13 May 2026

Prosegue la scalata di Oyo: ora è il terzo gruppo alberghiero al mondo

Un’immagine di un hotel Oyo ad Aberdeen

Grazie a un balzo di oltre 200 mila camere in più, Oyo Hotels and Homes è diventato il terzo operatore alberghiero al mondo per dimensione, con un’offerta globale di 850 mila stanze (solo a inizio anno, stando alle stime di HospitalityOn, era sesto, mentre ad aprile aveva già raggiunto la quinta posizione, ndr). A rivelarlo, è lo stesso gruppo di budget hotel fondato dall’imprenditore indiano Ritesh Agarwal, nell’alveo di una campagna di comunicazione piuttosto aggressiva, analizzata recentemente dal magazine Skift.  Il salto in avanti sarebbe stato ottenuto in appena due mesi, duranti i quali Oyo avrebbe sorpassato colossi del calibro di Accor, Wyndham e InterContinental, rimanendo alle spalle dei soli Hilton Hotels e Marriott International.

E stando ai piani di Agarwal, non sarebbe affatto finta qui: entro il 2023, ha infatti dichiarato il fondatore del gruppo, Oyo è destinato a diventare la prima compagnia al mondo per dimensione, ricavi e margini. Un obiettivo che definire ambizioso sarebbe quasi riduttivo, se non che alle parole stanno seguendo anche i fatti: negli ultimi tempi l’operatore è infatti entrato nei mercati Usa e vietnamita, ha assunto una serie di nuovi manager e ha siglato alcuni accordi di distribuzione con importanti player cinesi, tra cui Meituan e Ctrip. Proprio l’ex Celeste impero sarebbe peraltro la destinazione dove Oyo sta crescendo a ritmi più sostenuti, tanto che la sua offerta avrebbe già superato le 500 mila camere, facendo del gruppo la realtà alberghiera più grande dell’intera Cina.

In tale contesto di rapida espansione, non tutto però sta filando liscio come l’olio: in India, per esempio, il Paese di origine del gruppo, montano le polemiche di molte associazioni alberghiere, che accusano Oyo di praticare, tra le altre cose, sconti al limite del dumping, di richiedere commissioni troppo esose e di inserire frequentemente cambi arbitrari nei contratti con i partner. In Cina, invece, la stampa locale sostiene che Oyo Judian, il nome del gruppo nell’ex Celeste Impero, avrebbe licenziato ben mille dipendenti del proprio team di sviluppo. Un’illazione che la compagnia ha respinto, ammettendo tuttavia di aver avuto qualche problema con poco più di un centinaio di collaboratori, per supposti comportamenti non etici.

 

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