1 August 2021

Osservatorio Politecnico: anche il digital travel a picco; giro d’affari a -60%

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Filippo Renga

E’ di oltre 9 miliardi di euro il calo registrato dalla componente digitale dell’industria dei viaggi in Italia nel 2020, per un complessivo -60% rispetto all’anno precedente. Il dato pesante, ma purtroppo non certo sorprendente, emerge dalla settima edizione dell’ormai tradizionale rapporto annuale stilato dall’Osservatorio innovazione digitale nel turismo della school of management del Politecnico di Milano.

L’anno della pandemia ha avuto infatti effetti pesanti sull’economia mondiale andando a travolgere in particolare l’ecosistema dei viaggi. Quello dell’intermediazione tradizionale ante-Covid-19 era un mercato tutt’altro che in crisi. Per loro, però, come per il tour operating, fortemente dipendenti dai flussi outgoing, il 2020 è stato un anno di sopravvivenza, con un calo del fatturato tra il 60% e il 95%. Per il 2021 è prevista una parziale ripresa, nell’ordine di un terzo dei volumi realizzati nel 2019. L’impatto è meno marcato su ospitalità, trasporti di terra e di mare e attrazioni, che sono riusciti, mediamente, a mantenere il fatturato in una forbice tra il 40% e il 60% rispetto al 2019, grazie soprattutto al turismo di prossimità.

L’e-commerce di viaggi degli italiani nel 2020 segna quindi un -60% assestandosi a 6,2 miliardi di euro. Prevalgono ancora le prenotazioni effettuate da desktop (65% del totale), ma il mobile assume più rilevanza (35%) e registra una decrescita inferiore rispetto al mercato (-39%). I trasporti si confermano la categoria merceologica più acquistata su Internet (60%), ma perdono quota (-1 punto percentuale rispetto al 2019) in favore degli alloggi (34%, +3 punti). A impattare su questa tendenza vi è la prevalenza del mercato domestico e la preferenza per l’utilizzo dei mezzi di trasporto di proprietà. Seguono infine, con un 6%, i pacchetti e tour organizzati.

Si è rafforzato il canale diretto, che ha inciso per il 66% sull’e-commerce complessivo – afferma Filippo Renga, direttore dell’Osservatorio -. Da un lato, infatti, il cliente ha cercato il contatto diretto con il fornitore per ricevere informazioni e rassicurazioni. Dall’altro, il turismo di prossimità ha aumentato il ricorso a servizi conosciuti o comunque accessibili via telefono, email o chat, e reso meno necessario l’utilizzo di intermediari. Le Ota hanno sofferto (-57%), ma meno quelle legate esclusivamente all’extra-alberghiero (-33%)”.

Sul fronte business travel, la spesa per i viaggi d’affari scende a 7,6 miliardi di euro, in diminuzione del 63% sull’anno precedente. Il mercato domestico (3,2 miliardi di euro) realizza la performance migliore (-56%), quello internazionale (4,4 miliardi) si riduce di due terzi (-67%), anche complice la forte riduzione dei prezzi del trasporto e il deprezzamento del dollaro contro l’euro (-2%).

“La maggiore variazione negativa si ha nella spesa internazionale dell’industria (-68%) dove il crollo dei viaggi mice (legati a meeting, fiere e eventi aziendali), i più costosi, ha anche inciso sul segmento nazionale (-58%) – sottolinea il direttore dell’Osservatorio business travel, Andrea Guizzardi -. Il terziario, meno esposto ai viaggi intercontinentali, mostra una contrazione di spesa decisamente inferiore (-60%). Il 63% delle aziende italiane indica infine nel secondo semestre 2021 il momento in cui si tornerà a viaggiare per motivi non strettamente necessari”.




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