12 February 2026

Destagionalizzazione in Italia? Macché. Gli italiani sono sempre più poveri

Questo fatto della destagionalizzazione che improvvisamente avrebbe aperto nuovi orizzonti nel turismo italiano sta iniziando a darmi fastidio.

La realtà è molto più semplice. Le proposte per settembre e ottobre ci sono sempre state, anche se non strutturate come nell’ultimo anno. Ma ci sono sempre state. Ora, per quale motivo gli italiani e alcuni flussi esteri arrivano in Italia nei messi di cui sopra? La risposta si dà da sola, basta guardarsi il portafoglio.

Le famiglie italiane sono sempre più povere e i prezzi  sempre più alti. Non credo alle palle di chi sostiene che tutto è aumentato per cui il prodotto deve aumentare. La verità è che deve rimanere intagibile la quota di profitto. Questo è il punto.

Dicevamo: le famiglie sono sempre più povere e quindi è normale che le vacanze se le facciano a settembre e ottobre. Non possono più permettersi luglio o agosto. I prezzi in questi periodi sono alle stelle. Quale destagionalizzazione? Il tempo di vacanza si è allungato perché si è allargata la povertà.

Di Giuseppe Aloe

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I dati 2025 mostrano una crescita solida, sempre più orientata alla qualità e a un modello di sviluppo equilibrato.\r\n\r\nNe parliamo con Blanca Pérez-Sauquillo, direttrice dell’Ente Spagnolo del Turismo a Milano.\r\nLa destagionalizzazione sta diventando una leva reale per la Spagna?\r\nNel 2025 si prevede di chiudere l’anno con una spesa turistica in destinazione pari a 134.710 milioni di euro, in crescita del 6,8% rispetto all’anno precedente, e con 97 milioni di turisti internazionali, il 3,5% in più rispetto al 2024. La crescita avviene secondo un modello coerente con la tripla sostenibilità – economica, sociale e ambientale – in cui gli aspetti qualitativi assumono un peso sempre maggiore rispetto a quelli puramente quantitativi.\r\nRispetto al 2019, la crescita degli arrivi nel 2025 è stata significativamente più elevata al di fuori dell’alta stagione. Mesi come novembre, febbraio, ottobre, gennaio e aprile hanno registrato tassi di crescita nettamente superiori alla media annua e più alti rispetto ai mesi estivi, confermando che la destagionalizzazione sta diventando una leva strutturale.\r\nCome state ripensando l’offerta per rispondere alla domanda di esperienze più autentiche e meno congestionate?\r\nLa strategia di Turespaña punta, oltre che alla destagionalizzazione, alla diversificazione delle destinazioni, valorizzando mete meno conosciute e dell’entroterra e rafforzando il turismo esperienziale. In questo contesto si inserisce il progetto “Experiencia España”, finanziato con fondi Next Generation nell’ambito del PRTR, che promuove alleanze tra imprese turistiche e destinazioni per sviluppare esperienze innovative e sostenibili.\r\nLe esperienze spaziano da quelle gastronomiche a quelle culturali e naturalistiche, come la Rete dei caseifici di Spagna o il progetto “Spagna in fioritura”, che valorizza le diverse fioriture stagionali su tutto il territorio nazionale. A questo si affianca il sostegno ai Club di Prodotto specializzati, come Saborea España, il Club delle Città del Vino (ACEVIN) e lo Spain Heritage Network, dedicato a castelli e palazzi storici.\r\nQuali indicazioni arrivano dai dati 2025 e quali saranno i temi promozionali chiave per il 2026?\r\nIl mercato italiano resta prioritario e si colloca al quarto posto per numero di turisti. 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