3 ottobre 2022 10:19

Luigi Deli
“Il brand ha aperto le vendite a inizio di giugno. Troppo presto per stilare un bilancio ad hoc. Ma un primo risultato importante Teorema Vacanza l’ha già ottenuto: mettere ordine nell’offerta tour operating del nostro gruppo“. Così il ceo di Volonline, Luigi Deli, a commento della prima estate di attività successiva all’acquisizione del marchio Teorema, ufficializzata lo scorso aprile: “Il primo a godere di tale effetto è stato il nostro to online Volonclick, che ha sostanzialmente quadruplicato i risultati del 2019. Identificare partenze speciali-pacchetti con il marchio Teorema Vacanze ha infatti sostanzialmente permesso alle agenzie di posizionare meglio il core business del dynamic packaging e dell’offerta dei singoli servizi di Volonclick. Molto bene è andata anche la vendita di biglietteria e flight consolidation: un’attività, che stiamo gestendo con il freno tirato per questioni di controllo di gestione, ma che è cresciuta di ben il 30%. Il tailor made, infine, trainato da oceano Indiano e Africa, ma penalizzato dall’Oriente, ha invece registrato sostanzialmente gli stessi risultati del 2019″.
Sulle performance specifiche di Teorema Vacanza, prosegue Deli, “possiamo dirci comunque sostanzialmente soddisfatti, in quanto a inizio luglio avevamo già venduto tutto il prodotto in vuoto-pieno che avevamo budgettizzato per la business unit originale di Volonclick. Ad agosto abbiamo poi registrato un volume importante di vendite anticipate sulle partenze di Natale/Capodanno e da inizio settembre le prenotazioni Teorema Vacanze sono ripartite molto bene, tanto che a oggi l’unità vanta volumi superiori del 50% rispetto al 2019″.
Ma le sfide certo non mancano: “Sono veramente molte le incognite macro-economiche che stiamo vivendo (inflazione, finanza, cambio euro-dollaro, problematiche dell’aviazione civile…) – conclude Deli -. Siamo molto preoccupati e stiamo sostanzialmente navigando a vista. La realtà è che, a parte Teorema Vacanze, stiamo registrando ottimi risultati di vendita sotto data, ma al contempo un ritardo molto forte sulle partenze di Natale – Capodanno”.
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Malgrado la difficile situazione internazionale, Volonclick mantiene le posizioni. Nei primi 20 giorni di crisi, il gruppo Volonline evidenzia un rallentamento generalizzato del mercato, ma Volonclick mantiene una crescita dell'11%. Un risultato sostenuto da un’offerta di prodotto diretto competitiva e, soprattutto, da un servizio di assistenza H24 che si è rivelato determinante nei momenti più critici.
«Il nostro punto di forza è la capacità di coniugare tecnologia e presenza umana, garantendo supporto costante ai clienti anche nelle situazioni più complesse»sottolinea Luca Adami, brand manager.
Gli asset strategici
Alla base del successo di Volonclick vi sono due asset strategici fondamentali: Flight Consolidation e Hotel Consolidation, supportati da un approccio distintivo definito human digitale, che integra innovazione tecnologica e centralità della relazione umana.
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«Le attività di Volonclick proseguono a rilento in queste settimane ma in ogni caso con risultati progressivamente positivi, grazie a una forte diversificazione geografica del prodotto: attualmente, il 40% delle prenotazioni riguarda l’Europa (sia city break sia tour) mentre il 20% (dato che comunque sta pian piano crescendo) è rappresentato dalle destinazioni mediterranee, dove abbiamo contratti diretti in Grecia, soprattutto isole, con oltre 4.000 strutture e in Spagna con più di 2.000 strutture, anche qui prevalentemente nelle isole e sulla zona costiera del Paese. A questo si aggiunge un’offerta consolidata anche in Croazia, Albania, Portogallo e Malta. Il 18% delle prenotazioni riguarda invece l’Italia dove vantiamo oltre 400 strutture a prenotazione diretta su tutte le coste italiane e 14 dmc locali contrattualizzate» aggiunge Gianni Galli, head of digital product.
«Un ulteriore elemento distintivo è rappresentato dalla composizione delle prenotazioni: l’80% è multi-servizio, configurandosi come pacchetti di viaggio completi e rafforzando il posizionamento di Volonclick come tour operator» chiude Selene Toblini, operation manager di Volonclick.
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Obiettivi ambiziosi e un piano di crescita a tappe che nemmeno la complessa situazione geopolitica riuscirà a rallentare. Paolo Terrinoni, a.d. di Voihotels, mette a fuoco i prossimi step di sviluppo previsti per la catena alberghiera - 27 hotel all'attivo, di cui 18 resort sun&beach e 9 VRetreats- parte del gruppo Alpitour.
Lo sviluppo dei VRetreats
«E' innegabile - spiega il manager intervistato da David Pambianco, ceo di Pambianco - che il fatto di appartenere a un gruppo turistico integrato ci porti benefici nell'ambito delle relazioni con tour operator e canale distributivo - spiega il manager -. Detto questo, uno dei segmenti in maggiore sviluppo è quello relativo ai VRetreats, una collezione di luxury hotel in mete iconiche che procura circa 70 dei 214 milioni complessivamente fatturati dalla catena alberghiera. Un risultato che vorremmo migliorare ulteriormente, partendo da un deciso incremento delle strutture che dovrebbe portarci nel 2027 a contare su una rosa di 15 VRetreats».
In primo piano, le città del Sud, ma anche le città top di tutta Italia, in grado di attrarre una clientela luxury internazionale alla ricerca di location suggestive inserite in contesti iconici.
L'effetto del conflitto in atto, che sicuramente si fa sentire sui numeri del gruppo Alpitour, non sembra per ora condizionare i risultati di casa Voihotels: «Al momento dello scoppio del conflitto ci attestavamo su un +15% rispetto ai volumi del 2025. Un trend positivo, che speriamo di mantenere anche in questo difficile momento».
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[post_content] => Nel panorama dell’aviazione civile internazionale, Emirates rappresenta da anni uno dei modelli più riusciti di globalizzazione applicata al trasporto aereo. La sua crescita si è fondata su un’idea tanto semplice quanto potente: sfruttare la posizione strategica di Dubai per collegare continenti diversi attraverso un unico grande hub. Tuttavia, quando il contesto geopolitico si deteriora e il Medio Oriente diventa teatro di tensioni o conflitti, questo stesso modello, che in tempi di pace garantisce efficienza e profitto, si trasforma in un potenziale punto di vulnerabilità.
La guerra incide innanzitutto su un elemento essenziale per qualsiasi compagnia aerea: lo spazio aereo. Rotte consolidate, pianificate per ottimizzare tempi e consumi, devono essere improvvisamente modificate o abbandonate. Le deviazioni imposte dalla necessità di evitare aree a rischio comportano voli più lunghi, maggior consumo di carburante e un conseguente aumento dei costi operativi. In un settore dove i margini sono spesso sottili, anche per compagnie altamente redditizie, questo tipo di pressione può avere effetti significativi. Emirates, pur partendo da una posizione di grande solidità finanziaria, non è immune a queste dinamiche.
Dubai
A ciò si aggiunge un secondo fattore, più immediato e forse ancora più critico: la centralità di Dubai. L’aeroporto della città non è semplicemente uno dei tanti scali serviti dalla compagnia, ma il fulcro dell’intero sistema operativo. Quando la stabilità della regione viene meno, anche solo a livello percepito, l’hub perde parte della sua affidabilità. Ritardi, cancellazioni e deviazioni diventano più frequenti, e l’effetto domino si propaga su tutta la rete globale. In questo senso, la forza del modello Emirates — la concentrazione delle operazioni in un unico punto — si rivela anche il suo limite principale in situazioni di crisi.
Non va poi trascurato l’impatto psicologico ed economico sulla domanda. In tempi di guerra, una parte dei passeggeri tende a rimandare o cancellare i viaggi, soprattutto se questi prevedono transiti in aree percepite come instabili. Anche il traffico business, che rappresenta una componente fondamentale dei ricavi per una compagnia come Emirates, può subire contrazioni. Parallelamente, aumentano i costi assicurativi e quelli legati alla sicurezza, mentre il prezzo del carburante, spesso influenzato proprio dalle tensioni geopolitiche, può subire impennate. Il risultato è una combinazione sfavorevole: meno ricavi e più spese.
Operare in condizioni meno favorevoli
Eppure, sarebbe riduttivo interpretare la situazione esclusivamente in termini di crisi. Proprio in contesti di forte instabilità emergono le differenze tra le compagnie più fragili e quelle strutturalmente solide. Emirates dispone di risorse finanziarie considerevoli, accumulate negli anni di crescita, e di una capacità organizzativa che le consente di adattarsi rapidamente. La rimodulazione delle rotte, l’utilizzo di corridoi aerei alternativi e la gestione flessibile della flotta sono strumenti che permettono alla compagnia di continuare a operare, seppur in condizioni meno favorevoli. In questo senso, la guerra non interrompe l’attività di Emirates, ma ne modifica profondamente le modalità.
Il caso di Emirates evidenzia, più in generale, quanto il settore dell’aviazione sia intrinsecamente legato agli equilibri geopolitici. A differenza di altri comparti economici, il trasporto aereo dipende in modo diretto dalla stabilità delle relazioni internazionali e dalla sicurezza degli spazi attraversati. Quando questi presupposti vengono meno, anche le realtà più efficienti sono costrette a ripensare le proprie strategie.
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[post_content] => «Attualmente non abbiamo indicazioni che ci saranno effetti negativi sul nostro turismo»: Kyriakos Mitsotakis, primo ministro della Grecia, tranquillizza i viaggiatori sulla situazione del Paese in relazione alla crisi in Medio Oriente. Un'area che geograficamente può anche essere «vicina, ma allo stesso tempo ci troviamo a una distanza di sicurezza».
Nel corso di un'intervista, Mitsotakis sottolinea che non c’è «assolutamente alcun motivo di preoccuparsi» esprimendo la speranza che, entro l'avvio della stagione turistica estiva, le interruzioni dei voli a lungo raggio attraverso il Golfo Persico, saranno terminate. In sostanza il ministro riafferma che la Grecia è un paese sicuro per i turisti, dalla cui presenza dipende in gran parte l’economia.
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[post_content] => Il mercato alberghiero «deve fare focus sul fatturato, non sulle presenze». A lanciare il monito al mercato italiano è il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, che dal palco della quarta edizione del summit Pambianco dedicato all'hotellerie mette in guardia dai problemi connessi al conflitto in atto. «Non è a rischio il turismo di prossimità, ma lo è il turismo alto spendente, quello che arriva da lontano e che porta un contributo prezioso in termini di spesa media, di durata del soggiorno e di destagionalizzazione - spiega il presidente -. Aggiungo che gran parte degli investimenti effettuati nel mondo alberghiero ancora si concentra su un numero molto limitato di destinazioni, che subiscono così le conseguenze dell'overtourism e di prezzi alle stelle».
In verità, l'overtourism per Bocca è un non problema: «I turisti non sono mai troppi - aggiunge il presidente -; basti pensare che l'occupazione media degli hotel in Italia non supera il 50%. Ma l'80% dei flussi si concentra sul 4% del nostro territorio. E le strutture extra alberghiere, 650.000 quelle "ufficiali", non aiutano a rivitalizzare i piccoli borghi e i centri minori, in quanto sono nel 90% dei casi ubicate nelle destinazioni di maggior appeal».
Troppa burocrazia
Bocca interviene anche sul tema delle difficoltà burocratiche incontrate dagli imprenditori. «Lo sviluppo alberghiero andrebbe sostenuto a tutti i livelli. Facile ad esempio parlare di riconversione di edifici: chi tenta di farlo si trova impigliato in regole e permessi che rendono molto difficile portare un progetto a compimento. Servirebbero invece strade agevolate in grado di facilitare l'attività degli imprenditori seri. Un esempio su tutti: dovrebbe essere permesso il cambio di destinazione d'uso degli immobili, in modo tale da favorire la riconversione in hotel o in appartamenti in base alle diverse esigenze. Non dimentichiamoci che la spesa del turista per il soggiorno in hotel rappresenta il 30% del totale e che la restante parte viene distribuita fra trasporti, ristoranti, negozi, attività varie, con un'indubbia ricaduta positiva sull'economia dell'intero territorio».
Un altro tema sul quale lavorare è quello relativo alla scarsità di collegamenti efficienti. «Va sviluppata una rete ferroviaria locale più capillare ed efficiente e vanno incentivati gli scali aeroportuali minori. Anche il problema legato alla scarsità di taxi è inconcepibile e andrebbe risolto al più presto».
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Quanto al conflitto in atto, «Siamo sicuramente in un momento di preoccupazione, ma non stiamo ancora subendo gli effetti negativi della crisi. Se la guerra durerà poco, non la sentiremo. Se al contrario la crisi dovesse perdurare, qualche effetto purtroppo lo subiremo».
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La quotazione in Borsa si avvicina e la conferma viene dallo stesso presidente e a.d. di Alpitour World, Gabriele Burgio, che in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera sottolinea come, dopo l’aumento della partecipazione nel capitale di Alpitour messo a segno da Tip, la Borsa sia diventata «uno sviluppo naturale. Stiamo ragionando e stiamo studiando: quando arriveremo a 200 milioni di Ebitda avremo la dimensione giusta».
Malgrado la delicata situazione geopolitica, i tempi sono maturi: la corsa verso Piazza Affari è stata accelerata dai brillanti risultati conseguiti negli anni, culminati nell’ultimo bilancio, quello relativo all’anno finanziario 2024-25, che ha portato nelle casse del gruppo ricavi per quasi 2,3 miliardi di euro, in crescita del 9,8% sull’anno precedente e un utile pari a 75,4 milioni, in aumento del 41%.
«Per il futuro, potremmo replicare il nostro modello in altri Paesi oppure rafforzare la nostra presenza in Italia. Personalmente, propenderei per la seconda ipotesi, in modo da consolidare il nostro ruolo di interlocutore per gli italiani che vogliono viaggiare all’estero e per gli stranieri che vogliono venire in Italia”, che attualmente procurano quasi il 20% del fatturato totale.
Cambiamento strutturale
Il manager evidenzia poi un cambiamento strutturale che sta interessando il turismo: «Oggi i viaggi non sono più un consumo discrezionale, ma quasi essenziale» ha spiegato Burgio. Si tratta di un trend emergente, che Alpitour World soddisfa con una potenza di 27 hotel e 18 aerei, che procura in un anno qualcosa come 3,3 milioni di turisti-clienti.
«Abbiamo più di 1.000 clienti che fanno oltre otto viaggi all’anno con noi e oltre 3.000 che ne fanno più di cinque» spiega Burgio. Un flusso che né inflazione, né guerre, né aumento dei prezzi riusciranno a bloccare. “Fino a prima della guerra le previsioni sul 2026 erano rosee ed eravamo ampiamente sopra le attese per l’anno”. E anche in uno scenario complesso come quello attuale, la capacità di offrire tante soluzioni in aree del mondo differenti, potendo contare su una compagnia aerea di proprietà e su un gruppo alberghiero, può fare la differenza. “L’Egitto sta crescendo moltissimo, così come l’Italia, con gli hotel che stanno registrando prenotazioni in aumento del 27%. Per contro, l’interesse sugli Stati Uniti è un po’ calato e Cuba è praticamente chiusa”.
Sulla situazione attuale, Burgio prende tempo: la stagione forte nelle località interessate dal conflitto «era ormai agli sgoccioli perchè sta arrivando il caldo. Ovviamente, i conflitti generano paura e, quindi, spingono a rinviare la prenotazione delle vacanze». Il fatto però di proporre tante destinazioni diverse «ci rende meno esposti agli choc geopolitici: lo dimostra il fatto che in questi anni di permacrisi i nostri risultati sono sempre cresciuti».
Infine, sul futuro andamento dei prezzi, «per il momento non vedo inflazione sul turismo, anche se bisognerà vedere quali saranno gli effetti della fiammata di petrolio e gas».
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[post_content] => Turismo e crisi. "Non è solo la probabile frenata dei consumi, provocata dall'impatto dei rincari sui bilanci delle famiglie, a preoccupare le imprese. A rendere più pesante il quadro è anche l'aumento dei costi operativi: nei 18 giorni successivi allo scoppio del conflitto in Iran i prezzi all'ingrosso di elettricità e gas sono saliti rispettivamente del 24% e di quasi il 33%".
È l'allarme lanciato da Confesercenti, che ha elaborato, con la collaborazione di Innova, una simulazione sugli effetti dei rincari registrati nelle ultime settimane sui mercati energetici: se questi livelli dovessero mantenersi fino alla fine dell'anno, per le Pmi del commercio, del turismo e dei servizi la bolletta energetica potrebbe salire nel 2026 a 3,8 miliardi di euro, 880 milioni in più rispetto al 2025.
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[post_content] => L'identità turistica dell'Europa mantiene la sua attrattività, anche in queste settimane segnate dal conflitto in Medio Oriente. "Un'attrattività che rimane immutata, forte di una reputazione globale molto solida in termini di sicurezza e stabilità, che diventa ancora più importante per i viaggiatori durante i periodi di incertezza geopolitica".
L'analisi è quella di Eduardo Santander, ceo della European Travel Commission, in un'intervista rilasciata a TravelDailyNews. Il manager spiega che "sebbene oggi sia prematuro trarre conclusioni definitive sulle implicazioni a lungo termine del conflitto per il turismo globale, ora l’impatto principale riguarda la connettività aerea piuttosto che la domanda relativa alle destinazioni stesse. Con Dubai, Abu Dhabi e Doha che fungono da punti di transito fondamentali che collegano l’Europa con l’Asia e l’Australasia".
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La più recente indagine Etc sul sentiment dei viaggiatori internazionali, condotta all’inizio del 2026, "mostra che l’Europa si colloca tra i primi posti a livello globale per quanto riguarda i principali aspetti della sicurezza, tra cui la stabilità politica, la sicurezza personale e la resilienza ai rischi naturali.”
Quanto ai possibili effetti a breve termine dell’impatto del turismo in Medio Oriente sui flussi di viaggio, Santander ha spiegato che la domanda dalla regione verso l’Europa non dovrebbe subire interruzioni immediate. "Nel breve termine, l’impatto sulla domanda turistica verso l’Europa proveniente dalla regione dovrebbe rimanere relativamente contenuto. L’attività di viaggio in diversi mercati mediorientali è stagionalmente più bassa durante il Ramadan, il che significa che le attuali interruzioni coincidono con un periodo di viaggio naturalmente più tranquillo.
Le conseguenze sul trasporto aereo
Dal punto di vista operativo, l’effetto più immediato ricade inevitabilmente sul trasporto aereo: "Le compagnie aeree che operano tra l’Europa e l’Asia-Pacifico stanno modificando le rotte di volo per evitare lo spazio aereo soggetto a restrizioni, il che allunga i percorsi e aumenta il consumo di carburante. Sebbene le compagnie aeree possano generalmente assorbire tali adeguamenti nel breve termine, un’interruzione prolungata potrebbe influire gradualmente sui prezzi dei biglietti e sulla pianificazione dei viaggi.”
Allungando lo sguardo al medio termine, Santander osserva che “la traiettoria dipenderà in gran parte dalla durata delle tensioni geopolitiche". Per l’Europa in particolare, "potrebbero emergere diverse dinamiche. Potremmo assistere a un aumento dei viaggi intraeuropei, e la forte percezione di sicurezza dell’Europa potrebbe rafforzare il suo fascino tra i viaggiatori internazionali che danno priorità a destinazioni prevedibili e sicure".
Al contempo non si possono ignorare i fattori economici di più ampio respiro. "Le tensioni persistenti nella regione fanno salire i prezzi del petrolio, aumentando i costi operativi delle compagnie aeree e portando a tariffe aeree più elevate, in particolare sulle rotte a lungo raggio. Ciò potrebbe influenzare la domanda di viaggi a livello globale, poiché i consumatori rivalutano i budget di viaggio in risposta all’aumento dei costi di trasporto.”
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[post_content] => Pieter Elbers, ceo di IndiGo, ha rassegnato le dimissioni con effetto immediato: in una lettera pubblicata sulla Borsa di Mumbai, Elbers (che precedentemente era stato ceo di Klm) ha dichiarato di dimettersi per “motivi personali”. Il manager era alla guida del vettore indiano dal settembre 2022.
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