24 April 2026

L’Unione europea e il passaporto vaccinale della discordia

Il passaporto vaccinale diventa nuovo pomo della discordia a livello europeo. Il quadro di favorevoli e contrari tra i 27 è quanto mai composito e, anche se sul tavolo della Commissione europea la questione è già stata affrontata direttamente, una decisione finale e, appunto, comune sembra ancora lontana.

Di fatto alcuni paesi hanno già preso scelte precise: Svezia, Danimarca, Estonia e Islanda (quest’ultima in area Schengen), così come l’Ungheria che prevede un ‘attestato di immunità’ per chi ha avuto il Covid ed è guarito. Grecia, promotrice dell’iniziativa con il primo ministro Kyriakos Mitsotakis, e poi Spagna e Portogallo, sono dichiaratamente favorevoli. Sul fronte opposto – almeno per ora – ci sono i dubbi di Francia e Belgio, Romania; la Germania non ha ancora una posizione univoca, e il titolare degli interni sostiene che la distinzione tra vaccinati e non sarebbe uguale a rendere obbligatorio il vaccino.

Se questi primi esempi di passaporto sono validi solo entro i confini del Paese, concedendo ai possessori ad esempio di evitare i controlli al ritorno in patria o di accedere a determinati eventi, il passaporto vaccinale comunitario auspicato dalla Grecia garantirebbe invece libera circolazione fra Paesi diversi. E in attesa della concretizzazione del progetto qualcuno si è già portato avanti con la sigla di  accordi bilaterali, come nel caso di Grecia e Israele.

L’Italia, infine, resta a guardare: l’interrogativo è stato posto, la risposta è ancora di là da venire.

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