15 July 2026

L’Adriatico guarda al futuro: più governance, meno competizione tra i porti

Simonida Kordić e Alessandra Priante

L’Adriatico non ha bisogno di inventarsi un nuovo prodotto turistico. Deve piuttosto imparare a raccontarsi e a gestirsi come un’unica macro-destinazione, superando i confini nazionali e la competizione tra territori. È questo il messaggio emerso ieri all’Adriatic Sea Forum dal confronto tra la ministra del Turismo del Montenegro, Simonida Kordić, e la (oggi dimissionaria) presidente di Enit, Alessandra Priante

Per Kordić il turismo marittimo rappresenta una delle grandi opportunità di sviluppo dell’area, ma la crescita dovrà necessariamente passare dalla qualità e da una gestione più equilibrata dei flussi.

«L’Adriatico è molto più di un mare condiviso: è un’identità comune e una straordinaria opportunità di crescita sostenibile. Dobbiamo rafforzare la collaborazione tra i Paesi che vi si affacciano per costruire una destinazione ben collegata, autentica e attrattiva durante tutto l’anno», ha spiegato la ministra montenegrina.

Una visione che nasce anche dalla consapevolezza dei limiti imposti dall’overtourism. «È giusto offrire ai visitatori ciò che cercano, ma dobbiamo anche proteggere i territori e le comunità locali. Oggi i turisti sono sempre più curiosi, ma restano meno tempo nelle destinazioni e sono fortemente influenzati dai social. Serve trovare un nuovo equilibrio».

Secondo Kordić, la vera sfida dei prossimi due anni sarà soprattutto politica: creare una regia comune tra i Paesi dell’Adriatico per distribuire meglio i flussi turistici e valorizzare anche le destinazioni meno conosciute.

Sulla stessa linea Alessandra Priante, che invita a cambiare prospettiva sul turismo costiero e marittimo. «L’Adriatico è uno dei mari più ricchi di storia e identità, ma non stiamo ancora facendo abbastanza. Più che promuoverlo, dobbiamo imparare a governarlo».

Per la ex presidente di Enit la priorità è costruire una strategia condivisa tra pubblico e privato, capace di definire standard comuni per porti e destinazioni e di spostare parte della domanda verso scali minori e territori meno battuti. «Occorre gestire il turismo, non semplicemente promuoverlo. Anche il comparto crocieristico dovrà evolvere, puntando su esperienze più diffuse sul territorio e meno concentrate nelle destinazioni già sottoposte a forte pressione».

La sfida, insomma, non è aumentare il numero dei visitatori, ma migliorare la qualità dell’offerta e la distribuzione dei flussi. Un percorso che, secondo i protagonisti del Forum, dovrà trasformare l’Adriatico in una destinazione integrata, dove turismo marittimo, cultura, nautica ed entroterra diventino parte della stessa esperienza di viaggio.

(Enzo Scudieri)

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