13 May 2026

Risatti, Blu Hotels: l’obiettivo ora è consolidare ma serve fare di più per il personale

Parte bene il 2023 di Blu Hotels, con i primi quattro mesi dell’anno finanziario iniziato a dicembre che registrano un +20% di fatturato sul 2022, grazie soprattutto a una crescita delle tariffe medie che sta più che compensando il lieve calo di occupazione. “Per la fine dell’anno puntiamo a un aumento del giro d’affari complessivo attorno al 10%-15%“, ha rivelato il presidente e amministratore delegato della compagnia, Nicola Risatti, sul palco del forum milanese sull’hotellerie di Pambianco. Un buon incremento rispetto ai 73 milioni di euro toccati nel 2022, con margini operativi lordi (ebitda) a 10 milioni (14,1%), per un portfolio di una trentina di strutture complessive

Certo, le sfide non mancano. A partire dal personale: “Noi fortunatamente, avendo capitale proprio, siamo riusciti a venir fuori tutto sommato bene dal periodo Covid. Negli ultimi cinque anni, grazie anche all’intervento di Cdp per la più grande delle nostre strutture, il Blu Salento Village, abbiamo infatti acquisito un terzo degli alberghi già in affitto e rinnovato a lungo termine i contratti della gran parte dei restanti. Nel biennio pandemico abbiamo inoltre operato una serie di interventi importanti, che ci hanno permesso di incrementare i prezzi medi delle camere – ha aggiunto Risatti -. Ora vorremmo continuare a migliorare il prodotto. Ma non è facile. Soprattutto perché si fatica a trovare collaboratori“.

Per l’a.d. di Blu Hotels occorrerebbe cambiare la mentalità degli imprenditori del comparto: “Bisogna dare più valore alle risorse umane. Il nostro settore deve cercare di essere più attrattivo. Sicuramente non è semplice, soprattutto in un momento di rialzo dei costi e con l’ingente fardello dei contributi che tutti noi ben conosciamo. Ma non possiamo dare la colpa al solo reddito di cittadinanza“.

A mancare in Italia sono anche le grandi scuole di formazione alberghiera. “Noi imprenditori stessi fatichiamo a garantire il tempo necessario al training dei nostri dipendenti – ammette sempre Risatti -. D’altronde non è una questione dalla soluzione immediata per chi, come noi, ha 1.300 collaboratori stagioni su un totale di circa 1.500 dipendenti, con il classico turnover che deriva da questa tipologia di business model. Ma dobbiamo essere consapevoli che la sfida futura sulla qualità dell’offerta si giocherà molto di più sul software che sull’hardware“.

In linea con tali esigenze i piani di Blu Hotels prevedono quindi ora l’ampliamento della stagionalità delle strutture. “In montagna riusciamo ormai a garantire una doppia apertura, in inverno e in estate – sottolinea Risatti -. Per le strutture balneari stiamo invece cercando di arrivare a stagioni di sei-sette mesi, così da dare continuità di impiego ai nostri migliori talenti”.

Per il resto,  la compagnia si sta oggi focalizzando sul consolidamento del proprio prodotto, anche se “qualche operazione in pipeline c’è già, sebbene non si tratti di nulla di sicuro”. Quel che è certo, invece, è che ogni eventuale progetto espansivo si concentrerà sull’Italia: “Abbiamo avuto per un periodo degli hotel in Austria ma poi abbiamo deciso di focalizzarci esclusivamente sulla nostra Penisola – conclude Risatti -. L’obiettivo è quello di dare stabilità al fatturato della compagnia lungo tutto l’anno, con un prodotto a prevalente vocazione leisure da riposizionare ulteriormente verso l’alto. Ci stiamo inoltre impegnando ad aumentare la quota di vendita diretta che ora è al 50%. E questo sia per togliere peso alle agenzie online, sia per diminuire la dipendenza dai tour operator internazionali. Il fallimento Thomas Cook di quattro anni fa ci ha scottato: è stato un duro colpo per parecchi alberghi italiani“.

 

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