27 July 2026

La resa di Airbnb: da quest’anno il portale agirà da sostituto d’imposta

Alla fine il colosso degli affitti brevi ha dovuto cedere. A partire da quest’anno, Airbnb agirà da sostituto d’imposta, trattenendo direttamente alla fonte la ritenuta fiscale del 21% sui compensi degli host non professionali (la cosiddetta cedolare secca), così come previsto dall’ormai lontano 2017. “La legge italiana – si legge in una mail inviata dal portale agli stessi host –impone a Airbnb di applicare una ritenuta fiscale del 21% sui guadagni degli host non professionali derivanti da locazioni brevi (fino a 30 notti). Esempi di host non professionali comprendono host che non sono dotati di partita Iva e che concedono in locazione meno di cinque alloggi”. Con la medesima comunicazione, l’operatore invita quindi i locatori a comunicare la propria adesione al regime della cedolare secca entro il 14 gennaio, altrimenti il portale applicherà automaticamente la ritenuta del 21%.

Si conclude in questo modo una vicenda lunga quasi sette anni, con Airbnb che ha provato in tutte le sedi a contestare la normativa italiana, vedendo tuttavia respingere le proprie richieste sia dai tribunali nazionali, sia da quelli europei. La svolta peraltro si è avuta solo lo scorso autunno, quando la procura di Milano ha ordinato il sequestro di 779 milioni di euro contro il portale. Una cifra corrispondente alle tasse non raccolte dall’operatore tra gli anni 2017 e 2021. A tale iniziativa ha quindi fatto seguito, a fine 2023, un accordo con l’Agenzia delle entrate, tramite il quale Airbnb ha accettato di versare all’erario 576 milioni di euro: una somma ricalcolata in base al valore di quanto già versato autonomamente in quegli anni dagli host. Rimane tuttavia scoperta la questione relativa al biennio 2022 – 2023. A tal riguardo, racconta La Repubblica, il portale ha invitato gli host a servirsi del ravvedimento operoso entro il prossimo 28 febbraio. Per il 2023, invece, si attende la dichiarazione dei redditi di quest’anno.

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