27 June 2026

Aica – Enit: nel 2023 nuovo sorpasso degli arrivi internazionali sui domestici

Elena Di Raco

Dopo la pausa Covid è di nuovo sorpasso: nel corso del 2023 gli arrivi e le presenze internazionali sono state superiori a quelle domestiche. Era già successo nell’anno pre-pandemico 2019, dopo una rincorsa durata anni. Il Covid aveva poi mescolato le carte, sostanzialmente impedendo o limitando fortemente gli spostamenti tra Stati, ma il percorso era già segnato. E ora, con il primo anno finalmente “normale”, non segnato cioè dalla coda pandemica come è stato agli inizi del 2022, il fenomeno si è dimostrato nella sua natura di trend strutturale: nel 2023 gli arrivi internazionali sono stati 62,8 milioni (+14%), le presenze 222,6 milioni (+10,7%). Arrivi e pernottamenti domestici si sono invece fermati a quota 62,2 milioni (-1,9%) e 208,5 milioni (-1,1%).

Lo rivelano i dati ancora provvisori di Enit, presentati in occasione di un evento organizzato a Milano da Confindustria Alberghi per illustrare il proprio Osservatorio 2023 elaborato in collaborazione con Str. Ma non è solo una questione numerica. I flussi dall’estero tendono infatti a supportare la destagionalizzazione dell’offerta: “I mercati internazionali – ha spiegato la market research and statistics manager dell’Enit, Elena Di Raco – si muovono soprattutto durante i mesi di spalla. La quota di arrivi dall’estero è in particolare più rilevante in primavera e durante il bimestre settembre – ottobre. Il recupero dell’anno scorso è stato inoltre supportato dalla ripresa del lungo raggio. A partire specialmente dagli americani ma abbiamo osservato anche un certo ritorno dei turisti orientali. Si tratta in altre parole di una domanda alto-spendente, che spesso prenota anche con 50 giorni di anticipo“.

Alina Minut

La ripartenza del mercato Usa è confermato anche dalle cifre Str sull’intero continente europeo: “Solo nel mese di giugno – ha osservato la senior account manager Italy di Str CoStar, Alina Minut – abbiamo registrato qualcosa come 3 milioni di arrivi dagli Stati Uniti nel Vecchio Continente”. Ciò detto in molte destinazioni europee gli hotel non sono ancora riusciti a recuperare i livelli di occupazione pre-Covid: Milano, seppur di poco, è per esempio rimasta sotto di due punti percentuali rispetto a quattro anni prima; Roma è a meno uno, Londra a meno quattro, Amsterdam a meno otto, Berlino e Vienna addirittura a meno dieci. A pesare è stata soprattutto la debolezza della domanda gruppi. In parte anche l’assenza del mercato cinese, così come una certa fragilità dell’economia globale. La contrazione dell’occupazione è stata però controbilanciata da una contemporanea, sensibile crescita delle tariffe (trainate pure dall’inflazione, ndr): A Roma nel giro di un anno sono per esempio salite del 20%, a Milano del 14%. Altrove, in Europa, si parla di un +14% a Parigi, +16% a Bruxellese, +15% a Berlino, +12% a Vienna e +11% ad Amsterdam.

“I prezzi camera sono cresciuti talmente tanto in Italia – ha proseguito Alina Minut – che per quest’anno le nostre previsioni a livello di revpar sono piatte per le strutture di Milano e Roma. In forte ripresa saranno invece con ogni probabilità le destinazioni di lingua tedesca, i cosiddetti paesi Dach, che al contrario hanno fino a oggi faticato a riprendersi dopo il biennio pandemico. Infine una piccola notazione competitiva. Se infatti la Spagna continua a essere il paese con più pernottamenti in Europa (452 milioni), seguito dall’Italia (431 milioni), va tenuto però in considerazione che nella destinazione tricolore i prezzi per camera sono mediamente superiori di circa 30 euro rispetto al paese iberico“.

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