27 July 2026

Israele: parte la nuova campagna d’immagine

Parte oggi la nuova campagna istituzionale del ministero del turismo d’Israele per rilanciare il l’attività turistica in Israele. Grazie all’attiva collaborazione tra l’Ufficio nazionale israeliano del turismo di Milano, la Lapam, agenzia di pubblicità del ministero del turismo d’israele, e le agenzie milanesi Hicomunicazione ed Headline sono state realizzate tre creatività indirizzate alla promozione dei differenti aspetti del turismo in Israele: cultura, religione, active, vacation e benessere. Una risposta al grande impegno che il ministero sta realizzando in molti paesi d’Europa che vedono l’Italia al primo posto tra le priorità d’investimento, riproponendo così dopo sette anni una campagna d’immagine. “Best is real”, lo slogan che identifica tutte le differenti creatività, un invito a conoscere le realtà di un Paese ancora sconosciute a gran parte del mercato italiana.

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Dal suo profilo Linkedin, il presidente di Astoi e general manager tour operating di Alpitour propone un'interessante riflessione.\r\n\r\n«Sembrerebbero due parole dello stesso percorso ma, qualche volta, possono essere anche antagoniste e trovarsi su sponde opposte - spiega il manager -. È indubbio che ogni leadership porti con sé una dose di successo ma è altrettanto vero che il successo sia un’arma a doppio taglio che può accorciare le carriere e depotenziare la leadership. Si teme maggiormente il fallimento ma ciò solo perché il successo è più subdolo; inevitabilmente più seducente e appagante ma proprio per questo anche più pericoloso. Se il successo da un lato alimenta l’autostima dall’altro prepara diabolicamente le trappole più insidiose sulle quali anche i profili più robusti finiscono per cadere, spesso fragorosamente. Ecco perché una leadership moderna e intelligente deve lucidamente diluire l’ego che l’ha generata, sfumandone l’importanza. 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Ecco, questo switch potente che avviene proprio quando raggiungi l’apice dopo una faticosa scalata mi piace moltissimo; mi piace immaginare leadership così forti e così sicure di sé che una volta raggiunto il livello massimo, invece di concentrarsi su se stesse si impegnano a far crescere i propri collaboratori, ad allevare nuovi talenti, a fare “coaching”, a irrorare il team con generosità restituendo agli altri ciò che, in qualche modo, hanno avuto da loro. Nelle versioni più lucide e nobili le leadership iniziano a pensare anche al “dopo di loro”, creando successioni e modelli che proseguano a lungo termine in difesa della comunità aziendale che hanno guidato e, se sono stati dei veri leader, anche amato. 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