21 dicembre 2016 12:45

«Perfino a Tom Hanks piacerebbe rimanere prigioniero in un posto così di qualità». Così ha esordito il neo premier Paolo Gentiloni, presente all’inaugurazione della nuova area di imbarco E dell’aeroporto di Fiumicino. Una inaugurazione importante per il turismo, settore in cui il governo dice di voler puntare visto l’elevato potenziale per il futuro, e per l’economia italiana tutta. «Festeggiamo una giornata di orgoglio italiano e ci riferiamo anche a un valore di grande attualità, simbolizzato dagli aeroporti: a noi piace un mondo aperto ai viaggi agli scambi, tra diverse culture e nazionalità, un mondo che oggi e’ minacciato e sotto attacco. Non posso non ricordare ed esprimere vicinanza al popolo tedesco ed in particolare alla famiglia in ansia e dolore per le sorti di Fabrizia de Lorenzo. Gli aeroporti sono uno dei simboli, il governo non ignora i rischi e oggi pomeriggio a palazzo Chigi ci sarà un tavolo per la sicurezza. Ma il modo particolare per difenderla è investire nella qualità del nostro modo di vivere ed investire negli aeroporti è anche questo. Oggi si inaugura questa area e si conferma l’impegno a fare di più nei prossimi anni. Abbiamo oltre due miliardi di investimenti nel contratto di programma, lo scalo di Fiumicino potrà contare quindi in futuro di avere una dimensione congrua ed adeguata al traffico che vuole portare. La congestione e’ molto spesso il problema più importante degli scali a livello mondiale. Qui stiamo dando una dimensione giusta per un paese che vuole aumentare i flussi turistici. Quest’anno l’Italia chiude con il 4,3% in più di turisti rispetto al 2015, pari 60 milioni di turisti».
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[post_content] => «Gli alberghi sono luoghi aperti a tutti, un luogo non solo per dormire, ma dove vivere un lusso informale e stare bene. Luoghi dove diventa “lusso” anche trascorrere un’oretta piacevole su una terrazza nel cuore di Milano» esordisce così Pippo Russotti, managing director di Russotti Gestioni Hotels (Rgh) - il principale franchisee del gruppo Marriott in Italia - raccontando il valore della terrazza del Milan Marriott Hotel, in Via Washington a Milano.
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Caratteristica la posizione della terrazza che non si trova sul rooftop dell’hotel, ma si affaccia sulla via e si inserisce nella vita delle strade di Milano, facilitando l’ingresso agli ospiti. La terrazza viene presentata al pubblico con un allestimento temporaneo estivo, pronta a diventare punto di riferimento per gli ospiti dell’hotel e della vita dei milanesi e del quartiere, anche grazie al cocktail bar interno.
«L'idea che stiamo perseguendo in questa struttura e in tutte le strutture della proprietà è quella di aprirci al mondo locale: l’hotel non dev’essere vissuto solo come location per i nostri ospiti internazionali, ma come destinazione aperta e integrata con la città - sottolinea Chiara Della Torre, director of business development di Marriott International - Quest'anno abbiamo ristrutturato tutto il Milan Marriott che ha 317 camere completamente rinnovate. Essendo Marriott un brand internazionale circa il 50% dei nostri ospiti sono internazionali, ma abbiamo una clientela italiana perché siamo molto forti anche nel segmento Mice: il nostro centro congressi offre la sala più grande di Milano e diverse aziende organizzano i loro meeting al Milan Marriott». Attenta anche l’offerta gastronomica, con un mix di cucina mediterranea e internazionale. L’hotel sta pensando a nuovi progetti per richiamare la clientela locale, come il ristorante Seb: un all day dining restaurant dove, dopo la colazione, ci sarà una continuità durante la giornata con il pranzo e poi la cena.
(Chiara Ambrosioni)
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[post_content] => I politici hanno l'abitudine di cambiare il nome della cosa, affinché la cosa si cambi. Naturalmente non va così, ogni cosa è quella che è, anche se le cambi il nome.
Questa premessa vale anche per il ministro Mazzi che continua a fare battaglie fonetiche per sostenere che il turismo è un'industria. No il turismo è un complesso sistema di servizi, e lo è ovunque. Non solo in Italia. E come se non bastasse ieri ha annunciato che il 27 settembre ci sarà un'iniziativa «dove tutti avranno a disposizione 3 minuti per dire perché il turismo è un’industria. E questa diventerà la mia bibbia».
Due valutazioni su questa frase. La Bibbia. Ma il ministro sa cosa è la Bibbia? Perché tirare in ballo la Bibbia quando abbiamo problemi seri che non riusciamo a risolvere.
3 minuti
Secondo. La frase: tutti avranno a disposizione 3 minuti per dire che il turismo è un'industria. 3 minuti? E chi è questo "diointerra" che riesce in 3 minuti a dire che un sistema non industriale, in effetti lo è? Demostene o Cicerone? Chi ha questa arte retorica? Mah!
Poi c'è l'altro aspetto: il relatore salirà sul palco non per dire quello che vuole, non presentare la difficoltà in cui vive il nostro turismo. No, deve dire che è un'industria. Mi piace questa libertà concessa ai relatori.
Poi. Ieri sempre durante l'Assemblea di Federturismo Confindustria, ha preso la parola il neo presidente, Massimo Caputi che si è messo in evidenza per alcune espressioni gentili e per una prospettiva allarmante. Ma andiamo per ordine.
La sensibilità di Caputi
Sentiamolo. «Noi siamo malati di nanismo». Ma vi sembra una modo adeguato di esporre un concetto? Nanismo? La frase ci sembra leggermente forte per le migliaia di persone che soffrono di quella patologia. Ma come si fa?
E inoltre: «l'80% degli alberghi è di proprietà di singoli soggetti. Non reggiamo la concorrenza internazionale». Allora delle due una: o il turismo italiano non è concorrenziale con quello estero e quindi va male, oppure (come sostiene il ministero e la Banca d'Italia ecc) va bene e allora vuol dire che questa forma capillare di alberghi di proprietà famigliare, funziona.
Mettetevi d'accordo.
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[post_content] => A quasi trent’anni dalle prime sperimentazioni, le tourist card continuano a rappresentare uno strumento strategico per la valorizzazione delle destinazioni italiane, ma con modelli gestionali e formule commerciali ancora estremamente eterogenei. È quanto emerge dalla mappatura realizzata da Risposte Turismo, che fotografa un ecosistema in evoluzione, sempre più orientato alla diversificazione dell’offerta e alla fidelizzazione dei visitatori.
Nel dettaglio, il 47% delle card censite propone formule con durate differenti, accompagnate da variazioni di prezzo e, spesso, da servizi inclusi diversificati. Cresce anche l’attenzione verso il mercato domestico: il 41% delle card offre infatti soluzioni dedicate ai residenti, attraverso abbonamenti di lunga durata – da sei a dodici mesi – oppure formule dedicate a tariffa agevolata. Ancora limitata, invece, la diffusione delle card tematiche ispirate a itinerari o personaggi specifici, ferme al 6% del totale.
Sul fronte della governance, prevale il modello pubblico, che rappresenta il 60% delle gestioni analizzate. Seguono le formule miste pubblico-private (34%), considerate spesso più articolate dal punto di vista dell’offerta e dell’integrazione dei servizi. Residuale, ma presente, la quota di card gestite interamente da operatori privati (6%), generalmente strutturate come prodotti commerciali con livelli differenti di integrazione territoriale.
«La grande eterogeneità che caratterizza il panorama italiano – osserva Francesco di Cesare, Presidente di Risposte Turismo – riflette la versatilità di uno strumento costruito in funzione dell’offerta disponibile e degli obiettivi del soggetto promotore. Le card turistiche possono facilitare la fruizione dell’offerta, migliorare l’esperienza di visita e rafforzare il branding territoriale. Tuttavia, la loro efficacia dipende dalla capacità di inserirle in una strategia più ampia di sviluppo e coordinamento della destinazione».
Secondo l’analisi, infatti, la tourist card non rappresenta una soluzione autonoma capace di modificare da sola le performance di una destinazione, ma uno strumento operativo che richiede progettazione condivisa, coordinamento tra stakeholder, gestione e promozione continuativa.
Il tema è stato approfondito nel corso di una tavola rotonda online organizzata da Risposte Turismo, che ha riunito operatori e destination manager impegnati nello sviluppo di strumenti di fruizione integrata. Tra gli interventi quelli di Coralie Delaubert, Elisa Gasparini, Gabriella Paolino e Francesca Sibilla.
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[post_content] => Da venerdì 8 a domenica 10 maggio, Diano Marina si trasforma nel centro nevralgico della produzione ligure di eccellenza con l’edizione 2026 di Aromatica, un evento di sistema, capace di unire agricoltura, commercio e promozione turistica in un unico contenitore esperienziale.
Il cuore pulsante dell’evento è rappresentato dall’area espositiva e dalle tante attività a tema previste nel centro cittadino: un vero salotto urbano che ospiterà 120 produttori di eccellenze, sia di tipicità liguri che di prodotti a base di aromatiche e altre eccellenze agroalimentari.
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Il programma si sviluppa attorno al palco dei cooking show e al Palaromatica delle conferenze, dove visioni imprenditoriali e carriere d’eccezione si confronteranno sul tema del gusto e della sostenibilità.
Tra gli ospiti di questa edizione figurano Oscar Farinetti, che presenterà il suo esordio nella narrativa, l’astronauta Franco Malerba con i progetti di coltivazione nello spazio, e figure del panorama mediatico e sportivo come Giorgio Mastrota, la chef itinerante Irene Volpe, l’ex calciatore Hernanes, oggi produttore vitivinicolo, chef stellati e moltissimi altri.
Oltre alle performance live, Aromatica 2026 coinvolge l’intero territorio con le "Cene a 4 mani", dove chef resident e ospiti – come Antonio Buono, Antonio di Leo e Irene Volpe – collaboreranno per valorizzare le materie prime locali in menu dedicati.
Completano il quadro i concorsi rivolti alla mixology e alle attività commerciali del Golfo, consolidando un format che punta sulla partecipazione corale di istituzioni e operatori privati.
In piazza Martiri della Libertà troveranno spazio anche alcune realtà e associazioni no profit del territorio, alle quali sono stati riservate apposite postazioni, e – per le tre giornate, due istituti scolastici superiori: il Ruffini-Aicardi di Arma di Taggia (Alberghiero), presenza ormai abituale (anche con i cooking show dei suoi allievi e del docente-chef Livio Revello), e il Polo Tecnologico Imperiese, protagonista di un paio di conferenze.
Aromatica è organizzata da Gestioni Municipali SpA, insieme al comune di Diano Marina, e viene realizzata grazie alla fattiva partecipazione di regione Liguria Assessorato all'Agricoltura e di Camera di Commercio Riviere di Liguria.
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[post_content] => Il gruppo Ginobbi acquisisce palazzo Scanderbeg, nel centro di Roma. L’operazione rafforza una strategia di crescita focalizzata su asset iconici. Situato a pochi passi da fontana di Trevi, palazzo Scanderbeg occupa una delle posizioni più esclusive della capitale. L’operazione segna l’ingresso del gruppo in una proprietà iconica già esistente, che sarà oggetto di un riposizionamento strategico e gestionale coerente con il proprio concept di ospitalità.
La struttura, caratterizzata da una selezionata proposta di suite, punta su un’offerta tailor made, con elevati standard di servizio e un’esperienza esclusiva in un contesto urbano unico al mondo. L’unicum dell’acquisizione risiede nella combinazione tra location irripetibile, valore storico dell’edificio e potenziale di sviluppo come boutique hotel di fascia alta, rivolto a una clientela internazionale.
L’acquisizione si inserisce in un percorso già consolidato nella capitale con palazzo Ripetta – primo cinque stelle dell’omonima via e affiliato a Relais & Chateaux – e con la gestione delle ville di Torre Sponda a Positano, gestione avviata nel 2025.
Un modello replicabile
Il modello palazzo Ripetta rappresenta, nelle strategie del gruppo, un benchmark replicabile in ulteriori location prime, combinando valorizzazione del patrimonio immobiliare, tecnologie per l’efficienza operativa e sostenibilità ambientale e sociale.
«Con l’acquisizione di palazzo Scanderbeg consolidiamo la nostra presenza nel mercato prime di Roma e rafforziamo una strategia di espansione fondata su operazioni mirate in ambito real estate alberghiero. Il nostro obiettivo è continuare ad ampliare il nostro portafoglio di asset trophy, caratterizzato da location irripetibili e forte potenziale di valorizzazione. Continueremo a valutare opportunità di investimento attraverso acquisizioni dirette ma soprattutto tramite gestioni strategiche, con un approccio industriale orientato alla creazione di valore e all’ottimizzazione delle performance nel medio-lungo periodo» ha dichiarato Federica Schiavo, direttore sviluppo e acquisizioni del gruppo Ginobbi.
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[post_content] => La chiusura degli impianti non coincide con la chiusura della stagione. Per Th Resorts il segmento montagna è ormai un’offerta a doppio binario e ripensare il prodotto oltre la stagionalità invernale è una priorità dichiarata. I numeri delle prenotazioni estive confermano che il mercato sta seguendo una linea positiva. «Per noi la montagna è un segmento strategico - dice Davide Dallabona, direttore gestioni del settore montagna di Th Group -. I numeri crescono, e l’idea è quella di arrivare l’anno prossimo con delle strutture nuove».
Il dato si innesta su una stagione invernale 2025–2026 chiusa con un +9% di fatturato e un +5% di presenze a perimetro costante, con il budget non solo rispettato ma superato. Sono nove le strutture in montagna aperte per l’estate: tre in Valle d’Aosta (La Thuile, Courmayeur e Pila), una in Piemonte (Sestriere), tre in Trentino (Marilleva, Madonna di Campiglio e San Martino di Castrozza), una in Alto Adige (Corvara) e una in Veneto (Borca di Cadore).
La crescita delle prenotazioni straniere è il dato che Th guarda con più attenzione per l’estate: è quella componente a garantire la tenuta nei periodi di spalla, giugno e settembre, che sono la vera sfida del segmento montagna fuori stagione sciistica.
Tre segmenti, un’offerta coerente
Sul posizionamento medio-alto, la linea Th Alpine raccoglie Madonna di Campiglio, Courmayeur, Corvara e Borca di Cadore. Sono strutture storiche dove la montagna d’estate si declina in chiave esperienziale: spa panoramiche sulle Dolomiti di Brenta a Campiglio, il monte Bianco come sfondo a Courmayeur, il cuore della Val Badia a Corvara. Borca di Cadore è la novità più rilevante della stagione: il Parc Hotel Des Dolomites, residenza storica ai piedi dell’Antelao e frequentata nel corso dei decenni da ospiti illustri, ha riaperto dopo un lungo percorso di ristrutturazione ed è ora operativo sia in inverno che in estate. Il denominatore comune della linea Alpine è un’offerta costruita sul territorio più che sulle attrezzature: escursioni guidate, ristorazione con prodotti locali, ritmo lento.
La linea Th Club (Marilleva, Pila e Sestriere) è l’offerta famiglia per eccellenza, dove la stessa logica del pacchetto invernale “All you can ski” si traduce in estate in animazione full day con Th Land, gestione dei bambini dalla mattina alla sera, buffet con angoli tematici, tra cui Locanda 77 dedicata ai prodotti del territorio. Marilleva è il polo più articolato per chi vuole sport: la Val di Sole è una base naturale per mountain bike, rafting, canyoning e trekking in due parchi naturali. Pila punta sui panorami del Gran Paradiso e sui percorsi a quote elevate raggiungibili con gli impianti estivi. Th Sestriere, struttura nata per le Olimpiadi del 2006, propone soggiorni brevi, partenze libere e accesso diretto ai sentieri dell’Alta Val Susa.
La terza linea, Th Easy, è quella più flessibile: Th San Martino di Castrozza è invece una residenza dei primi del Novecento nel cuore del paese: adatta a chi vuole le Dolomiti trentine a portata di passeggiata, senza rinunciare ai servizi di un hotel strutturato.
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(Micòl Rossi)
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[post_content] => Si chiude, sotto il segno della crescita, la stagione invernale 2025-2026 di Th Madonna di Campiglio. Nella cornice del massiccio di Brenta, Th Resorts traccia un bilancio che va oltre i numeri, puntando su una strategia che unisce territorio e identità di squadra.
Fatturato a +9%
Il presidio di Th Resorts in quota consolida la leadership con performance che hanno superato le previsioni di budget. Nella stagione 2025-2026 il fatturato è cresciuto del 9% con un aumento del 5% nelle presenze rispetto a quella precedente.
Dietro questi dati i riflette il lavoro dello staff: una macchina operativa che parte mesi prima nella sede centrale di Padova e si concretizza in ogni reparto, dalla cura per il prodotto in camera alle formule come l'"All you can ski", che semplifica l'esperienza dell’ospite integrando servizi e sport, ai nuovi Commis Gourmet che portano a tavola le eccellenze del territorio.
Davide Dallabona, direttore gestioni del settore montagna Th, sottolinea che «è molto positivo il risultato che abbiamo raggiunto ed è molto positivo quello che ci aspetta, perché non è un arrivo. Stiamo già ragionando e lavorando per il futuro e abbiamo grandi progetti in mente». Il gruppo punta infatti a un ulteriore incremento, con l'obiettivo di intercettare nuove strutture già per la prossima stagione.
Con la chiusura dell'hotel fissata per il 2 aprile e il termine delle attività degli impianti al 12 aprile, la struttura pone l'accento sulla necessità di mettere a sistema la stagione estiva. Per il comparto montagna, l’estate rappresenta ormai un asset fondamentale: Th Resorts punta con forza su questo segmento, consapevole che la redditività potenziale sta già percorrendo una strada positiva.
Sul fronte della gestione del comprensorio, la sinergia tra le società degli impianti (Campiglio, Folgarida-Marilleva e Pinzolo) continua a rappresentare un modello di governance rapido ed efficace. Bruno Felicetti, direttore genereale funivie Madonna di Campiglio, ha ribadito la filosofia che guida la gestione dei flussi: non si tratta di un "numero chiuso", concetto spesso travisato, ma di un "numero ideale". Il meccanismo si basa sulla soglia delle 14.000 presenze in pista, limite oltre il quale la soddisfazione del cliente cala drasticamente. Per mantenere questo equilibrio, il comprensorio agisce non con divieti, ma con leve tecnologiche e commerciali, come l'introduzione del pay-per-ski e delle tariffe dinamiche. È una strategia che premia anche economicamente: nonostante la riduzione mirata dei primi ingressi nei periodi di picco, i passaggi totali sono aumentati grazie alla fluidità delle code e a una migliore distribuzione della clientela durante la giornata.
A testimoniare il profondo legame tra Th Resorts e il contesto locale è l'intervento di Matteo Bonapace, direttore generale dell'Azienda per il turismo Madonna di Campiglio e uomo del territorio. Per Bonapace, il valore aggiunto della destinazione risiede nella capacità di far convivere la "montanità" più autentica — fatta di pascoli, storia millenaria e rispetto per il parco naturale Adamello-Brenta — con l'ospitalità di una stazione di fama internazionale. Il suo approccio mette al centro l'esperienza umana e il racconto del luogo, partendo dal presupposto che l'ambiente sia il principale valore aggiunto da tutelare. «La filosofia where mountain meets humans non è un semplice slogan, ma il racconto dell'incontro tra l'uomo e una natura di pregio» dice Bonapace. È proprio questa visione, basata sulla protezione del territorio e sulla valorizzazione delle sue storie, a sposarsi con la filosofia di Th, che vede nella collaborazione con le realtà locali la chiave per uno sviluppo autentico e rispettoso delle radici alpine.
(Micòl Rossi)
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L’assemblea dei soci di Hnh Hospitality ha approvato il bilancio di esercizio per l’anno fiscale chiuso al 31 ottobre 2025. A parità di perimetro con il 2024 il gruppo ha registrato un volume degli affari complessivo delle gestioni dirette pari a 117,34 milioni di euro, in crescita del 3,5% rispetto al dato 2024. L’Ebitda al 31 ottobre 2025 è stato di 18,6 milioni di euro, pari al 15,3% di aumento sul 2024.
Da giugno 2025 è entrato a far parte del portfolio l’hotel Leon d’Oro di Verona attraverso l’omonima controllata, fusa per incorporazione dal 1° novembre 2025. Complessivamente, quindi, le strutture gestite nel 2025 hanno fatturato 121,2 milioni di euro (+6,8% rispetto al 2024) che corrisponde a un Ebitda di 17 milioni di euro (in crescita rispetto ai 16,3 milioni del 2024) e un utile netto di 5,7 milioni di euro.
Con una crescita distribuita uniformemente in tutte le destinazioni e in tutti gli hotel, spicca in particolare l’evoluzione dei resort Almar, che beneficiano degli investimenti che l’azienda ha dedicato a rafforzare il brand, affiancata dal continuo sviluppo del segmento leisure su Milano e dal balzo compiuto da Gorizia, Capitale europea della cultura 2025.
I principali step compiuti nel 2025
Nell'anno appena concluso, oltre all’ingresso dell’hotel Leon d’Oro, è proseguita l’attività di sviluppo di Hnh:. In particolare, è stato sottoscritto un nuovo accordo di gestione alberghiera con Sea Aeroporti di Milano, per l’apertura del DoubleTree by Hilton Milano Linate, il nuovo hotel quattro stelle (216 camere) che sorgerà all’interno delle aree dell’aeroporto di Milano Linate. L’apertura ufficiale è prevista nel primo semestre 2028.
Inoltre, ha debuttato Homy, il nuovo concept dedicato al segmento extended stay; Homy Livia Verona è la prima struttura di questo tipo ad aprire al pubblico con 23 appartamenti situati nel cuore del centro storico, all’interno di Palazzo Tedeschi.
Infine, è stato confermato il ritorno di Hnh Hospitality nella città di Trento dove il gruppo ha rilevato la gestione alberghiera del Grand Hotel Trento (136 chiavi).
«I risultati del 2025 evidenziano una crescita equilibrata del gruppo e una solida capacità di generare valore dall’attuale assetto operativo. I 117 milioni di euro di ricavi rappresentano l’andamento a perimetro costante e consentono un confronto omogeneo con l’esercizio precedente, mentre il dato complessivo di 121 milioni riflette anche il contributo dell’hotel Leon d’Oro, entrato nel portafoglio nel corso dell’anno - ha dichiarato Luca Boccato, amministratore delegato di Hnh Hospitality -. Siamo oggi impegnati in una nuova fase, sostenuta da un piano strutturato di investimenti e da progetti di sviluppo che ci consentono di guardare con fiducia al futuro: stimiamo di raggiungere i 140 milioni di euro nel 2026, insieme a un Ebitda che prevediamo per la prima volta superiore ai 20 milioni di euro, a conferma del rafforzamento della redditività e del posizionamento del gruppo nel medio-lungo periodo».
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Un traguardo ben chiaro all’orizzonte e la consapevolezza di voler restare un gruppo italiano capace di conservare la propria identità: il presidente di Th Group, Graziano Debellini, analizza il 2025, «un anno di passaggio, che ha posto le basi per il salto di fatturato e margini previsto nel 2026».
L’ambizione è quella di arrivare nel 2030 ai 400 milioni di euro di fatturato e ai 40 milioni di Ebitda e il percorso è tracciato. «La prima verifica sul futuro sarà quella della Borsa – spiega Debellini -. Già nel 2025 abbiamo investito gettando le basi per un nuovo balzo».
A un anno da “Campo Base 24” il manager sottolinea come la fase di riflessione prima di puntare alla vetta possa dirsi conclusa: «Quest’anno abbiamo investito sulla struttura, costruendo una squadra in grado di affrontare le battaglie del 2026».
Gli obiettivi all’orizzonte
Diversi gli obiettivi individuati. In primo piano la consapevolezza di poter giocare un ruolo da leader sulla montagna, «una posizione che ci siamo guadagnati per completezza di prodotto e competitività dell’offerta. Con la riapertura del Th Borca di Cadore - Parc Hotel Des Dolomites abbiamo aggiunto un’ulteriore tessera al mosaico di un’offerta che ci consente di coprire tutte le stagioni integrando mare e montagna».
Un secondo driver di sviluppo riguarda il prodotto città d’arte. «Abbiamo cominciato da Assisi, Roma e Peschiera, proponendo location di pregio. Senza alcuna pretesa di fare concorrenza ai grandi marchi dell’hotellerie presenti nelle città (ma anche nei borghi minori), puntiamo a sviluppare un nuovo prodotto che sia marcatamente esperienziale».
Terzo filone al centro della crescita è Baobab, «un esempio virtuoso di tour operator che, grazie alla grande capacità di Alessandro Gandola e della sua squadra, ha saputo scalare in breve tempo le vette del tour operating producendo risultati straordinari. Non ci sono limiti allo sviluppo di prodotti, anche su scala internazionale, che ci portino ad un ampliamento della clientela. Baobab è già fra i primi marchi in Italia sull’Egitto e a breve avremo ulteriori allargamenti nel portfolio delle gestioni». Mediterraneo, Africa, ma anche India o Maldive sono fra le aree che potrebbero esprimere il maggior potenziale.
Infine, il prodotto mare, «che in casa Th Group rappresenta una realtà già importante. Attualmente procura circa il 20% del fatturato ma vorremmo ampliare l’offerta selezionando le location più ambite». In arrivo l’annuncio di novità importanti, propedeutiche a una crescita «sana e profittevole, che ci consenta di puntare su prodotti vincenti».
Nessuna preclusione sullo sviluppo extra Italia, che potrebbe riguardare location in montagna o al mare. «La nostra è una posizione di apertura e ricerca. Non poniamo limiti alla crescita, anche se deve sempre essere oggetto di attenta valutazione».
Il bilancio 2025
Intanto, Debellini e soci si preparano ad archiviare un 2025 che dovrebbe portare a un fatturato vicino ai 300 milioni di euro. «Al di là dell’incremento dei numeri, siamo cresciuti in reputazione, brand awareness e soddisfazione del cliente – spiega il presidente -. E abbiamo proceduto alla ristrutturazione di tutti i comparti del gruppo per affrontare il 2026 con grinta». Una grinta che ha nel prezzo dinamico e nella flessibilità dell’offerta due preziosi alleati: «Grazie al prezzo dinamico riusciamo a ottimizzare i riempimenti e a salvaguardare una crescita più ordinata e strategica. L’elasticità della durata dei soggiorni, che non coprono più solo le tradizionali 7 notti, ci consente poi di riuscire a incrociare il massimo numero di clienti».
Su un dato Debellini è certo: «Sul fronte prezzi, non serve svendere, ma è necessario un innalzamento costante dell’asticella della qualità».
E avvicinandosi al giro di boa dei 50 anni di attività del brand, Debellini traccia un bilancio positivo. «Grazie a soci come Cdp Equity e Isa abbiamo avuto modo di crescere mantenendo inalterato il nostro dna. Un dna che ha nel capitale umano e nella crescita attraverso la formazione i suoi elementi centrali». Sotto questo aspetto, «anche i fondi dovrebbero essere più prudenti e pazienti, senza voler puntare sempre e solo ai numeri a tutti i costi».
Il futuro dell'hospitality
Ma il presidente si spinge oltre, e traccia una panoramica dell’hospitality in Italia. «Dovrebbe essere il frutto di un’orchestra che suona insieme, un risultato difficile da raggiungere per varie ragioni. Innanzitutto, l’estrema parcellizzazione dell’offerta, con circa 34.000 hotel attivi, rende difficile la collaborazione. Ma soprattutto, il turismo viene ancora considerato come un comparto di “serie B”, Occorrerebbe unire le forze e guardare con più stima, attenzione e collaborazione un settore fondamentale per la nostra economia, che esprime grandi potenzialità di sviluppo per tutto il territorio».
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In particolare, è stato sottoscritto un nuovo accordo di gestione alberghiera con Sea Aeroporti di Milano, per l’apertura del DoubleTree by Hilton Milano Linate, il nuovo hotel quattro stelle (216 camere) che sorgerà all’interno delle aree dell’aeroporto di Milano Linate. L’apertura ufficiale è prevista nel primo semestre 2028.\r\nInoltre, ha debuttato Homy, il nuovo concept dedicato al segmento extended stay; Homy Livia Verona è la prima struttura di questo tipo ad aprire al pubblico con 23 appartamenti situati nel cuore del centro storico, all’interno di Palazzo Tedeschi.\r\nInfine, è stato confermato il ritorno di Hnh Hospitality nella città di Trento dove il gruppo ha rilevato la gestione alberghiera del Grand Hotel Trento (136 chiavi).\r\n«I risultati del 2025 evidenziano una crescita equilibrata del gruppo e una solida capacità di generare valore dall’attuale assetto operativo. 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Siamo oggi impegnati in una nuova fase, sostenuta da un piano strutturato di investimenti e da progetti di sviluppo che ci consentono di guardare con fiducia al futuro: stimiamo di raggiungere i 140 milioni di euro nel 2026, insieme a un Ebitda che prevediamo per la prima volta superiore ai 20 milioni di euro, a conferma del rafforzamento della redditività e del posizionamento del gruppo nel medio-lungo periodo».","post_title":"Hnh Hospitality, Boccato: «Obiettivo a 140 milioni nel 2026»","post_date":"2026-03-11T11:19:21+00:00","category":["alberghi"],"category_name":["Alberghi"],"post_tag":[]},"sort":[1773227961000]},{"_index":"travelquotidiano","_type":"post","_id":"504517","_score":null,"_source":{"blog_id":1,"post_content":"\r\n\r\nUn traguardo ben chiaro all’orizzonte e la consapevolezza di voler restare un gruppo italiano capace di conservare la propria identità: il presidente di Th Group, Graziano Debellini, analizza il 2025, «un anno di passaggio, che ha posto le basi per il salto di fatturato e margini previsto nel 2026».\r\n\r\nL’ambizione è quella di arrivare nel 2030 ai 400 milioni di euro di fatturato e ai 40 milioni di Ebitda e il percorso è tracciato. «La prima verifica sul futuro sarà quella della Borsa – spiega Debellini -. Già nel 2025 abbiamo investito gettando le basi per un nuovo balzo».\r\n\r\nA un anno da “Campo Base 24” il manager sottolinea come la fase di riflessione prima di puntare alla vetta possa dirsi conclusa: «Quest’anno abbiamo investito sulla struttura, costruendo una squadra in grado di affrontare le battaglie del 2026».\r\nGli obiettivi all’orizzonte\r\nDiversi gli obiettivi individuati. In primo piano la consapevolezza di poter giocare un ruolo da leader sulla montagna, «una posizione che ci siamo guadagnati per completezza di prodotto e competitività dell’offerta. Con la riapertura del Th Borca di Cadore - Parc Hotel Des Dolomites abbiamo aggiunto un’ulteriore tessera al mosaico di un’offerta che ci consente di coprire tutte le stagioni integrando mare e montagna».\r\n\r\nUn secondo driver di sviluppo riguarda il prodotto città d’arte. «Abbiamo cominciato da Assisi, Roma e Peschiera, proponendo location di pregio. Senza alcuna pretesa di fare concorrenza ai grandi marchi dell’hotellerie presenti nelle città (ma anche nei borghi minori), puntiamo a sviluppare un nuovo prodotto che sia marcatamente esperienziale».\r\n\r\nTerzo filone al centro della crescita è Baobab, «un esempio virtuoso di tour operator che, grazie alla grande capacità di Alessandro Gandola e della sua squadra, ha saputo scalare in breve tempo le vette del tour operating producendo risultati straordinari. Non ci sono limiti allo sviluppo di prodotti, anche su scala internazionale, che ci portino ad un ampliamento della clientela. Baobab è già fra i primi marchi in Italia sull’Egitto e a breve avremo ulteriori allargamenti nel portfolio delle gestioni». Mediterraneo, Africa, ma anche India o Maldive sono fra le aree che potrebbero esprimere il maggior potenziale.\r\n\r\nInfine, il prodotto mare, «che in casa Th Group rappresenta una realtà già importante. Attualmente procura circa il 20% del fatturato ma vorremmo ampliare l’offerta selezionando le location più ambite». In arrivo l’annuncio di novità importanti, propedeutiche a una crescita «sana e profittevole, che ci consenta di puntare su prodotti vincenti».\r\n\r\nNessuna preclusione sullo sviluppo extra Italia, che potrebbe riguardare location in montagna o al mare. «La nostra è una posizione di apertura e ricerca. Non poniamo limiti alla crescita, anche se deve sempre essere oggetto di attenta valutazione».\r\nIl bilancio 2025\r\nIntanto, Debellini e soci si preparano ad archiviare un 2025 che dovrebbe portare a un fatturato vicino ai 300 milioni di euro. «Al di là dell’incremento dei numeri, siamo cresciuti in reputazione, brand awareness e soddisfazione del cliente – spiega il presidente -. E abbiamo proceduto alla ristrutturazione di tutti i comparti del gruppo per affrontare il 2026 con grinta». Una grinta che ha nel prezzo dinamico e nella flessibilità dell’offerta due preziosi alleati: «Grazie al prezzo dinamico riusciamo a ottimizzare i riempimenti e a salvaguardare una crescita più ordinata e strategica. L’elasticità della durata dei soggiorni, che non coprono più solo le tradizionali 7 notti, ci consente poi di riuscire a incrociare il massimo numero di clienti».\r\n\r\nSu un dato Debellini è certo: «Sul fronte prezzi, non serve svendere, ma è necessario un innalzamento costante dell’asticella della qualità».\r\n\r\nE avvicinandosi al giro di boa dei 50 anni di attività del brand, Debellini traccia un bilancio positivo. «Grazie a soci come Cdp Equity e Isa abbiamo avuto modo di crescere mantenendo inalterato il nostro dna. Un dna che ha nel capitale umano e nella crescita attraverso la formazione i suoi elementi centrali». 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