28 May 2024

Nettare dei Santi: vocazione enoturistica tra i colli di San Colombano

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Sottolineare il legame tra prodotto e territorio, inserendo la cantina in una visione più ampia, capace di passare non solo dalla degustazione del prodotto vinicolo ma anche dalla conoscenza della sua area di produzione, della cultura e della gente che vive, lavora e produce tra i colli di San Colombano. Nasce da questo ampio approccio alla viticoltura la vocazione enoturistica della cantina Nettare dei Santi, che ha contribuito con i suoi prodotti al successo del nostro ultimo Tove, al Meliá Milano gli scorsi 4 e 5 febbraio.

“Il turismo del vino fa parte della nostra famiglia praticamente da sempre – spiega il titolare della cantina, GianEnrico Riccardi -. Trasformare quella che fino ad allora (dalla fine del 1800) era stata una passione in un’attività imprenditoriale, dando nuova immagine al prodotto ottenuto, imbottigliandolo e facendolo apprezzare sulle tavole dei milanesi e dei lodigiani, non era solo un concetto di vendita ma soprattutto la necessità di far conoscere un prodotto, una cultura, una tipicità del territorio: i colli di San Colombano. Nel 1980, quando mio padre Enrico, figlio di Franco Riccardi, decise di trasferire la cantina dal centro del paese alla cima della collina fra i propri vigneti, diventando una delle realtà vitivinicole più affascinanti di San Colombano, è stato ancor più chiaro e fortemente desiderato dare impulso all’attività investendo tutte le energie nella cura dei vigneti, nella ricercatezza dell’immagine e soprattutto nell’assoluto rispetto dell’ambiente. Quell’ambiente che doveva essere visto, conosciuto e visitato attraverso la cantina: dalla produzione dello stesso vino ai prodotti del territorio. Come mio nonno Franco Riccardi, e successivamente attraverso il pensiero e il lavoro di mio padre, ho infatti sempre fortemente creduto al legame tra prodotto e territorio”.

Con l’arrivo del movimento del Turismo del vino nel 1993, si concretizza così nell’azienda della famiglia Riccardi il desiderio e il pensiero più ampio del concetto di cantina enoturistica. “Qualcosa che abbiamo sempre fortemente desiderato e in cui abbiamo sempre creduto – prosegue GianEnrico -. Ci rivolgiamo a tutti: wine lovers, appassionati, curiosi, amanti del vino e non solo; a chi ne sa e a chi ne sa di meno. Oggi le richieste del pubblico sono sempre più diversificate. Non esiste più il solo concetto della classica degustazione, ma anche l’accompagnare il vino con assaggi di prodotti tipici; il conoscere la storia della cantina e del territorio; nuove esperienze da condividere circondati dalla natura e nella natura. Cene in vigna, percorsi tra i filari, momenti di relax tra un calice e l’altro, il poter interagire direttamente con il produttore sono solo alcuni esempi di ciò che si può fare. Si cerca d’instaurare un rapporto con gli ospiti non solo con le parole ma accompagnandoli in una vera esperienza sensoriale fatta di occhi, naso e bocca. Il tutto, sempre con la semplicità e il rispetto non solo per il nostro prodotto, ma in primis per il nostro visitatore: decidere con loro cosa degustare e quale esperienza vorrebbero fare è il modo più semplice e coinvolgente per rendere il nostro cliente parte integrante della cantina e non un semplice ospite in visita”.

La Nettare dei Santi produce oggi un totale di 25 etichette di vino. Si spazia dai beverini d’annata a vini più importanti e affinati in legno: dalle riserve ai passiti, dalle bollicine metodo classico millesimato alle più fruttate del metodo Charmat. Per chi ama i vini rossi e i vini bianchi, sia fermi sia frizzantini, Barbera, Croatina e l’Uva Rara compongono la Doc dei vini rossi; Chardonnay, Pinot Nero e Riesling sono la Doc per i vini bianchi. Verdea è invece un vitigno autoctono, nella versione ferma o frizzante, per un vino leggero e giovane. “Descrivere brevemente tutti i vini non è facile – conclude GianEnrico -. Ognuno merita la sua giusta attenzione. Ed è per questo che vi invito direttamente in cantina a degustarli: una piacevole sorpresa tra le colline del Milanese“.

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La torre della Cattedrale di Oviedo segna l’inizio di qualsiasi percorso nella capitale asturiana. Realizzata in stile gotico fiammeggiante, la sua torre, il rosone e il portico dell’ingresso custodiano i massimi simboli asturiani. La cappella di San Miguel, o Camera Santa, custodisce l’Arca Santa, la Croce degli Angeli e la Croce della Victoria, reliquie anche visitate dai pellegrini che si dirigevano verso la città santa di Santiago de Compostela. Questi simboli compaiono nello stemma di Oviedo e in quello del Principato delle Asturie.\r\n\r\n[caption id=\"attachment_468114\" align=\"aligncenter\" width=\"501\"] San Miguel de Lillo - Oviedo[/caption]\r\n\r\nNei dintorni della cattedrale possiamo ammirare esempi di alcune delle costruzioni più importanti di Oviedo: la chiesa di San Tirso, il Museo di Belle Arti o il Museo Arqueologico, questi ultimi ospitati negli antichi Palazzo di Velarde e convento di San Vicente. A causa dell’impossibilità di conservare molti elementi architettonici e scultorei in stile pre-romanico (VIII-X secolo) nei luoghi originari, in edifici sparsi per le valli, le montagne ed i piccoli villaggi, si è deciso di conservare pezzi di queste chiese nel Museo Archeologico. Percorreremo quindi tutta la storia dell’arte asturiana, a partire dall’Età del Bronzo, contemplando inoltre collezioni preistoriche, romane, visigote e romaniche.\r\n\r\nL’innovatore pre-romanico asturiano, precursore degli stili romanico e gotico, è patrimonio esclusivo di queste terre. Proprio ad Oviedo potrete godere di alcune delle sue principali costruzioni , come la Santa Maria del Naranco, San Miguel de Lillo e San Julián de los Prados, tutte Monumenti Nazionali. 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Davanti a noi, in questa zona, si aprono molti portici nei quali poter mescere un sidro naturale (bevanda a bassa gradazione alcolica, elaborata con succo di mele).\r\n\r\nL’Università di Oviedo può essere considerata l'ultimo edificio del centro storico, prima di arrivare all’Ensanche. La sua facciata plateresca, del XVI secolo, si apre su un chiostro che ospita innumerevoli attività culturali durante tutto l'anno. Le vicine facciate del palazzi di Toreno e Camposagrado meritano di essere visitate.\r\n\r\nA partire da qui inizia la Oviedo della fine del XIX secolo, intorno alla piazza dell’Escandalera e al parco Campo de San Francisco. Qui si trovano il Palazzo Regionale, sede dell'Assemblea Generale del Principato, la Caja de Asturias e l’antico Banco Herrero. Tutti sono in stile francese. Sempre lì vicino troviamo il Teatro Campoamor, dove ogni anno si celebra la consegna dei premi del Principe delle Asturie. Il Centro d’Arte Moderna si trova anche in questa zona.\r\n\r\nBisogna proseguire lungo la calle Uría per avvicinarci all’Oviedo più commerciale. Seguendo una delle strade laterali, Gil de Jaz, si arriva al vecchio Ospizio Provinciale (XVIII secolo), oggi sede del lussuoso Hotel Reconquista.\r\n\r\nIn qualsiasi punto del percorso per le strade di Oviedo possiamo assaporare la gastronomia della regione. Non possono mancare nella nostra degustazione i formaggi di Cabrales, Vidiago o Gamonedo, le fabes (fagioli bianchi) asturiane, il pixin (la pescatrice), i frutti di mare o la carne gobernada (stufata). Per dessert il repertorio è infinito: riso al latte, frixuelos (specie di crêpes), torta di mardorle...\r\n\r\nOviedo, nel centro delle Asturie, ci offre un percorso in tutta la provincia, seguento diversi itinerari. L’Oriente asturiano ci offre villaggi di pescatori come Lastres e località estive dal forte sapore storico come Ribadesella e Llanes, nella Costa Verde. Quasi in Cantabria, Colombres conserva l'eredità del passato indiano. L’intricata orografia dell’interno della zona orientale ci regala tesori quali il Parco Nazionale dei Picchi d'Europa e Cangas de Onís, un luogo molto legato alla storia delle Asturie. Non si può dimenticare l’emblematica Gijón, con il suo Parador de Turismo, che ci accoglierà in un antico mulino, Villaviciosa, o al sud della provincia il Parco Naturale di Redes.\r\n\r\nLa costa occidentale, fino alle terre della Galizia, ci riserva paesini marittimi come Candás e Luanco, bellissime spiagge come quella di Salinas e località intrappolate tra il mare e la montagna come Cudillero. Tutti ottimi luoghi per assaggiare i frutti di mare del Cantabrico. La costa di Luarca, Navia e Tapia de Casariego è costellata di fari e scogliere, che si alternano a chilometri di spiagge. 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Non lontano si trovano il Santuario di Los Mártires de Valdecuna e a Pola de Lena la chiesa pre-romanica di Santa Cristina, uno dei gioielli dell’arte asturiana.\r\n\r\nFORMAZIONE:\r\n\r\nLa formazione dei professionisti del turismo italiano è anche nel 2024 una delle principali scommesse, con l’obiettivo di offrire una specializzazione nella vendita della Spagna attraverso diversi programmi di formazione gratuita, cominciando dal nostro corso Spain Specialist Program SSP, prosegue Gonzalo Ceballos  “Inoltre l’Ufficio spagnolo del Turismo di Roma ha in progetto altri programmi di formazione online come gli itinerari interattivi, un formato molto dinamico a metà strada tra il podcast e la presentazione digitale che consentirà la scoperta di nuove destinazioni ed esperienze ”. \r\n\r\nSpain Specialist Program: è il Programma completo di formazione online sulla Spagna per agenti di viaggio realizzato da Turespaña. Pensato appositamente per i professionisti che vogliono approfondire le loro conoscenze sulla Spagna e ottenere il Certificato di Specialista della Spagna. 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