18 June 2026

Le coste italiane e il balneare sono le prime vittime dell’overtourism

Brutti momenti per il mare. Le coste italiane sono tra le prime vittime dell’overtourism. Secondo la recente indagine di Demoskopika, che ha analizzato l’indice complessivo di sovraffollamento turistico delle province italiane, ben otto tra le prime quindici per situazione critica sono caratterizzate dal turismo balneare.

Un dato preoccupante perché, se è vero che il mare è una risorsa fondamentale per la nostra economia, è altrettanto vero che il turismo selvaggio sta compromettendo in modo irrecuperabile l’ecosistema marino: dalla pressione antropica fuori controllo che impatta sulle coste e sulle spiagge, agli ancoraggi sotto costa che devastano le praterie di Posidonia, fino al disturbo costante degli organismi marini. A lanciare l’allarme è Fondazione Marevivo, che da quarant’anni si occupa di tutela del mare, e chiede norme più stringenti per regolamentare il turismo.

Degrado

Gli impatti dell’overtourism, ricorda Marevivo, sono innumerevoli: degrado del fondale, disturbo alla fauna locale e forte pressione antropica su un tratto di costa fragile e privo di adeguati servizi di gestione, abbandono di rifiuti.
 
Per quest’ultimo, la minaccia più insidiosa è rappresentata naturalmente dalla plastica, che costituisce il 60% dei rifiuti abbandonati sulle spiagge. Un inquinamento certo non solo visivo: ad allarmare è soprattutto la presenza di microplastiche, frammenti più piccoli e insidiosi, che raggiungono concentrazioni record di 64 milioni di particelle fluttuanti per chilometri in alcune zone. Il Mediterraneo, pur rappresentando l’1% dell’acqua presente nel mondo, concentra il 7% delle microplastiche globali 
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