7 May 2021

Carella, panel filiera integrata: iniziato il dialogo con le istituzioni

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Il turismo è un ecosistema complesso, entro cui operano moltissime realtà e professionisti strettamente interconnessi e parti essenziali per il funzionamento del motore dell’industria dei viaggi. Peccato che il governo, nei suoi vari interventi per il sostegno al settore, pare non se ne sia accorto. Almeno fino a oggi, visto che un’iniziativa spontanea, promossa da oltre 150 imprese e da migliaia di professionisti, sta finalmente portando all’attenzione delle istituzioni le esigenze di questa parte tanto poco conosciuta quanto vitale del comparto.

In questi giorni siamo riusciti finalmente a entrare in contatto con alcuni rappresentanti della politica – racconta  Enzo Carella, portavoce del panel filiera integrata e lui stesso imprenditore nel mondo del turismo -. Ci hanno ascoltati con attenzione. Ora speriamo che si muova finalmente qualcosa. I codici Ateco con i quali operiamo risultano generici e questo non ha favorito l’interlocuzione a livello istituzionale: non esiste, infatti, la possibilità di registrare le rispettive attività in seno a una nomenclatura esclusiva per il settore turismo Una vacatio normativa che sta generando un pregiudizio per una parte fondamentale del comparto, esclusa da qualsiasi tipo di riconoscimento e di sostegno”.

Si tratta di società di consulenza, start-up e compagnie It, commerciali con partita Iva, esperti di marketing, società specializzate nell’outsourcing, liberi professionisti, broker, ma anche delle stesse società editrici specializzate come noi di Travel Quotidiano…: “Una vera costellazione di attività che gravita attorno a to, adv e alberghi, garantendo a questi ultimi prodotti, servizi e finanche la stessa operatività“, sottolinea sempre Carella.

Un intero comparto, che in tempi normali vanta un giro d’affari complessivo superiore ai 15 miliardi di euro, cifra pari al 7% dell’intero turismo italiano, ma che sembra non comparire nei radar di alcuna istituzione. “E’ anche per questo che è vitale riconoscere la filiera nel proprio complesso – conclude Carella -. Perché si possa misurare con precisione un’industria che oggi si dice spannometricamente valga il 12%-13% del pil nazionale, ma il cui peso in realtà, proprio in virtù del suo ecosistema integrato, potrebbe essere ancora più rilevante. Non solo: è anche fondamentale che vengano finalmente riconosciute competenze e capacità di professionisti in grado produrre una visione del settore moderna e di lungo termine. Operatori che con il loro lavoro quotidiano dimostrano di sapersi confrontare con i più agguerriti competitor internazionali, senza alcun appoggio istituzionale. Un vero patrimonio che rischia di disperdersi, se non si interverrà tempestivamente, riconoscendo il lavoro delle imprese coinvolte e fornendo supporti concreti per affrontare una crisi senza precedenti”.

 




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