21 January 2022

Lo stop alla cig colpisce gli alberghi: tre le chiusure già annunciate Roma

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Lo Sheraton Roma

Il mancato rinnovo della cassa integrazione per i lavoratori del turismo comincia a mostrare i propri effetti. In attesa che il Consiglio dei ministri si esprima proprio oggi in materia, si moltiplicano infatti le segnalazioni delle procedure di licenziamento. Dopo Air Italy è questa in particolare la volta di tre strutture capitoline: lo Sheraton Roma, chiuso a inizio pandemia a marzo 2020, ha deciso di lasciare a casa 164 dipendenti. L’albergo, con le sue 640 camere, 30 meeting room, piscina e tre punti di ristoro esterni è uno dei più noti del comparto congressuale della città. Gestito da Larimar e di proprietà del fondo Altair Immobiliare è in fase di ristrutturazione dallo scorso settembre, con i lavori che dovrebbero concludersi non prima di marzo 2023.

Anche l’hotel Majestic si appresterebbe poi a licenziare i propri 49 dipendenti: il 5 stelle di via Veneto ha registrato in questi due anni un calo del fatturato pari al 90,4%, passando dai 7,1 milioni di euro pre-pandemia ai 550 mila dell’anno appena concluso. La terza chiusura è quella  dell’hotel Cicerone, di proprietà di un imprenditore cinese titolare di una serie di altre strutture nella Capitale. Come per lo Sheraton, pure in questo caso sono in programma dei lavori di ristrutturazione. Nel frattempo però c’è il licenziamento per 50 dipendenti.

D’altronde l’ospitalità a Roma è in netta sofferenza: durante le feste natalizie appena trascorse, gli hotel della città hanno visto il 50% delle presenze in meno rispetto a dicembre 2019. Nella capitale si contano 1.250 strutture alberghiere: 350 hanno chiuso per il primo lockdown e non hanno mai più riaperto. Gli altri hanno ospitato clienti a fasi alterne, con la parte finale del 2020 e i primi mesi del 2021 praticamente senza giro d’affari.




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