14 July 2024

‘Contessa, una porta tra terra e mare’: riaperta la storica strada fra Umbria e Marche

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Il programma di rilancio della strada statale 452, meglio conosciuta come Strada della Contessa è stato presentato presso la sede dell’Enit a Roma. Presenti Amerigo Varotti, direttore di Confcommercio Marche Nord, Barbara Marcolini, vicepresidente di Confcommercio Marche Nord, Barbara Marsili, presidente di Confcommercio Umbria-Gubbio, e Ivana Jelinic, ad Enit.

Durante il periodo di otto mesi di chiusura per lavori di manutenzione straordinaria della strada (un collegamento cruciale tra Gubbio, nel nord-est dell’Umbria, e la provincia di Pesaro e Urbino nelle Marche) le attività turistiche della zona hanno subito perdite significative, con un calo del fatturato di oltre il 10% nella sola provincia di Pesaro e Urbino, equivalente a circa 2 milioni di euro.  E allora le due regioni hanno ideato il progetto turistico “Contessa, una porta tra terra e mare”.

 “Ora, l’attenzione è rivolta al rilancio economico attraverso iniziative che mettono in risalto le specialità enogastronomiche locali -, ha detto Amerigo Varotti -. Oltre ai percorsi dedicati alla scoperta di ristoranti e prodotti tipici tra Umbria e Marche, il progetto prevede percorsi storici e culturali che attraversano luoghi storici legati ai Montefeltro e ai Della Rovere, mentre sul fronte archeologico, il progetto prevede visite a siti di grande interesse come il Teatro Romano di Gubbio e il Ponte Mallio a Cagli, oltre al museo e al parco archeologico di Fossombrone, fino a raggiungere l’Arco di Augusto a Fano”.

Barbara Marsili ha voluto enfatizzare l’importanza di valorizzare le eccellenze condivise dalle due regioni, contrastando la tendenza a bypassare il centro Italia sottolineando che “grazie al supporto del comune di Gubbio, della Camera di commercio di Perugia e della regione Umbria, questo progetto mira a mettere in luce le potenzialità turistiche del territorio, promuovendo una collaborazione interregionale che travalica i confini amministrativi”.

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Altre situazioni critiche riguardano il pacchetto di garanzie, il livello di due diligence richiesto dai fondi, persino le conformità edilizie e catastali: "Su questi temi ci si perde troppo spesso in discussioni infinite. La volontà di fare, in altre parole, ci sarebbe; le competenze pure. Ma le controparti devono essere più trasparenti e dirette". E non manca neppure la sfida burocrazia, soprattutto quando occorre fare dei lavori: "Servono certezze su regole e tempi", ha rincarato infatti Luna. Forte la presenza di capitali value add – opportunistici Nonostante le criticità, tanto interesse sul real estate alberghiero italiano non è affatto un caso: il mercato tricolore dell'ospitalità è ormai da parecchio tempo caratterizzato da una forte presenza di capitali dall’approccio value add – opportunistico. E anche l’anno scorso non è stato da meno sebbene, come sottolineano gli ultimi dati Cbre e Scenari Immobiliari, il 2023 abbia registrato il ritorno prepotente di investitori-operatori spesso di matrice domestica. "L’Italia è da sempre una delle destinazioni più popolari al mondo, ma con un patrimonio ricettivo da rinnovare e fino a periodi molto recenti caratterizzato da una scarsa presenza di capitali istituzionali – ha spiegato Luna -. Per noi si tratta quindi di un contesto dalle grandi opportunità. Tanto più che proprio tali criticità possono garantire a capitali opportunistici come il nostro quel premio sul rendimento di cui siamo costantemente alla ricerca". Non molto differenti sono le motivazioni che hanno spinto Oaktree a entrare nel mercato alberghiero italiano già nel 2018: "Abbiamo cercato di fornire un approccio istituzionale all’offerta di ospitalità tricolore, per aiutarla a portarsi in linea con le aspettative della clientela internazionale – ha confermato Orlando -. 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Indipendentemente dalla natura dell’investimento partiamo da un impegno di almeno 50 milioni di euro di nostro capitale. Il che si traduce in operazioni di valore significativamente più alto". Punta naturalmente su investimenti di entità più ridotte Anima, per cui si parla di impegni che vanno dai 5 ai 15 milioni di euro a operazione. "Ma siamo disposti, quando è possibile, a garantire capitali a una holding, piuttosto che a una società operativa, in modo da lasciare quest’ultima libera di crescere senza eccessive pressioni finanziarie – ha sottolineato Cappuccio -. Strutturiamo insomma il nostro intervento in maniera piuttosto flessibile". Per Victoria – Oaktree il segmento di riferimento è invece quello dei 5 stelle, con vocazione lusso o lifestyle a seconda delle circostanze e dei momenti. "Oggi non escludiamo però neppure di investire in segmenti più accessibili, come per esempio il glamping", ha rivelato Orlando. Meno equity, più azioni privilegiati o debito mezzanino La situazione attuale di un mercato caratterizzato da elevati tassi di interesse sta peraltro spingendo i fondi a esplorare strumenti diversi dall’equity puro. "Bene o male i ritorni che dobbiamo garantire ai nostri stakeholder rimangono gli stessi di sempre, con un irr che va dal 15%-20% in su – è stato il ragionamento di Luna -. Prima per poter raggiungere tali percentuali era necessario garantire equity, oggi possiamo anche ricorrere a strumenti meno rischiosi come le azioni privilegiate o il debito mezzanino a seconda dei contesti. 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