13 March 2026

Ft: il decreto sulle tariffe aeree? Buono solo per qualche titolo sui giornali

Il governo Meloni potrebbe cinicamente sfruttare il disagio generale (dei consumatori nei confronti dei vettori aerei) per ottenere qualche titolo di giornale con misure che i ministri sanno essere impossibili da attuare. E’ il lapidario giudizio con cui il Financial Times ha recentemente bollato le misure introdotte con il decreto agostano Omnibus. Queste intendono regolamentare le attività degli algoritmi con cui le compagnie determinano i prezzi di vendita dei biglietti aerei, imponendo tra l’altro un prezzo massimo non superiore al 200% rispetto alla tariffa media annuale del volo. La novità, che deve ancora passare dalla conversione in Parlamento, è per ora valida solo i collegamenti dall’Italia verso le isole, ma non ha ovviamente mancato di suscitare polemiche e discussioni.

Stando al Financial Times, in particolare, qualsiasi limitazione ai prezzi comporterebbe biglietti dal costo più alto durante l’anno. Il tetto del 200% sulla tariffa media sarebbe in pratica destinato a scoraggiare le compagnie dall’abbassare eccessivamente le proprie richieste durante i periodi di bassa stagione, proprio per scongiurare il rischio di ridurre eccessivamente il livello di riferimento per i momenti di picco della domanda. In alternativa, potrebbero invece decidere di ridurre la frequenza dei voli, spostando al contempo alcune aerei su altre rotte, con effetti evidentemente controproducenti sulla capacità offerta sulle tratte da e per le isole stesse.

Non solo: stando ad Anand Krishnan, ceo di Ibs Software, un importante fornitore di servizi It alle compagnie aeree, anche le polemiche sugli algoritmi sarebbero sterili e fuorvianti. Secondo una vulgata diffusa, i vettori sarebbero infatti in grado di variare le tariffe proposte in base a un’accurata profilazione di ogni singolo utente, a cominciare dalla località o dal dispositivo da cui proviene la richiesta di profilazione. In realtà, sostiene Krishnan, tale ipotesi sovrastima le capacità tecnologiche delle compagnie, che non sarebbero quasi mai nemmeno lontanamente in grado di personalizzare i prezzi per i passeggeri non inclusi nei loro programmi fedeltà. La maggior parte dei vettori, in pratica, si limiterebbe a dividere ciascun volo in gruppi di posti a sedere con tariffe differenti. Quando un gruppo viene esaurito, i clienti vengono quindi indirizzati a quello successivo. Con buona pace della caccia all’algoritmo stregone.

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Dopo il calo del 2020 dovuto alla pandemia, il traffico aereo dell’aeroporto internazionale di Napoli ha registrato una crescita continua: dai circa 4,5 milioni di passeggeri nel 2021 si è passati a oltre 10 milioni nel 2022, più di 12 milioni nel 2023 e oltre 13 milioni nel 2024, con un ulteriore incremento nel 2025.\r\nIl confronto delle presenze turistiche rilevate dall’Otu evidenzia una crescita costante nel periodo 2022-2025, passando da circa 10,7 milioni di presenze nel 2022 a 12,6 milioni nel 2023 e 13,9 milioni nel 2024, fino a superare 20 milioni di presenze nel 2025. Complessivamente, tra il 2022 e il 2025 la crescita dei flussi turistici è pari a circa l'87%. I primi dati del 2026 confermano il consolidamento di questo trend, con valori mensili superiori a 1,6–1,7 milioni di presenze già nei primi due mesi dell’anno. 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I flussi turistici si distribuiscono progressivamente anche in aree diverse dal centro storico, come San Ferdinando, Capodimonte, Porto e Vomero, contribuendo a una fruizione più ampia della città.\r\nLe prospettive indicano un ulteriore rafforzamento della domanda turistica nei prossimi anni, sostenuto anche da grandi eventi internazionali. 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