22 July 2026

Thrends: boom delle catene in Italia. E’ loro quasi il 20% delle camere

L’Italia è il paese con il mercato alberghiero più frammentato d’Europa. Da noi le catene stentano a decollare. Siamo troppo individualisti e abbiamo strutture troppo piccole e troppo vecchie per essere appetibili per chi ragiona in termini di brand. Quante volte ci siamo sentiti dire a convegni e tavole rotonde queste o altre frasi simili. Ovviamente in tutto ciò esiste un fondo di verità. Ma anche il nostro Paese, come ogni realtà sociale, non è un monolite immobile. Col tempo muta e le cose cambiano. Certo la penetrazione delle catene nella Penisola a livello assoluto è ancora bassa (si parla di un 6,6% degli hotel totali), ma in termini di camere la prospettiva appare molto differente rispetto al passato: solo dieci anni fa la quota di stanze alberghiere gestite dai gruppi dell’ospitalità era del 13,3%. Oggi siamo appena sotto la soglia del 20% (al 19,7%). Una mezza rivoluzione che non può che farci riflettere e farci almeno parzialmente cambiare il modo in cui guardiamo al comparto, ormai decisamente più vicino, per dinamiche e composizione, ai modelli dei vicini europei e anglosassoni.

I dati sono frutto di un’elaborazione della società di consulenza Thrends, che in questo caso si è avvalsa anche della lunga esperienza in materia del suo fondatore e direttore Giorgio Ribaudo, autore appunto del primo censimento di dieci anni fa presso l’Università di Bologna. Nel dettaglio, tra 2013 e 2022, gli hotel di catena sono passati da poco oltre 1.300 a 2.100 (+59%), mentre le camere da 146 mila a oltre 210 mila (+44%). Il tasso di penetrazione dei gruppi (in termini di strutture) è quindi salito dal 4% al 6,6%, mentre in termini di camere, il salto, come si diceva, è stato più marcato: dal 13,4% al 19,7%. In altre parole, in Italia oggi una camera d’hotel ogni cinque appartiene, è gestita o è marchiata da una catena. La dimensione media degli alberghi brandizzata è passata contemporaneamente dalle 110 stanze del 2013 alle 100 di oggi: un abbassamento dovuto soprattutto al proliferare dei brand lifestyle, meno rigidi in termini dimensionali e quindi peraltro più adatti al tessuto immobiliare e ricettivo italiano.

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“Il consolidamento in atto da oltre un decennio risulta oggi più evidente sia perché la massa complessiva di camere d’hotel ha un saldo quasi negativo di anno in anno, pertanto il peso delle catene cresce, sia perché anche i gruppi italiani iniziano a testare i modelli di gestione più complessi (management contract). E tramite questi costituiscono partnership con fondi internazionali per le acquisizioni – spiega lo stesso Ribaudo -. Inoltre, anche se ancora poco evidente come dato, nell’ambito del recovery dalla crisi Covid, l’Italia ha dimostrato un passo molto più deciso di altre destinazioni europee: appena questo dato sarà evidente al mercato degli investitori internazionali, l’interesse verso il nostro Paese sarà ancora più marcato. Ci attendiamo perciò nel 2023 una ulteriore accelerazione nella crescita della presenza delle catene”.

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