5 February 2026

Msc Crociere: 2022 in rosso ma la proprietà immette 1,741 mld di euro

Conti ancora in profondo rosso per il 2022 di Msc Crociere, che ha chiuso l’anno con perdite nette per 1,052 miliardi di euro: il massimo della sua storia visto che nel 2021 erano state 935,1 milioni e nel 2020 938,8 milioni. Nonostante ciò, la compagnia guarda con fiducia al 2023, forte di un mercato in decisa ripresa (e in fase di normalizzazione dopo il periodo Covid), ma soprattutto del supporto pieno e consistente da parte della proprietà: quella Msc Mediterranean Shipping Company Holding di Gianluigi Aponte e famiglia che negli anni della pandemia non ha mai fatto mancare l’appoggio alla propria divisione crociere, iniettando capitali per 2,691 miliardi in un biennio (872,5 milioni nel 2021 e 1,819 miliardi nel 2022) e ora pronta a garantire un ulteriore prestito di 1,741 miliardi per l’anno in corso, di cui 1,380 miliardi già depositati nella casse di Msc. Un supporto ingente che, stando a quanto sottolineato nell’Annual Report, dovrebbe garantire alla compagnia di operare senza alcun problema di liquidità durante tutto il 2023, persino in caso di scenari particolarmente negativi, caratterizzati da una improvvisa recrudescenza della pandemia.

Al di là dei conti in rosso, tutto sommato prevedibili dato il contesto in cui Msc si è trovata a operare, il 2022 ha peraltro mostrato una serie di segnali positivi. A partire dal rientro all’operatività dell’intera flotta, a cui si sono aggiunte nel corso dell’anno le nuove World Europa e Seascape, portando il totale delle navi a quota 21, contro le 13 di fine 2021. Non solo: l’anno si è chiuso con ricavi per 2,645 miliardi. Un livello che, seppure ancora distante dai 3,2 miliardi del 2019, è risultato molto al di sopra dei 788,5 e dei 705,4 milioni raggiunti rispettivamente nel 2021 e nel 2020. Infine, gli scorsi dodici mesi hanno visto anche un generale riequilibrio dei mercati, con il peso sulle vendite dei passeggeri provenienti dall’Europa occidentale sceso dal 70% del 2021 al 57% dell’anno passato, grazie alla crescita delle prenotazioni generate nel Centro ed Est Europa (dall’1% al 4%), in Sud America (dal 5% al 7%) e soprattutto in Nord America (dall’8% al 12%), nonché nel “resto del mondo” (dal 16% al 20%).

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