28 May 2026

Brexit: allarme per l’ospitalità britannica

visitbritainCirca il 27% del totale dei collaboratori dei comparti alberghieri ed f&b del Regno Unito è di origine straniera. Basta questo dato a far intuire l’impatto sul mercato del lavoro del turismo britannico di un’eventuale uscita del paese dall’Unione europea. La data del fatidico referendum si avvicina, è previsto per il prossimo 23 giugno, ed aumentano quindi gli interrogativi sugli effetti della cosiddetta Brexit. «Il settore attrae una fetta importante di lavoratori temporanei e impiega un numero crescente di collaboratori provenienti dagli altri stati della Ue. Per le imprese del turismo si tratta di poter accedere a risorse umane professionali, dotate delle giuste competenze e a prezzi competitivi – si legge in una recente ricerca commissionata a Deloitte dall’Association of British travel agents (Abta) -. Il libero movimento delle persone all’interno della Ue garantisce, infatti, processi di selezione veloci e a costi accessibili, consentendo tra l’altro al comparto di venire incontro efficacemente alle esigenze di personale in alta stagione. Ci sono delle regioni del paese che fanno grande ricorso all’assunzione di professionisti immigrati. Reclutare tale quantità di risorse all’interno del mercato del lavoro interno risulterebbe complicato, sia per lo scarso tasso di disoccupazione oggi registrato nel Regno Unito, sia per la grande carenza di competenze adeguate». Secondo un altro studio, realizzato questa volta dalla commissione nazionale per l’impiego e lo sviluppo delle competenze (Ukces), solo nel 2015 le imprese dell’ospitalità britanniche avrebbero trovato difficoltà a trovare risorse adeguate per poco meno del 50% delle posizioni aperte.

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