25 August 2026

Msc: non solo Ita. Il cavaliere bianco del turismo entra anche in Moby

Colpo di scena nella vicenda Moby. A pochi giorni dalla scadenza dei termini per l’accordo coi creditori, arriva infatti la notizia di Msc che entra come socio di minoranza nel gruppo della famiglia Onorato. Al momento non si conoscono i dettagli dell’operazione, né l’entità della partecipazione, ma è chiaro che la mossa del gruppo Msc, una sorta di cavaliere bianco del turismo italiano visto anche il suo recente avvicinamento a Ita, possa rappresentare un vero punto di svolta per la salvezza di Moby: la compagnia, ormai da anni in difficoltà, a causa anche di un debito monstre da 640 milioni di euro, stava infatti stentando a trovare la quadra per un rientro concordato.

A pesare sulle trattative, nell’ultimo periodo, era stata soprattutto la posizione di Tirrenia in Amministrazione controllata, a cui la compagnia di Vincenzo Onorato deve ancora 180 milioni, dopo la sua fusione per incorporazione in Moby risalente ormai a diversi anni fa. Più possibilista, invece, a quanto trapelava delle trattative, l’attitudine della restante parte dei creditori, composta per la maggior parte dai principali istituti di credito italiani, in primis Bpm e Unicredit, nonché da una serie di obbligazionisti di origine internazionale riuniti in un comitato ad hoc.

La famiglia Aponte e la famiglia Onorato sono felici di comunicare di aver raggiunto un’intesa finalizzata a un aumento di capitale in Moby s.p.a. da parte del gruppo Msc – si legge un una nota della compagnia di traghetti -. Quest’aumento di capitale è finalizzato a saldare Tirrenia in Amministrazione Straordinaria, per consentire l’immediato risanamento del gruppo Moby e nell’interesse dei suoi 6 mila lavoratori. Il gruppo Msc entrerà in Moby con una partecipazione di minoranza”. Non è questa naturalmente la prima escursione di Msc nel mondo dei traghetti, dato che come è noto il gruppo controllato dalla famiglia Aponte controlla anche il competitor Grandi Navi Veloci.

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Vocazione che oggi si rinnova negli spazi del Boutique Hotel Stresa: una struttura a 5 stelle voluta da Svetlana e Alexey Fisun, che nel 2022 hanno scoperto sul lungolago una Palazzina in rovina, avvolta dalla vegetazione, e hanno deciso di realizzare il loro sogno: dare vita a un Boutique Hotel con le radici nella storia.\r\n\r\nIl Boutique Hotel Stresa rappresenta il futuro dell’accoglienza nell’area con 28 suite ampie e curate, 4 spa suite private, giardino, piscina all’aperto e area fitness; con proposte che spaziano dall’alta gastronomia dello chef Luca Gulino del Ristorante LeBolle a “Boutique Art Stresa”, dedicata all’arte contemporanea. Come racconta Andrea Lazzarini nel volume “La Casa d’Oro di Stresa, un’eleganza senza tempo, 1772-2022”, la storia del complesso porta al 1723, quando il giovane Giacomo Filippo Bolongaro partì per Francoforte dove fece fortuna commercializzando il tabacco da fiuto. T\r\n\r\nornato a casa nel 1772 costruì Villa Bolongaro, detta anche la Casa d’Oro, che fu la prima dimora edificata sul lungolago di Stresa - ospitò anche Casanova, amico della famiglia Borromeo! A fianco della villa sorse una struttura dove venivano accolti e sfamati non solo i viandanti che, dal Passo del Sempione, raggiungevano stremati le sponde del Lago Maggiore, ma anche le ragazze madri. Nel complesso, che aveva un forte ruolo sociale, c’erano il primo medico di Stresa e un piccolo ospedale. Nel 1848 Anna Maria, ultima erede della famiglia Bolongaro, nota come “la Santa di Stresa”, lasciò tutti i suoi beni alla congregazione dei Padri Rosminiani.\r\n\r\n“Il palazzo di Anna Maria Bolongaro era aperto quale un albergo a tutti e a tutte le ore … con stanze bene addobbate, una mensa imbandita e una servitù cordiale, piena di attenzione per tutti” scrisse in quegli anni lo storico rosminiano don Vincenzo DeVit. I padri, per problemi economici, nel 1857 cedettero la villa ai Savoia che stavano cercando una dimora sul Lago Maggiore per la Duchessa di Genova Elisabetta di Sassonia: madre di Tommaso e di Margherita, futura regina d’Italia. La villa nel suo periodo più mondano e sfarzoso ospitò figure come Alessandro Manzoni e Camillo Benso conte di Cavour. \r\n\r\nLa proprietà venne più volte trasformata, anche edificando quella Palazzina del Principe Tommaso che diventerà il Boutique Hotel Stresa. Dopo la morte della Duchessa l’ampio complesso affacciato sul lago venne acquistato dal noto gioielliere Lucien Mellerio - originario della Val Vigezzo e arricchitosi a Parigi per aver sventato un attentato al re! – che frazionò il complesso e nel 1913 abbatté la splendida Palazzina per poi erigere quella che diventerà prima Villa Lama e poi Villa Ostini (1941) dai nomi dei successivi proprietari. Dopo i difficili tempi della guerra la grande villa tornò ai Padri Rosminiani, ma la Palazzina divenne proprietà degli Zattera che volevano farne un albergo.\r\n\r\nIl progetto non riuscì e l’edificio venne dimenticato. Nel 2012 sono arrivati a Stresa gli imprenditori Svetlana e Alexey Fisun, incantati dalla bellezza del luogo, tanto simile alle vedute del loro Kazakistan e hanno riscritto la storia dell’edificio. “Insieme Svetlana e Alexey hanno realizzato un’opera unica. - scrive Lazzarini - Un’hotel dove l’ingegneria incontra l’arte, dove ogni spazio racconta una storia, dove ogni ospite è accompagnato in un’esperienza di bellezza, benessere e autenticità”.\r\nChiara Ambrosioni\r\n\r\n[gallery ids=\"520344,520343,520340\"]","post_title":"Boutique Hotel Stresa: un racconto di ospitalità lungo 250 anni","post_date":"2026-08-06T07:26:55+00:00","category":["alberghi"],"category_name":["Alberghi"],"post_tag":[]},"sort":[1786001215000]}]}}