13 January 2026

Turismo religioso in crescita: nuovi trend e competenze

turismo religiosoIl turismo religioso vive una fase di forte rinnovamento, trainato da una domanda sempre più ampia e diversificata. Non è più solo un segmento tradizionale legato alla visita dei luoghi sacri, ma un ecosistema complesso che unisce spiritualità, cultura, benessere e scoperta dei territori. In questo scenario, la professoressa Simona Attollino, docente di Diritto e religione e direttrice dell’Executive Master in Turismo religioso e gestione smart dei beni culturali dell’Università LUM, offre una chiave di lettura utile a operatori, DMO e professionisti della filiera.

Negli ultimi anni la domanda è guidata da una forte ricerca di senso e di benessere integrale, una tendenza che la pandemia ha solo accelerato. Il viaggio verso un santuario o lungo un cammino non è più un gesto rituale, ma un tempo dedicato alla cura di sé, con ricadute profonde anche sul piano psicologico e relazionale. A confermarlo sono anche le elaborazioni Isnart, che evidenziano un aspetto particolarmente rilevante per gli operatori: il turista religioso è spesso un visitatore di ritorno, segno di una fidelizzazione naturale e identitaria.

Accanto alla motivazione spirituale emergono componenti culturali, naturali ed enogastronomiche che spingono i viaggiatori verso mete meno conosciute e verso esperienze più lente e narrative. «Oggi assistiamo a un intreccio sempre più evidente tra ricerca spirituale e fruizione artistico-culturale – osserva Attollino -. È una trasformazione che coinvolge ogni fascia d’età, con un ruolo crescente delle nuove generazioni: attraverso social media, contenuti digitali e storytelling spontaneo, i giovani contribuiscono alla valorizzazione capillare di luoghi che in passato restavano ai margini dei flussi principali».

Un altro elemento determinante è l’evoluzione del concetto stesso di pellegrinaggio. L’esperienza diventa ‘a geometria variabile’, capace di includere persone che vivono la dimensione del sacro senza necessariamente appartenere a un’istituzione religiosa. I santuari, i cammini, le feste patronali e i riti identitari assumono così una funzione comunitaria e culturale. Per gli operatori questo scenario implica la necessità di nuove competenze. «Servono basi giuridiche solide sui beni culturali, sul terzo settore e sulla sicurezza, insieme a competenze manageriali specifiche per progettare prodotti turistico-religiosi – spiega Attollino -. Cresce poi il bisogno di saper dialogare con enti ecclesiastici, istituzioni pubbliche e comunità locali, in una logica di co-progettazione. A questo si aggiungono la capacità di leggere il patrimonio religioso in chiave culturale e territoriale e le competenze digitali, indispensabili per intercettare i nuovi linguaggi dei viaggiatori».

In un momento in cui il settore è chiamato a ripensare modelli e priorità, il turismo religioso e spirituale si conferma un campo interessante da osservare: un ambito capace di coniugare tradizione e innovazione, eredità culturale e sperimentazione, sostenibilità e identità. «Il turismo religioso, spirituale e del benessere può diventare un laboratorio di innovazione e sostenibilità per l’intera industria turistica – afferma la docente -. La lentezza, la qualità dell’accoglienza, la cura dei luoghi, la dimensione comunitaria e la rigenerazione sociale sono infatti i temi che più rispondono alla sensibilità contemporanea e alle richieste emergenti dei viaggiatori».

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