16 May 2021

Expedia non ha più paura di Google: i nostri dati valgono di più

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Sono passati appena due anni da quando l’ex ceo del gruppo Expedia,  Mark Okerstrom, dichiarò davanti alla platea della tradizionale convention Explore (allora 18) che il vero competitor della propria compagnia non era da considerarsi Booking ma Google. Oggi invece pare che la prospettiva sia completamente ribaltata: “Negli ultimi mesi abbiamo ridotto, come tutti gli altri operatori del settore, i nostri investimenti nel motore di ricerca – ha dichiarato in particolare il presidente travel partners group di Expedia, Cyril Ranque, in occasione di un incontro con la stampa a margine dell’evento di quest’anno, Explore20 -. Ma questo semplicemente perché il calo della domanda, unito agli alti tassi di cancellazione, rendeva poco redditizia qualsiasi campagna pay-per-click. E’ certo però che anche per il futuro contiamo di diminuire la nostra dipendenza dai portali alla Google, cercando di coinvolgere e trattenere i viaggiatori sui nostri siti per qualsiasi loro esigenza legata ai viaggi”. Soprattutto però Ranque ha rivendicato la maggiore qualità dei dati di business intelligence che un player come Expedia è in grado di fornire ai propri partner rispetto a Google: “I nostri si riferiscono a numeri reali, a prenotazioni realmente effettuate che rispecchiano trend di mercato effettivi; i loro riguardano semplicemente le ricerche“, ossia le intenzioni che non sempre si traducono in comportamenti conseguenti.

Lo stesso Ranque si è poi detto ottimista sulla ripresa del comparto: “E’ solo una mia opinione personale, ma credo proprio che a partire dal secondo trimestre del 2021 assisteremo a un recupero esponenziale della domanda per viaggi negli Stati Uniti, in Europa e in Cina. Magari con ritmi leggermente diversi da destinazione a destinazione, ma sono convinto che il rimbalzo sarà rapido ovunque”. E ancora una volta l’accesso a dati reali e tempestivi sarà di vitale importanza per gli operatori del settore: “Fino a ieri gli esperti di revenue management basavano gran parte delle proprie analisi sulle cifre dell’anno precedente – ha sottolineato ancora Ranque -. Domani questo non sarà più possibile, semplicemente perché i numeri del 2020 rappresentano un unicum con cui non si potrà razionalmente confrontare. Ecco perché sarà fondamentale accedere a informazioni live, in grado di intercettare qualsiasi spostamento della curva di domanda”.

E le agenzie di viaggio tradizionale, che ruolo giocano all’interno dell’ecosistema Expedia? Continueranno a essere importanti e “noi abbiamo tutte le intenzioni di investire in questo segmento – ha spiegato la presidente business service del gruppo, Ariane Gorin -. Per loro abbiamo un programma dedicato che si chiama Taap, ma spesso lavoriamo anche il di fuori di tale contesto. Non solo: negli ultimi mesi abbiamo fatto molto per supportare le agenzie, cercando di garantire più possibile le loro commissioni, nonché ampliando il nostro portfolio dedicato con nuovi prodotti ad alto margine di rendimento. Abbiamo inoltre fornito nuove funzioni di automazione dei processi, per aiutare le adv a far fronte alla riduzione di personale dovuta al quasi universale ricorso alle forme di sostegno del reddito. E questo proprio perché continuiamo a credere nel valore delle stesse agenzie all’interno dell’ecosistema dei viaggi”.

In fondo, ha concluso la stessa Ariane Gorin, “se qualcosa ci ha insegnato questo anno terribile è il fatto che occorre maggiore collaborazione all’interno della nostra industria. Dobbiamo parlare con una voce sola perché la pandemia ci ha fatto davvero capire quanto siamo interdipendenti gli uni dagli altri”.

 

 




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