24 June 2026

Ft: il decreto sulle tariffe aeree? Buono solo per qualche titolo sui giornali

Il governo Meloni potrebbe cinicamente sfruttare il disagio generale (dei consumatori nei confronti dei vettori aerei) per ottenere qualche titolo di giornale con misure che i ministri sanno essere impossibili da attuare. E’ il lapidario giudizio con cui il Financial Times ha recentemente bollato le misure introdotte con il decreto agostano Omnibus. Queste intendono regolamentare le attività degli algoritmi con cui le compagnie determinano i prezzi di vendita dei biglietti aerei, imponendo tra l’altro un prezzo massimo non superiore al 200% rispetto alla tariffa media annuale del volo. La novità, che deve ancora passare dalla conversione in Parlamento, è per ora valida solo i collegamenti dall’Italia verso le isole, ma non ha ovviamente mancato di suscitare polemiche e discussioni.

Stando al Financial Times, in particolare, qualsiasi limitazione ai prezzi comporterebbe biglietti dal costo più alto durante l’anno. Il tetto del 200% sulla tariffa media sarebbe in pratica destinato a scoraggiare le compagnie dall’abbassare eccessivamente le proprie richieste durante i periodi di bassa stagione, proprio per scongiurare il rischio di ridurre eccessivamente il livello di riferimento per i momenti di picco della domanda. In alternativa, potrebbero invece decidere di ridurre la frequenza dei voli, spostando al contempo alcune aerei su altre rotte, con effetti evidentemente controproducenti sulla capacità offerta sulle tratte da e per le isole stesse.

Non solo: stando ad Anand Krishnan, ceo di Ibs Software, un importante fornitore di servizi It alle compagnie aeree, anche le polemiche sugli algoritmi sarebbero sterili e fuorvianti. Secondo una vulgata diffusa, i vettori sarebbero infatti in grado di variare le tariffe proposte in base a un’accurata profilazione di ogni singolo utente, a cominciare dalla località o dal dispositivo da cui proviene la richiesta di profilazione. In realtà, sostiene Krishnan, tale ipotesi sovrastima le capacità tecnologiche delle compagnie, che non sarebbero quasi mai nemmeno lontanamente in grado di personalizzare i prezzi per i passeggeri non inclusi nei loro programmi fedeltà. La maggior parte dei vettori, in pratica, si limiterebbe a dividere ciascun volo in gruppi di posti a sedere con tariffe differenti. Quando un gruppo viene esaurito, i clienti vengono quindi indirizzati a quello successivo. Con buona pace della caccia all’algoritmo stregone.

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