere fatta ogni anno comportando sia alle agenzie di viaggi che ai tour operator nuovi adempimenti in maniera gratuita? \r\nIn conclusione la nostra associazione chiede al governo di far slittare tale adempimento, che era bloccato dagli anni 70, di parlarne con le associazioni di categoria e trovare una soluzione. L’onorevole Gianluca Caramanna già è intervenuto con un emendamento e lo ringraziamo","post_title":"Advunite giustamente contro la ritenuta d'acconto delle agenzie","post_date":"2026-02-12T10:51:16+00:00","category":["mercato_e_tecnologie"],"category_name":["Mercato e tecnologie"],"post_tag":["topnews"],"post_tag_name":["Top News"]},"sort":[1770893476000]},{"_index":"travelquotidiano","_type":"post","_id":"507077","_score":null,"_source":{"blog_id":1,"post_content":"«Abbiamo voluto parlare delle Olimpiadi per arricchire il programma della Bit con appuntamenti legati al mercato mondiale del turismo e per capire quale sarà l'eredità di quanto sta succedendo non solo a Milano, a Cortina e nelle regioni limitrofe, ma anche in tutta Italia». Esordisce così Paolo Verri, presidente della Fondazione Mondadori e advisory board della Bit, che ha presentato con entusiasmo il panel: “Olimpiadi. E dopo? L’onda lunga degli eventi sportivi nelle città olimpiche. Milano - Parigi – Barcellona”. Nell’indagare un tema tanto significativo hanno preso la parola Enric Turñó, assessore allo sport del Comune di Barcellona, Sandrine Buffenoir, direttrice di Atout France, Tommaso Sacchi, assessore alla Cultura della città di Milano e Domenico De Maio Education & Culture Director di Fondazione Milano Cortina 2026. «Sono con noi due città amiche: Barcellona (che è gemellata con Milano) e Parigi (sede dell’ultima Olimpiade) che tanto ha avuto in comune con Milano: dalla cerimonia d’apertura all’impegno della sindaca Anne Hidalgo nel farla diventare una città totalmente sostenibile. - prosegue Verri - Un impegno che, nel corso di 24 mesi, ha dimostrato di essere un forte traino per una nuova Parigi e una nuova Francia. Per arrivare a questo abbiamo tutti imparato di Barcellona, dove le Olimpiadi hanno dato aiuto alle periferie, e hanno fatto un importante lavoro per l’inclusione sociale e per i giovani. Le Olimpiadi del 1992 hanno cambiato la storia di Barcellona e la storia del Movimento Olimpico». Nel 1992 Enric Turñó era l'assessore ai giovani, allo sport e alle Olimpiadi del Comune di Barcellona e racconta quale effetto duraturo i Giochi abbiano avuto sul turismo e sull'orgoglio locale. «Allora era in corso una transizione politica, c’era una crisi economica e la città tentava, faticosamente, di riprendersi da una dittatura lunga 40 anni. - afferma Turñó - Juan Antonio Samaranch venne nominato presidente del Comitato Olimpico Internazionale dal 1980 al 2001; era cittadino di Barcellona e decise di proporre la candidatura olimpica come motore di sviluppo della città, avviando importanti opere di recupero. Le organizzazioni governative e il comitato olimpico lavorarono insieme con le istituzioni turistiche e avviarono un piano alberghiero per favorire l’accoglienza degli ospiti, aprendo 15 grandi alberghi di catene internazionali. Alla fine dei giochi olimpici Samaranch disse che erano stati i migliori della storia e hanno accompagnato Barcellona e la Spagna nell’età moderna». «Barcellona è stata quindi la prima delle “nuove Olimpiadi”, perché ha capito che, per una città, la decisione di attrarre talenti, investimenti e turisti passa attraverso i giochi olimpici. Anche Parigi ha saputo cogliere questa opportunità» ha aggiunto Verri, dando la parola a Sandrine Buffenoir, direttrice di Atout France che prosegue: «Parigi si è candidata pensando a delle Olimpiadi diffuse che includessero tutta la Francia e anche la Polinesia Francese per le gare di surf. Abbiamo così messo in risalto un patrimonio del passato che conduce verso il futuro, con la digitalizzazione della Francia: grazie all’Ai abbiamo messo a punto strumenti per migliorare la mobilità dei passeggeri e che oggi restano come lascito dei Giochi. Abbiamo anche sviluppato una narrazione intorno alle competizioni invitando gli ospiti a sfruttare al meglio il loro tempo al di fuori delle gare visitando l’intera Francia, oltre a Parigi. Il paese intero ha così tratto beneficio dalle competizioni. È stata anche un’opportunità per la sostenibilità: i giochi dovevano avere il minor impatto in termini di emissioni di carbonio, quindi abbiamo costruito una sola struttura - una piscina e arena acquatica oggi utilizzata dalla città - mentre il Villaggio Olimpico, costruito con finanziamenti privati, ospita ora diverse attività. Per noi era fondamentale che i giochi andassero a beneficio della popolazione, in un progetto che proseguirà con i giochi nelle Alpi Francesi del 2030. Con il nostro Ministro dello Sport e il Comitato Olimpico abbiamo seguito la strada aperta da Barcellona1992, abbiamo imparato da Parigi2024 e stiamo osservando e studiando l’operato di Milano-Cortina2026: poi useremo tutto questo per organizzare nel modo migliore i Giochi Invernali del 2030 in termini di sostenibilità, nel rispetto degli abitanti locali e dell'ambiente». Le Olimpiadi coinvolgono anche la cultura: importante l’apporto di Domenico De Maio, education&culture director di Fondazione Milano Cortina 2026. «Costruendo i programmi educativi e culturali per queste Olimpiadi conoscevamo l'off-city contract firmato da regioni e città nel 2019, secondo il quale i programmi educativi e culturali non sono attività a corredo dei Giochi ma, allo stesso modo di un impianto, sono parte dell'impegno di comunicazione e di responsabilità sociale di portare i valori olimpici a 8 milioni di ragazzi. Abbiamo voluto creare una comunità, che è quello che resta una volta finito il grande evento. Il nostro team è cresciuto da 3 a 15 persone e oggi produce un fatturato di 35mln di euro. Ci siamo confrontati con i territori con grande umiltà per sostenere il percorso di città che avevano ciascuna una propria identità e storia. È stata una sfida avvincente tenere insieme una metropoli come Milano con piccoli centri della Valtellina, delle aree montane di Bolzano, o città come Trento, che ha messo in campo una programmazione culturale potente. Tra i temi importanti quello dell’empowerment femminile, oppure la possibilità di vivere le aree montane usando la cultura. L’Olimpiade Culturale, i cui progetti sono stati visitati da 7mln di persone, ci ha dato la possibilità di includere città che non erano venue di gara: in Lombardia da Como a Monza, in Veneto con Venezia che in questi giorni celebra un Carnevale ispirato al gioco. È un programma che continuerà nel tempo: la comunità che è nata deve continuare a mantenersi coesa ed essere parte del fil-rouge che collega tutte le Olimpiadi. Quelle delle Alpi Francesi potrebbero infatti coinvolgere anche il Piemonte, seguendo un modello transnazionale che è il presente e il futuro delle Olimpiadi». Sono di Tommaso Bianchi, assessore alla Cultura del Comune di Milano, le interessanti parole conclusive del panel sul lascito dei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026. «Grandi sono la forza e il lascito dei momenti internazionali e centralizzati. - afferma - Penso all’Expo 1889 di Parigi con la costruzione della Tour Eiffel: un monumento che doveva essere temporaneo ed è invece diventato il simbolo di Parigi. Penso a quanto abbiamo appreso dall'esperienza pilota di Barcellona e da Parigi. Quello che rimane sono il soft-power - il potere diffuso della produzione culturale, un lavoro che, a partire dal capoluogo, va a tessere una tela estesa a tante comunità minori della Lombardia e del Veneto - e le strutture come quel Villaggio Olimpico, visitato anche dal Capo dello Stato Mattarella, che sta vincendo la sua sfida grazie a una visione lungimirante nella destinazione degli edifici. Ogni evento guidato da Fondazione, dal Cio e ai soggetti titolati ha portato vantaggi di comunità. Le Olimpiadi avranno poi un impatto nell’accelerazione di progetti culturali della città, come è avvenuto per il restauro della Volta Leonardesca conservata al Castello Sforzesco nella Sala delle Asse (opera mirabile, il cui cantiere era aperto da 18 anni e che rimarrà come futura eredità per tutti gli amanti dell’arte). Abbiamo poi riallestito la Pinacoteca del Castello e realizzato tante altre migliorie, portando anche la mostra di Anselm Kiefer alla sala delle Cariatidi. Le Olimpiadi avranno quindi un impatto anche in termini di collaborazione e di capacità di un network di lavorare insieme».\r\nChiara Ambrosioni\r\n\r\n \r\n\r\n ","post_title":"Il lascito delle Olimpiadi alla Bit: ricordando Barcellona, passando da Milano e guardando a Parigi","post_date":"2026-02-11T12:33:23+00:00","category":["estero"],"category_name":["Estero"],"post_tag":[]},"sort":[1770813203000]},{"_index":"travelquotidiano","_type":"post","_id":"507066","_score":null,"_source":{"blog_id":1,"post_content":"[caption id=\"attachment_507074\" align=\"alignleft\" width=\"300\"] Maurizio Casabianca[/caption]\r\n\r\nTempo di bilanci. In casa Going si archivia un'annata che ha prodotto un fatturato t.o. di 45 milioni e già si guarda avanti. \"In quattro anni abbiamo quadruplicato il fatturato - conferma durante il Tove Maurizio Casabianca, chief commercial and operations officer dell'operatore -. Un risultato importante, che ci porta a prevedere di raggiungere i 59 milioni nel 2026 e che identifica i 100 milioni nel 2029 come un obiettivo alla nostra portata\".\r\n\r\nLo scenario internazionale mutevole e la ridotta capacità di acquisto della fascia media non spaventano l'operatore: \"Stiamo crescendo sulla parte dinamica. La sfida si giocherà sulla multicanalità nel rispetto di prezzi equilibrati. Abbiamo riposizionato il brand Going sulla fascia medio-alta e le agenzie ci hanno seguito\".\r\nAgenzie motore della crescita\r\nNel 60% dei casi si tratta di adv \"esterne\" al gruppo. \"Un risultato importante, che sta portando frutti anche sulle prenotazioni 2026\".\r\n\r\nAl momento, la crescita sull'anno precedente è del 28%: \"Un dato sicuramente positivo, che però andrà valutato alla fine di marzo per comprendere quale sarà la reale portata dell'incremento sull'anno\".\r\n\r\nIntanto, Going ha rilasciato una versione completamente rinnovata della piattaforma Going.it, con una nuova homepage pensata per accompagnare l’utente nella fase iniziale del viaggio: quella dell’ispirazione. Il restyling segna un cambio di passo chiaro sul piano visivo ed editoriale, adottando un impianto “a cards”, come una bacheca su un wallet.\r\n\r\n«Abbiamo lavorato su una logica editoriale che sposta il sito da strumento puramente informativo a spazio di suggestione -  spiega Marco Orlandi, digital consumer experience officer del gruppo Bluvacanze -. Il nuovo Going.it parla a un utente finale che non sta ancora acquistando, ma sta immaginando il proprio viaggio. È lo stesso approccio narrativo che utilizziamo sui nostri canali social, a partire da @Goingofficial: immagini forti, testi brevi, contenuti che accendono un’idea».\r\nIl nuovo sito rafforza anche il legame con il canale agenziale. «Il nostro approccio digitale non bypassa le agenzie di viaggio, ma le integra - aggiunge Casabianca -. Il sito è uno strumento di orientamento e di raccolta dell’interesse. La consulenza, il valore aggiunto e la relazione restano centrali e continuano a passare dalle agenzie partner».\r\n\r\n\r\n\r\n","post_title":"Going, Casabianca: \"Proiettati al traguardo dei 59 milioni nel 2026\"","post_date":"2026-02-11T10:33:23+00:00","category":["tour_operator"],"category_name":["Tour Operator"],"post_tag":[]},"sort":[1770806003000]},{"_index":"travelquotidiano","_type":"post","_id":"507051","_score":null,"_source":{"blog_id":1,"post_content":"Nuovo logo e un’identità visiva rinnovata per i Frecciarossa di Trenitalia: la presentazione ufficiale si è svolta ieri al binario 21 della stazione di Milano Centrale, dove  era presente anche il Frecciarossa con la “Effe” rinnovata sul muso e il nuovo logo applicato sulle fiancate e negli interni. «Il nuovo logo Frecciarossa rappresenta un’evoluzione coerente con il percorso industriale che stiamo portando avanti – ha dichiarato Gianpiero Strisciuglio, ad e direttore generale di Trenitalia – ed è il simbolo di un rinnovamento che accompagna la crescita del brand, puntando su innovazione e qualità del servizio. Lo affianchiamo all’ingresso in flotta dei Frecciarossa di nuova generazione, simbolo dell’eccellenza tecnologica e stilistica italiana, progettati per offrire il massimo in prestazioni, comfort, sicurezza e sostenibilità. È un passo ulteriore nel rafforzamento dell’Alta Velocità italiana in Europa e nella costruzione di un sistema di mobilità sempre più moderno, integrato e orientato al futuro».  Il marchio trae origine dal disegno della livrea dei treni, a sua volta ispirata alla forma della freccia, e prende corpo in una “F” dal tratto deciso, inclinata di 45 gradi, che restituisce il profilo aerodinamico dei convogli e ne interpreta visivamente il movimento, la velocità e la tensione verso il futuro. Il segno grafico è essenziale e contemporaneo, concepito per rappresentare dinamismo e performance. La lettera richiama i valori che guidano il brand: Future, per evocare modernità, innovazione tecnologica e una mobilità sempre più sostenibile; Forward, come spinta in avanti e dinamismo; Fast, espressione della velocità dell’Alta Velocità; First, per rappresentare eccellenza e qualità; e For All, a sottolineare accessibilità, inclusività e una visione della mobilità pensata per tutte le persone e per connettere i territori in modo sempre più ampio. \r\n\r\nIl nuovo marchio sarà progressivamente applicato su tutta la flotta Frecciarossa e su tutti gli spazi e supporti Trenitalia, a partire dalle FRECCIALounge di Roma Termini e Milano Centrale, per poi estendersi in modo graduale a tutti gli altri touchpoint. In parallelo, la nuova identità si arricchisce con un sound logo ispirato al codice Morse e con il progetto di certificazione del “Rosso Frecciarossa”, sviluppato in collaborazione con Pantone Color Institute, per rafforzare la riconoscibilità del brand. \r\n\r\nIl rinnovo della flotta Frecciarossa rientra tra gli obiettivi del Piano Strategico del Gruppo FS e punta a offrire un servizio sempre più moderno, innovativo e sostenibile. Il piano di consegna progressiva di 46 nuovi convogli Frecciarossa, con quattro consegne avvenute entro lo scorso dicembre, è stato rispettato: con l’entrata in servizio odierna del quinto treno si conferma la piena attuazione del programma. ","post_title":"Trenitalia alza il sipario sul nuovo logo dei Frecciarossa","post_date":"2026-02-11T09:53:20+00:00","category":["trasporti"],"category_name":["Trasporti"],"post_tag":[]},"sort":[1770803600000]},{"_index":"travelquotidiano","_type":"post","_id":"506442","_score":null,"_source":{"blog_id":1,"post_content":"«Su una destinazione come l’Australia ci sono ancora ampi margini di crescita: è la domanda a essere cambiata», afferma Matteo Prato, referente per l’Italia di Tourism Australia, al termine della prima edizione di Aussie Talks 2026 organizzata da Quality Group. «Ne è emerso un racconto più dinamico, fatto di idee, confronti e punti di vista condivisi - commenta Prato -, utili a individuare le barriere ancora presenti nella vendita dell’Australia e a costruire un’offerta sempre più strutturata per budget e interessi».\r\n\r\nIl mercato italiano conferma segnali di grande solidità: tra dicembre 2024 e novembre 2025, gli arrivi dall’Italia hanno raggiunto 74.970 unità (+15% rispetto all’anno precedente) e a fine dicembre scorso si ritiene completata la ripresa post-pandemia. Trainanti sono sia il segmento leisure (+20%) sia quello holiday (+22%). La motivazione principale resta la vacanza (39%), seguita dal Vfr (27%), riferito a chi parte per andare da parenti e amici. Aumentano i giovani - molti dei quali fra i 18 e i 35 anni usufruiscono del visto che permette di lavorare, studiare e fare una vacanza - e i clienti che viaggiano in autonomia, mentre gli itinerari (in media 18-21 giorni) non si accorciano, ma risultano più mirati e circoscritti.\r\n\r\nEntro il 2030 gli italiani diretti nel Down Under potrebbero toccare quota 90.000, sostenuti dagli investimenti di Tourism Australia e dal ruolo ancora centrale del trade, che in Italia intercetta il 32% delle prenotazioni. Il turista italiano si distingue per l’elevata spesa (+21% rispetto al 2019, al netto dell’inflazione) e per la propensione a esplorare il Paese oltre le grandi città, costruendo itinerari diffusi e ad alto impatto economico sulla destinazione.\r\n\r\n«L’Australia non è solo la meta “una volta nella vita” o il classico viaggio di nozze - conclude Prato -. Evoca avventura, natura, fauna selvatica e cultura aborigena, scoperta tra oceano e deserto. Per migliorarne la percezione, Tourism Australia lavora a stretto contatto con gli operatori, affiancando la costruzione del prodotto a un solido programma b2b di formazione. In Italia, a metà anno fiscale, sono già stati formati 400 agenti di viaggio, con 700 membri attivi nella community e 33 Premier Aussie Specialist, professionisti che non solo conoscono e vendono la destinazione, ma la promuovono in modo proattivo».\r\nLe preferenze dei viaggiatori italiani\r\nL’italiano, dopo aver visitato le grandi città, desidera andare oltre ed esplorare i diversi territori. Le aree più amate restano: il New South Wales, che calamita l’attenzione con l’iconica Sydney; il Queensland, con la sua Barriera Corallina e un’offerta mare variegata; e Victoria, con Melbourne e la Great Ocean Road. Nel cuore dell’outback attrae Uluru, Ayers Rock, luogo sacro per gli aborigeni.\r\n\r\nA registrare una marcata crescita è il Western Australia, grazie anche al volo diretto Roma-Perth di Qantas e alla promozione della regione come porta d’ingresso “più vicina” all’Australia, ricca di esperienze, natura, gastronomia e barriera corallina. Ci sono poi luoghi come Kangaroo Island (South Australia), con 400 abitanti e piccole strutture ricettive, dove il turismo rappresenta una risorsa fondamentale; e ancora la Tasmania, vera perla destinata a emergere, ideale per chi cerca un’Australia autentica e fuori dal tempo.\r\n\r\n(Federica De Luca)","post_title":"Australia, variazioni sul tema: «Ampi margini di crescita, è la domanda a essere cambiata»","post_date":"2026-02-11T09:51:51+00:00","category":["estero"],"category_name":["Estero"],"post_tag":[]},"sort":[1770803511000]},{"_index":"travelquotidiano","_type":"post","_id":"507032","_score":null,"_source":{"blog_id":1,"post_content":"\"Da vettore regionale a compagnia aerea globale\": è l'ambizione dichiarata di Royal Air Maroc, in occasione del lancio ufficiale della nuova rotta Verona-Casablanca.\r\n\r\nIl Catullo diventa l'ottavo scalo servita da Ram in Italia, mercato che conferma dunque la propria strategicità - è il secondo in Europa, dopo la Francia - con un aumento del 20% della capacità complessiva.\r\n\r\n\"Il decollo è previsto per il 21 giugno, con tre voli alla settimana (mercoledì, venerdì e domenica) - afferma il direttore generale per l'Italia, Walid El Khassal - pensate per servire l'importante bacino produttivo del Nord-est\".\r\n\r\nPositivo il trend attuale delle prenotazioni che \"ricalca l'ottima performance del 2025, ma con un dato interessante: la booking  window si sta allungando sensibilmente, segno di una pianificazione più anticipata dall'utenza\". Attualmente circa \"il 35-40% dei passeggeri dall'Italia vola oltre Casablanca, un dato in costante ascesa, alimentato dal progressivo ampliamento del network globale Ram\". Una rete che quest'anno vedrà l'avvio di almeno \"10 nuovi collegamenti, Verona inclusa, e poi Los Angeles, San Pietroburgo, Lille, Bilbao e Alicante, Palma di Maiorca, Pointe-Noire, Tripoli e Beirut\".\r\n\r\nUn'espansione che appunto ruota attorno al consolidamento di Casablanca come \"hub transcontinentale d'elezione per chi dall'Italia guarda non solo al Marocco ma con sempre maggiore interesse verso l'Africa e le Americhe\" nonché dall'ampliamento della flotta: \"Sono 200 i velivoli in ordine entro il 2037, passando dal raddoppio degli aeromobili entro il 2030\". Oggi i velivoli operativi sono circa 62, di cui 12 consegnati nel 2025. \r\n\r\n\"La nuova Verona-Casablanca rappresenta una rotta di forte valenza strategica per il nostro territorio, rafforzando in modo significativo la connettività intercontinentale del Catullo e offrendo ai passeggeri del nostro bacino d’utenza un accesso privilegiato non solo al Marocco, ma anche all’ampio network di destinazioni in Africa servite attraverso l’hub di Casablanca - sottolinea Camillo Bozzolo, direttore sviluppo Aviation del Gruppo Save -. La nuova rotta risponde inoltre alle esigenze di mobilità della numerosa e radicata comunità marocchina della provincia veronese, composta da circa 13.000 residenti. La scelta di Royal Air Maroc conferma l’attrattività del nostro bacino d’utenza, caratterizzato da un tessuto economico dinamico, da relazioni commerciali consolidate e da un’elevata propensione ai viaggi sia d’affari che turistici”.","post_title":"L'avanzata di Royal Air Maroc sul mercato Italia: è la volta di Verona","post_date":"2026-02-11T09:15:40+00:00","category":["trasporti"],"category_name":["Trasporti"],"post_tag":[]},"sort":[1770801340000]},{"_index":"travelquotidiano","_type":"post","_id":"507035","_score":null,"_source":{"blog_id":1,"post_content":"Club Med, in partnership con Ream SGR per il tramite del Fondo immobiliare Itera, ha dato avvio al progetto per la realizzazione del nuovo Resort Club Med San Sicario.\r\n\r\nIl nuovo Resort, a vocazione bi-stagionale, sorgerà nella zona di San Sicario Alta, all’interno del comprensorio sciistico della Via Lattea. Pensato per accogliere famiglie italiane e internazionali, il Resort punterà sull’esperienza Premium All Inclusive in montagna, coniugando autenticità locale e l’ospitalità distintiva di Club Med.\r\n\r\nLa struttura comprenderà 401 camere e oltre 1.000 posti letto, due ristoranti, una reception con aree lounge, una SPA, un’area balneoterapia con piscine indoor e outdoor, spazi dedicati ai Kids Club e una ski room. Il progetto è stato concepito secondo elevati standard di performance ambientale, in linea con gli impegni di responsabilità sociale di Club Med e con criteri di edilizia sostenibile.\r\n\r\nIl progetto è stato concepito secondo elevati standard di performance ambientale, in linea con gli impegni di responsabilità sociale di Club Med e con criteri di edilizia sostenibile. L’iniziativa si inserisce nel programma “Happy to Care”, che guida l’approccio del Gruppo a uno sviluppo turistico responsabile, attento all’ambiente e alle comunità locali e al benessere dei propri dipendenti.\r\n\r\nL’intervento rappresenta un investimento complessivo di 135 milioni di euro e si inserisce in una visione di crescita attenta alla sostenibilità ambientale, all’integrazione paesaggistica e alla valorizzazione delle risorse locali.\r\n\r\nIl progetto di San Sicario si colloca all’interno della strategia globale di sviluppo di Club Med nel segmento montagna. L’Italia rappresenta un mercato storico e strategico per Club Med: la presenza del gruppo nel paese ha avuto inizio nel 1951 con l’apertura di Club Med Baratti e, da allora, sono stati operati oltre 20 Resort. L’obiettivo è di ampliare la propria presenza sia nelle destinazioni mare sia in quelle di montagna.\r\n\r\n«Con il progetto di San Sicario - spiega Stèphane Maquaire, presidente e ceo, Club Med - Club Med consolida la propria posizione di leader mondiale delle vacanze Premium All Inclusive in montagna, sia nella stagione invernale sia in quella estiva. Il nostro sviluppo si fonda su una presenza internazionale che oggi conta 24 resort in 6 paesi, capaci di accogliere ospiti provenienti da oltre 40 nazionalità».\r\n\r\nIl progetto avrà un impatto positivo sull’economia del comprensorio della Via Lattea, favorendo l’occupazione e il coinvolgimento della filiera locale. Una quota rilevante delle attività di costruzione sarà affidata a imprese italiane.\r\n\r\nL’avvio dei lavori è previsto per aprile 2026, con apertura del Resort programmata per dicembre 2028. \r\n\r\n«La partnership con Club Med - aggiunge Maria Cristina Zoppo, presidente, REAM SGR S.p.A. - segna per Ream SGR l’avvio di una nuova fase di crescita. È un’alleanza che unisce visione, innovazione e capacità di generare valore concreto, integrando competenze complementari. Siamo pronti a trasformare questa collaborazione in un acceleratore di iniziative ad alto impatto, capaci di offrire risultati tangibili agli investitori e di generare ricadute positive sui territori e sulle comunità».","post_title":"Resort Club Med San Sicario, 135 mln di investimenti in linea con lo sviluppo sostenibile del gruppo","post_date":"2026-02-11T08:08:25+00:00","category":["tour_operator"],"category_name":["Tour Operator"],"post_tag":[]},"sort":[1770797305000]},{"_index":"travelquotidiano","_type":"post","_id":"507005","_score":null,"_source":{"blog_id":1,"post_content":"[caption id=\"attachment_507009\" align=\"aligncenter\" width=\"450\"] ph credits: Artures Kokorevas[/caption]\r\nNoleggio camper in Islanda: guida pratica per un viaggio on the road\r\nL’Islanda è una destinazione che invita a rallentare, osservare e adattarsi. Vulcani silenziosi, distese di lava, ghiacciai, fiordi e strade che sembrano dissolversi nell’orizzonte rendono il viaggio stesso parte dell’esperienza. In questo contesto, il noleggio camper in Islanda rappresenta una scelta sempre più diffusa tra chi desidera autonomia, flessibilità e un contatto autentico con il territorio.\r\n\r\nQuesta guida raccoglie informazioni pratiche e consigli utili per chi sta valutando un viaggio in camper o motorhome attraverso l’isola: dalla scelta del veicolo alla pianificazione dell’itinerario, dalle regole sui campeggi alle condizioni stradali, fino agli aspetti concreti legati al noleggio.\r\nViaggiare in Islanda in camper: vantaggi e aspetti da considerare\r\nL’Islanda non è un Paese da visitare di fretta. Le distanze possono sembrare contenute sulla mappa, ma le condizioni delle strade, il clima variabile e la quantità di luoghi che invitano a fermarsi rendono necessario un approccio flessibile. Il camper risponde a questa esigenza meglio di molte altre soluzioni: permette di modificare l’itinerario in corso d’opera, di fermarsi più a lungo dove il paesaggio lo merita o di cambiare direzione se il tempo peggiora.\r\n\r\nLa libertà di movimento è il vantaggio più evidente: nessun orario di check-in, nessuna prenotazione vincolante, nessuna necessità di raggiungere una struttura specifica a fine giornata. Per coppie, famiglie e viaggiatori indipendenti, il camper offre un equilibrio unico tra comfort e avventura. Chi viaggia con bambini apprezza particolarmente la comodità di avere sempre a disposizione uno spazio familiare dove mangiare, riposare e ripararsi dal vento.\r\n\r\nC’è poi un aspetto meno tangibile ma altrettanto importante: spostarsi in camper trasforma ogni giornata in un piccolo viaggio nel viaggio. Non si tratta solo di arrivare a una cascata o a un punto panoramico, ma di vivere il tragitto – le strade che attraversano campi di muschio, i ponti solitari, il mutare continuo della luce. Il camper diventa uno spazio di osservazione e riflessione, dove anche una sosta improvvisa può trasformarsi in uno dei ricordi più intensi del viaggio.\r\n\r\nVa considerato, d’altra parte, che il viaggio in camper richiede un minimo di organizzazione: gestione del carburante, conoscenza delle regole sui campeggi, attenzione alle condizioni meteo e stradali. Ma è proprio questa preparazione consapevole che rende il viaggio più ricco e sicuro.\r\nCome pianificare un itinerario in camper\r\nRotta generale e gestione delle distanze\r\nLa Ring Road (Route 1) è il punto di riferimento per la maggior parte dei viaggi in camper in Islanda. Con i suoi circa 1.322 chilometri, attraversa l’intera isola toccando molte delle attrazioni principali. Per percorrerla con calma, dedicando tempo a soste, escursioni e deviazioni, sono consigliabili dai sette ai dieci giorni. Chi desidera esplorare anche i Fiordi Occidentali o l’altopiano interno dovrebbe prevedere almeno due settimane.\r\n\r\nUn errore comune è pianificare ogni tappa nei minimi dettagli. In Islanda è consigliabile costruire un itinerario di massima, lasciando spazio all’imprevisto. Come regola pratica, prevedete non più di 200–250 chilometri al giorno: sulle strade islandesi, questa distanza corrisponde spesso a un’intera giornata, considerando soste fotografiche, sentieri e condizioni variabili.\r\nUn possibile itinerario di 7–10 giorni lungo la Ring Road\r\nA titolo orientativo, un itinerario classico in camper potrebbe seguire questa traccia. I primi due giorni si dedicano al Golden Circle e alla costa meridionale, con tappe al Parco Nazionale di Þingvellir, a Geysir, alla cascata Gullfoss e al cratere Keríð. Dal terzo giorno si prosegue lungo la costa sud verso Skógafoss, la spiaggia nera di Reynisfjara e il villaggio di Vík.\r\n\r\nLa quarta e la quinta giornata possono essere dedicate al Parco Nazionale di Skaftafell, alla cascata Svartifoss e alla laguna glaciale di Jökulsárlón con la vicina Diamond Beach. Proseguendo verso est e nord, si raggiungono i fiordi orientali e la zona del lago Mývatn con le sue formazioni vulcaniche, le solfatare e i bagni naturali. Gli ultimi giorni possono prevedere la penisola di Snæfellsnes o il rientro verso Reykjavík con una sosta alle terme.\r\n\r\nQuesto schema è indicativo: la bellezza del viaggio in camper sta proprio nella possibilità di adattare ogni giornata alle condizioni reali, alle scoperte lungo il percorso e al proprio ritmo.\r\nLa stagione giusta per partire\r\nLa stagione incide profondamente sull’esperienza. In estate, da giugno ad agosto, le giornate offrono quasi 24 ore di luce, le strade principali sono tutte percorribili e i campeggi sono aperti su tutta l’isola. È il periodo più mite (10–13 °C di media), ma anche il più affollato, con campeggi che possono riempirsi già nel tardo pomeriggio.\r\n\r\nMaggio e settembre sono mesi di transizione interessanti: meno affluenza, condizioni spesso ancora buone e, a settembre, la possibilità di avvistare le prime aurore boreali. La stagione delle aurore si estende fino ad aprile.\r\n\r\nL’inverno, da novembre a marzo, è consigliato solo a viaggiatori esperti. Le ore di luce si riducono drasticamente (fino a 4–5 al giorno a dicembre), molte strade sono chiuse o ghiacciate e i campeggi operano con servizi ridotti. Chi sceglie di viaggiare in questa stagione deve disporre di un veicolo con pneumatici invernali (anche chiodati), riscaldamento ausiliario affidabile e buon isolamento termico. Un sacco a pelo adeguato a temperature sotto zero è indispensabile anche se il camper è dotato di biancheria da letto.\r\nIl meteo come strumento di pianificazione quotidiana\r\nIl meteo in Islanda può cambiare radicalmente nell’arco di poche ore: sole, neve e vento possono alternarsi in una sola mattina. Consultare ogni giorno le previsioni su vedur.is, lo stato delle strade su road.is e gli avvisi di protezione civile su SafeTravel dovrebbe diventare un’abitudine quotidiana. Tutti e tre i portali sono disponibili in inglese.\r\n\r\nIl vento merita un’attenzione particolare: le raffiche possono rendere la guida impegnativa, soprattutto per motorhome di grandi dimensioni, e possono danneggiare le portiere se aperte controvento. A volte la scelta più saggia è restare fermi un giorno in più e adattare la tabella di marcia alle condizioni reali, anziché forzare il programma.\r\nDove dormire in Islanda con il camper\r\nCampeggi: la soluzione principale per il pernottamento\r\nI campeggi sono la soluzione principale e più sicura per dormire con il camper in Islanda. Sono distribuiti capillarmente su tutta l’isola e in estate non c’è mai più di un’ora di viaggio per raggiungere quello più vicino. La maggior parte è aperta da maggio a settembre e offre servizi essenziali: bagni, docce, aree di scarico e, in molti casi, prese elettriche. Diversi campeggi dispongono anche di cucine comuni, aree barbecue e hot tub.\r\n\r\nNella stagione alta, i campeggi più popolari come Landmannalaugar e Þórsmörk tendono a riempirsi rapidamente: è consigliabile arrivare per tempo o prenotare in anticipo, dove possibile, tramite l’app Parka. Il pagamento avviene in genere con carta di credito, spesso al mattino o all’arrivo. La Camping Card islandese offre un pacchetto forfettario valido in numerosi campeggi e può risultare conveniente per viaggi superiori alla settimana.\r\n\r\nPer chi viaggia in inverno, il numero di campeggi aperti si riduce significativamente, ma le stazioni di servizio offrono bagni accessibili tutto l’anno e quasi ogni località dispone di una piscina geotermica con docce e spogliatoi – un’alternativa pratica e piacevole.\r\nRegole sul pernottamento: cosa è consentito e cosa no\r\nDal 2015, il pernottamento in camper in Islanda è consentito esclusivamente nei campeggi autorizzati e, in alcuni casi, presso strutture ricettive che offrono possibilità di sosta notturna. Dormire fuori dalle aree autorizzate è vietato, soprattutto nelle zone turistiche del sud, ed è soggetto a sanzioni. Il campeggio libero in tenda è tollerato solo in assenza di campeggi nelle vicinanze e limitato a una sola notte.\r\n\r\nNei camper senza bagno integrato, i servizi igienici dei campeggi e delle stazioni di servizio sono il riferimento principale. È severamente vietato fare i propri bisogni in natura. Rispettare queste regole non è solo una questione normativa, ma contribuisce alla tutela di un ecosistema estremamente fragile.\r\nStrade e condizioni di guida in Islanda\r\nCaratteristiche delle strade e regole di circolazione\r\nLa Ring Road è interamente asfaltata e percorribile con qualsiasi veicolo. Ma basta allontanarsi di pochi chilometri per imbattersi in tratti sterrati, ponti a corsia unica e passaggi improvvisi da asfalto a ghiaia. Il camper, per sua natura, invita a una guida più lenta e prudente, perfettamente in linea con lo spirito del viaggio islandese.\r\n\r\nI limiti di velocità sono di 50 km/h nei centri abitati, 80 km/h sulle strade sterrate e 90 km/h sulle strade asfaltate extraurbane. I fari anabbaglianti sono obbligatori anche di giorno, vige il limite di alcol pari a zero e l’obbligo di cinture di sicurezza per tutti gli occupanti. Le pecore, spesso libere lungo le strade soprattutto in autunno, hanno sempre la precedenza. I dossi ciechi, indicati con il cartello “Blindhæð”, possono nascondere veicoli in arrivo e richiedono particolare cautela.\r\n\r\nLa rete di distributori di carburante è ben sviluppata lungo la Ring Road ma si dirada nelle zone remote. Le pompe automatiche funzionano in modalità self-service, accettano le carte di credito più comuni e richiedono un PIN a 4 cifre (non a 5). È consigliabile fare rifornimento quando il serbatoio è ancora a metà, soprattutto se il riscaldamento notturno del camper dipende dal diesel: non scendete mai sotto un terzo della capacità prima di fermarvi per la notte.\r\nF-Roads: accesso, limiti e consigli pratici\r\nLe F-Roads sono piste sterrate di montagna che attraversano l’altopiano interno e conducono ad alcuni dei luoghi più spettacolari del Paese. Sono generalmente aperte solo da luglio a metà settembre e accessibili esclusivamente con veicoli 4x4. Percorrere una F-Road con un veicolo non autorizzato comporta sanzioni e responsabilità totale per eventuali danni. I controlli sono frequenti, anche dall’aria.\r\n\r\nNon tutte le F-Roads presentano la stessa difficoltà. Alcune, come la Route 35 (Kjölur), sono accessibili a veicoli 4x4 di dimensioni contenute, mentre altre includono guadi e richiedono mezzi più robusti. È importante sapere che alcuni noleggiatori escludono specifiche F-Roads dal contratto (ad esempio la F26, F210, F910): verificate sempre le restrizioni prima della partenza. Se un guado sembra troppo profondo, tornate indietro: i danni da attraversamento sono quasi sempre esclusi dalle coperture assicurative. Attraversate i fiumi lentamente, a circa 5 km/h, senza cambiare marcia.\r\n\r\nLa guida fuoristrada al di fuori dei percorsi segnalati è severamente vietata in tutta l’Islanda. Se la strada sembra scomparire, fermatevi e cercate a piedi le tracce del percorso. L’ente stradale islandese pubblica mappe aggiornate delle piste aperte su road.is.\r\nNoleggio camper in Islanda: aspetti pratici e consigli\r\nScegliere il veicolo giusto per il proprio itinerario\r\nNon esiste un camper “giusto” in assoluto, ma esiste quello più adatto al tipo di itinerario e alla stagione. Per percorsi lungo la Ring Road e le strade asfaltate, un camper o van a due ruote motrici può essere sufficiente: è più compatto, facile da guidare e consuma meno carburante. Se si desidera esplorare le F-Roads, un veicolo 4x4 è indispensabile.\r\n\r\nI motorhome più grandi offrono comfort superiore (bagno, doccia, maggiore spazio abitabile), ma risultano più impegnativi in caso di vento forte e su strade strette. I van più compatti sono agili e facili da parcheggiare, ma spesso privi di bagno e con spazio limitato. La scelta dipende dalle priorità personali: comfort, maneggevolezza, numero di passeggeri e tipo di percorso.\r\nCosa verificare nel contratto di noleggio\r\nLa maggior parte delle agenzie di noleggio opera nei pressi dell’aeroporto internazionale di Keflavík e offre servizio navetta. Per il ritiro sono generalmente necessari una patente valida e una carta di credito con plafond sufficiente a coprire la franchigia, che in alcuni casi può superare i duemila euro.\r\n\r\nTra gli elementi da verificare con attenzione: il chilometraggio (spesso illimitato, ma non sempre), le strade escluse dal contratto, le condizioni di restituzione e le politiche di cancellazione. Molti noleggiatori includono nel canone biancheria da letto, set cucina e bombole gas, ma conviene sempre confermarlo prima della prenotazione.\r\nCoperture assicurative: un aspetto da non sottovalutare\r\nL’Islanda è un ambiente impegnativo per i veicoli: il vento trasporta ghiaia e sabbia vulcanica che possono scheggiare vetri e danneggiare la carrozzeria. Per questo motivo, le coperture assicurative meritano un’attenzione particolare. La polizza base inclusa nel noleggio copre in genere la responsabilità civile e i danni da collisione con franchigia, ma spesso esclude danni da vento, ghiaia, sabbia, cenere e attraversamento di guadi.\r\n\r\nValutate se aggiungere una copertura cristalli e carrozzeria, una protezione specifica per ghiaia (gravel protection) e, se il vostro itinerario prevede guadi, verificate se esistono opzioni dedicate. Controllate sempre quanto scende la franchigia con l’upgrade e se è incluso il soccorso stradale nelle aree isolate. La tranquillità in viaggio, su strade islandesi, ha un valore concreto.\r\nOrientarsi nella scelta del fornitore\r\nAffidabilità del servizio, chiarezza nelle condizioni contrattuali, stato della flotta e disponibilità di assistenza durante il viaggio sono gli elementi principali da valutare. Leggere le recensioni di altri viaggiatori, confrontare le coperture incluse e verificare la posizione del punto di ritiro rispetto all’aeroporto aiuta a farsi un’idea chiara delle opzioni disponibili.\r\n\r\nPer un confronto tra veicoli, servizi e condizioni di noleggio, una risorsa utile da consultare è CamperIslanda, che raccoglie informazioni sulle diverse tipologie di camper disponibili sull’isola e sugli aspetti pratici della prenotazione.\r\nConsigli pratici prima della partenza\r\nAbbigliamento e attrezzatura essenziale\r\nIndipendentemente dalla stagione, portate abbigliamento antivento e impermeabile, strati termici, pile e calzature robuste impermeabili. In estate, una mascherina per dormire è utile per le notti quasi prive di buio. Un buon sacco a pelo resta necessario anche nei mesi più caldi, poiché le temperature notturne scendono sensibilmente. Chi viaggia in inverno dovrebbe optare per un sacco a pelo adeguato a temperature sotto zero. Guanti touch, berretto, scaldacollo e ramponcini per sentieri ghiacciati completano l’equipaggiamento.\r\nAlimentazione e gestione del budget\r\nL’Islanda ha un costo della vita elevato, e cucinare nel camper è uno dei modi più efficaci per contenere le spese. I supermercati Bónus e Krónan offrono i migliori rapporti qualità-prezzo per la spesa alimentare. Non sono distribuiti ovunque, quindi è consigliabile pianificare gli acquisti in base alle tappe dell’itinerario.\r\n\r\nL’acqua del rubinetto in Islanda è potabile praticamente ovunque e di ottima qualità: portare borracce riutilizzabili è una scelta pratica e sostenibile. Per i rifiuti, utilizzate i bidoni disponibili nei campeggi e, in aree isolate, adottate il principio del “pack in, pack out”: riportate con voi tutto ciò che avete prodotto. Accendere fuochi all’aperto è vietato, salvo nelle aree attrezzate di alcuni campeggi.\r\nViaggiare in camper con bambini\r\nL’Islanda è una destinazione adatta anche alle famiglie, a patto di adattare il ritmo del viaggio alle esigenze dei più piccoli. La maggior parte dei noleggiatori offre seggiolini per bambini su richiesta. Vestiteli a strati (termico, pile, guscio impermeabile) e prevedete calzature impermeabili. Alcune attività, come le escursioni nelle grotte di ghiaccio, prevedono un’età minima di otto anni. Avere il camper come base sempre a disposizione rende la gestione della giornata più semplice e rilassata.\r\nUn viaggio che si costruisce strada facendo\r\nViaggiare in camper in Islanda è un’esperienza che unisce libertà, natura e scoperta. La chiave per godersela appieno sta nella preparazione: conoscere le condizioni stradali, rispettare le regole sui campeggi, scegliere il veicolo giusto, monitorare il meteo e gestire il carburante con attenzione sono accorgimenti semplici che fanno la differenza.\r\n\r\nL’Islanda premia chi viaggia con rispetto e apertura, accettando i ritmi di una natura che non si lascia addomesticare. Con la giusta preparazione, il camper diventa lo strumento ideale per vivere questa esperienza al proprio passo – senza fretta, senza vincoli, seguendo il paesaggio che si apre davanti.\r\n\r\n \r\n\r\nInfo PR","post_title":"Viaggiare in Islanda in camper: guida pratica al noleggio, itinerari e pernottamenti","post_date":"2026-02-10T15:11:13+00:00","category":["mercato_e_tecnologie"],"category_name":["Mercato e tecnologie"],"post_tag":[]},"sort":[1770736273000]}]}}