20 luglio 2023 13:47

Da sinistra, Sergio Martinelli, Antonio Cipparrone, Dante Filippello, Francesco Calia e Claudia Bisignani
Diminuisce il ticket medio degli investimenti alberghieri, ma rimane l’interesse per le destinazioni resort e cresce, un po’ a sorpresa, la predisposizione dei gruppi alberghieri ad acquisire anche la componente immobiliare. La maggior parte delle operazioni riguarda inoltre investimenti value added, mentre mancano ancora i capitali core, sebbene da questo punto di vista qualcosa paia finalmente muoversi. A pesare sullo scenario del real estate alberghiero italiano c’è naturalmente l’aumento dei costi di finanziamento, mentre permane un certo gap tra le richieste di chi vende e le aspettative degli acquirenti.
Diminuisce il ticket medio delle operazioni di compravendita
E’ il quadro tratteggiato da un panel di consulenti ed esperti finanziari, intervenuti in occasione dell’ultimo Hospitality Forum organizzato a Milano da Scenari Immobiliari, in collaborazione con Castello e Anima sgr. “Il primo semestre dell’anno ha registrato un chiaro rallentamento delle transazioni, con un volume complessivo che è rimasto sotto quota 400 milioni di euro: il 58% in meno rispetto allo stesso periodo del 2022 – ha sottolineato l’head of hotels & hospitality Italy di Jones Lang Lasalle, Claudia Bisignani -. Un dato influenzato in particolare dalla diminuzione del ticket medio delle operazioni, che si sono attestate attorno ai 20-22 milioni di euro. Da segnalare è però il crescente interesse mostrato da alcuni gruppi alberghieri verso la componente immobiliare, in controtendenza rispetto ai preponderanti approcci asset-light degli ultimi anni. Permane invece l’appeal delle destinazioni resort, che sono state coinvolte nel 34% delle transazioni registrate”.
L’atteggiamento degli investitori è più prudente e fly-to-quality
A dominare il mercato, secondo Claudia Bisignani, sono stati soprattutto gli investimenti added-value: “I trophy asset continuano tuttavia ad attirare i fondi sovrani e i cosiddetti high net worth individuals (Hnwi: i super ricchi). Una nostra ricerca recente nel lusso ha in particolare evidenziato come il boom dei 5 stelle sia stato sostanzialmente generato dall’accelerazione della domande degli Hnwi, che rappresentano lo 0,34% della popolazione mondiale, ma hanno una capacità di spesa pari al 34% del totale, che sale al 70% nell’alto di gamma. Certo, in generale al momento registriamo un atteggiamento più prudente e fly-to-quality. Io rimango tuttavia positiva per la fine dell’anno, perché vedo ancora tanto interesse verso l’Italia: un Paese che oggi consente tra l’altro una notevole diversificazione geografica degli investimenti, che ormai si spingono oltre le Big 4 (Milano, Roma, Firenze e Venezia), coinvolgendo sia le destinazioni urbane secondarie, sia appunto le mete leisure”.
Il repricing degli immobili è iniziato
Il contesto è chiaramente caratterizzato da investimenti dall’approccio più opportunista, con le operazioni di conversione e riposizionamento che fanno la parte del leone, ha ribadito l’executive director, head of hotels Italy di Cbre Hotels Emea, Francesco Calia. “Questa prima parte del 2023 ha però lanciato segnali di un almeno parziale ritorno dei capitali core: le proprietà cominciano infatti ad accettare un seppur contenuto repricing sui prezzi di vendita degli hotel. Si tratta di ribassi sotto la doppia cifra percentuale, che tuttavia, sommati agli effetti dell’inflazione, possono diventare fattori importanti in fase di contrattazione”.
Molti gli asset disponibili sul mercato. Ma quanto è sostenibile l’attuale tasso di crescita delle adr?
Che sul fronte dell’offerta qualcosa si stia muovendo lo ha confermato anche Antonio Cipparrone di Rothschild: “E’ risaputo che quando le cose vanno bene, e oggi le performance degli hotel sono straordinarie, è il momento giusto per vendere. Sul mercato è quindi disponibile un numero consistente di asset singoli e gruppi alberghieri. Il problema, semmai, riguarda sia gli alti tassi di interesse, sia la sostenibilità nel medio-lungo periodo dei ritmi di crescita attuali delle tariffe camere. Due fattori che tendono a preservare il gap sui prezzi tra domanda e offerta”. Sul fronte dei capitali, anche per Cipparrone si noterebbero peraltro i primi segnali di un ritorno degli approcci core: “Stiamo registrando una crescita d’interesse da parte dei fondi pensioni canadesi e di quelli sovrani mediorientali, che oggi tendono a operare direttamente nel mercato alberghiero italiano senza passare attraverso altri fondi, come invece erano soliti fare precedentemente. In più si stanno affacciando pure i family office cinesi“.
Gli investitori core non sono ancora in grado di valutare la qualità dei gestori
Attenzione però a fare un’associazione immediata tra family office e capitali core, ha ammonito il managing director, corporate finance real estate di Mediobanca, Dante Filippello: “Anche loro si stanno infatti spostando verso approcci più opportunistici. E non si può neppure contare troppo sui fondi sovrani mediorientali, che spesso agiscono sospinti pure da ragionamenti emozionali, e non possono quindi rappresentare la normalità del mercato. Il tema principale è che il core vero in Italia ancora non esiste. Sta senz’altro aumentando l’interesse verso gli hotel rispetto soprattutto agli uffici. Ma si tratta più che altro di una fetta più grande di una torta più piccola. La questione è che i prezzi dei venditori sono oggi eccessivamente aggressivi, mentre gli investitori core non sono ancora in grado di valutare la qualità dei gestori. E tutto ciò crea distorsioni”.
La gestazione delle operazioni è spesso troppo lunga
In merito alla questione costi del credito, Filippello ha quindi provato a suggerire alcune soluzioni innovative, come per esempio il ricorso al cosiddetto vendor loan, ossia a quel particolare strumento per cui è il venditore stesso a concedere un finanziamento all’acquirente. “Ma ci sono pure private equity che oggi stentano a uscire dagli investimenti. Provano allora a coinvolgere nelle operazioni dei family office, a cui danno la possibilità di una partecipazione crescente, al raggiungimento di determinati obiettivi. Il tutto senza dimenticare le soluzioni ibride, che prevedono una maggiore ingerenza dell’investitore nella gestione dell’operatività degli hotel”. Altro fattore frenante del mercato tricolore riguarda poi la lunghezza della gestazione di molte operazioni, specialmente quando riguardano strutture a conduzione familiare, con proprietà a cui manca un’educazione finanziaria. In questo caso, molte volte gioca un ruolo importante l’empatia. Ci sono fondi più empatici, altri meno..”.
Servono operatori con conoscenza specifica del territorio e capacità di interagire con le istituzioni locali
Il director di Lazard, Sergio Martinelli, ha infine parlato della case-history Mangia’s e della sua joint venture con Blackstone, tramite la controllata Hotel Investment Partners (Hip). Un’operazione di cui la stessa Lazard è stata advisor finanziario: “Il capitale c’è, ma gli investitori sono interessati soprattutto a deal che permettano operazioni di rebranding e riposizionamento. In tale contesto un ruolo importante lo giocano le competenze del gestore, che non devono riguardare solo l’operatività ma includere anche la conoscenza specifica del territorio e la capacità di interagire con le istituzioni locali. Occorre, inoltre, che l’operatore sia in grado di seguire l’investitore in termini di tempistica ed efficienza. A corollario di tutto ciò, è necessario pure costruire un saldo rapporto di reciproca fiducia”.
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La transazione è soggetta alle approvazioni normative, principalmente della Commissione europea e del Dipartimento di Giustizia statunitense (Doj), e dovrebbe concludersi nel primo trimestre del 2027. A seguito di ciò, Ita Airways sarà pienamente integrata nel gruppo Lufthansa, sia a livello organizzativo che finanziario.
Ita si prepara così a entrare in una nuova fase della propria crescita all’interno del gruppo Lufthansa, migliorando il proprio posizionamento nel mercato europeo e internazionale del trasporto aereo. Ita Airways continuerà a operare con il proprio brand, che sarà mantenuto e valorizzato all’interno della struttura del gruppo. «Il marchio 'Ita Airways' rappresenta oggi un’identità giovane, distintiva e riconoscibile, fortemente legata all’Italia e ai valori di qualità, innovazione, affidabilità e attenzione al cliente che caratterizzano la compagnia».
Sinergie industriali
L’integrazione sempre maggiore consentirà al vettore di sviluppare ulteriori sinergie industriali e commerciali con i vettori del gruppo, preservando al tempo stesso la propria identità italiana.
«Questa nuova fase rappresenta per Ita Airways un passaggio di grande rilevanza industriale e strategica. In questi anni abbiamo costruito una compagnia solida, riconoscibile e orientata alla qualità, grazie al contributo delle nostre persone e alla fiducia dei nostri clienti, e la decisione di Deutsche Lufthansa è la dimostrazione del buon lavoro fatto finora – ha dichiarato Joerg Eberhart, amministratore delegato e direttore generale di Ita Airways – Guardiamo al futuro con ambizione e responsabilità: la completa integrazione nel Gruppo Lufthansa ci permetterà di competere con maggiore forza sui mercati internazionali, continuando a portare nel mondo il valore dell’Italia, della sua connettività e della sua capacità di innovare».
Spohr: «Più veloci del previsto»
Carsten Spohr, ceo Lufthansa Group e chairman of the executive board of Deutsche Lufthansa ha spiegato: «Dopo l’acquisizione della prima quota del 41% in Ita Airways lo scorso anno, abbiamo promesso l’integrazione più rapida di una compagnia aerea nella nostra storia. Il nostro obiettivo era completare tutte le principali fasi di integrazione nel gruppo Lufthansa in soli 18 mesi.
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L'integrazione procede anche nel settore cargo: «Dallo scorso anno, Lufthansa Cargo commercializza la capacità cargo di Ita Airways, che da sola corrisponde alla capacità aggiuntiva di tre aerei cargo Boeing 777. Alla luce di questo successo, abbiamo deciso di esercitare la nostra opzione già a giugno di quest'anno».
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La strategia
«L'obiettivo è quello di creare un soggetto per competere ad armi pari con i grossi gruppi internazionali che stanno entrando con sempre maggior decisione sul nostro mercato. Sono convinto che in Italia ci sia spazio per una formula indipendente di hotel di qualità, ma occorre creare un modello di collaborazione aggregativo, altrimenti si rischia di soccombere in un mercato sempre più difficile, interessato da una concorrenza ampia e forte che impone una strategia per lavorare al meglio insieme. Proprio da questi presupposti nasce Egnazia Ospitalità Italiana».
La situazione internazionale
Quanto alla situazione internazionale, «A livello di quadro geopolitico e macroeconomico possiamo fare ben poco. Si tratta di variabili che sono al di fuori del controllo di qualsiasi imprenditore. Possiamo controllare e monitorare costantemente la situazione, ma purtroppo siamo in balia degli eventi. Dobbiamo augurarci che non succedano "pazzie". Noi imprenditori facciamo il nostro nel micro, ma nel macro non possiamo itnerventire».
«Bisogna trovare delle formule di collaborazione aggregative - sottolinea Melpignano -. In un contesto macro-enomico che possiamo solo monitorare, dobbiamo ricordare che l’Italia è un paese forte e solido e che riuscirà ad affrontare al meglio il futuro. Posso solo dire che il nostro Paese è pronto ad accogliere i turisti da tutto il mondo. Sicuramente siamo in prima linea nel cogliere ogni opportunità possa presentarsi sul mercato e nel gestire le difficoltà per mitigare i rischi. Gli imprenditori italiani sono straordinari e sono certo che, grazie alla nostra resilienza, riusciremo ad affrontare e superare la crisi nel migliore dei modi».
(Chiara Ambrosioni)
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Il mondo dell’ospitalità risponde alle richieste dei clienti e si impegna nelle scelte sostenibili, ambientali e sociali. Una scelta in cui il gruppo Accor è stato pioniere e che ha trovato ampia adesione da parte della clientela.
Questa consapevolezza è stata sottolineata da Ettore Cavallino, vice president development luxury Southern & Eastern Europe di Accor, intervenuto nel panel del Netccom Forum di Deloitte intitolato “Luxury Hospitality & Sustainability”, nell’ambito del confronto sul tema “Luxury Hospitality Reloaded” voluto da Deloitte.
Come ha ricordato il moderatore Franco Amelio, partner di Deloitte Climate & Sustainability, «In un contesto globale in cui cresce l'attenzione agli aspetti ambientali e sociali, i fattori Esg non sono più una scelta etica, ma un imperativo strategico che incide su competitività, reputazione e sostenibilità economica delle strutture ricettive».
«Il mondo dell'ospitalità riflette il mondo esterno - ha aggiunto Cavallino -. Per questo Accor pone particolare attenzione alle tematiche legate alla sostenibilità, che affronta con un impegno serio e costante che le viene riconosciuto dai clienti. Oggi il cliente guarda e premia chi si impegna in modo responsabile a migliorare la qualità dell'ambiente e della vita nelle destinazioni che propone. I nostri ospiti sono disposti a spendere un po' di più, premiando chi restituisce valore al territorio e lo fa in modo serio e convinto. Basti pensare a esempi semplici: solo dieci anni fa era impensabile utilizzare un dispenser per shampoo e bagno schiuma nelle camere; oggi è una realtà apprezzata, che consente di ridurre in modo considerevole l'uso della plastica».
Il manager fa poi riferimento a un approccio «tailor made dedicato a ogni singolo progetto, in modo tale da farlo diventare qualcosa di autentico, in grado di creare un legame forte con il tessuto sociale e la cultura locale».
(Chiara Ambrosioni)
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Nell’ambito del forum di Deloitte “Luxury reloaded: repositioning and balancing sustainability” Marcello Mangia, presidente & ceo di Mangia’s, ha ripercorso i cambiamenti che hanno segnato gli ultimi mesi e stanno ridisegnando il futuro.
Un settore tenace
«Abbiamo vissuto situazioni di ogni genere, dal covid alla guerra, agli eventi atmosferici avversi. In tutto questo - ha sottolineato il manager - il turismo è resilienza; destinazioni come la Sicilia e la Sardegna continuano a richiamare viaggiatori dall’Italia e dal mondo. Il Sud Italia viene percepito come un'area sicura e tranquilla, in grado di rassicurare i clienti. Proprio per questo non abbiamo patito contraccolpi particolari e possiamo continuare a investire per crescere».
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(Chiara Ambrosioni)
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Al via Vinova, il primo albergo diffuso esperienziale d’Europa dedicato al vino: un progetto che trasforma i vigneti italiani in destinazioni di soggiorno immersivo, sostenibile e contemporaneo.
Un nuovo modo di vivere il paesaggio vitivinicolo italiano: non più da visitatori, ma da ospiti accolti nel cuore dei filari. Il debutto è avvenuto a inizio 2026 presso l’azienda Broglia, storica cantina del Gavi docg e custode di una delle zone più luminose e armoniose del Piemonte. Le prime Wine Suites hanno trovato casa tra le colline e le vigne piemontesi.
Le Wine Suites sono piccole architetture immerse nei vigneti. Costruite in legno e disegnate con forme morbide ispirate alle botti, si inseriscono nel paesaggio con discrezione.
Gli spazi sono essenziali e raffinati: una camera intima, un bagno en suite dalle finiture contemporanee, grandi vetrate che incorniciano il vigneto.
È un’esperienza sensoriale completa: il silenzio del mattino, la luce che filtra all’alba, il profumo dell’uva al sole, il vento che muove le foglie, il tramonto che colora i filari. E, nelle
notti limpide, il cielo stellato che accompagna il riposo.
Un progetto da quattro stagioni
Le Wine Suites sono pensate per un soggiorno quattro stagioni: grazie all’isolamento naturale e alla climatizzazione moderna, ogni momento dell’anno diventa ideale per
scoprire il vigneto in una veste diversa — la quiete invernale, i germogli primaverili, la piena estate, la magia della vendemmia.
A differenza dei format outdoor collocati in contesti isolati, le Wine Suites trovano casa nel cuore delle tenute vinicole: luoghi vivi, abitati, ricchi di storie e di persone che custodiscono i ritmi antichi della terra.
La presenza delle Wine Suites porta nuova energia alle comunità rurali, valorizza la cultura del vino attraverso esperienze autentiche e crea relazioni virtuose con il tessuto del
territorio. Ogni tenuta partner racconta un mondo diverso, con il suo ritmo, la sua luce, i suoi saperi.
L'espansione
Dal 2026 Vinova inizierà a espandersi nelle principali regioni vitivinicole italiane, creando una costellazione di luoghi del vino dove vivere la natura da vicino e riscoprire il ritmo dei territori. L’obiettivo: 300 Wine Suites entro il 2030, per dare vita alla più ampia rete di ospitalità immersiva dedicata al vino in Europa. Un progetto di turismo sostenibile che nasce in Italia e guarda al mondo.
«Vinova nasce dal desiderio di dare una nuova voce ai paesaggi del vino italiano - spiega Elena Bisio, founder & ceo -: luoghi di una bellezza straordinaria, che meritano di essere vissuti dall’interno. Vogliamo offrire un’esperienza autentica, sostenibile e profondamente legata ai territori».
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La varietà della proposta è uno degli elementi chiave di Una Italian Hospitality. «Questa presenza così ampia ci permette di raggiungere tipologie di ospiti differenti, adattando l’offerta ai contesti e alle esigenze specifiche di ogni destinazione e viaggiatore. - afferma Giorgio Marchegiani, ad del gruppo -. I nostri due brand, Una Hotels e Una Esperienze, ci consentono di adattare l’offerta rispettivamente ai segmenti upscale e upper-upscale, mantenendo sempre un’identità italiana forte e riconoscibile. Il valore aggiunto è radicato nell’incontro tra territorio e innovazione: ogni struttura interpreta la propria destinazione in modo unico, valorizzando identità e cultura locale con standard e servizi evoluti, pensati per un’ospitalità contemporanea. Gli eventi che si svolgono nelle città dove si trovano le strutture di Una Italian Hospitality sono occasioni strategiche per esprimere la propria identità e rafforzare il legame con il territorio».
È accaduto a Milano in occasione della Design Week, che ha rappresentato un amplificatore naturale dell’offerta di Milano Verticale | Una Esperienze. «L’hotel ha interpretato lo spirito contemporaneo della città attraverso design, gastronomia ed esperienze personalizzate diventando non solo un luogo di soggiorno, ma anche un punto di incontro per eventi, lifestyle e contaminazioni creative».
Risultati soddisfacenti
L’identità del gruppo unisce le radici italiane e l’eccellenza del servizio a una capacità di innovare fondata su una crescita continua. «Il 2025 è stato un ottimo anno, con un miglioramento rispetto al 2024 sia dei ricavi sia dell’Ebitda, con performance positive in termini di tariffe medie e RevPar. - prosegue infatti Marchegiani - Tali risultati sono espressione di una solida risposta del mercato al riposizionamento strategico del 2025, che ha reso il brand Una Italian Hospitality sempre più riconoscibile e distintivo. L’Italia resta il nostro primo mercato con una quota del 32% e un andamento stabile, mentre gli Stati Uniti, che rappresentano il secondo mercato con l’11,6% di share, hanno registrato una crescita del 3,4%. Leggermente in calo invece l’area Dach (-2,5%), che si conferma il terzo bacino di riferimento con il 7,5% di contribuzione. Alcuni mercati internazionali hanno visto una maggior crescita: India (+22%), Far East (+21%) e Uk (+20%), a conferma della capacità del brand di attrarre una domanda sempre più diversificata».
(Chiara Ambrosioni)
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[post_content] => FlixBus debutta in Sardegna, il prossimo 12 giugno, con la sua prima linea regionale, che collega l'isola da sud a nord. La nuova linea unirà Cagliari, Sanluri, Oristano, Sassari e Alghero, includendo fermate strategiche direttamente presso gli aeroporti di Cagliari-Elmas e Alghero-Fertilia. Il servizio sarà operativo per tutta l’estate, sette giorni su sette, con l’obiettivo di facilitare gli spostamenti nella regione durante l’alta stagione turistica.
«L’arrivo in Sardegna non è solo una nuova linea: è il momento in cui la nostra rete abbraccia finalmente l’intero territorio nazionale - ha commentato Cesare Neglia, ad di FlixBus Italia e Vice President Europe West di Flix -. Portiamo nell'isola un modello che mette al centro il diritto alla mobilità e la libertà di scoprire il patrimonio sardo in modo efficiente e alla portata di chiunque. È un traguardo che sognavamo e che oggi diventa realtà grazie alla sinergia con i nostri partner locali».
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[post_content] => Lunedì critico per chi viaggia in aereo, oggi 11 maggio: la giornata è segnata in particolare dallo sciopero nazionale di easyJet, al quale si sommano altre proteste e mobilitazioni di piloti, assistenti di volo, servizi di terra e aeroportuali.
I voli, come riferisce Adnkronos, saranno regolari nelle fasce garantite dalle 7 alle 10 e dalle 18 alle 21. Sul sito dell'Enac è disponibile l’elenco dei voli garantiti, nelle fasce indicate, i voli devono essere comunque effettuati, in aggiunta ai voli di Stato, militari, emergenza, sanitari, umanitari e di soccorso
Come anticipato, lo sciopero nazionale per i piloti e gli assistenti di volo di easyJet prevede una mobilitazione dalle ore 10 alle 18. La protesta è stata proclamata da Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ta, Anpac che denunciano lo "stallo nella trattativa per il rinnovo contrattuale" e "il deterioramento delle relazioni industriali e criticità operative". Una decisione che arriva dopo il primo sciopero di 4 ore del 31 gennaio, un secondo di 24 ore del 26 febbraio e la constatazione della "assenza di avanzamenti risolutivi nella trattativa".
Le ulteriori iniziative di sciopero per il comparto del trasporto aereo interessano tutto il Paese: dalle 12 alle 16 è previsto lo sciopero dei lavoratori dei servizi di handling di Palermo, in particolare di Asc Handling, Aviapartner, Gh Palermo. Alla base della protesta, spiegano le organizzazioni sindacali, le condizioni di lavoro del personale di terra, ritenute non più sostenibili.
Sciopero Enav a Napoli
I dipendenti Enav si fermano a Napoli, dalle ore 10 alle 18, e a Roma nella stessa fascia oraria, per la protesta proclamata da Uiltrasporti). Le mobilitazioni dell'11 maggio coinvolgono anche l'attività aeroportuale di Cagliari, nella fascia oraria compresa tra le 13 e le 17 quando le principali società operanti nello scalo (Sogaer, Sogaerdyn e Sogaersecurity) si fermeranno per lo sciopero indetto da Filt Cgil, Fit Cisl, Uil Trasporti che chiedono il rinnovo dei contratti, oltre a denunciare condizioni di lavoro critiche. Una protesta che provocherà ritardi e cancellazioni.
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La Toscana diventa così la prima regione a sperimentare l’applicazione del Buy Now Pay Later nel trasporto pubblico per gli abbonamenti urbani ed extraurbani e per tutti i collegamenti sia in città che verso i borghi, la costa e ogni altra destinazione all’interno della regione. Sono infatti oltre 900 le linee, tra urbane ed extraurbane, gestite da at e distribuite in tutte le strade della Toscana su oltre 13mila km e percorse da 2.795 autobus che nei loro tragitti passano per un totale di 37 mila fermate.
La partnership tra at e Scalapay contribuisce anche alla diffusione di una nuova cultura del trasporto pubblico, più contemporanea, dove il mezzo pubblico è una scelta di mobilità, perché economico, pratico e soprattutto sostenibile.
Grazie alla partnership, gli utenti potranno acquistare gli abbonamenti e scegliere di pagare in 3 o 4 rate senza interessi comodamente tramite l’app di Scalapay, l’opzione è già attiva sul web shop di at - autolinee toscane, selezionando Scalapay tra i metodi di pagamento.
«Con questa partnership portiamo il Buy Now Pay Later in un ambito centrale della vita quotidiana come la mobilità - spiega Matteo Ciccalè, vp growth Scalapay - Rateizzare una spesa ricorrente come quella dei trasporti può fare la differenza nella gestione del budget personale o delle famiglie, e permettere di pianificare al meglio spese necessarie che possono raggiungere cifre importanti».
«at è la prima azienda ad adottare soluzioni Buy Now Pay Later per un’intera rete regionale. Fino a oggi dovevi abbonarti e poi usare il servizio; adesso puoi scegliere l’autobus, viaggiare e pagare a rate – aggiunge Tommaso Rosa, direttore marketing e comunicazione di at - autolinee toscane –. Con questa ulteriore opzione di acquisto offriamo ai nostri clienti la massima flessibilità possibile, con soluzioni semplici e personalizzate che si adattino alle esigenze di ciascuno. La partnership con Scalapay consente ad autolinee toscane di continuare il percorso di innovazione, migliorando l’efficienza e la qualità dell’esperienza di viaggio per migliaia di clienti ogni giorno, grazie a processi automatici e intuitivi».
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