26 October 2021

La cig in deroga per il turismo si allunga di altre 18 settimane?

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Altre 18 settimane di cassa integrazione in deroga, oltre a quella già prevista fino al 31 marzo, per i settori non coperti dagli ammortizzatori ordinari e per cui si prevede un’uscita più lenta dalla crisi legata alla pandemia: turismo, quindi, ma anche ristorazione, commercio e imprese non artigiane con meno di cinque dipendenti. E poi, in forse, fiere e congressi, nonché una parte della cultura, come per esempio gli spettacoli dal vivo.

E’ la misura attualmente allo studio del governo che, secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, avrebbe un costo complessivo attorno ai 5 miliardi di euro ma che non sarebbe completamente gratuita per le imprese. Si lavora infatti all’ipotesi di legare l’ammortizzatore al calo del fatturato, come peraltro già avvenuto fino a oggi, ma anche a un programma di ripresa progressiva dell’attività, per cui il supporto dello Stato coprirebbe solo una quota dei costi dovuti alla pausa forzata (fino al 30%-40%). In vista anche un rafforzamento della Naspi, con la sospensione della riduzione dell’emolumento prevista dal quarto mese di erogazione, oppure tramite l’allungamento dell’indennità per gli over 50-55.

Sul tavolo, infine, c’è pure una proroga del blocco dei licenziamenti. Almeno per le aziende che beneficeranno dell’ulteriore potenziamento della cig in deroga. La questione tuttavia sarebbe particolarmente spinosa, perché renderebbe l’Italia l’unico Paese Ocse ad aver adottato tale provvedimento per più di un anno e perché potrebbero configurarsi rischi di incostituzionalità. D’altro canto, c’è da considerare che, stando ai calcoli dello stesso governo, tale misura avrebbe salvaguardato fino a oggi qualcosa come 600 mila posti di lavoro, mentre già si paventa che ad aprile, quando è prevista al momento la fine del blocco, ci saranno ben 250 mila posizioni lavorative a rischio.




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