5 February 2023

Patanè, Fto: la crisi per i to è ancora lontana dal risolversi

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Un sistema che arriva distrutto dopo due anni complicatissimi. E che, pur mostrando qualche segnale di ripresa, ha appena intrapreso un percorso di ripresa destinato a essere lungo e faticoso. Della situazione del turismo organizzato, e in particolare del comparto tour operating, ha parlato a margine dell’assemblea generale di Parma di Federalberghi, il presidente del gruppo Uvet e vicepresidente di Fto, Luca Patanè: “Mi basti dire che il nostro to di casa, Settemari, nel 2019 fatturava 105 milioni di euro; l’anno scorso ne ha fatti appena 20 milioni mentre quest’anno puntiamo a quota 40 milioni. Certo alcuni, si dirà, si sono almeno parzialmente riconvertiti e hanno ricominciato a programmare l’Italia, perché negli ultimi due anni il prodotto tricolore è andato molto bene. Ma non si vive di solo mercato domestico. Gli operatori più grossi hanno da sempre poggiato le proprie fortune sull’outgoing”.

E poi c’è la questione mice: “Un settore fondamentale – ha aggiunto Patanè -. Spesso ce lo si dimentica, ma è un comparto essenziale per l’Italia. Oggi però a livello normativo rimane tra quelli più massacrati: perché si può andare al cinema senza mascherina e invece per entrare in una sala convegni serve ancora la Ffp2? Come si può pensare di convincere le aziende a investire in eventi con tutte queste limitazioni?”.

Persino l’incoming ha ancora qualche questione da risolvere: “Quando gestivo attivamente la mia compagnia aerea – ha concluso Patanè, riferendosi naturalmente alla sua Blue Panorama recentemente ceduta al fondo Usa  Bateleur Capital -, ho avuto spesso a che fare con tour operator stranieri, soprattutto per le tratte da Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca. Ebbene, a un certo punto, la nostra destinazione ha sofferto di un evidente gap di comunicazione e trasparenza, rispetto a competitor come la Grecia, la Spagna e la Francia. I flussi verso questi Paesi hanno infatti ripreso prima di quelli verso le nostre latitudini, perché da noi a lungo c’è stata poca chiarezza sulle norme anti-Covid da applicare che, oltre a essere spesso più rigide, cambiavano in continuazione”.




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