1 March 2024

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Testo dell'annuncio

Ventennale esperienza in amministrazione/gestione del personale maturata in compagnia aerea offresi per zona Roma o Latina. Massima serietà e professionalità. Lingua inglese scritta e parlata. Per contatti Franca, 347 6487319.


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Tra tre anni arriveremo al 22% delle camere “Il tasso di penetrazione delle catene in Italia è ancora tra i più bassi in Europa - spiega la senior analyst di Thrends, Irina Hernández -. Tuttavia, da un lato l’interesse degli investitori internazionali verso il nostro paese, soprattutto nel segmento luxury, e dall’altro la diminuzione delle camere di hotel in Italia, porterà molto probabilmente la presenza delle catene alberghiere nel Paese dall'attuale 20,1% a oltre il 22% tra tre anni, con una conseguente accelerazione del processo di consolidamento del mercato”. D'altra parte, i brand (soprattutto quelli internazionali) continuano a dare priorità alle prime quattro città italiane, essendo infatti Roma, Milano, Venezia e Firenze le destinazioni con il maggior numero di alberghi di catena (il 39% del totale). La pressione dei player globali sull’Italia non è mai stata così evidente: alla chiusura del censimento si contano 155 marchi internazionali presenti in Italia, contro i 75 di appena dieci anni fa, per una crescita del 100%. I gruppi con il maggior numero di hotel sono in particolare Bwh, Accor, Marriott International, B&B Hotels e Minor Hotels, che detengono il 19% degli alberghi brandizzati nel nostro paese. Le prime tre catene domestiche (per numero di hotel) sono invece Gruppo Una, Apogia Hotels e Iti Hotels. Cresce l'interesse degli investitori internazionali per i gruppi domestici Nel dettaglio, le compagnie alberghiere presenti sul suolo italiano sono passate da 138 a 270 (per gruppo, Thrends intende da sempre qualsiasi operatore che gestisca almeno cinque strutture con uno o più marchi differenti, ndr). Di questi, oggi, il 73% sono realtà domestiche, verso le quali negli ultimi anni, anche grazie al ricambio generazionale, è crescente l’interesse da parte degli investitori esteri. Sono infatti diverse le operazioni di vendita o joint venture tra fondi di investimento o altre catene internazionali e i gruppi italiani. Tra le ultime, ricordiamo l’acquisizione del 75% di Mira Hotels & Resorts da parte di Dsr Hotel Holding; l’acquisizione del 100% di Baglioni Hotels da parte della catena messicana Palace Resorts; la joint venture tra il gruppo Pellicano e la società di asset management paneuropea Aermont Capital. Nei prossimi anni (2024-2027) è inoltre in programma lo sviluppo e/o affiliazione di 232 hotel, di cui il 68% appartenenti a gruppi internazionali. Di questi, cinque riguardano strutture del segmento economy, 35 del midscale, 83 dell'upscale e 93 del luxury. Di 16 nuovi sviluppi non si conosce invece ancora il futuro posizionamento. Il 32% delle nuove aperture è rappresentato da hotel che entreranno a far parte di una catena domestica, mentre il restante 68% apparterrà a catene internazionali: il 32% americane, il 16% francesi, l’8% spagnole. Focus sulle Big 4 ma spunta anche per Napoli Le regioni che vedranno il maggior numero di nuove aperture sono la Lombardia (21%), il Lazio (20%), il Veneto (12%) e la Toscana (9%). Le prime cinque destinazioni per numero di hotel in pipeline sono invece Roma (18%), Milano (10%), Venezia (6%), Firenze (6%) e Napoli (3%). 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