27 June 2026

Incoming italiano: “L’intermediazione può ancora fare la sua parte”

Mare ItaliaUn terreno di conquista ancora poco battuto. Questa la definizione calzante per l’incoming italiano che, secondo i primi dati rilevati dalla Banca d’Italia relativi al 2016, è un terreno più fertile che mai. “sui 50,9 milioni di turisti internazionali arrivati in Italia lo scorso anno – spiega Valeria Minghetti, senior researcher del Ciset, dai padiglioni di No Frills -, solo 5,8 milioni, per una spesa complessiva di pacchetti pari a 7,4 miliardi, passa dal turismo intermediato”.
Una percentuale minima che può e deve crescere per le aziende dell’inbound tricolore, lavorando sulle nicchie di mercato e abbandonando le segmentazioni “tradizionali”.
“Si sta sviluppando una etica del consumo – prosegue la ricercatrice -, le fasce di mercato conosciute sono in buona parte saltate. Ad oggi anche clienti alto spendenti possono scegliere di volare low cost per dedicare tutto il budget all’accomodation o ai ristoranti stellati. Il budget non si riduce, cambia forma”. Quello che non cambia sono le classifiche delle nazionalità che più amano l’Italia. Saldamente in testa la Germania, viene comunque tallonata dalla Francia che ha incrementato del 21% gli arrivi 2015 rispetto al 2014 e a sua volta seguita dal Regno Unito, mentre tra i mercati lungo raggio, si confermano Stati Uniti e Giappone mentre perde quota la Cina.

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