19 July 2024

Caro voli, il Governo rivede il decreto: salta il tetto ai prezzi, più poteri all’Antitrust

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E’ arrivata la conferma della marcia indietro del Governo sul decreto caro-voli. Come anticipato ieri, il provvedimento della discordia che ha infiammato i rapporti con le low cost vedrà l’eliminazione del tetto ai prezzi – 200% del costo medio – mentre verranno in parallelo affidati nuovi poteri all’Antitrust, che verificherà l’eventuale iniquità del prezzo della compagnia aerea, in base ai principi di abuso di posizione dominante e di intesa restrittiva della concorrenza.

L’esempio è quello dei picchi raggiunti dalle tariffe per Sardegna e Sicilia durante l’estate che, se superiori del 200% rispetto alla tariffa media, sarebbero esempi di circostanze in cui l’Autorità potrebbe intervenire.

A spingere l’inversione di rotta sono state non solo le pressioni dei vettori – Ryanair in primis – ma anche l’esito del confronto con la Commissione europea che ha nel decreto vede una violazione delle norme comunitarie.

«Abbiamo proposto una revisione di quella normativa perché qualcuno l’aveva erroneamente interpretata come un tetto alla tariffa. Ma non è così – ha comunque dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Le nuove «misure raggiungono lo stesso obiettivo, conferendo specifici e maggiori poteri all’Autorità per la concorrenza e il mercato e all’Autorità dei trasporti». E quindi «non ci sarà un tetto, ma rimane il riferimento al +200%» come elemento, insieme ad altri, affinché l’Antitrust «possa attivarsi».

Le nuove regole si applicheranno non solo alle isole, ma anche per le altre tratte domestiche. Il nuovo approccio, spiega il Mimit, «irrobustisce gli strumenti di prevenzione e contrasto della speculazione nell’ambito del trasporto aereo» affidando al Garante per la concorrenza «l’esame in concreto del fenomeno speculativo dotandolo di penetranti poteri». L’Antitrust italiano «potrà effettuare la verifica sulla sussistenza di pratiche concordate o di abuso di posizione dominante anche quando ad accordarsi o a coordinarsi non siano gli “uomini” ma gli algoritmi da essi commissionati».

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