13 May 2026

Moby: concordato in continuità. Tirrenia-Cin ristruttura. Spunta Grimaldi?

Nuova puntata nella vicenda che vede coinvolte le compagnie di traghetti del gruppo Onorato Armatori. Scadeva infatti ieri il termine ultimo per la presentazione del piano di ristrutturazione al tribunale di Milano, ma non essendo stato raggiunto un accordo con tutti i creditori, l’operatore ha deciso per la richiesta di un concordato in continuità relativamente a Moby. Tirrenia-Cin, invece, dovrebbe poter avviare il meccanismo previsto nel 182 bis della legge fallimentare.

Lo scoglio per Moby, come è noto, è rappresentato soprattutto dagli hedge fund aderenti al comitato Ad Hoc Group, detentori di gran parte del bond da 300 milioni di euro di cui la compagnia non ha pagato le cedole all’inizio dello scorso anno e contrari alla proposta di accordo della compagnia. Più possibilista invece la posizione delle banche creditrici per 260 milioni. Stando a quanto riporta Il Sole 24 Ore il nuovo piano, redatto dall’amministratore Achille Onorato con la collaborazione degli studi Gianni Origoni e Pwc, prevede tra le altre cose la cessione di quattro navi e della divisione rimorchiatori a servizio del debito. Non manca tuttavia neppure un capitolo investimenti, che include l’arrivo in flotta di due nuove traghetti Ro-Pax da 2.500 passeggeri. Il documento ora attende il parere dei creditori e potrà essere ancora modificato.

Diverso invece il discorso per Cin-Tirrenia, per cui il gruppo ha deciso di presentare un piano di ristrutturazione, pensato per venire incontro alle richieste dei commissari della compagnia Tirrenia in amministrazione controllata, a cui spettano ancora 180 milioni, e degli stessi fornitori, che avrebbero peraltro già aderito al 95%. Il documento prevede tra l’altro l’ingresso di nuovi capitali grazie a Europa Investimenti.

In tale contesto si inserisce però l’azione di Grimaldi Group, che ha chiesto ufficialmente lo stop alla convenzione da 72 milioni di euro all’anno con Tirrenia-Cin, per le rotte da e per la Sardegna, nonché l’organizzazione di un’asta dedicata alle imbarcazioni della stessa Tirrenia-Cin. 

La mossa di Grimaldi sarebbe la diretta conseguenza di una richiesta d’intervento inoltrata qualche giorno fa al ministero dello Sviluppo economico dal gruppo Onorati Armatori. Una domanda non ricevibile, si legge in una nota dai toni piuttosto duri, “in quanto la stessa società ha beneficiato nel corso degli anni di enormi vantaggi competitivi, ricevendo centinaia di milioni di euro di sussidi da parte dello Stato, non ha pagato allo Stato italiano quanto dovuto per l’acquisto degli asset della vecchia Tirrenia di Stato, pari a circa 180 milioni, non paga da anni molti dei suoi creditori (banche, obbligazionisti…) e fornitori e, infine, non paga allo Stato le tasse portuali relative all’approdo delle proprie navi negli scali italiani”.

Il documento di Grimaldi prosegue quindi sottolineando come “la Convenzione per la continuità territoriale è scaduta il 18 luglio 2020” e che “Tirrenia-Cin ha operato in condizioni di concorrenza sleale avendo lo stesso ministero delle Infrastrutture e dei trasporti finalmente deciso che alcune tratte marittime sulle quali la Tirrenia-Cin era presente in regime di convenzione non devono più usufruire di sussidi di Stato (pari a circa il 50% dell’intera somma erogata per anni), avendo finalmente verificato che da anni  su tali tratte operano altre compagnie senza alcun contributo”.

 

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