24 September 2021

Seghi, Alpitour: il contratto One? Più semplice e adeguato ai tempi

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Sono passati ormai più di tre mesi da quando il gruppo Alpitour ha introdotto, all’inizio di novembre, il nuovo contratto One. Un esordio un po’ in sordina rispetto al solito. Sia per la situazione contingente che non favoriva certo l’utilizzo di una comunicazione dai toni trionfalistici, sia per evitare le polemiche sorte più di un anno fa dopo la presentazione ufficiale del contratto Zoom. D’altronde la situazione imponeva senz’altro un cambio di rotta, almeno momentaneo, per venire incontro alle esigenze di un settore in grave difficoltà. “Noi di Alpitour ci siamo mossi fin dall’inizio, ancora a marzo e aprile, con una logica di convergenza nei confronti del mercato, testimoniata dalla tante iniziative messe da subito in campo per supportare la domanda e il canale delle distribuzione”, sottolinea il direttore commerciale trade del to, Alessandro Seghi.

Ma veniamo a One: “Prima di tutto lo definirei all’insegna della semplificazione“, osserva sempre Seghi. E in effetti i regimi commissionali sono passati dai 28 dell’era pre-fusione di Eden Viaggi e Press & Swan in Alpitour ai soli quattro attuali: uno ciascuno per i prodotti mainstream, specialties, easy e soggiorno Italia.

Ma anche attento alle evoluzioni del momento: sia perché i volumi presi a riferimento per il calcolo delle commissioni d’uso sono quelli dell’anno ante-Covid, in modo da non penalizzare le agenzie dopo il tracollo del 2020, sia perché la parte variabile è cambiata di segno, passando dalla logica più qualitativa di Zoom a parametri più tradizionalmente quantitativi, che mirano a premiare le vendite indipendentemente dalla tipologia di prodotto promosso. Il tutto con livelli di incentivazione tarati naturalmente sull’attuale contesto di mercato non certo straordinario . “Con questo non intendiamo però rinnegare la logica alla base di Zoom – spiega Seghi -. E’ solo che il contratto del 2019 era stato evidentemente pensato per scenari completamente diversi da quello attuale. Non è detto perciò che già a partire dal terzo o dal quarto quadrimestre del nostro anno finanziario (che si conclude il 31 ottobre, ndr) non si possa tornare a inserire alcune delle logiche poste alla base di Zoom”.

Nel frattempo, racconta il direttore commerciale trade, “il nuovo One è stato accolto con favore da quasi tutti“. Qualche malumore c’è stato, ma soprattutto da parte di chi si è visto ritirare il codice: circa 1.300 agenzie, i cui volumi, però, “erano davvero bassi per tutti i tre tour operator del nostro gruppo. Continuare a lavorare con loro avrebbe avuto davvero poco senso”. Ora il contratto riguarda quindi circa 6 mila agenzie sul territorio: “Siamo consapevoli che questa crisi lascerà degli strascichi importanti – riprende Seghi -. Qualcuno purtroppo abbasserà sicuramente le saracinesche. Ma noi abbiamo deciso di prescindere da valutazioni di questo tipo, mettendo a disposizione di tutti le nostre iniziative e la nostra forza commerciale“.

Il prossimo futuro per ora dice quindi Italia, “ma siamo abbastanza sicuri che presto si tornerà a viaggiare anche nel Mediterraneo e in Europa – conclude Seghi -. Noi in ogni caso teniamo aperte le vendite su qualsiasi nostra destinazione nel mondo, dando ogni rassicurazione ai nostri clienti di fronte a ogni eventualità. Un gruppo come il nostro ha infatti il dovere di coprire lo spettro più ampio possibile di offerta. Poi si vedrà quello che succede. Ma sono convinto che presto ripartiremo tutti assieme.  Del resto, l’industria dei viaggi ha storicamente dimostrato grande resilienza, accompagnata da una notevole capacità di problem solving e di creatività”.




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