13 May 2026

Stea, Nicolaus: nel 2023 cresceremo di un ulteriore 25%

Gaetano Stea

Presto il gruppo Nicolaus metterà abbondantemente alle spalle l’obiettivo del bilancio a nove cifre, da sempre spartiacque psicologico per le aziende del settore con ambizioni. Il piano industriale dell’operatore pugliese parla infatti di una previsione di crescita del 25% circa. Ben oltre quindi quei 98 milioni di euro dichiarati per il 2022 in occasione del Ttg dello scorso fine ottobre, di cui manca però ancora l’ufficializzazione (la chiusura di bilancio arriverà a breve e potrebbe anche riservare alcune sorprese in meglio, ndr).

In linea con una strategia di espansione dell’offerta ricettiva diretta iniziata ormai da tempo, “nei nostri progetti il grosso del fatturato lo dovrebbe dunque portare la compagnia alberghiera con i brand Nicolaus Club e Valtur – spiega il direttore prodotto, Gaetano Stea -. Da Turchese e Raro ci aspettiamo invece il completamento di gamma, rispettivamente con prodotti value for money e upscale”.

Il 2022 è stato senz’altro l’anno di Valtur, con il rilancio della programmazione lungo raggio nella declinazione Escape e soprattutto con il debutto della linea Italian Lifestyle Collection, a seguito dell’inaugurazione del Valtur Cervinia Cristallo Ski Resort: «Un vero gioiello – prosegue Stea -: una scommessa difficile, ma che possiamo già considerare vinta, visto che durante le vacanze natalizie ha sfiorato il 90% di occupazione con ospiti provenienti da 49 nazionalità differenti. E non finisce qui: non vogliamo svelare troppo, ma posso già dire che il prossimo appuntamento con l’Italian Lifestyle Collection è per la primavera 2024, con una nuova, iconica destinazione mare».

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In valore assoluto le riduzioni più consistenti si registrano in Lombardia (-25.098), Lazio (-22.963), Veneto (-17.792), Emilia-Romagna (-16.037) e Toscana (-15.309) mentre n termini percentuali, le flessioni più marcate sono nelle Marche (-25%), nel Lazio (-20,4%), in Veneto (-18%), Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna (entrambe intorno al -17%).\r\n\r\n«Il dato segnala una tendenza che va contrastata - commenta il presidente di Confesercenti, Nico Gronchi -, un tessuto diffuso di piccole imprese e lavoratori autonomi svolge una funzione economica essenziale: sostiene la densità produttiva dei territori, alimenta concorrenza e pluralismo dell'offerta, crea occupazione e circolazione locale del reddito. Il lavoro autonomo - spiega - si sta riducendo per l'effetto combinato di più fattori: pressione fiscale e amministrativa, costi energetici, esplosi dopo la pandemia, locazioni commerciali, difficoltà di accesso al credito, squilibri competitivi con grandi operatori e piattaforme digitali. Una somma di vincoli che rende sempre più difficile avviare, mantenere o trasferire un'attività».\r\n\r\nL'associazione chiede «interventi macro, sui costi dell'energia per i piccoli e per riequilibrare la concorrenza e garantire il pluralismo. Sarebbero necessari però anche - conclude - sostegni agli investimenti privati e incentivi per il ricambio generazionale, che oggi è un punto critico per molte piccole imprese. Sono necessarie anche più tutele e strumenti di welfare, che per imprenditori e imprenditrici resta una questione lasciata alle proprie forze. Solo così tornare a mettersi in proprio potrà essere di nuovo una prospettiva sostenibile».  ","post_title":"Confesercenti: 177.000 autonomi in meno in 6 anni nel commercio e turismo","post_date":"2026-05-11T11:33:50+00:00","category":["enti_istituzioni_e_territorio"],"category_name":["Enti, istituzioni e territorio"],"post_tag":[]},"sort":[1778499230000]}]}}