15 settembre 2011 08:27
Utili in aumento per Giver Viaggi e Crociere. «La stagione e i primi mesi del 2011 sono andati molto bene – commenta Andrea Carraro, responsabile comunicazione per l’operatore genovese -. Questo è comunque un anno di transizione e nel prossimo presenteremo una nuova Giver. L’obiettivo per il prossimo anno è di garantire un’offerta più consona alle richieste del mercato». Per anni Giver ha proposto molte partenze sulle diverse destinazioni, una scelta che non sempre ha ripagato l’operatore. «Questa linea spesso rischia di confondere le agenzie di viaggio. Abbiamo deciso quindi di puntare su una concreta ottimizzazione delle partenze». L’operatore ha registrato un’occupazione molto alta sul prodotto Grande Nord e Crociere fluviali, ma anche sugli itinerari in Hurtigruten i risultati sono stati più che soddisfacenti. Le richieste sono state numerose sia dagli individuali sia sui tour con accompagnatore.
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[post_content] => A oltre un mese dallo scoppio della guerra in Medio Oriente, Danilo Curzi, ceo e co-founder di Idee per Viaggiare, torna a fa sentire la voce del t.o. In una lettera aperta il manager fa il punto sulla situazione e definisce la strategia per il futuro. La riportiamo qui sotto integralmente.
«Abbiamo scelto di osservare in silenzio per oltre un mese - comincia la lettera -. Non per mancanza di argomenti, ma per il rispetto che si deve a un mercato che stava mutando con una velocità disarmante. Abbiamo preferito attendere che la polvere si posasse, per analizzare le evoluzioni reali e non solo le reazioni emotive. Non abbiamo la presunzione di possedere verità assolute, né di parlarne da una cattedra. Tuttavia, avvertiamo la responsabilità di chi opera quotidianamente con grandi volumi e flussi complessi: una responsabilità che ci impone, ora che le criticità sono emerse con nitidezza, di non sottrarci al confronto.
Dopo aver ascoltato e analizzato le frizioni del sistema, riteniamo sia il momento di condividere il nostro pensiero. Diciamolo con realismo e senza falsa modestia: il nostro è un settore complesso e interconnesso, dove dettaglio e organizzatore collaborano per un unico obiettivo; confezionando viaggi, spesso regalano il sogno di una vita con un bel fiocco di seta e una polizza annullamento. Garantiamo organizzazione ed emozioni indelebili, muoviamo enormi capitali, contribuiamo al riempimento di aeroplani e di hotel e, soprattutto, alimentiamo il desiderio di scoperta.
Siamo, semplicemente, importanti, ma c'è un piccolo, minuscolo, fastidiosissimo dettaglio che ogni tanto ci rovina la festa: non siamo necessari. In questo nuovo – ennesimo – scenario, in una fetta specifica di mondo, ma principalmente per il “peso specifico” di tre vettori operanti nell’Area del Golfo, un altro giro di giostra ci sta nuovamente mettendo a nudo. Siamo tutti prestigiosi, certamente: siamo i primi a fiorire quando il mondo sorride e i primissimi a sparire dai radar quando il vento cambia. Non siamo l'acqua, non siamo il pane, non siamo nemmeno il wi fi.
Il turismo organizzato deve oggi percepirsi per quello che è: un ecosistema emotivo che richiede stabilità per prosperare. Siamo un desiderio dell’anima, la volontà di conoscere “l'altrove” e, proprio perché il nostro lavoro si basa sulle emozioni e non solo su processi meccanici, restiamo strutturalmente fragili di fronte alle crisi naturali importanti, figurarsi quelle geopolitiche. Siamo un meccanismo di precisione che deve gestire un inventario di imprevisti e, a essere onesti, in questo momento la situazione è estremamente complessa per tutti. Dalla coppia che conferma in agenzia, al tour operator che lavora intensamente dietro le quinte, ai vettori “ingarbugliati” nella matassa, fino ai fornitori dall'altra parte del mondo: ognuno ha le proprie ragioni, ma a volte manca la necessaria flessibilità commerciale».
Non c'è spazio per il solisti
«L’esperienza accumulata tra emergenze e criticità - prosegue Curzi - ci ha insegnato una lezione: che sia per un evento naturale o per la follia umana, o ci muoviamo in modo coeso o il sistema rischia di bloccarsi. Non c'è spazio per i solisti quando l'intero comparto è sotto pressione. Se esiste coerenza, rispetto reciproco e la volontà di trovare soluzioni invece di colpevoli, ne usciremo. Magari con qualche ruga in più, ma ne usciremo (di nuovo). Il problema sorge quando uno degli attori agisce in modo isolato. Se qualcuno tenta di scaricare le responsabilità o di ritenersi superiore agli altri, si genera il caos. In questo equilibrio precario, se un elemento tira troppo dalla sua parte, rischia di compromettere l'intera filiera.
O giochiamo di squadra, consapevoli della natura del nostro mercato, o rischiamo di subire passivamente gli eventi. Il nostro mondo vive di reputazione (e di memoria): chi oggi sceglie di dare supporto e di comprendere le difficoltà altrui sta investendo sulla propria credibilità futura. Al contrario, una visione a breve termine rischia di scontrarsi con la memoria lunga del mercato. Guardiamo i vettori, per esempio. Giganti come Emirates e Qatar hanno dimostrato cosa significhi mantenere un dialogo costante con la filiera, pur essendo coinvolti direttamente nelle criticità.
Altri, invece, hanno preferito una linea di rigore assoluto, chiudendo le porte alla flessibilità. Limitarsi a seguire la contrattualistica o le policy aziendali ignorando il contesto straordinario significa dimenticare che, in certi momenti, il buonsenso è lo strumento gestionale più efficace ed è la miglior policy da applicare. C'è poi il tema della gestione dei prezzi. È fisiologico che il mercato risponda a logiche di domanda e offerta, ma tutto ha un limite. C'è una differenza sostanziale tra l'ottimizzare i margini per la sostenibilità aziendale e l'applicare rincari sproporzionati approfittando dell'assenza di alternative per il cliente. In molti casi, vedere quotazioni che salgono vertiginosamente senza una reale giustificazione dei costi operativi lascia l'amaro in bocca e non può essere definita una strategia di lungo periodo.
Lo stesso vale per alcuni fornitori di “servizi a terra” che hanno trattenuto prepagamenti non come garanzia per il futuro, ma come penali per un “non arrivo”, ignorando la realtà dell'emergenza globale. Parliamo di destinazioni non coinvolte direttamente, ma che hanno subito anch’esse il contraccolpo del parziale blocco aeronautico commerciale. “… Ma qui funziona tutto” non può essere accettato. Abbiamo dovuto sottolineare con fermezza che non si può gestire una crisi di questa portata basandosi esclusivamente su tabelle di rendimento, dimenticando il fattore umano e professionale. Anche per le agenzie di viaggio la sfida oggi è gestire il carico emotivo. Oltre alla preparazione tecnica, serve la capacità di fare da filtro lucido per le preoccupazioni dei clienti, distinguendo tra timori legittimi e paranoie, per governare il flusso invece di farsi trascinare. Ma deve essere chiaro che non bisogna forzare una partenza».
Riflessione sulla categoria
«C’è però una riflessione, forse la più amara, che dobbiamo avere il coraggio di fare come categoria: siamo spesso i primi responsabili del nostro isolamento. Viviamo arroccati nei nostri fortini, troppo occupati a guardarci come concorrenti da superare invece che come colleghi di una filiera da proteggere. Non troviamo mai il tempo — o forse la volontà — per consolidarci davvero e darci una mano quando il mare si fa grosso, convinti che la difficoltà di un competitor possa tradursi in un nostro vantaggio. È anch’essa una miopia strategica che paghiamo cara. Se non riusciamo a "vederci" oltre la logica del preventivo, resteremo sempre singoli atomi in balia degli scenari, invece di essere quella massa critica capace di, se non proprio dettare regole, quantomeno a pretendere rispetto».
L'attività di Idee per Viaggiare
«In questo scenario, il nostro ruolo in Idee per Viaggiare è quello di mantenere i nervi saldi e garantire la logistica. Dal 28 febbraio abbiamo riorganizzato l'operatività su tre team distinti: uno per l'emergenza immediata, uno per la programmazione estiva e uno per il resto del mondo. Lo stiamo facendo con un impegno economico reale, che ha già superato cancellazioni per impossibilità al raggiungimento della destinazione per circa 2 milioni di euro in 3 settimane e siamo coscienti che sarà destinata ad aumentare. A questo dobbiamo aggiungere una cospicua cifra investita per il rimpatrio di clienti nella prima settimana senza domandarci se tali somme sarebbero rientrate.
Per cementare finanziariamente ancora di più la nostra azienda, abbiamo aumentato il capitale sociale trasferendo nello stesso importanti riserve patrimoniali. Non è un vanto, è la nostra risposta concreta a un sistema che troppo spesso si immobilizza. Tuttavia, non intendiamo limitarci alla sola gestione del maltempo. Mentre monitoriamo la crisi, restiamo concentrati su quel 60% del mondo che continua a funzionare regolarmente, impegnandoci al contempo per mettere in sicurezza il restante 40% del nostro prodotto. Questo impegno riguarda sia le destinazioni direttamente colpite, sia — e soprattutto — le criticità derivanti dal peso specifico che i tre vettori coinvolti rappresentano per noi in una vasta area dell’oceano Indiano, dell’Oriente e dell’Africa.
Siamo pronti e convinti che il futuro tornerà a essere sereno. Ma la serenità non cade dal cielo: si costruisce scegliendo con chi stare, supportando chi ha capito il valore del lavoro di squadra e affrontando l'imprevisto con la schiena dritta. In fondo, il nostro mestiere è anche quello di saper gestire l'incertezza con un sorriso professionale, consapevoli che ogni crisi è solo un'occasione per dimostrare quanto siamo solidi. E allora, guardando a tutto quello che abbiamo costruito e a come stiamo reagendo, possiamo permetterci di sorridere citando un grande maestro del paradosso: dopotutto, poteva andare peggio… poteva piovere!».
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[post_content] => Agenzie e crisi. La crisi in Medio Oriente colpisce il turismo organizzato e presenta già un conto pesante per le agenzie di viaggio italiane. Secondo un’analisi realizzata dal Centro Studi Turistici di Firenze per Assoviaggi su un campione di 681 agenzie, dall’inizio delle ostilità a oggi si stimano oltre 7.100 prenotazioni cancellate, riprogrammate o dirottate verso altre destinazioni, con un impatto economico complessivo che, nelle prime settimane, raggiunge già quasi 100 milioni di euro.
Nelle prime tre settimane si stimano oltre 3.800 prenotazioni cancellate e circa 3.300 richieste di cambio destinazione.
L’impatto economico non riguarda soltanto il calo del fatturato, ma anche i maggiori oneri operativi affrontati dalle imprese. Sebbene il 58,5% delle agenzie di viaggi dichiari di non aver sostenuto costi diretti extra per la riprotezione dei clienti, il 41,5% ha dovuto farsi carico di esborsi aggiuntivi per ricollocare i clienti verso mete alternative.
La stima di quasi 100 milioni di euro comprende infatti il valore dei rimborsi dei pacchetti, la perdita delle commissioni, le eventuali penali trattenute dai fornitori e l’aumento del carico di lavoro necessario per gestire modifiche, annullamenti e pratiche di assistenza. La perdita media per punto vendita è stimata in oltre 14mila euro nelle prime tre settimane.
Quadro complesso
“Il quadro resta in evoluzione e potrebbe aggravarsi ulteriormente in caso di prosecuzione del conflitto e di un eventuale rialzo delle tariffe aeree”, commenta il presidente di Assoviaggi Gianni Rebecchi. “Per il turismo organizzato si tratta di una fase particolarmente delicata: i costi operativi della crisi sono stati rilevanti, e le previsioni a breve degli operatori sono negative.
C’è bisogno di un intervento pubblico articolato su due piani: misure emergenziali, da attivare con urgenza per salvaguardare la continuità delle imprese, e interventi strutturali per correggere squilibri che questa crisi sta rendendo ancora più evidenti; in particolare, la Direttiva Europea sui pacchetti turistici risulta non sostenibile, poiché trasferisce integralmente sulle imprese del turismo organizzato gli effetti economici di eventi eccezionali quali conflitti armati, calamità naturali o pandemie.
È necessario distinguere tra la tutela del viaggiatore in condizioni di operatività ordinaria e la gestione del rischio in presenza di eventi straordinari: in questi casi, l’impianto normativo non può prevedere che l’intero onere ricada esclusivamente sugli operatori, senza meccanismi di compensazione o condivisione del rischio.”
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[post_content] => Inizio 2026 positivo per l'industria turistica del Marocco: il Paese ha accolto a gennaio oltre 1,3 milioni di visitatori, pari ad una crescita del 3% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso.
Secondo la Direzione degli Studi e delle Previsioni Finanziarie (Depf), questa crescita è sostenuta dall'afflusso di visitatori internazionali provenienti da diversi paesi, tra cui Francia (+14%), Polonia (+40%), Italia (+6%), Stati Uniti (+15%), Belgio (+5%) e Canada (+10%).
Anche i pernottamenti in strutture ricettive classificate hanno registrato un aumento significativo (+12%) alla fine di gennaio. Ciò è dovuto principalmente all’organizzazione della Coppa d’Africa 2025 in Marocco e al fascino delle varie destinazioni del Paese. Questa tendenza dimostra che i turisti stanno prolungando i loro soggiorni e prediligono strutture alberghiere di qualità.
Le destinazioni più visitate hanno registrato una crescita significativa: Casablanca (+36%), Rabat (+42%), Tangeri (+31%), Ouarzazate (+35%), Errachidia (+29%), Agadir (+11%), Marrakech (+7%), Fes (+10%) ed Essaouira (+7%).
Infine, i ricavi legati al turismo si sono rafforzati, raggiungendo 11,7 miliardi di dirham (oltre un miliardo di dollari) nel gennaio 2026, rispetto ai 9,8 miliardi di dirham (970 milioni di dollari) dell'anno precedente, con un incremento del 19,3%. Questa crescita riflette sia l'aumento del numero di visitatori sia la crescita della spesa turistica nelle diverse destinazioni.
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[post_content] => Mapo Travel prosegue sulla via della crescita. Il t.o. si appresta a chiudere il primo trimestre 2026 in positivo, nonostante le difficoltà del settore, legate alla situazione internazionale e al conflitto in Medio Oriente. Se il 2025 si era chiuso con più di 3 5mila clienti serviti e un fatturato in crescita del 30%, per quest’anno l’obiettivo del tour operator è di superare i 50.000 clienti.
«I primi riscontri positivi li abbiamo avuto alla Bitdi Milano e alla Btm di Bari dove abbiamo incontrato tanti agenti di viaggio e presentato le novità di prodotto. Su tutte l’apertura delle vendite nelle cinque strutture a marchio Mapo, il lancio dei tour in Tunisia, i viaggi con accompagnatore dall’Italia per Perù e Kenya ad agosto e per il Giappone a novembre» spiega Barbara Marangi, general manager di Mapo Travel.
Il Mare Italia e la Puglia restano centrali nei progetti di sviluppo del tour operator. Di contro, continua a crescere anche il lungo raggio con il brand Mapo World che a fine marzo festeggia i primi tre anni di attività.
«Lato mare – continua Marangi - continuiamo a investire in strutture a misura d’uomo per garantire maggiore qualità, personalizzazione e sartorialità del prodotto. Ad oggi sono cinque quelle a gestione diretta: il Mapo Village Plaia di Ostuni, il Mapo Resort Villa Hermosa di Porto Cesareo, il Mapo Hotel Santa Lucia di Santa Cesarea Terme, il Mapo Hotel Club Perla di Casalabate e il residence San Bull di Metaponto, quest’ultima in Basilicata».
A livello internazionale, l’Egitto resta tra i best seller, Thailandia e Giappone sono tra le destinazioni più richieste, mentre le sorprese arrivano dall’apertura del mercato sudamericano con Perù in testa.
I punti di forza
«I nostri capisaldi sono la vicinanza alle agenzie di viaggio, uno staff di professionisti, l’assistenza ai clienti gestita direttamente, che in queste settimane è riuscita a supportare al meglio i clienti in viaggio nelle zone calde del Medio Oriente, il forte orientamento alla costruzione dei pacchetti in maniera artigianale, il supporto continuo sia in fase di vendita che nel post vendita», aggiunge il direttore commerciale Fabrizio Celeghin.
Proseguono anche gli appuntamenti di formazione con le agenzie di viaggio in tutta Italia. Si è infatti appena tenuto l’incontro tra i product specialist di Mapo, in collaborazione con Air France - Klm e un gruppo selezionato di agenti per una serata tra arte e cultura. Oggi, negli spazi dell’aeroporto di Cuneo Levaldigi, in collaborazione con Air Arabia e l’ente del turismo marocchino, si tiene un evento per presentare proprio le nuove partenze e i tour pensati per il Marocco.
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[post_content] => China Southern Airlines ha centrato un utile netto di 857 milioni di yuan (124,01 milioni di dollari) nell'esercizio 2025, tornando in attivo per la prima volta dal 2019 grazie ai miglioramenti operativi e a un controllo più rigoroso dei costi.
Il profitto annuale del vettore con sede a Guangzhou è rientrato nella forbice prevista dalla società a gennaio, compresa tra 800 milioni e 1 miliardo di yuan, rispetto alla perdita netta di 1,7 miliardi di yuan nel 2024.
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Nelle previsioni sugli utili, la compagnia aerea ha evidenziato che il settore deve ancora affrontare un contesto esterno difficile, difficoltà nella catena di approvvigionamento e l'aumento dei prezzi degli aeromobili, dei materiali aeronautici e dei motori. Tuttavia, il vettore ha dichiarato di aver migliorato le proprie prestazioni ottimizzando l'allocazione della capacità passeggeri e merci e rafforzando il controllo dei costi.
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[post_content] => JetBlue Airways aumenta di almeno 4 dollari il costo previsto per il trasporto bagagli da stiva a causa dell'impennata dei prezzi del carburante provocata dal conflitto in Iran.
Come sottolinea Cnbc, l'aumento delle tariffe per i bagagli registrati è l'ultimo segnale del fatto che le compagnie aeree stanno trasferendo i maggiori costi del carburante sui passeggeri. Il carburante per aerei è infatti la voce di spesa più consistente per le compagnie aeree dopo il costo del personale.
JetBlue ha quindi fissato il prezzo per il primo bagaglio registrato sui voli domestici, verso i Caraibi e l'America Latina a 39 dollari nei periodi di bassa stagione per la maggior parte dei passeggeri in classe economica, rispetto ai 35 dollari precedenti. Durante i mesi di maggiore traffico, come gran parte dell'estate e le principali festività, la tariffa passerà da 40 a 49 dollari.
Inoltre, se il pagamento avviene meno di 24 ore prima della partenza, ad esempio in aeroporto, i viaggiatori pagheranno 10 dollari in più. Rimangono in vigore alcune esenzioni totali dalle tariffe per il bagaglio, ad esempio per i viaggiatori titolari di una carta di credito co-brandizzata e per i frequent flyer con status elite.
«A fronte dell'aumento dei costi operativi, valutiamo regolarmente come gestirli mantenendo competitive le tariffe base e continuando a investire nell'esperienza che i nostri clienti apprezzano» ha precisato JetBlue in un comunicato.
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[post_content] => Nel 2026 che ne celebra il centenario, Lufthansa alza il sipario sulla nuova esperienza premium di bordo chiamata 'Fox', acronimo di Future Onboard Experience, che ha debuttato il 29 marzo in first class.
Tra menu firmati da uno chef due stelle Michelin, una nuova carta degli champagne che include la cuvée Prestige La Grande Dame di Veuve Clicquot e trattamenti premium Babor, la compagnia tedesca intraprende una svolta verso l’alta gamma che, dal prossimo maggio, coinvolgerà tutte le classi sui voli a lungo raggio.
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[post_content] => Si chiude, sotto il segno della crescita, la stagione invernale 2025-2026 di Th Madonna di Campiglio. Nella cornice del massiccio di Brenta, Th Resorts traccia un bilancio che va oltre i numeri, puntando su una strategia che unisce territorio e identità di squadra.
Fatturato a +9%
Il presidio di Th Resorts in quota consolida la leadership con performance che hanno superato le previsioni di budget. Nella stagione 2025-2026 il fatturato è cresciuto del 9% con un aumento del 5% nelle presenze rispetto a quella precedente.
Dietro questi dati i riflette il lavoro dello staff: una macchina operativa che parte mesi prima nella sede centrale di Padova e si concretizza in ogni reparto, dalla cura per il prodotto in camera alle formule come l'"All you can ski", che semplifica l'esperienza dell’ospite integrando servizi e sport, ai nuovi Commis Gourmet che portano a tavola le eccellenze del territorio.
Davide Dallabona, direttore gestioni del settore montagna Th, sottolinea che «è molto positivo il risultato che abbiamo raggiunto ed è molto positivo quello che ci aspetta, perché non è un arrivo. Stiamo già ragionando e lavorando per il futuro e abbiamo grandi progetti in mente». Il gruppo punta infatti a un ulteriore incremento, con l'obiettivo di intercettare nuove strutture già per la prossima stagione.
Con la chiusura dell'hotel fissata per il 2 aprile e il termine delle attività degli impianti al 12 aprile, la struttura pone l'accento sulla necessità di mettere a sistema la stagione estiva. Per il comparto montagna, l’estate rappresenta ormai un asset fondamentale: Th Resorts punta con forza su questo segmento, consapevole che la redditività potenziale sta già percorrendo una strada positiva.
Sul fronte della gestione del comprensorio, la sinergia tra le società degli impianti (Campiglio, Folgarida-Marilleva e Pinzolo) continua a rappresentare un modello di governance rapido ed efficace. Bruno Felicetti, direttore genereale funivie Madonna di Campiglio, ha ribadito la filosofia che guida la gestione dei flussi: non si tratta di un "numero chiuso", concetto spesso travisato, ma di un "numero ideale". Il meccanismo si basa sulla soglia delle 14.000 presenze in pista, limite oltre il quale la soddisfazione del cliente cala drasticamente. Per mantenere questo equilibrio, il comprensorio agisce non con divieti, ma con leve tecnologiche e commerciali, come l'introduzione del pay-per-ski e delle tariffe dinamiche. È una strategia che premia anche economicamente: nonostante la riduzione mirata dei primi ingressi nei periodi di picco, i passaggi totali sono aumentati grazie alla fluidità delle code e a una migliore distribuzione della clientela durante la giornata.
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(Micòl Rossi)
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[post_content] => Poco più di due anni di “tregua” e il mondo del turismo ripiomba in una nuova crisi. «Anche questa volta, si tratta di una situazione nuova, mai avvenuta in precedenza. Per certi versi potrebbe richiamare la Guerra del Golfo, ma lo scenario è differente». Andrea Mele, ceo di Mappamondo, riassume tutta la fatica e la resilienza di un settore che vede avvicinarsi l’estate senza avere la possibilità di formulare una previsione.
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In effetti, quello delle riprotezioni resta uno scoglio attualissimo: «Dal momento in cui abbiamo terminato i rimpatri, si è aperto il problema di gestire al meglio le diverse policy di rimborso messe in campo dai vettori combinandole con le richieste provenienti dai clienti».
Il nodo riprotezioni
Un vero rompicapo, visto che molti clienti vorrebbero cambiare meta ma al momento i voli non sono ancora stati annullati. «Le compagnie aeree tendono a cancellare all’ultimo minuto i collegamenti. Se i voli risultano confermati, non è possibile chiedere il rimborso dai fornitori di servizi né riproteggere in modo adeguato i clienti. Anche perché eventuali soluzioni risultano troppo costose, con prezzi schizzati alle stelle anche a causa della ridotta capacità aerea».
Mele rileva anche come il sistema dei warning della Farnesina sia peggiorato negli ultimi giorni. Per i tour operator che, come Mappamondo, producono buona parte del fatturato globale con clienti che transitano o volano sugli aeroporti mediorientali, la perdita appare evidente.
In un quadro così complesso, la differenza la faranno anche i rapporti con le dmc locali. «Mappamondo mantiene relazioni consolidate con i fornitori in loco; per questo possiamo contare su un trattamento privilegiato e su un rapporto di fattiva collaborazione per affrontare la crisi nel migliore dei modi».
Discorso parzialmente diverso per Shiruq, operatore tailor made parte del gruppo che propone viaggi in diverse parti nel mondo sfruttando gli aeroporti non coinvolti nella crisi mediorientale. «Abbiamo ad esempio partenze per i Paesi Baltici, per la Mauritania, per l’Uzbekistan. Tutte mete di nicchia che continuano ad attirare i viaggiatori».
Intanto, Astoi è al lavoro per trovare strategie e punti di incontro con la Farnesina e con i vettori. Con l’ulteriore difficoltà di un ministero del turismo ricoperto ad interim dal presidente del consiglio. E l’estate è ormai alle porte.
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Andrea Mele, ceo di Mappamondo, riassume tutta la fatica e la resilienza di un settore che vede avvicinarsi l’estate senza avere la possibilità di formulare una previsione.\r\n\r\n«Al momento, il mercato non è completamente fermo, qualcosa si muove verso l’area Australia- Polinesia e Sudamerica, con Argentina, Perù e Messico in primo piano. In parte si tratta però di riprotezioni di quanti hanno subito la cancellazione del volo diretto verso una meta orientale».\r\n\r\nIn effetti, quello delle riprotezioni resta uno scoglio attualissimo: «Dal momento in cui abbiamo terminato i rimpatri, si è aperto il problema di gestire al meglio le diverse policy di rimborso messe in campo dai vettori combinandole con le richieste provenienti dai clienti».\r\nIl nodo riprotezioni\r\nUn vero rompicapo, visto che molti clienti vorrebbero cambiare meta ma al momento i voli non sono ancora stati annullati. «Le compagnie aeree tendono a cancellare all’ultimo minuto i collegamenti. Se i voli risultano confermati, non è possibile chiedere il rimborso dai fornitori di servizi né riproteggere in modo adeguato i clienti. Anche perché eventuali soluzioni risultano troppo costose, con prezzi schizzati alle stelle anche a causa della ridotta capacità aerea».\r\n\r\nMele rileva anche come il sistema dei warning della Farnesina sia peggiorato negli ultimi giorni. Per i tour operator che, come Mappamondo, producono buona parte del fatturato globale con clienti che transitano o volano sugli aeroporti mediorientali, la perdita appare evidente.\r\n\r\nIn un quadro così complesso, la differenza la faranno anche i rapporti con le dmc locali. «Mappamondo mantiene relazioni consolidate con i fornitori in loco; per questo possiamo contare su un trattamento privilegiato e su un rapporto di fattiva collaborazione per affrontare la crisi nel migliore dei modi».\r\n\r\nDiscorso parzialmente diverso per Shiruq, operatore tailor made parte del gruppo che propone viaggi in diverse parti nel mondo sfruttando gli aeroporti non coinvolti nella crisi mediorientale. «Abbiamo ad esempio partenze per i Paesi Baltici, per la Mauritania, per l’Uzbekistan. Tutte mete di nicchia che continuano ad attirare i viaggiatori».\r\n\r\nIntanto, Astoi è al lavoro per trovare strategie e punti di incontro con la Farnesina e con i vettori. Con l’ulteriore difficoltà di un ministero del turismo ricoperto ad interim dal presidente del consiglio. E l’estate è ormai alle porte.","post_title":"Al cuore della crisi: l'analisi di Andrea Mele di Mappamondo","post_date":"2026-03-30T14:58:28+00:00","category":["tour_operator"],"category_name":["Tour Operator"],"post_tag":["in-evidenza"],"post_tag_name":["In evidenza"]},"sort":[1774882708000]}]}}