13 January 2026

Tassa di soggiorno: solo il 22% dei comuni l’ha incassato nel 2023

A riscuotere la tassa di soggiorno in Italia è un numero di Comuni in costante crescita, ma ancora molto inferiore rispetto agli aventi diritto. Se in teoria sono almeno 5.730 gli enti locali idonei, solo uno su cinque applica effettivamente il tributo. Nel 2023 l’hanno incassato solo 1268 comuni,  il 22% del totale, secondo quanto rivela un’elaborazione del Centro studi enti locali basata su dati di ministero dell’Economia, Banca d’Italia e Istat. Un numero basso rispetto a quello potenziale, ma in aumento negli anni: a imporre la tassa nel 2022 sono stati infatti solo 1.143 Comuni, nel 2021 1.059, nel 2020 1.046 e nel 2019 1.003. 

Secondo la legislazione vigente, l’imposta può essere istituita dai capoluoghi di provincia, dai Comuni compresi negli elenchi regionali delle località turistiche o delle città d’arte e da quelli che hanno sede giuridica nelle isole minori o che nel loro territorio includano isole minori. In base a tali caratteristiche, uno studio della Banca d’Italia del 2018 aveva stabilito che in queste categorie rientrano 5.730 Comuni, il 70% del totale. Ma solo il 22% ha di fatto applicato il tributo nel 2023, forse nel timore che diventi un deterrente per il turismo 

Tuttavia, nonostante la bassa percentuale di applicazione, la tassa di soggiorno ha generato un gettito di tutto rispetto a livello nazionale, pari a 774 milioni e 896.335 euro. In Italia centrale i proventi più alti: 291.829.663 euro. Seguono il Nord-est con 211.120.077 e il Nord-ovest con 135.837.698 euro. L’imposta genera meno gettito nel Sud e nelle Isole: rispettivamente 81.335.484 euro e 54.753.41 euro. 

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