17 June 2024

Anche Federcongressi chiede al governo di ripensare il fermo ai convegni

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La presidente Federcongressi&eventi, Alessandra Albarelli

Quando il governo non sa cosa fare di fronte al Covid-19 chiude le fiere e i congressi, causando un danno incalcolabile al sistema economico delle principali città italiane e a migliaia di imprese”. Federcongressi&eventi aggiunge la propria voce a quella di Aica nel richiedere alle istituzioni un passo indietro in merito alla misura di sospensione annunciata nell’ultimo dpcm firmato ieri dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

“Bloccare le fiere e i congressi – prosegue la nota Federcongressi – significa spegnere l’economia del paese perché non potranno lavorare, non solo le imprese del settore, ma gli alberghi, i ristoranti, i taxi, gli allestitori, le società di catering, le cooperative di facchinaggio i service tecnici. Si colpisce un settore in cui il distanziamento è semplice e sono stati fatti ingenti investimenti dagli operatori per le misure di sicurezza come rilevatori agli ingressi di temperatura corporea, sistemi di igienizzazione degli spazi, percorsi guidati e conta persone per non creare assembramenti. Non ci sono stati focolai di contagio nelle fiere e nei congressi appena svolti. Chiudere adesso significa non poter neppure programmare l’attività del 2021 distruggendo un intero settore che invece resta aperto in altri paesi europei con tassi di contagio ben più alti del nostro. Si lasci alle regioni la scelta delle manifestazioni e grandi eventi da vietare tramite ordinanze. Siamo disponibili a concordare nuovi protocolli di sicurezza, ma non a nuove chiusure. Questa volta non staremo a guardare in silenzio!”.

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Grazie ai gruppi e a promozioni specifiche riusciamo però quasi sempre a equilibrare gli andamenti della domanda\".\r\n\r\nA monte di quest'ultima evoluzione c'è sicuramente il tema dei prezzi, con i consumatori che, in un contesto di elevata inflazione, sono sempre più propensi a prenotare nei periodi in cui le tariffe sono più basse. \"I costi che continuano ad aumentare e lo scenario si fa più complesso - ammette Giuliana Carniel - In Messico, per esempio, sono cambiate le politiche sociali e di conseguenza sono aumentati i costi del personale, la moneta si è svalutata e alcuni dei beni primari hanno visto i prezzi impennarsi sino al 40%. Con la nuova presidente appena eletta, inoltre, gli stipendi potrebbero essere destinati a salire ulteriormente. Non solo: in Messico a volte è difficile perfino fare delle previsioni di budget, dato che voci come quella dell'energia elettrica possono balzare dal 20% semplicemente da un giorno all'altro. 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