22 marzo 2022 12:05
“Siamo ampiamente soddisfatti sia per l’affluenza, sia per la qualità dei contatti avuti in fiera. Sono state veramente tante le adv che ci hanno cercato per discutere assieme alcuni aspetti al fine di rafforzare una partnership già rodata oppure per conoscerci di persona con la volontà di iniziare una collaborazione”. Così il direttore vendite e marketing di Siramani, Gianluca Propoli, commenta le giornate alla Bmt di Napoli.
In fiera l’operatore torinese ha presentato l’anteprima del catalogo che a breve arriverà nelle agenzie di viaggio, oltre a un piccolo prodotto speciale inserito tra la programmazione sul medio e lungo raggio, ovvero un caicco con cinque cabine e bagni privati, appena acquistato e in fase di personalizzazione in cantiere che salperà ogni sabato da maggio a settembre alternando crociere di sette notti alle isole Eolie (da Milazzo) e alle Egadi (da Palermo), per poi proporre crociere alle Canarie in inverno (da Tenerife).
“Sulla copertina del nostro nuovo catalogo ho voluto inserire il payoff Emozioni in viaggio che, da qualche tempo, compare anche sui nostri canali social, proprio perché ci teniamo a identificarci come to che regala emozioni dal primo all’ultimo minuto della vacanza – continua Propoli –. Il catalogo arriverà nelle adv entro la metà di aprile e contiene un riassunto della nostra programmazione completa tra Sicilia, medio e lungo raggio con l’inserimento di alcuni tour anche molto particolari, oltre ai classici, negli Usa, Messico, Canada e Madagascar”.
“E proprio soffermandosi sul Madagascar, una delle destinazioni con una forte caratterizzazione di prodotto, che viene fuori la grande vocazione del nostro lavoro di nicchia e con la massima cura dei particolari – conclude sempre Propoli -. Per l’occasione proporremo un piccolo resort in esclusiva a Nosy Be, di gestione italiana, dove poter vivere un soggiorno all’insegna della natura e della esclusività in uno dei suoi otto lodge”.
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[post_content] => La Francia sta esaminando i primi risultati della tariffazione differenziata per i visitatori extraeuropei in alcune delle principali attrazioni culturali, a sei mesi dall'entrata in vigore della politica nel gennaio 2026. La sperimentazione riguarda cinque dei siti culturali più visitati del Paese: il museo del Louvre, la Sainte-Chapelle, il Palais Garnier, la reggia di Versailles e il castello di Chambord.
Come riporta TravelDailyNews, il provvedimento è stato annunciato nel 2024 dall'ex ministro della Cultura francese Rachida Dati . È stato introdotto per generare finanziamenti aggiuntivi per progetti di restauro, sicurezza e modernizzazione, in un momento in cui i sussidi pubblici per le istituzioni culturali sono sottoposti a crescenti pressioni.
Sebbene la politica venga spesso descritta come una tariffazione differenziata per i visitatori extraeuropei, le norme ufficiali sui biglietti generalmente distinguono tra cittadini o residenti dello Spazio economico europeo e visitatori provenienti da altri mercati.
I prezzi medi dei biglietti
Al Louvre, il biglietto d'ingresso per i cittadini e i residenti dello Spazio economico europeo rimane di 22 euro. I visitatori provenienti da fuori dello Spazio economico europeo pagano 32 euro, con un aumento del 45% rispetto al prezzo standard precedente. La tariffa maggiorata si applica ai visitatori individuali, mentre i gruppi guidati provenienti da fuori dello Spazio economico europeo pagano 28 euro a persona. Il museo ha . Rimangono in vigore le categorie di ingresso gratuito, inclusi i visitatori di età inferiore ai 18 anni.
A Versailles, il biglietto Passport costa 35 euro per i visitatori che non hanno diritto alla tariffa agevolata per i residenti dello Spazio economico europeo, rispetto ai 32 euro previsti per i cittadini e i residenti aventi diritto. Tariffe diverse si applicano anche ad altri prodotti, tra cui l'ingresso alla tenuta di Trianon e i biglietti cumulativi che includono giardini e tenuta.
La Sainte-Chapelle ha aumentato la tariffa d'ingresso standard per i visitatori provenienti da fuori dello spazio europeo ammissibile a 22 euro, rispetto ai 16 euro previsti per i cittadini e i residenti europei aventi diritto.
Secondo quanto riportato dai media internazionali, l'aumento dei prezzi non ha suscitato una significativa resistenza tra i visitatori provenienti da lungo raggio. I primi sei mesi della sperimentazione non hanno evidenziato che i soli costi aggiuntivi scoraggino i viaggiatori internazionali dal visitare i siti partecipanti.
Il ministero della cultura francese aveva precedentemente stimato che la politica avrebbe potuto generare circa 20 milioni di euro di entrate aggiuntive nel corso del 2026. Tuttavia, le istituzioni partecipanti non hanno ancora prodotto una valutazione consolidata del risultato finanziario complessivo.
I risultati risentono anche delle condizioni generali del settore turistico e di quelle operative. La Sainte-Chapelle e Versailles hanno registrato cali di presenze primaverili rispettivamente del 6% e del 7%, mentre le prenotazioni aeree per Parigi sono diminuite del 7,5% a maggio.
Le alte temperature hanno causato ulteriori disagi operativi. Il Louvre ha introdotto chiusure anticipate durante i periodi di caldo estremo, riducendo gli orari di visita e gli incassi derivanti dalla vendita dei biglietti.
Il modello di prezzi differenziati ha incontrato anche l'opposizione dei sindacati francesi. Essi sostengono che i diversi prezzi d'ingresso basati sulla nazionalità o sulla residenza creano un accesso ineguale al patrimonio culturale nazionale e sono in contrasto con il ruolo universale dei musei pubblici.
Nessuna delle istituzioni partecipanti ha annunciato, infine, ulteriori aumenti di prezzo. Il Centre des Monuments Nationaux, che gestisce la Sainte-Chapelle e circa altri 100 siti del patrimonio culturale, non ha indicato piani per estendere il modello ad altri monumenti.
Il ministero della cultura starebbe comunque valutando la possibilità di estendere la tariffazione differenziata dei biglietti ad altri musei a partire dal 2027. Un'eventuale implementazione su scala più ampia dipenderà dai risultati finanziari della sperimentazione in corso, dalla domanda dei visitatori e dalle esigenze operative legate alla verifica dei requisiti di ammissibilità.
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[post_content] => Sarajevo è una delle più belle città della regione balcanica. Si trova al centro di un massiccio montuoso, tra le colline e le pendici del mMonte Trebević.
«Per capire quello che è oggi Sarajevo bisogna tornare indietro nel tempo - spiega Nermin Kahriman, che nel 2022 ha fondato Bella Bosnia Tours insieme con Lejla Miso -. Siamo una popolazione illirica proveniente dal Caucaso; dopo la conquista romana e il breve periodo bizantino il territorio fu colonizzato da tribù slave; nel 1428 arrivarono i turchi e, 30 anni dopo, fu un comandante ottomano a edificare il caravanserraglio che è all’origine del nome Sarajevo, che significa “palazzo tra i campi”. La città divenne il centro di tutti gli organi amministrativi turchi, nonché il centro culturale ed educativo della Bosnia ed Erzegovina. Nel XVI secolo ebbe un incredibile sviluppo e divenne capitale».
Come si legge nella guida “Sarajevo amore mio” di Bella Bosnia Tours, Edizioni La Carmelina, “Sarajevo è il luogo dove si incontrano diverse culture, dove i fili della storia si intrecciano con le passioni individuali”. Una delle sue caratteristiche è proprio il pluralismo religioso, con la presenza di architetture che testimoniano i diversi periodi della sua storia: le moschee e i minareti della dominazione turca, i palazzi e le chiese liberty di quella austriaca e poi gli attuali templi e grattacieli.
Il percorso di scoperta
Per avere un’immagine d’insieme il percorso di scoperta di Sarajevo prende il via dalla Fortezza Gialla: le sue antiche mura offrono la vista più bella sulla capitale. Il simbolo di Sarajevo e punto di partenza della visita sarà poi il Sebilj in Piazza Baščaršija, una fontana pubblica ottomana in legno a forma di chiosco, tuttora vivace punto di incontro di cittadini e visitatori. Nel quartiere del vecchio bazar si trova anche la moschea di Gazi Husrev-beg: costruita nel 1530, è considerata il maggiore esempio di architettura ottomana classica del paese.
Poco distante dal Sebilj si apre la zona austro-ungarica: nel quarantennio della dominazione (che va dal 1878 al tragico attentato del 1914) vennero costruiti edifici imponenti: abitazioni, ma anche strutture ospedaliere, ponti, ferrovie e il primo teatro. Il 28 giugno del 1914 lo studente nazionalista Gavrilo Princip assassinò l’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo - erede al trono - e la moglie Sofia presso il Ponte Latino, sul fiume Miljacka. Il tragico evento fu la scintilla che fece scoppiare la Prima Guerra Mondiale. Oggi i visitatori possono vedere il ponte e visitare il vicino museo di Sarajevo 1878-1918, dedicato al periodo del dominio austro-ungarico in Bosnia ed Erzegovina.
Storicamente, tra il 1945 e il 1991, Sarajevo visse il periodo della Jugoslavia Socialista, la Jugoslavia di Tito. Fu un tempo di stabilità e di espansione economica che culminò con i Giochi Olimpici Invernali del 1984: un evento di grande importanza storica e simbolica, che portò Sarajevo al centro della scena mondiale. Si può salire con la funivia in cima al Monte Trebević per poi percorrere i tronconi di cemento scampati alla distruzione di quella che era la pista da bob e slittino costruita per i Giochi, oggi palestra per gli artisti della street-art.
Tornando in centro e camminando lungo il fiume si può ammirare e visitare un edificio simbolo della guerra più vicina a noi, quel tragico assedio di Sarajevo che durò 1426 giorni, dal 1992 al 1995 e cambiò la storia di queste terre portando morte e dolore, concludendosi con gli accordi di Dayton. La City Hall è la vecchia biblioteca ed è parte di quel 70% di edifici che vennero bruciati e rasi al suolo dai bombardamenti e furono poi ricostruiti con cura. Oggi ha al suo interno uno spazio dedicato ad eventi culturali, la sala del consiglio comunale dove vengono prese le decisioni per il Cantone di Sarajevo, l’Ars Aevi - una preziosa collezione artistica contemporanea su due piani - e una mostra che racconta la guerra, testimoniata nel centro storico anche dalle “rose di Sarajevo” i crateri provocati dai colpi di mortaio che vennero poi riempiti di resina rossa per ricordare le vittime.
Sarajevo è una città moderna e affascinante, che guarda con vivacità al futuro, ma per conoscerla bisogna ripercorrere gli eventi terribili che l’hanno segnata e preservare la memoria di ciò che è stato. Si visita il museo del genocidio di Srebrenica, in cui persero la vita più di 8300 civili, si attraversa il tunnel della Speranza - che passava sotto l’aeroporto e permetteva l’approvvigionamento collegando la città assediata al resto del mondo - e si incontrano coloro che hanno combattuto in luoghi densi di significato come il museo dei Veterani. Per concludere un viaggio a Sarajevo si torna alla natura visitando il Vrelo Bosne, la riserva naturale dove si trovano le sorgenti del fiume Bosna e che oggi, con i suoi 631 ettari, accoglie famiglie e sportivi, mostrando quante attività outdoor si possano praticare tra le alture e le acque che circondano la capitale della Bosnia Erzegovina.
(Chiara Ambrosioni)
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[post_content] => Tutti pazzi per easyJet: a quanto pare sì. Questa volta è il fondo Apollo a entrare nella partita per l'acquisizione del vettore, con un'offerta di 7,15 sterline per azione, rispetto alle 6,9 precedentemente messe sul piatto dall’investitore americano Castlelake.
In una nota, easyJet ha dichiarato di aver raggiunto un accordo di massima per quest'ultima offerta e che il proprio consiglio di amministrazione è propenso a raccomandare l’operazione agli azionisti.
La compagnia aerea era destinata a passare sotto controllo privato attraverso un’operazione da 5,5 miliardi di sterline con il gruppo statunitense di credito privato Castlelake. Il gruppo americano aveva tempo fino al 3 agosto per presentare un’offerta formale.
«L’offerta in contanti proposta garantisce un risultato migliore per gli azionisti di easyJet, offrendo un valore monetario superiore rispetto all’ultima proposta di Castlelake, pari a 6,90 sterline per azione easyJet» ha dichiarato la compagnia aerea.
Le azioni di easyJet, come riporta oggi Il Corriere.it, hanno registrato un incremento fino al 14% anche perché il mercato ritiene Apollo un investitore credibile nel settore del trasporto aereo avendo ha già investito in passato in Aeromexico, Sun Country Airlines e il gruppo cargo Atlas Air, oltre ad aver fornito finanziamenti ad Air France-Klm, Virgin Atlantic, Sas e Latam.
Apollo sarebbe propenso a supportare l’attuale strategia di crescita di easyJet, incentrata su una flotta di aeromobili più grandi ed efficienti dal punto di vista dei consumi, e sull’espansione del business legato al traffico leisure. Il gruppo statunitense ha dichiarato di seguire easyJet da molti anni e di continuare a considerarla una delle aziende più interessanti nel settore dell’aviazione globale.
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[post_content] => Ita Airways firma una nuova proposta enogastronomica sui voli intercontinentali, che promuove come sempre l'eccellenza del patrimonio culinario e vitivinicolo italiano.
La principale novità riguarda il nuovo menu di Business Class, disponibile su tutti i voli intercontinentali in partenza da Roma Fiumicino per tutta la stagione estiva. Pensato per coniugare qualità, estetica e stagionalità, il nuovo menu valorizza materie prime accuratamente selezionate ed è ispirato alla territorialità delle regioni italiane, proponendo un viaggio attraverso i loro sapori e tradizioni.
Si comincia con una panzanella ispirata alla tradizione toscana, affiancata da un antipasto di polpo e patate che richiama i sapori della cucina campana. Tra i primi piatti, gli scrigni ripieni di burrata rendono omaggio alla Puglia, mentre la fregola con pistacchi, gamberi e limone celebra i profumi e gli ingredienti del Mediterraneo, con richiami alla Sardegna e alla Sicilia. Tra i secondi spiccano due grandi classici della tradizione laziale, i saltimbocca alla romana e le seppie con piselli, mentre il viaggio si conclude con un dessert di ricotta e visciole, omaggio ai sapori più autentici del Lazio.
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Attraversata dal fiume Miljacka, viene definita “la Gerusalemme d’Europa” perché è un ponte tra Oriente e Occidente, un intreccio di culture, tradizioni e religioni. È la meta ideale per una vacanza di più giorni - anche con tutta la famiglia - e accoglie tanti italiani grazie ai collegamenti aerei operati fino al 31 ottobre da Ryanair da Milano Bergamo (martedì, mercoledì, venerdì e sabato) e tutto l’anno da Wizz Air Malta da Roma Fiumicino (martedì, giovedì e sabato).
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Vivace e ricca di esperienze adatte a ogni età, è in continua trasformazione; all’offerta storica, culturale, gastronomica si aggiungono le attività outdoor: dal trekking alla bicicletta, dal rafting allo sci invernale. Nell'alternanza di chiese cattoliche, ortodosse, moschee e sinagoghe si percepisce lo spirito multietnico e multiculturale di una città il cui cuore è Piazza Baščaršija, dove gli ottomani costruirono nel XVIII secolo la fontana chiamata Sebilj - oggi simbolo di Sarajevo. La piazza è circondata da un caratteristico mercato, eppure, poco lontano, si cammina lungo viali affiancati da alti palazzi candidi di matrice austroungarica.
«Sarajevo ha una storia molto lunga. - sottolinea Faruk Čaluk, senior advisor tourism board del Cantone di Sarajevo - Il territorio ha visto il susseguirsi di diverse egemonie: dalla Bosnia cristiana del Regno dei Kotromanic (XV secolo) alla secolare dominazione ottomana (cc.5 secoli), fino alle importanti trasformazioni della fase asburgica (40anni). A Sarajevo sono successe cose che hanno cambiato il mondo: la Prima Guerra Mondiale è iniziata sul Ponte Latino, quando Francesco Ferdinando d’Austria e la moglie Sofia furono uccisi da Gavrilo Princip. Poi si ricordano la Federazione Jugoslava guidata da Tito, la tragica guerra iniziata nel 1992 segnata dal violento assedio di Sarajevo che si concluse nel 1995 con l’Accordo di Dayton. Il trattato costruì l’architettura della Bosnia di oggi, dividendo il territorio in due entità, una a maggioranza serba e una a maggioranza croato-bosgnacca. Il 70% della città è stato distrutto, eppure abbiamo ricostruito tutto».
Oggi Sarajevo non dimentica gli orrori di una guerra vicina, che ha lasciato un’impronta indelebile - ogni anno arrivano tante scolaresche, anche dall’Italia, per conoscere e ricordare quanto è successo - ma si propone come una vivace e moderna città balcanica, con percorsi culturali e un’ampia proposta di musei, spettacoli e concerti. Ogni sera nei bar si suona e si balla in allegria e si trova del tempo per bere un delizioso succo di rosa, per fumare un profumato narghilé o per rinnovare la cerimonia del caffè bosniaco: un infuso da gustare assaggiando un tipico lokum, senza fretta.
Chiara Ambrosioni
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[post_title] => Una Sarajevo inaspettata, fra storia antica e apertura al mondo del turismo
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[post_content] => La meeting industry italiana si consolida e trova un nuovo punto di equilibrio. Nel 2025 il settore ha generato un valore economico diretto di 13,2 miliardi di euro e, nel periodo 2022-2025, ha registrato un tasso medio annuo di crescita composto del 6,4%.
Dopo il rimbalzo seguito alla pandemia, il mercato dei congressi e degli eventi entra in una fase più matura, in cui gli appuntamenti internazionali mantengono un peso superiore al periodo pre-Covid, gli eventi diventano più brevi ma conservano livelli di partecipazione superiori al 2019 e cresce la domanda di format più flessibili, anche in spazi non convenzionali.
È quanto emerge dai dati presentati durante l’evento “Il valore della meeting industry: interpretare il futuro attraverso i dati OICE”, promosso da Federcongressi&eventi al Centro Congressi Confindustria di Roma e dedicato all’evoluzione del turismo congressuale, alla lettura dei trend e alle prospettive di sviluppo per il biennio 2026-2027.
Secondo il rapporto “Il mercato dei congressi e degli eventi in Italia nel 2025”, realizzato da ASERI – Università Cattolica del Sacro Cuore per l’Osservatorio Italiano dei Congressi e degli Eventi, nel 2025 in Italia sono stati realizzati 365.789 eventi, con 28.627.455 partecipanti e 43.275.254 presenze.
Il primo elemento che emerge dalla lettura dei numeri, illustrati da Roberto Nelli, docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e responsabile scientifico della ricerca, riguarda la composizione del mercato. Nel 2025 gli eventi locali rappresentano il 54,8% del totale, quelli nazionali il 32,3% e quelli internazionali il 12,9%. Se rispetto al 2024 cresce il peso degli eventi locali e diminuisce quello degli appuntamenti nazionali, il confronto con il 2019 evidenzia come gli eventi internazionali restino sopra i livelli pre-pandemia, passando dal 9,8% al 12,9%.
«I valori assoluti e i valori medi a livello nazionale non consentono di comprendere la reale situazione della meeting industry italiana, che presenta un’elevata eterogeneità, soprattutto in relazione ai caratteri dell’evento e all’area geografica», spiega Nelli, sottolineando come il mercato vada letto considerando le diverse tipologie di eventi e le differenti aree del Paese.
Un segnale positivo arriva anche dalla domanda internazionale: gli arrivi di partecipanti stranieri per finalità congressuali risultano in lieve crescita rispetto al 2024. Anche il formato degli eventi continua a evolversi. La durata media scende da 1,42 a 1,39 giornate, mentre i partecipanti medi per evento si attestano a 78,3, in lieve calo rispetto agli ultimi due anni ma ancora nettamente superiori ai 67,5 del 2019.
«A livello internazionale sta succedendo così – commenta Nelli –. Nel mondo delle imprese si punta alla qualità piuttosto che alla durata: eventi esperienziali, densi di valore, piuttosto che lunghi».
Il peso economico della meeting industry resta significativo anche sul fronte turistico. Nel 2025 gli eventi di oltre una giornata hanno generato circa 30 milioni di presenze, pari al 10,4% del totale delle presenze alberghiere in Italia, con una spesa media pro capite di 312 euro, in crescita del 3,7% rispetto al 2024.
Sul fronte della domanda, le imprese si confermano il principale mercato di riferimento, con il 61,4% degli eventi, pur tornando su livelli più vicini al periodo pre-pandemico dopo il boom del post-Covid. Cresce invece il segmento associativo (24,4%), a conferma di una progressiva diversificazione del mercato.
L'analisi territoriale restituisce un'Italia a più velocità. Il Nord si conferma il motore della meeting industry, concentrando oltre la metà delle sedi e quasi il 60% degli eventi, con il Nord Est protagonista della crescita. Il Centro rallenta dopo due anni di forte espansione ma, come sottolinea Nelli, «ha elevate potenzialità e una significativa crescita tendenziale». Il Sud, pur rappresentando una quota più contenuta del mercato, mostra «segnali di equilibrio e di crescita potenziale che va sviluppata, assistita e gestita».
Tra i trend emergenti si consolida inoltre la ricerca di format più flessibili: gli spazi non convenzionali registrano una crescita media annua del 12,5% dal 2022, mentre gli alberghi con sale meeting continuano a rappresentare la principale sede degli eventi congressuali.
Onorato: «Roma oggi compete grazie ai grandi eventi»
Nel suo intervento, l’assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale, Alessandro Onorato, ha sostenuto che la Capitale abbia cambiato posizionamento negli ultimi anni grazie a una strategia che integra turismo, congressi, sport, moda e grandi eventi. Secondo l’assessore, la ricaduta mediatica dei grandi eventi sportivi ospitati dalla città equivale a 400 milioni di euro di investimenti pubblicitari. Onorato ha inoltre ricordato che «negli ultimi quattro anni e mezzo hanno aperto 147 hotel, di cui 27 a cinque stelle», indicando questo dato come uno degli effetti del crescente appeal internazionale di Roma.
Gentile: «Ora progetti concreti per consolidare»
Per la presidente di Federcongressi&eventi, Gabriella Gentile, il rapporto OICE restituisce un quadro incoraggiante per la meeting industry, ma ora è il momento di trasformare i risultati in azioni concrete. Tra le priorità indicate figurano gli investimenti nelle infrastrutture congressuali, il rafforzamento della promozione internazionale e la valorizzazione del capitale umano. «Quando le persone si incontrano, si incontrano culture, competenze e conoscenze – sottolinea –: è questo uno dei grandi valori che la meeting industry continua a generare per i territori».
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[post_content] => Apre nel cuore di Barcellona il nuovo Ibis budget Barcelona Center, un hotel di nuova costruzione situato nel distretto Poblenou e parte di 22@ Barcelona, uno dei più importanti progetti di rigenerazione urbana della città, che comprende un polo tecnologico, centri di ricerca, università e nuovi spazi residenziali.
L'hotel comprende 189 camere, tutte dotate di terrazza o patio privato e progettate secondo gli standard distintivi del brand, all’insegna di efficienza e funzionalità. La struttura offre inoltre camere comunicanti pensate per gruppi e famiglie, oltre a una nuova piscina rooftop, un’oasi urbana con vista panoramica su Barcellona.
Il nuovo hotel, il più grande ibis budget della penisola iberica, è stato sviluppato in linea con i requisiti di sostenibilità previsti dal piano urbano 22@.
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Ibis budget Barcelona Center è di proprietà di Sih e Agp Hotels, che gestiranno la struttura in qualità di partner alberghieri chiave di Accor in Spagna e Francia. Questa nuova apertura rappresenta un ulteriore passo nella crescita continua di Accor in Spagna, dove il gruppo conta oltre 100 hotel distribuiti in più di 10 brand.
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«Ibis budget Barcelona Center - aggiunge Alexandre Guénant, ceo di Agp Hotels - è stato progettato per offrire un’esperienza di soggiorno accessibile e di qualità, pensata specificamente per il viaggiatore urbano di oggi. La piscina rooftop, le camere con terrazza, gli ampi spazi esterni e una proposta food dedicata rendono questo hotel una struttura ibis budget di riferimento in Europa. Questa importante apertura in uno dei quartieri più nuovi e dinamici della città riflette la solidità della nostra partnership con Accor e la visione condivisa di offrire un’ospitalità efficiente e sostenibile».
Il nuovo hotel integra sistemi di riutilizzo dell’acqua e raccolta dell’acqua piovana per ottimizzare i consumi idrici. Soluzioni innovative per la gestione dei rifiuti, tra cui il sistema pneumatico ENVAC, contribuiranno inoltre a ridurre emissioni, rumore e impatto visivo nell’area circostante.
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Ci sono enormi potenzialità di aggregazione nel settore dell’hotellerie italiana. A ribadirlo è Luca Boccato, a.d. di Hnh Hospitality, che nel corso del recente Hospitality Forum tenutosi a Milano ha rimarcato l’importanza di fare squadra e di aprirsi anche all’ingresso di capitali necessari alla crescita.
Un'azienda in trasformazione
«Fino al 2017 la mia era un’azienda familiare – spiega il manager -. Grazie a una serie di aumento di capitale e all'ingresso di nuovi investitori, la nostra realtà è cresciuta negli anni, fino ad assumere una dimensione rilevante sul mercato italiano, meno importante su quello europeo, catalizzato dai grandi colossi internazionali».
Fra le principali difficoltà incontrate da chi si avvicina al mercato italiano Boccato segnala l’eccessiva burocrazia: «Il nostro mercato è poco flessibile e poco disponibile a un cambio di paradigma. Inoltre, servirebbe un ricambio generazionale».
La ricetta del successo comunque, per Boccato è tanto semplice quanto impegnativa da realizzare: «Occorre lavorare sia sulle persone sia sui processi. Il restyling delle strutture è un elemento importante, ma da solo non è sufficiente».
[post_title] => Boccato, Hnh Hospitality: «Serve più aggregazione. In Italia troppa burocrazia»
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Soddisfazione di Fiavet Toscana-Confcom per la sentenza del TAR Toscana sul ricorso presentato dalla stessa associazione contro il regolamento del comune di Firenze relativo ai mezzi turistici nell’area Unesco. Il Tribunale Amministrativo, infatti, pur non annullando il provvedimento, ha chiarito che “il regolamento pone limitazioni alle sole attività di trasporto “turistico”, strumentali alla fruizione del patrimonio culturale e artistico cittadino; lo stesso, pertanto, non esclude affatto che le agenzie di viaggio – nel rispetto di limiti e regole imposte per l’accesso alle zone a traffico limitato – possano svolgere con mezzi propri servizi di “mero” trasporto dei turisti nell’area Unesco”.
Per Fiavet Toscana si tratta di una precisazione tutt’altro che marginale poiché consente alle adv di accompagnare i propri ospiti presso le strutture ricettive o trasferirli dalle stesse all’aeroporto.
“Questa pronuncia del TAR – sottolinea infatti il Presidente di Fiavet Toscana, Pier Carlo Testa - conferma, nella sostanza, una delle principali ragioni da noi sostenute, ovvero che occorre distinguere fra una visita guidata a bordo di una golf car e servizi professionali di assistenza e trasferimento che costituiscono parte integrante dell'organizzazione del viaggio.
Effetti indesiderati
«Proprio questa vicenda dimostra come politiche elaborate senza un adeguato confronto con gli operatori rischino di produrre effetti indesiderati. L'obiettivo dichiarato era quello di regolamentare il fenomeno delle golf car. Nella formulazione originaria del regolamento, tuttavia, le limitazioni finivano per coinvolgere anche soggetti che svolgono un'attività completamente diversa, creando incertezza interpretativa e difficoltà operative per le agenzie di viaggio. È un esempio concreto di ciò che accade quando la conoscenza amministrativa non incontra la conoscenza operativa del settore.
“Le associazioni di categoria - aggiunge Testa - rappresentano migliaia di imprese che lavorano quotidianamente sul territorio, conoscono i percorsi dei visitatori, le esigenze della mobilità, le criticità dei servizi, le conseguenze pratiche di ogni nuova regolamentazione. Escludere questo patrimonio di esperienza significa privare il decisore pubblico di strumenti più efficaci per costruire politiche realmente funzionali. L'overtourism non si governa attraverso provvedimenti isolati né con divieti adottati unilateralmente».
L’esito della vicenda consente ai vertici di Fiavet Toscana di ribadire come nell’acceso dibattito sull’overtourism, le priorità legate alla tutela della qualità della vita dei residenti ed alla conservazione del patrimonio culturale son obiettivi pienamente condivisi dagli operatori: “Nessuno mette in discussione la necessità di governare i flussi – sottolinea il presidente di Fiavet Toscana-Confcom - ma proprio per questo è indispensabile individuare un metodo di governo realmente partecipato.
«In altre parole l’overtourism si governa attraverso una programmazione condivisa, nella quale amministrazioni pubbliche, imprese e associazioni professionali collaborano fin dalla fase di progettazione delle misure. Il partenariato pubblico-privato non è una concessione agli operatori economici, ma una condizione indispensabile per elaborare politiche efficaci, equilibrate e concretamente applicabili. La sfida dei prossimi anni non sarà scegliere se limitare o meno il turismo, bensì costruire un modello di gestione capace di coniugare tutela del patrimonio, qualità della vita dei residenti e competitività delle destinazioni.”
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La struttura offre inoltre camere comunicanti pensate per gruppi e famiglie, oltre a una nuova piscina rooftop, un’oasi urbana con vista panoramica su Barcellona.\r\n\r\nIl nuovo hotel, il più grande ibis budget della penisola iberica, è stato sviluppato in linea con i requisiti di sostenibilità previsti dal piano urbano 22@.\r\n\r\nGli spazi comuni dell’hotel includono un ampio giardino interno e una corte esterna, pensati come luoghi di incontro per gli ospiti e per la comunità locale, oltre a una proposta food in loco firmata Be Smart Food.\r\n\r\nIbis budget Barcelona Center è di proprietà di Sih e Agp Hotels, che gestiranno la struttura in qualità di partner alberghieri chiave di Accor in Spagna e Francia. 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