17 March 2026

Gli albergatori tracciano l’identikit dell’imposta di soggiorno

Sono 1.020 i comuni italiani che a maggio 2019 applicano l’imposta di soggiorno (997 comuni) o la tassa di sbarco (23). Tali destinazioni, pur costituendo appena il 13% dei 7.915 municipi italiani, ospitano però il 75% dei pernottamenti registrati ogni anno in Italia. Lo rivela la settima edizione dell’indagine sull’imposta di soggiorno, realizzata dal Centro studi di Federalberghi in collaborazione con la New Mercury Tourism Consulting.

Questi oltre mille comuni si distribuiscono, in particolare, per il 26% nel Nord-Ovest, per il 41,2% nel Nord-Est, per il 15,5% nel Centro e per il restante 17,3% nel Mezzogiorno. Il 31,6% dei comuni che applicano l’imposta di soggiorno (315 su 997) sono inoltre montani. Seguono le località marine con il 19,7% (196) e quelle collinari con il 16,1% (161). Le città d’arte sono “solo” 104, ma comprendono le cosiddette capitali del turismo italiano, che muovono grandi numeri. Le destinazioni lacuali, infine, sono 96 e quelle termali 40.

Nel 2017 (ultimo anno per il quale sono disponibili i dati ufficiali), i comuni italiani hanno incassato circa 470 milioni di euro a titolo di imposta di soggiorno e tassa di sbarco. Il dato è in progressivo aumento: il gettito nazionale accertato era di circa 162 milioni di euro nel 2012 e 403 milioni nel 2015. Per il 2019, si può quindi stimare un introito di oltre 600 milioni di euro. Il trend è generato sia dalla costante crescita del numero di comuni che applicano l’imposta (oggi sono in tutto 1.020, erano 332 a luglio 2012) sia dai cospicui aumenti delle tariffe.

La città con il maggior gettito è stata Roma, con un incasso pari a 130 milioni, il 27,7% del totale. L’incasso delle prime quattro (Roma, Milano, Venezia e Firenze) è superiore a 240 milioni: oltre il 58% del totale nazionale. Il peso delle grandi città si fa sentire anche sulla classifica regionale, guidata dal Lazio con quasi 135 milioni di euro. Seguono il Veneto con 63,7 milioni, la Lombardia con 59,5 milioni e la Toscana con 57,4 milioni. In queste quattro regioni viene raccolto il 67,1% del gettito complessivo. Non appaiono al contrario in graduatoria il Friuli-Venezia-Giulia (perché in questa regione l’imposta è stata introdotta nel 2018) e il Molise (l’imposta era stata istituita dal comune di Termoli, ma poi è stata soppressa in seguito a una sentenza del Tar).

Lo studio evidenzia in conclusione che il governo non ha mai adottato il regolamento quadro che avrebbe dovuto fissare (entro il 6 giugno 2011) i principi generali per l’imposta di soggiorno. In assenza di una regola, i comuni si sono perciò mossi in ordine sparso, generando un quadro confuso: una famiglia di tre persone (padre, madre e figlio undicenne) che soggiorna per esempio in un albergo a 3 stelle per due giorni a Roma paga 24 euro di imposta di soggiorno, a Venezia 17,40 euro, a Rimini 12 euro, a Catanzaro 7,80 euro e a Bibione 6,30 euro.

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Guardando oltre il 2026, una tappa fondamentale per la visibilità della destinazione è quella legata a «Expo 2027 – aggiunge la coordinatrice dell'Expo Belgrade 2027, Katarina Bratic -: la promozione di Belgrado come futura città ospitante dell'Expo europea, ci consente di mettere in risalto i numerosi investimenti per i miglioramenti infrastrutturali, i luoghi culturali, i percorsi tematici e i servizi ricettivi (livello medio e up-scale), come pure dell’ampliamento della capacità dedicata a eventi e congressi».\r\n\r\nStrategico il rafforzamento della «connettività regionale e dei collegamenti aerei, con una crescita prevista dei vettori low cost e tradizionali sulle rotte verso Belgrado. Infine, anche i servizi turistici digitali per i visitatori (app, navigazione intelligente, integrazione dei biglietti)».\r\nIl mercato italiano\r\n«L'Italia rimane uno dei mercati più stabili per la Serbia – sottolinea Aneta Uskokovic -, con i turisti italiani che preferiscono destinazioni a breve raggio, con un crescente interesse per l'Europa orientale e sud-orientale. In particolare, aumenta la domanda per weekend lunghi, city break, viaggi focalizzati sulla cultura, esperienze enogastronomiche. La Serbia si adatta a queste tendenze grazie alla vicinanza, ai voli diretti, alla vivace vita culturale e ai prezzi competitivi».\r\n\r\nA livello globale la manager segnala la crescita della «domanda di esperienze autentiche legate a gastronomia, cultura locale, artigianato. 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