3 April 2026

Caldari e Travaglini, Hospitality360: la crisi provocherà un grande turnover dei brand

Da sinistra, Edoardo Caldari e Armando Travaglini

Assisteremo a un grande turnover delle gestioni alberghiere: molti non riusciranno ad arrivare alla fine di questa crisi, a partire da chi ha un hotel in gestione o in affitto”. Non si fanno illusioni Edoardo Caldari e Armando Travaglini sugli strascichi che la crisi innescata dalla pandemia lascerà sul comparto dell’ospitalità italiana. I fondatori e organizzatori del corso sul revenue management e il digital marketing alberghiero Hospitality360, quest’anno in programma rigorosamente online dal 29 al 31 gennaio, riconoscono infatti che i decreti sospensivi e i vari ristori promulgati a più riprese dal governo abbiano di fatto tutelato i proprietari degli asset real estate, ma, sottolineano i due, rimangono scoperte tutte le società di servizi. Per chi ha liquidità ci saranno perciò grosse occasioni di acquisizione di immobili a destinazione alberghiera: ci saranno in particolare opportunità per nuove catene, ma vedremo anche diversi cambi d’insegna. Molti immobili a uso turistico alberghiero in affitto rimarranno poi sfitti o dovranno ridimensionare i canoni di locazione. Inevitabilmente, parecchi impiegati nel settore perderanno infine il lavoro, poiché vi sarà un ridimensionamento del personale. A partire da quando scadranno i termini della cassa integrazione”.

Uno scenario purtroppo non molto incoraggiante ma realistico, visto che la ripresa ci sarà, grazie soprattutto alla progressiva diffusione dei vaccini, ma non avverrà subito: “Sentiremo una forte accelerazione soprattutto dal quarto trimestre in avanti – proseguono Travaglini e Caldari -. I trend saranno vacanze brevi e ripetute durante l’intero arco dell’anno: turismo interno con preferenza per soluzioni in zone naturali, vacanze estive ancora in zone limitrofe ma con un’accelerata di arrivi dall’estero grazie ai prezzi vantaggiosi dei vettori aerei. Ci sarà tanta voglia di riconnettersi con le persone: dall’autunno gli eventi dal vivo torneranno forti, anche se con l’opzione ibrida sempre disponibile e che andrà a completare l’offerta onsite”.

E per quanto riguarda le novità introdotte in questi mesi dagli albergatori per provare in qualche modo a far fronte all’emergenza sanitaria? Cosà rimarrà di tutto ciò, una volta che la pandemia sarà finalmente cessata? “Probabilmente solo i servizi digitali e le procedure conctactless per il check-in e l’accesso in camera – concludono i fondatori di Hospitality360 -. Soprattutto perché sono stati fatti investimenti che devono necessariamente essere ammortizzati nel tempo. I protocolli, invece, resisteranno fintanto che saranno obbligatori o utili a far percepire sicurezza”.

 

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Andrea Mele, ceo di Mappamondo, riassume tutta la fatica e la resilienza di un settore che vede avvicinarsi l’estate senza avere la possibilità di formulare una previsione.\r\n\r\n«Al momento, il mercato non è completamente fermo, qualcosa si muove verso l’area Australia- Polinesia e Sudamerica, con Argentina, Perù e Messico in primo piano. In parte si tratta però di riprotezioni di quanti hanno subito la cancellazione del volo diretto verso una meta orientale».\r\n\r\nIn effetti, quello delle riprotezioni resta uno scoglio attualissimo: «Dal momento in cui abbiamo terminato i rimpatri, si è aperto il problema di gestire al meglio le diverse policy di rimborso messe in campo dai vettori combinandole con le richieste provenienti dai clienti».\r\nIl nodo riprotezioni\r\nUn vero rompicapo, visto che molti clienti vorrebbero cambiare meta ma al momento i voli non sono ancora stati annullati. «Le compagnie aeree tendono a cancellare all’ultimo minuto i collegamenti. Se i voli risultano confermati, non è possibile chiedere il rimborso dai fornitori di servizi né riproteggere in modo adeguato i clienti. Anche perché eventuali soluzioni risultano troppo costose, con prezzi schizzati alle stelle anche a causa della ridotta capacità aerea».\r\n\r\nMele rileva anche come il sistema dei warning della Farnesina sia peggiorato negli ultimi giorni. Per i tour operator che, come Mappamondo, producono buona parte del fatturato globale con clienti che transitano o volano sugli aeroporti mediorientali, la perdita appare evidente.\r\n\r\nIn un quadro così complesso, la differenza la faranno anche i rapporti con le dmc locali. «Mappamondo mantiene relazioni consolidate con i fornitori in loco; per questo possiamo contare su un trattamento privilegiato e su un rapporto di fattiva collaborazione per affrontare la crisi nel migliore dei modi».\r\n\r\nDiscorso parzialmente diverso per Shiruq, operatore tailor made parte del gruppo che propone viaggi in diverse parti nel mondo sfruttando gli aeroporti non coinvolti nella crisi mediorientale. «Abbiamo ad esempio partenze per i Paesi Baltici, per la Mauritania, per l’Uzbekistan. Tutte mete di nicchia che continuano ad attirare i viaggiatori».\r\n\r\nIntanto, Astoi è al lavoro per trovare strategie e punti di incontro con la Farnesina e con i vettori. Con l’ulteriore difficoltà di un ministero del turismo ricoperto ad interim dal presidente del consiglio. E l’estate è ormai alle porte.","post_title":"Al cuore della crisi: l'analisi di Andrea Mele di Mappamondo","post_date":"2026-03-30T14:58:28+00:00","category":["tour_operator"],"category_name":["Tour Operator"],"post_tag":["in-evidenza"],"post_tag_name":["In evidenza"]},"sort":[1774882708000]}]}}