13 May 2026

Sapori di Perù: sulla costa Nord tra ceviche e majarisco

Terra ricca di materie prime di ogni genere, il Perù offre un percorso gastronomico attraverso ognuna di queste diverse cucine, con una proposta culinaria davvero unica che varia di regione in regione. La cucina peruviana, espressione di incontri e contaminazioni, è in continua evoluzione: protagonisti dei piatti sono gli ingredienti locali mixati in un connubio perfetto con proposte sempre nuove che reinterpretano i piatti più tradizionali. Proprio le sue singolari e differenti identità gastronomiche hanno reso il Perù per sette anni consecutivi la Migliore destinazione culinaria del mondo secondo i World Travel Awards.
 
Diventato ormai un simbolo della cucina peruviana, tra i piatti più tipici del Perù c’è sicuramente il ceviche, inserito recentemente tra i 100 piatti più apprezzati in tutto il mondo da Taste Atlas, la mappa del gusto che cataloga e descrive i piatti più conosciuti di ogni paese. Questo piatto trova la sua massima espressione nella cucina del Perù settentrionale, nelle regioni di Tumbes, Piura, Lambayeque e La Libertad. 
 
Oltre al ceviche, tipo piatto espressione della cucina del Nord del Perù è la majarisco, che si prepara aggiungendo del platano verde tritato ad un mix di frutti di mare tra cui conchiglie nere, gamberi, granchi e calamari. A completare il piatto, un tocco di chicha de jora, una birra di mais di origine inca che viene utilizzata anche per condire il riso all’anatra, oltre che nella maggior parte degli stufati.
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Il bollettino diffuso dall’Agenzia europea per la sicurezza aerea apre quindi al “Jet A”, normalmente impiegato negli Stati Uniti e in Canada: gli aeroporti e le compagnie europee operano storicamente con il “Jet A-1”, ma la scarsità del prodotto sta spingendo Bruxelles e le autorità del settore a valutare soluzioni alternative per evitare ulteriori problemi al trasporto aereo.\r\n\r\nC'è però da considerare gli avvertimenti dell'Easa, secondo la quale il documento non rappresenta un’autorizzazione generalizzata né un invito ad abbandonare il carburante tradizionale. Si tratta piuttosto di una misura temporanea e operativa, destinata a gestire l’emergenza almeno fino alla prossima stagione invernale, salvo eventuali modifiche in base all’evoluzione delle forniture.\r\nLe deroghe di Bruxelles\r\nParallelamente anche la Commissione europea è intervenuta con alcune indicazioni rivolte al comparto dei trasporti. Bruxelles ha infatti previsto deroghe temporanee alle regole del programma ReFuelEu Aviation, in particolare all’obbligo di imbarcare almeno il 90% del carburante previsto negli aeroporti di partenza. L’obiettivo è alleggerire la pressione sugli scali che stanno registrando carenze di cherosene e consentire alle compagnie di gestire con maggiore flessibilità le rotte considerate più critiche.\r\n\r\nSecondo l’Easa il problema non riguarda tanto l’utilizzo del Jet A in sé, quanto il rischio di confusione in un sistema europeo costruito da anni attorno al Jet A-1. Se equipaggi, tecnici o operatori aeroportuali dovessero pianificare un volo pensando di avere a bordo un carburante con determinate caratteristiche, mentre nei serbatoi fosse presente un prodotto diverso, potrebbero emergere problemi operativi e di sicurezza.\r\n\r\nL’Agenzia parla apertamente di possibili criticità legate all’aeronavigabilità, alla comunicazione tra operatori e ai cosiddetti “fattori umani”, cioè errori derivanti da procedure non aggiornate o da informazioni incomplete.\r\n\r\nLe compagnie aeree preparano ogni volo utilizzando dati estremamente precisi relativi alla densità del carburante, all’autonomia prevista, ai pesi e alle temperature operative. Anche piccole variazioni nelle caratteristiche del combustibile possono modificare i calcoli del raggio d’azione dell’aereo o delle prestazioni del motore. Per questo motivo l’introduzione del Jet A richiede aggiornamenti nei software di pianificazione, nelle checklist operative e nelle comunicazioni tra aeroporti, equipaggi e società di rifornimento. Il rischio evidenziato dall’Easa è quello di un disallineamento tra il carburante realmente presente nei serbatoi e quello che i sistemi di bordo credono di avere.\r\nLa maggiore disponibilità del carburante negli Stati Uniti potrebbe aiutare il continente a superare i mesi estivi, ma non rappresenta una soluzione strutturale alla crisi del cherosene. Restano infatti i limiti legati ai trasporti transatlantici, alla capacità di stoccaggio negli aeroporti e alla necessità di mantenere separati i due tipi di carburante nei depositi e nei sistemi di distribuzione. \r\n ","post_title":"Crisi carburante: l'Ue apre al jet fuel Usa, ma l'Easa avverte sui rischi","post_date":"2026-05-11T10:18:17+00:00","category":["trasporti"],"category_name":["Trasporti"],"post_tag":["in-evidenza"],"post_tag_name":["In evidenza"]},"sort":[1778494697000]}]}}