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24 febbraio 2011 08:47
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DIREZIONE TECNICA PER LA REGIONE VENETO OFFRESI. SOLO TITOLO. DISPONIBILITA’ DA APRILE 2011. TEL. 335 1306993.
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[post_content] => Austrian Airlines ha registrato una perdita operativa rettificata di 93 milioni di euro nel primo semestre del 2026, in calo di 50 milioni di euro rispetto all'anno precedente. L'impennata dei prezzi del carburante e la sospensione forzata di diverse rotte in Medio Oriente hanno compensato i benefici derivanti dal precedente forte trend di crescita della domanda di passeggeri.
Medio Oriente
Per la compagnia la crisi non è solo una questione di aumento dei costi del carburante. La chiusura o la restrizione di diversi spazi aerei, unitamente ai requisiti di sicurezza, ha portato alla sospensione temporanea dei voli per Amman, Erbil, Tel Aviv e Teheran. Queste sole cancellazioni di voli hanno causato perdite stimate in decine di milioni di euro.
Questo episodio mette in luce la particolare vulnerabilità del modello hub di Vienna: le rotte verso il Levante, l'Iraq e l'Iran alimentano sia il traffico locale sia i collegamenti tra l'Europa centrale, il Medio Oriente e l'Asia. Oltre ai voli cancellati, le deviazioni imposte ad alcuni voli aumentano meccanicamente i costi operativi a causa dei tempi di percorrenza più lunghi, del maggiore consumo di carburante e delle limitazioni nella pianificazione degli equipaggi.
Redditività ridotta
La domanda, tuttavia, è rimasta sostenuta. Austrian Airlines ha trasportato 6,96 milioni di passeggeri tra gennaio e giugno, con un incremento del 6% rispetto all'anno precedente, mentre i ricavi sono aumentati del 4% a 1,22 miliardi di euro. Il tasso di occupazione dei posti è migliorato di 3,4 punti percentuali, raggiungendo l'80,6%, mentre la capacità, misurata in chilometri per posto disponibile, è rimasta pressoché invariata a 13,53 miliardi.
La regolarità operativa, tuttavia, rimane elevata: il 98,8% del programma è stato completato come previsto. La compagnia aerea ha inoltre riutilizzato la capacità resasi disponibile a seguito delle sospensioni in Medio Oriente: sono stati programmati circa 800 voli aggiuntivi verso destinazioni turistiche europee come Palma di Maiorca, Dubrovnik, Barcellona, Nizza e Malaga.
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[post_content] => L'Autorità cinese di regolamentazione del mercato ha annunciato di aver inflitto una multa e disposto la confisca di somme per un totale di 5,2 miliardi di yuan (770 milioni di dollari) a carico di Trip.com Group, come riportato dall'agenzia di stampa Reuters. Il provvedimento è stato motivato dall'abuso di posizione dominante nel mercato interno delle prenotazioni alberghiere online.
Trip.com, la più grande piattaforma di viaggi online della Cina, ha utilizzato meccanismi di allocazione del traffico, regole della piattaforma e misure tecniche per stipulare accordi di esclusiva con alcuni hotel, nel tentativo di offrire i prezzi più bassi, ha affermato l'autorità di regolamentazione.
L'Autorità ha confiscato 1,66 miliardi di yuan di proventi illeciti e ha imposto una multa di 3,52 miliardi di yuan. Trip.com, proprietaria dei marchi di prenotazione viaggi Ctrip, Skyscanner e Qunar, ha dichiarato: "Accettiamo sinceramente la decisione e vi ci adegueremo pienamente; seguiremo rigorosamente le disposizioni dell'autorità per attuare sistematicamente ogni misura correttiva, garantendo che tutte le azioni vengano eseguite in modo efficace".
Restituzione
Ha inoltre ordinato a Trip.com di restituire 122 milioni di yuan relativi a depositi per prenotazioni che, secondo l'autorità, l'azienda aveva trattenuto agli albergatori. Tali pratiche hanno danneggiato la concorrenza e i consumatori, limitando la capacità degli hotel di operare su diverse piattaforme e di fissare autonomamente i propri prezzi, ha affermato l'agenzia in una nota pubblicata sul proprio sito web.
La Cina ha avviato un'indagine antitrust a gennaio, a seguito di segnalazioni secondo cui Trip.com avrebbe imposto condizioni inique agli hotel e manipolato i prezzi.
La sanzione giunge mentre Pechino si muove per arginare la concorrenza sleale tra le piattaforme internet e l'eccessiva competizione sui prezzi che, secondo le autorità, ha danneggiato le imprese e alimentato pressioni deflazionistiche.
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[post_content] => Sarajevo è una delle più belle città della regione balcanica. Si trova al centro di un massiccio montuoso, tra le colline e le pendici del mMonte Trebević.
«Per capire quello che è oggi Sarajevo bisogna tornare indietro nel tempo - spiega Nermin Kahriman, che nel 2022 ha fondato Bella Bosnia Tours insieme con Lejla Miso -. Siamo una popolazione illirica proveniente dal Caucaso; dopo la conquista romana e il breve periodo bizantino il territorio fu colonizzato da tribù slave; nel 1428 arrivarono i turchi e, 30 anni dopo, fu un comandante ottomano a edificare il caravanserraglio che è all’origine del nome Sarajevo, che significa “palazzo tra i campi”. La città divenne il centro di tutti gli organi amministrativi turchi, nonché il centro culturale ed educativo della Bosnia ed Erzegovina. Nel XVI secolo ebbe un incredibile sviluppo e divenne capitale».
Come si legge nella guida “Sarajevo amore mio” di Bella Bosnia Tours, Edizioni La Carmelina, “Sarajevo è il luogo dove si incontrano diverse culture, dove i fili della storia si intrecciano con le passioni individuali”. Una delle sue caratteristiche è proprio il pluralismo religioso, con la presenza di architetture che testimoniano i diversi periodi della sua storia: le moschee e i minareti della dominazione turca, i palazzi e le chiese liberty di quella austriaca e poi gli attuali templi e grattacieli.
Il percorso di scoperta
Per avere un’immagine d’insieme il percorso di scoperta di Sarajevo prende il via dalla Fortezza Gialla: le sue antiche mura offrono la vista più bella sulla capitale. Il simbolo di Sarajevo e punto di partenza della visita sarà poi il Sebilj in Piazza Baščaršija, una fontana pubblica ottomana in legno a forma di chiosco, tuttora vivace punto di incontro di cittadini e visitatori. Nel quartiere del vecchio bazar si trova anche la moschea di Gazi Husrev-beg: costruita nel 1530, è considerata il maggiore esempio di architettura ottomana classica del paese.
Poco distante dal Sebilj si apre la zona austro-ungarica: nel quarantennio della dominazione (che va dal 1878 al tragico attentato del 1914) vennero costruiti edifici imponenti: abitazioni, ma anche strutture ospedaliere, ponti, ferrovie e il primo teatro. Il 28 giugno del 1914 lo studente nazionalista Gavrilo Princip assassinò l’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo - erede al trono - e la moglie Sofia presso il Ponte Latino, sul fiume Miljacka. Il tragico evento fu la scintilla che fece scoppiare la Prima Guerra Mondiale. Oggi i visitatori possono vedere il ponte e visitare il vicino museo di Sarajevo 1878-1918, dedicato al periodo del dominio austro-ungarico in Bosnia ed Erzegovina.
Storicamente, tra il 1945 e il 1991, Sarajevo visse il periodo della Jugoslavia Socialista, la Jugoslavia di Tito. Fu un tempo di stabilità e di espansione economica che culminò con i Giochi Olimpici Invernali del 1984: un evento di grande importanza storica e simbolica, che portò Sarajevo al centro della scena mondiale. Si può salire con la funivia in cima al Monte Trebević per poi percorrere i tronconi di cemento scampati alla distruzione di quella che era la pista da bob e slittino costruita per i Giochi, oggi palestra per gli artisti della street-art.
Tornando in centro e camminando lungo il fiume si può ammirare e visitare un edificio simbolo della guerra più vicina a noi, quel tragico assedio di Sarajevo che durò 1426 giorni, dal 1992 al 1995 e cambiò la storia di queste terre portando morte e dolore, concludendosi con gli accordi di Dayton. La City Hall è la vecchia biblioteca ed è parte di quel 70% di edifici che vennero bruciati e rasi al suolo dai bombardamenti e furono poi ricostruiti con cura. Oggi ha al suo interno uno spazio dedicato ad eventi culturali, la sala del consiglio comunale dove vengono prese le decisioni per il Cantone di Sarajevo, l’Ars Aevi - una preziosa collezione artistica contemporanea su due piani - e una mostra che racconta la guerra, testimoniata nel centro storico anche dalle “rose di Sarajevo” i crateri provocati dai colpi di mortaio che vennero poi riempiti di resina rossa per ricordare le vittime.
Sarajevo è una città moderna e affascinante, che guarda con vivacità al futuro, ma per conoscerla bisogna ripercorrere gli eventi terribili che l’hanno segnata e preservare la memoria di ciò che è stato. Si visita il museo del genocidio di Srebrenica, in cui persero la vita più di 8300 civili, si attraversa il tunnel della Speranza - che passava sotto l’aeroporto e permetteva l’approvvigionamento collegando la città assediata al resto del mondo - e si incontrano coloro che hanno combattuto in luoghi densi di significato come il museo dei Veterani. Per concludere un viaggio a Sarajevo si torna alla natura visitando il Vrelo Bosne, la riserva naturale dove si trovano le sorgenti del fiume Bosna e che oggi, con i suoi 631 ettari, accoglie famiglie e sportivi, mostrando quante attività outdoor si possano praticare tra le alture e le acque che circondano la capitale della Bosnia Erzegovina.
(Chiara Ambrosioni)
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[post_content] => Non solo Roma, Venezia, Firenze, Milano e Napoli. Il turismo italiano nasconde un vero tesoro anche nei piccoli comuni.
In Italia, infatti, sono 2.137 quelli delle aree interne con una vocazione turistica, ma soltanto il 16% (circa 350) riesce attualmente a esprimere in modo efficace il proprio potenziale. Una crescita sostenibile dei flussi turistici, in questi territori, potrebbe generare, nei prossimi 5 anni, un incremento di circa 1,6 miliardi di euro di Pil e ben 14mila nuovi occupati.
Emerge da un'indagine realizzata da Confturismo - Confcommercio, in collaborazione con Isfort, su "Il valore turistico dei centri minori" e presentata in occasione del convegno "Turismo è Territorio" a cui hanno partecipato il ministro del turismo Gianmarco Mazzi, il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli e Manfred Pinzger, presidente di Confturismo.
Attualmente, secondo lo studio, i Comuni delle aree interne con una vocazione turistica producono oltre 128 milioni di pernottamenti all'anno e una spesa turistica che vale 25 miliardi di euro. Tra gli esempi più significativi figurano alcuni Comuni del Veneto (Caorle, Jesolo e Cavallino Treporti in provincia di Venezia; San Michele al Tagliamento e Lazise, in provincia di Verona) che pur non essendo poli urbani si collocano ai vertici del ranking nazionale delle presenze turistiche. Gli altri 1.787 Comuni invece, pari a oltre l'80% del totale, registrano livelli di attrattività ancora limitati.
Complessivamente generano circa 33 milioni di pernottamenti e una spesa turistica annua di 6 miliardi di euro, evidenziando ampi margini di sviluppo e miglioramento.
«Il turismo inanella record su record ma è molto più di un settore economico: è uno dei principali interpreti del Sense of Italy, quel patrimonio di cultura, stile di vita, accoglienza e identità che rende il nostro Paese unico nel mondo. È un valore che va oltre il Made in Italy, perché non si può replicare né delocalizzare, e non è messo in pericolo dalla tecnologia, che è invece uno strumento necessario per migliorarlo» dice Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, intervenendo in videocollegamento.
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[post_content] => Italia mercato al top per gli investimenti immobiliari alberghieri? Sembrerebbe proprio di sì, almeno a giudicare dai numeri presentati questa mattina da Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari, in compagnia di Giampiero Schiavo, a.d. di Castello Sgr e di Francesca Zirnstein, direttore generale di Scenari Immobiliari.
Durante l'Hospitality Forum 2026, di cui Travel Quotidiano è media partner, i dati relativi al mercato immobiliare alberghiero italiano hanno evidenziato un 2025 vitale, con investimenti pari a 2,35 miliardi, in crescita del 27%. Ma quel che più conta è che il trend positivo si allunga anche sul 2026, con investimenti stimati in 1,25 miliardi di euro.
Allargando il raggio all'Europa, il risultato non cambia: investimenti 2025 pari a 24,4 miliardi, in aumento dell'8% e operazioni su quasi 430 strutture da gennaio 2025 a maggio 2026, coinvolgendo un totale di più di 84.000 camere.
Tornando all'Italia, gli investimenti si sono concentrati sulle strutture di fascia più alta, a 4 e 5 stelle, con circa 70 strutture e 5.250 camere coinvolte negli investimenti 2025.
«I numeri dimostrano la vitalità di un settore resiliente - ha spiegato Breglia -. A guidare la classifica Roma, ma in ottima posizione anche le altre destinazioni secondarie e ad alto potenziale».
Le criticità che restano
Certo, i nodi al pettine restano: «L'offerta italiana resta frammentata e servirebbe più coesione per sfruttare le economie di scala sull'esempio degli altri grandi mercati internazionali. Basti pensare che i primi dieci gruppi alberghieri italiani insieme raggiungono circa un quarto delle camere gestite dal ventesimo operatore mondiale, Aimbridge. Inoltre, mancano gruppi quotati e programmi fedeltà strutturati; da qui l'esigenza di una maggiore internazionalizzazione per competere a livello globale».
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[post_content] => E' di nuovo una performance da record quella del turismo in Grecia, nei primi quattro mesi del 2026, con una crescita significativa sia in termini di fatturato sia di numero di visitatori, rispetto al periodo gennaio-aprile 2025 che già aveva toccato numeri da primato.
Nel primo quadrimestre dell'anno, le entrate derivanti dal turismo sono aumentate di 752,9 milioni di euro, +36,9%, raggiungendo i 2,79 miliardi di euro, mentre i pagamenti relativi ai viaggi sono cresciuti del 14%, arrivando a 1,13 miliardi di euro. Complessivamente, le entrate del paese derivanti dal turismo internazionale hanno superato la spesa turistica all'estero dei residenti di 1,66 miliardi di euro, con un incremento del 58% rispetto a 1,05 miliardi di euro nello stesso periodo del 2025.
Gli arrivi sono aumentati del 27,1%, per un totale di 5,24 milioni di visitatori, rispetto ai 4,12 milioni dello stesso periodo del 2025; in particolare, il numero di viaggiatori arrivati via terra è aumentato del 67,8%; segno più anche per il traffico aereo, seppur di un più modesto 12,8%.
Da notare che ad aumentare non è stato solo il numero dei visitatori, ma anche il valore della spesa media per viaggio, che è cresciuta dell'8,6% su base annua. Gli introiti provenienti dai paesi dell'Unione europea sono aumentati del 38,7%, raggiungendo 1,37 miliardi di euro, leggermente di più rispetto a quelli provenienti da paesi extra-Ue, cresciuti del 37,5% a 1,34 miliardi di euro. La differenza negli arrivi è stata più marcata, con un incremento del 36,1% per i paesi dell'Ue e del 18,3% per il resto del mondo.
Balzo in avanti degli arrivi dall'Italia
Ottima performance per il mercato Italia, che nel quadrimestre ha fatto segnare un incremento del 57,5% dei ricavi e del 21,6% degli arrivi. Anche il Regno Unito ha dato un contributo particolarmente significativo, con entrate turistiche pari a 331,7 milioni di euro e flussi turistici in crescita del 51%. Positivi anche i numeri della Francia, con ricavi in aumento del 12,6% e arrivi in crescita del 14,1%.
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[post_content] => Il Wttc ha evidenziato il ruolo crescente del Kenya nel settore turistico africano, con nuovi dati di economic impact research che mostrano come l'industria dei viaggi e del turismo del Paese abbia contribuito con 12,7 miliardi di dollari all'economia nazionale nel 2025. Secondo la ricerca, sponsorizzata da Chase Travel e riportata da TravelDailyNews, il settore rappresenta il 9,3% del Pil del Kenya e sostiene 1,8 milioni di posti di lavoro, pari all'8,3% dell'occupazione totale.
I risultati indicano che le performance del settore turistico keniota sono supportate da un modello di domanda equilibrato. La spesa dei visitatori internazionali ha raggiunto i 5 miliardi di dollari nel 2025, rappresentando il 52,4% della spesa turistica totale e superando di poco la spesa dei visitatori nazionali, pari a 4,5 miliardi di dollari. Nel corso dell'anno, il Kenya ha accolto 2,5 milioni di visitatori internazionali, con un incremento del 5,6% rispetto al 2024, consolidando la sua posizione come una delle principali porte d'accesso al turismo in Africa.
I risultati della ricerca hanno inoltre evidenziato i progressi del Kenya nel turismo sostenibile. Il settore ricava il 19,9% della sua energia da fonti a basse emissioni di carbonio, una percentuale significativamente superiore sia alla media globale del 5,9% che alla media africana del 2,9%.
Una risorsa fondamentale per tutta l'Africa
Le ultime ricerche del Wttc mostrano che nel 2025 il settore dei viaggi e del turismo ha contribuito all'economia africana con 228 miliardi di dollari, pari al 7% del Pil regionale. Il settore è cresciuto del 5%, superando sia l'economia africana nel suo complesso, che ha registrato una crescita del 3,5%, sia il tasso di crescita medio globale del settore viaggi e turismo, pari al 4,1%. Si prevede che entro il 2026 il settore contribuirà con 241 miliardi di dollari all'economia africana, con una crescita del 5,4%. Il Wttc ritiene inoltre che l'Africa si classificherà tra le regioni turistiche a più rapida crescita a livello globale, insieme all'Asia-Pacifico.
Nel 2025, il settore dei viaggi e del turismo in Africa ha generato 30,2 milioni di posti di lavoro, con una previsione di aumento a 31,5 milioni nel 2026. Nei prossimi dieci anni, si prevede che il settore creerà ulteriori 9,4 milioni di posti di lavoro, arrivando a 40,9 milioni entro il 2036. Attualmente, i viaggi nazionali rappresentano circa il 61% della spesa turistica in tutto il continente. Tuttavia, la domanda internazionale continua a rafforzarsi, con una previsione di crescita della spesa dei visitatori internazionali del 6,8% entro il 2026, fino a raggiungere gli 80 miliardi di dollari. Nel 2025 l'Africa ha accolto 99,2 milioni di visitatori internazionali, con un incremento del 14,1% rispetto all'anno precedente, a testimonianza della continua ripresa e delle opportunità di crescita a lungo termine.
Il Wttc ha individuato diverse priorità per sostenere la crescita del turismo in tutta l'Africa, tra cui la semplificazione delle procedure per l'ottenimento dei visti, il miglioramento della connettività, le soluzioni di viaggio digitali e biometriche, la modernizzazione delle infrastrutture, la diversificazione dei prodotti turistici, lo sviluppo della forza lavoro e una maggiore adozione delle tecnologie.
Gloria Guevara, presidente e ceo del Wttc, ha dichiarato: «L'Africa è ora una delle regioni turistiche in più rapida crescita a livello globale e il Kenya sta contribuendo a guidare questa tendenza. Grazie a un forte contributo economico, a un modello di domanda equilibrato e a una chiara leadership nel turismo sostenibile, il Kenya dimostra cosa può significare il successo a lungo termine nel settore dei viaggi e del turismo. Il Wttc è orgoglioso di continuare a rafforzare il proprio impegno con il Kenya e l'Africa, amplificando la voce della regione sulla scena globale e sostenendo gli sforzi volti a sbloccare l'immenso potenziale del settore dei viaggi e del turismo come motore di occupazione, investimenti e crescita economica sostenibile».
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[post_content] => Neanche il ponte del 2 giugno ravviva il turismo organizzato. Ancora 9 agenzie di viaggio su 10 segnalano vendite in calo. “Il danno reale non è la guerra, ma la sua narrazione”. Ma c’è fiducia nella stabilizzazione o recupero nel prossimo trimestre per il 53% degli agenti: la crisi non è finita, ma almeno ha smesso di peggiorare.
La rilevazione di maggio 2026 dell’Osservatorio Aidit su un campione di 274 agenzie di viaggio distribuite su tutto il territorio nazionale fotografa un settore sotto pressione: il 90% registra ancora vendite in diminuzione rispetto allo scorso anno e quasi la totalità (87,6%) indica nei media il principale fattore che frena la domanda. La fake news che ha fatto più danni? “Il carburante per gli aerei sta finendo. Probabilmente le scorte si esauriranno il 15 maggio.”.
Le agenzie di viaggio italiane lavorano oggi in un clima segnato più dalla percezione del rischio che dal rischio reale. È questo il dato centrale che emerge dalla rilevazione di maggio dell’Osservatorio Aidit, l’indagine continuativa con cui l’Associazione Italiana Distribuzione Turistica raccoglie ogni mese, dall’inizio della guerra in Iran , la voce diretta delle agenzie — oltre 1.300 risposte complessive raccolte nelle diverse rilevazioni.
Business in calo
Il quadro congiunturale è netto. Nelle ultime quattro settimane il 74,7% delle agenzie dichiara un business in calo, e per quasi metà del campione (48%) si tratta di un calo “forte”. Nel confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente, 9 agenzie su 10 (90%) segnalano vendite in diminuzione. Tra chi è in flessione, la contrazione di fatturato si concentra nella fascia tra il –10% e il –25% (34,1%), ma quasi un terzo (31,8%) stima una perdita superiore al –25%.
A pesare non è la disponibilità di spesa in sé, ma un’incertezza diffusa che modifica i comportamenti di acquisto. Oggi i clienti cercano soprattutto sicurezza (77,4%), prezzo (55,5%) e flessibilità (24,1%); il 73% è meno fiducioso nel prenotare rispetto a un mese fa; servono più preventivi per chiudere una vendita (per il 75% delle agenzie il numero è aumentato) e si prenota molto più sotto data (il 78% rileva un accorciamento dell’anticipo). In altre parole: la domanda non è sparita, ma è diventata più lenta, più prudente e più difficile da convertire.
Il vero moltiplicatore della crisi: l’informazione allarmistica.
Il punto su cui le agenzie sono più compatte riguarda il ruolo dei media. L’87,6% indica che i media stanno influenzando “moltissimo” e in modo negativo la domanda (il 98,9% almeno “abbastanza”). E il lavoro di rassicurazione è ormai quotidiano: il 94,5% degli agenti si trova “sempre” (58,8%) o “spesso” (35,7%) a dover smentire informazioni non corrette ai propri clienti.
Tra i canali percepiti come più responsabili dell’allarmismo svettano i telegiornali nazionali (86,9%), seguiti dai social network (52,9%) e dai quotidiani online (29,2%). La disinformazione più frequente da smentire è stata, in modo nettissimo, la notizia secondo cui “il carburante per gli aerei sta finendo” (71,2%), davanti al generico “è pericoloso viaggiare a causa della guerra” (14,6%).
Prospettive e richieste al sistema
Lo sguardo sui prossimi tre mesi resta cauto: il 47,3% prevede prenotazioni in calo, il 31,9% stabili ma il 20,9% in crescita. Di fronte a questo scenario la richiesta delle agenzie è chiara: il 60,1% chiede prima di tutto supporto e riconoscimento dalle Istituzioni, il 24% linee guida ufficiali da condividere con i clienti, a conferma che la principale emergenza percepita è oggi quella comunicativa e reputazionale, prima ancora che operativa.
Gli italiani vogliono ancora partire
“I nostri agenti non stanno raccontando una crisi della voglia di viaggiare: gli italiani vogliono ancora partire. Stanno raccontando una crisi di fiducia, alimentata da una narrazione spesso allarmistica e non verificata. Quando il 95% delle agenzie passa le giornate a smentire notizie false — dal carburante che finisce alle destinazioni ‘off limits’ — il danno economico è reale e misurabile. Chiediamo alle Istituzioni e ai media un’informazione responsabile e dati certi: è il modo più efficace per proteggere imprese, lavoro e il diritto delle persone a viaggiare in sicurezza.” ha dichiarato Domenico Pellegrino, presidente di Aidit
La fotografia di maggio va letta dentro una traiettoria. L’Osservatorio misura il sentiment delle vendite su una scala da −2 (forte calo) a +2 (forte crescita). L’indice, positivo in autunno (+0,20 a ottobre 2025), è scivolato in territorio negativo in inverno (−0,35 a dicembre) e ha toccato il minimo storico ad aprile 2026 (−1,65), in coincidenza con l’acuirsi della crisi mediorientale e dell’ondata di notizie allarmistiche. A maggio si registra un primo, parziale assestamento (−1,10): il clima resta fortemente negativo, ma la curva interna risale di oltre mezzo punto rispetto al punto più basso, segnale di una possibile stabilizzazione ancora tutta da consolidare.
L’indice “andamento vendite” (la dinamica corrente) migliora ad maggio rispetto ad aprile (da −1,65 a −1,10), mentre l’indice “vendite rispetto all’anno precedente” resta sostanzialmente ancorato sul fondo (da −1,33 a −1,28). Tradotto: la ripartenza congiunturale di brevissimo periodo non ha ancora colmato il divario accumulato su base annua. La crisi, insomma, non è finita; al massimo ha smesso di peggiorare.
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Superati i valori del 2019 anche a livello europeo, sia per i passeggeri sia per le merci, il mercato del trasporto aereo segna un trend positivo che l'Italia potrà mantenere attraverso gli investimenti che dovranno essere tempestivi e consistenti per accompagnare uno sviluppo sostenibile, anche grazie alle nuove tecnologie.
"Come delineato anche dal Piano nazionale degli aeroporti finalizzato di recente dal ministro Salvini sulla base delle proposte di Enac, gli investimenti sono ritenuti imprescindibili per garantire la crescita prevista del traffico passeggeri: da 230 di oggi a 305 milioni di passeggeri entro il 2035, sono un obiettivo possibile con un sistema Paese più efficace e agile che renda fluidi i farraginosi passaggi burocratici che, evidentemente, frenano le realizzazioni infrastrutturali - ha dichiarato il presidente Enac, Pierluigi Di Palma -. Gli investimenti sono una linfa vitale necessaria per sostenere uno sviluppo innovativo e sostenibile, con al centro il passeggero, vero cuore del sistema. Il trasporto aereo non è solo un motore economico per business e turismo: è un servizio primario, essenziale per rispondere alle nuove esigenze della società e promuovere il benessere collettivo”.
Nel 2025, i volumi di traffico passeggeri movimentati nei 28 Paesi dell'area comunitaria sono cresciuti complessivamente del 4% rispetto al 2024, dato ben superiore alla crescita del Pil europeo, registrando un nuovo record storico di passeggeri movimentati. La dinamica europea del settore merci aeree registra per il 2025 è simile a quello dei passeggeri, con un aumento complessivo del +3,6% e il record storico di 19,1 milioni di tonnellate movimentate. In questo quadro, l'Italia riporta un aumento del 2,4%, più contenuto rispetto al valore complessivo europeo. Da rilevare che nel primo trimestre 2026 il dato delle merci flette leggermente a Malpensa, Fiumicino e Venezia, mentre aumenta considerevolmente (+63,7%) a Bergamo, aeroporto che ha ripreso a crescere in termini di traffico passeggeri per consolidare il terzo posto dopo Fiumicino e Malpensa.
Il buon andamento del traffico passeggeri ha portato otto aeroporti italiani a collocarsi, nel 2025, tra i primi 50 a livello continentale, superando la soglia dei 10 milioni di passeggeri annui; Palermo potrebbe diventare il nono già nel 2026. Le statistiche relative alle compagnie aeree in Europa vedono Ryanair al primo posto, con 206,6 milioni di passeggeri trasportati nel 2025 (circa 9,5 milioni in più rispetto al 2024 e 54,2 milioni in più rispetto al 2019). I tre principali gruppi europei, Lufthansa Group, Iag e Air France-Klm, hanno registrato un traffico rispettivamente di 135, 122 e 103 milioni di passeggeri.
Anche nel 2025, i vettori low cost hanno confermato una presenza dominante nei principali Paesi europei, inclusa l'Italia, dove la quota di mercato è salita al 66% nel 2025. Valori più elevati si registrano in Regno Unito e Spagna tra i principali mercati.
Sempre lo scorso anno i vettori europei hanno trasportato 1.115 milioni di passeggeri, contro i 972 milioni dei vettori americani. Le tre principali alleanze mondiali hanno trasportato complessivamente circa 2,16 miliardi di passeggeri nel 2025 (2,2 miliardi nel 2019 e 2,1 miliardi nel 2024). Star Alliance è al primo posto con 869 milioni di passeggeri, seguita da SkyTeam con 688 milioni e OneWorld con 602 milioni.
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Ancora 9 agenzie di viaggio su 10 segnalano vendite in calo. “Il danno reale non è la guerra, ma la sua narrazione”. Ma c’è fiducia nella stabilizzazione o recupero nel prossimo trimestre per il 53% degli agenti: la crisi non è finita, ma almeno ha smesso di peggiorare.\r\nLa rilevazione di maggio 2026 dell’Osservatorio Aidit su un campione di 274 agenzie di viaggio distribuite su tutto il territorio nazionale fotografa un settore sotto pressione: il 90% registra ancora vendite in diminuzione rispetto allo scorso anno e quasi la totalità (87,6%) indica nei media il principale fattore che frena la domanda. La fake news che ha fatto più danni? “Il carburante per gli aerei sta finendo. Probabilmente le scorte si esauriranno il 15 maggio.”.\r\nLe agenzie di viaggio italiane lavorano oggi in un clima segnato più dalla percezione del rischio che dal rischio reale. È questo il dato centrale che emerge dalla rilevazione di maggio dell’Osservatorio Aidit, l’indagine continuativa con cui l’Associazione Italiana Distribuzione Turistica raccoglie ogni mese, dall’inizio della guerra in Iran , la voce diretta delle agenzie — oltre 1.300 risposte complessive raccolte nelle diverse rilevazioni.\r\n\r\nBusiness in calo\r\nIl quadro congiunturale è netto. Nelle ultime quattro settimane il 74,7% delle agenzie dichiara un business in calo, e per quasi metà del campione (48%) si tratta di un calo “forte”. Nel confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente, 9 agenzie su 10 (90%) segnalano vendite in diminuzione. Tra chi è in flessione, la contrazione di fatturato si concentra nella fascia tra il –10% e il –25% (34,1%), ma quasi un terzo (31,8%) stima una perdita superiore al –25%.\r\nA pesare non è la disponibilità di spesa in sé, ma un’incertezza diffusa che modifica i comportamenti di acquisto. Oggi i clienti cercano soprattutto sicurezza (77,4%), prezzo (55,5%) e flessibilità (24,1%); il 73% è meno fiducioso nel prenotare rispetto a un mese fa; servono più preventivi per chiudere una vendita (per il 75% delle agenzie il numero è aumentato) e si prenota molto più sotto data (il 78% rileva un accorciamento dell’anticipo). In altre parole: la domanda non è sparita, ma è diventata più lenta, più prudente e più difficile da convertire.\r\n\r\nIl vero moltiplicatore della crisi: l’informazione allarmistica.\r\n\r\nIl punto su cui le agenzie sono più compatte riguarda il ruolo dei media. L’87,6% indica che i media stanno influenzando “moltissimo” e in modo negativo la domanda (il 98,9% almeno “abbastanza”). E il lavoro di rassicurazione è ormai quotidiano: il 94,5% degli agenti si trova “sempre” (58,8%) o “spesso” (35,7%) a dover smentire informazioni non corrette ai propri clienti.\r\nTra i canali percepiti come più responsabili dell’allarmismo svettano i telegiornali nazionali (86,9%), seguiti dai social network (52,9%) e dai quotidiani online (29,2%). La disinformazione più frequente da smentire è stata, in modo nettissimo, la notizia secondo cui “il carburante per gli aerei sta finendo” (71,2%), davanti al generico “è pericoloso viaggiare a causa della guerra” (14,6%).\r\n\r\nProspettive e richieste al sistema\r\nLo sguardo sui prossimi tre mesi resta cauto: il 47,3% prevede prenotazioni in calo, il 31,9% stabili ma il 20,9% in crescita. Di fronte a questo scenario la richiesta delle agenzie è chiara: il 60,1% chiede prima di tutto supporto e riconoscimento dalle Istituzioni, il 24% linee guida ufficiali da condividere con i clienti, a conferma che la principale emergenza percepita è oggi quella comunicativa e reputazionale, prima ancora che operativa.\r\n\r\nGli italiani vogliono ancora partire\r\n“I nostri agenti non stanno raccontando una crisi della voglia di viaggiare: gli italiani vogliono ancora partire. Stanno raccontando una crisi di fiducia, alimentata da una narrazione spesso allarmistica e non verificata. Quando il 95% delle agenzie passa le giornate a smentire notizie false — dal carburante che finisce alle destinazioni ‘off limits’ — il danno economico è reale e misurabile. Chiediamo alle Istituzioni e ai media un’informazione responsabile e dati certi: è il modo più efficace per proteggere imprese, lavoro e il diritto delle persone a viaggiare in sicurezza.” ha dichiarato Domenico Pellegrino, presidente di Aidit\r\nLa fotografia di maggio va letta dentro una traiettoria. L’Osservatorio misura il sentiment delle vendite su una scala da −2 (forte calo) a +2 (forte crescita). L’indice, positivo in autunno (+0,20 a ottobre 2025), è scivolato in territorio negativo in inverno (−0,35 a dicembre) e ha toccato il minimo storico ad aprile 2026 (−1,65), in coincidenza con l’acuirsi della crisi mediorientale e dell’ondata di notizie allarmistiche. A maggio si registra un primo, parziale assestamento (−1,10): il clima resta fortemente negativo, ma la curva interna risale di oltre mezzo punto rispetto al punto più basso, segnale di una possibile stabilizzazione ancora tutta da consolidare.\r\nL’indice “andamento vendite” (la dinamica corrente) migliora ad maggio rispetto ad aprile (da −1,65 a −1,10), mentre l’indice “vendite rispetto all’anno precedente” resta sostanzialmente ancorato sul fondo (da −1,33 a −1,28). Tradotto: la ripartenza congiunturale di brevissimo periodo non ha ancora colmato il divario accumulato su base annua. La crisi, insomma, non è finita; al massimo ha smesso di peggiorare.\r\n ","post_title":"Osservatorio Aidit: in 9 agenzie su 10 vendite ancora in calo","post_date":"2026-06-05T10:44:53+00:00","category":["enti_istituzioni_e_territorio"],"category_name":["Enti, istituzioni e territorio"],"post_tag":[]},"sort":[1780656293000]},{"_index":"travelquotidiano","_type":"post","_id":"515889","_score":null,"_source":{"blog_id":1,"post_content":"Crescita del trasporto aereo inevitabilmente condizionata da conflitti e crisi geopolitiche a inizio 2026, anno che comunque a livello italiano mostra un andamento positivo nel primo trimestre.\r\n\r\nÈ quanto emerge dal rapporto annuale redatto da Iccsai, il centro di ricerca sulla competitività dei sistemi aeroportuali dell'Università di Bergamo, giunto alla ventesima edizione e illustrato a Roma, nella Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, nel convegno promosso da Enac dal titolo \"Tra un'epoca e un'altra: verso quale trasporto aereo?\".\r\n\r\nSuperati i valori del 2019 anche a livello europeo, sia per i passeggeri sia per le merci, il mercato del trasporto aereo segna un trend positivo che l'Italia potrà mantenere attraverso gli investimenti che dovranno essere tempestivi e consistenti per accompagnare uno sviluppo sostenibile, anche grazie alle nuove tecnologie.\r\n\r\n\"Come delineato anche dal Piano nazionale degli aeroporti finalizzato di recente dal ministro Salvini sulla base delle proposte di Enac, gli investimenti sono ritenuti imprescindibili per garantire la crescita prevista del traffico passeggeri: da 230 di oggi a 305 milioni di passeggeri entro il 2035, sono un obiettivo possibile con un sistema Paese più efficace e agile che renda fluidi i farraginosi passaggi burocratici che, evidentemente, frenano le realizzazioni infrastrutturali - ha dichiarato il presidente Enac, Pierluigi Di Palma -. Gli investimenti sono una linfa vitale necessaria per sostenere uno sviluppo innovativo e sostenibile, con al centro il passeggero, vero cuore del sistema. Il trasporto aereo non è solo un motore economico per business e turismo: è un servizio primario, essenziale per rispondere alle nuove esigenze della società e promuovere il benessere collettivo”.\r\n\r\nNel 2025, i volumi di traffico passeggeri movimentati nei 28 Paesi dell'area comunitaria sono cresciuti complessivamente del 4% rispetto al 2024, dato ben superiore alla crescita del Pil europeo, registrando un nuovo record storico di passeggeri movimentati. La dinamica europea del settore merci aeree registra per il 2025 è simile a quello dei passeggeri, con un aumento complessivo del +3,6% e il record storico di 19,1 milioni di tonnellate movimentate. In questo quadro, l'Italia riporta un aumento del 2,4%, più contenuto rispetto al valore complessivo europeo. Da rilevare che nel primo trimestre 2026 il dato delle merci flette leggermente a Malpensa, Fiumicino e Venezia, mentre aumenta considerevolmente (+63,7%) a Bergamo, aeroporto che ha ripreso a crescere in termini di traffico passeggeri per consolidare il terzo posto dopo Fiumicino e Malpensa.\r\n\r\nIl buon andamento del traffico passeggeri ha portato otto aeroporti italiani a collocarsi, nel 2025, tra i primi 50 a livello continentale, superando la soglia dei 10 milioni di passeggeri annui; Palermo potrebbe diventare il nono già nel 2026. Le statistiche relative alle compagnie aeree in Europa vedono Ryanair al primo posto, con 206,6 milioni di passeggeri trasportati nel 2025 (circa 9,5 milioni in più rispetto al 2024 e 54,2 milioni in più rispetto al 2019). 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Wttc, Guevara: «Il Kenya è il motore della crescita africana»
Osservatorio Aidit: in 9 agenzie su 10 vendite ancora in calo
