25 July 2024

Serra, Quality: il Giappone a oggi vale quasi un terzo del nostro fatturato

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Michele Serra

“Certo, c’è da considerare la stagionalità, perché il Giappone è una delle prime destinazioni a partire a primavera e naturalmente manca ancora gran parte dell’estate, ma a oggi il Paese del Sol levante vale poco meno di un terzo del fatturato complessivo del nostro consorzio“. Michele Serra l’aveva già detto in occasione dell’ultima fiera di Rimini che il Giappone sarebbe stata la meta del 2023. Ora però sono le cifre a parlare e a confermare quanto il presidente di Quality Group aveva affermato ormai più di un mese fa: “E’ stata dura, ma ora ci prepariamo a riprenderci con gli interessi quanto abbiamo investito nel 2022 per far ripartire questa meta“.

In effetti il percorso non è stato affatto facile: “Io sono tornato in Giappone con un visto di lavoro ad aprile, quando ancora non si poteva entrare nel Paese per turismo  Ed è stata un’esperienza incredibile – racconta sempre Serra, in occasione della presentazione del prodotto Tokyo d’inverno targato Mistral -. Una volta riaperti i confini, i paletti messi dal governo locale sono però diventati ostacoli quasi impossibili da sormontare. Si poteva viaggiare solamente in gruppo con una guida locale presente 24 ore su 24. Inoltre occorreva il visto, cosa che fino al 2019 non era richiesto. E nelle rappresentanze diplomatiche giapponesi in Italia non c’era personale dedicato; quindi le procedure si sono subito rivelate lunghe e farraginose. Risultato: quando abbiamo fatto partire il nostro primo gruppo lo scorso luglio, unici in Europa, i nostri corrispondenti locali erano talmente stupiti da chiederci come avessimo fatto. In molti, prima di noi, avevano rinunciato”.

Tante e tali complicazioni non potevano inoltre che ricadere sul lato costi. “Ma ci siamo detti che l’importante, in fondo, era rimettere la macchina in moto – prosegue Serra – Ci siamo quindi sobbarcati noi le maggiori spese e tutti i viaggi verso il Giappone sono stati gestiti in perdita fino al mese di ottobre, quando finalmente la riapertura è diventata completa. Ora ci aspettiamo un 2023 in grado di superare di gran lunga i nostri record di fatturato sulla destinazione. Il tutto con marginalità ottime. E il Giappone, ricordo, per noi è stata a lungo la prima meta in termini di ricavi, superando persino gli Stati Uniti, a cui è dedicato un tour operator ad hoc del consorzio”.

Ciò detto, le sfide non mancheranno neppure l’anno prossimo. “A partire dai voli, che invece mancano – conclude Serra -. C’è più domanda rispetto alla disponibilità. E poi i prezzi sono altissimi. Tanto che al momento noi lavoriamo quasi esclusivamente con le compagnie emiratine e con la All Nippon Airways via Francoforte. Inoltre c’è la questione risorse umane in loco. I giapponesi non hanno infatti la cassa integrazione, ma le istituzioni durante la pandemia hanno comunque provveduto a pagare loro gli stipendi, impiegandoli in altre attività. Il problema è che un buon numero di persone che lavorava nel turismo non è ancora tornato alle proprie professioni originarie. Tocca perciò a noi svolgere una parte consistente dei compiti che una volta erano di loro competenza. Con uno sforzo che non credo sia difficile immaginare…”.

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