5 February 2026

Volver Viaggi, una nuova sede per l’operatore ligure fondato da Giada Marabotto

Volver Viaggi, una nuova sede per l’operatore ligure fondato da Giada MarabottoVolver Viaggi ha inaugurato il nuovo ufficio a Savona. Dopo diversi anni l’operatore si è trasferito in una sede più grande, luminosa ed accogliente.

L’operatore specializzato da oltre 15 anni su viaggi di gruppo, viaggi personalizzati, education, propone a tour operator, agenzie di viaggio, associazioni, con il marchio Tour Liguria un supporto a 360 gradi per l’organizzazione di tour in Liguria.

«La sede di Volver Savona è ora in Corso Italia 24 – spiega il team di Volver Viaggi –  un luogo dove continueremo a costruire viaggi con la stessa passione di sempre, la stessa cura artigianale, la stessa squadra di donne che lavora ogni giorno per far sentire il viaggiatore parte di qualcosa di speciale».

Una sede più spaziosa per dare vita a idee, incontri, progetti. Per accogliere viaggiatori e collaboratori, amici e curiosi. Per continuare a costruire esperienze con la stessa cura artigianale che contraddistingue da sempre l’operatore.

Resta ovviamente operativa anche la sede di Genova.

 

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È un quadro a tinte fosche quello che emerge dal rapporto “Il dumping contrattuale nel settore turismo: quali rischi per le imprese”, realizzato da Federalberghi, l’organizzazione maggiormente rappresentativa delle imprese turistico ricettive italiane, in collaborazione con l’Ente bilaterale nazionale del settore turismo e con Adapt, l’Associazione per gli studi sul diritto del lavoro fondata dal professor Marco Biagi.\r\n\r\nSecondo le risultanze della ricerca, presentata a Bologna, che si basa sui dati dell’Archivio nazionale dei contratti e degli accordi collettivi di lavoro del CNEL, sull’analisi approfondita della normativa vigente e sulla giurisprudenza, i rischi connessi all’utilizzo di contratti collettivi di lavoro stipulati da soggetti non rappresentativi (associazioni datoriali e sindacali fantasma, sigle prive di legittimazione e rappresentatività) sono quantificabili in diverse decine di migliaia di euro annui di maggiori costi, sia in termini di recupero di contributi spettanti da parte degli enti previdenziali, sia sotto forma di recupero dei crediti retributivi da parte dei lavoratori interessati.\r\nContestazione\r\nInfatti, il costo vivo per l’impresa alberghiera “media” (14 dipendenti) che si veda contestata l’applicazione di un “contratto pirata” può facilmente eccedere i 40mila euro annui, cui si aggiungono le ricadute in termini di impossibilità di ricorrere agli istituti contrattuali (contratti a termine, apprendistato, flessibilità dell’orario di lavoro, etc.) che il legislatore riserva ai c.d. contratti leader, come il CCNL Turismo sottoscritto da Federalberghi, Faita e dalle controparti sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, applicato da oltre l’80% delle imprese e dei dipendenti del settore.\r\n\r\nSecondo Giuseppe Roscioli, vicepresidente vicario di Federalberghi e presidente della Commissione sindacale della stessa organizzazione: “Lo studio chiarisce una volta per tutte quali sono i rischi che le imprese corrono affidandosi a soggetti privi di ogni legittimazione e rappresentatività ed esponendosi a ricadute economiche, normative e di immagine assai gravi: oltre al maggior costo dovuto al recupero dei contributi non versati, si pensi al contenzioso e alla perdita degli eventuali benefici derivanti dalle diverse forme di agevolazione. Uno scenario da incubo che giustifica la massima prudenza”.","post_title":"Il pericolo dei contratti pirata. 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