2 March 2024

Il Tucano Viaggi e Ricerca: una storia ante litteram di turismo esperienziale

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Willy Fassio insieme agli indios Yanomami alla fine degli anni '70

Tra un ritorno alle origini e qualche meditata apertura verso nuove mete, vicine o lontane, ma rigorosamente in chiave inedita, il Tucano Viaggi e Ricerca si prepara a salire sul treno della ripresa. Il tutto senza perdere la consapevolezza delle sfide del mercato, come il fondatore dell’operatore torinese, Willy Fassio, ha già sottolineato nella prima parte di questa nostra doppia intervista con noi di Travel Quotidiano. La sua è una visione che si addice alla concretezza piemontese. Tutto iniziò infatti negli anni ’60, in una Torino dove Franco Rosso, Beppe Tenti, Stefano Chiaraviglio, Roberto Malan, definiti da Fassio “schegge di genialità che volevano fuggire dal grigiore della Fiat”, iniziarono a scrivere ampi capitoli della storia del turismo italiano. Fra loro, Willy, precursore di quel turismo esperienziale che oggi fa tendenza. Irrequieto e curioso, iniziò giovanissimo a trasformare ogni sua passione, dal volo al paracadutismo, dalla speleologia all’alpinismo, in uno stimolo per sperimentare e conoscere il mondo.
Per pochi mesi dipendente all’Olivetti, sebbene ufficialmente in mutua, Willy si cimentò in una scalata documentata dalla stampa. L’azienda, pur riconoscendone le ottime capacità commerciali, gli propose il trasferimento a Genova. A nulla valse l’appello della mamma di non lasciare il posto fisso. Willy seguì suoi sogni e nel 1968, sull’onda della lettura de “I fiumi scendevano a Oriente” di Leonard Clarke, si unì a un gruppo in partenza per la missione di don Luigi Cocco, a Santa Maria de Los Guaicas, nell’Alto Orinoco: “Un viaggio ottocentesco – ricorda -, 2  mila chilometri di navigazione armati di ami da pesca e di fucile, unica volta in cui nella mia vita sono stato costretto a imbracciarlo, per procurarci il cibo e che ci portò a incontrare otto gruppi tribali che non avevano mai visto l’uomo bianco”.

Il germe era innescato. Al rientro butta giù il suo primo programma per l’Amazzonia Venezuelana . “Non avevo una società mia – rammenta – e da travel designer ante litteram mi affidavo all’esperienza delle storiche agenzie Perlo di Torino, di Pupa Colombo di Vacanze Overseas di Milano, di Beppe Tenti fondatore di Trekking International: personalità uniche nel settore, che si distinguevano per le spiccate capacità di progettare e di pensare il nuovo. Senza dimenticare Lufthansa, compagnia allora molto vicina a questa tipologia di viaggi, cosa che per me fu un autentico marchio di qualità e garanzia”.

Quando è nato ufficialmente il Tucano?

“Reinvestivo l’utile di ogni viaggio organizzato in sopralluoghi alle Galapagos, poi Sahara, Argentina, Cile, Bolivia, Ecuador. Nel’73, il grande passo ispirandomi al detto Se al tramonto senti il canto del Piapoco, fatalmente tornerai all’Orinoco!. Io di piapoco (il tucano nell’idioma locale ndr) ne vedevo stormi ed essendo tornato in zona ben 27 volte, ho pensato fosse di buon augurio”.

Scelto prima dal Camel Trophy, per organizzare in situazioni estreme la selezione dei piloti italiani iscritti alla famosa competizione, e poi dalla fondazione Ligabue per spedizioni, campagne archeologiche e di studio con finalità culturali, Fassio fece sue queste esperienze ribattezzandosi Il Tucano Viaggi Ricerca, così da evidenziare la sua visione del turismo. Che cosa conquistava i suoi primi clienti?

“Chi sceglieva questi viaggi non badava esclusivamente al confort. Era disposto a sopportare disagi, a spostarsi sulle canoe o lungo avventurose piste sahariane, a dormire in tenda o su amache sospese fra gli alberi per vedere e conoscere luoghi al di fuori del comune e vivere emozioni altrimenti non sperimentabili”.

Come è cambiato il turista in questi oltre 40 anni?

“Attraverso Internet il mondo è diventato più piccolo e più fruibile. Mete un tempo lontane dal nostro immaginario sono ora alla portata di tutti. La differenza sta nella nostra capacità di portare al pubblico dei viaggiatori realtà autentiche e ancora sconosciute, difficilmente raggiungibili, visitabili solo dopo un’ attenta messa a punto logistica che non può prescindere sia dalla diretta esperienza sia da contatti e relazioni con i locali”.

di Federica De Luca

 

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