13 May 2026

Crociere: il dramma degli equipaggi bloccati a bordo

Una parte dell’equipaggio della Celebrity Apex ha dato il via a una class action contro Royal Caribbean

L’epopea dei passeggeri bloccati a bordo delle navi da crociera, a causa del diffondersi dell’emergenza coronavirus nel mondo, ha dominato i palinsesti informativi dei media per settimane. Ora però che i viaggiatori sono stati quasi tutti evacuati, dell’argomento non si parla quasi più. Eppure, stando a quanto riporta un recente articolo del New York Times, solo al largo degli Stati Uniti ci sarebbero ancora quasi 80 mila membri di equipaggio bloccati a bordo. La maggior parte di loro è in quarantena o impossibilita a a muoversi, perché le nazioni da cui provengono i lavoratori hanno chiuso i confini anche ai propri cittadini, come è il caso dell’India e di molti Paesi dell’America Latina.

“Si vive nel costante terrore di morire – ha dichiarato la cinquantaquattrenne bulgara Alexandra Nedeltcheva, cameriera per la Celebrity Cruises che martedì scorso ha dato il via a una class action contro il gruppo Royal Caribbean, accusato di non aver preso adeguate misure di sicurezza per i membri dell’equipaggio della Celebrity Apex. A bordo della nuova nave, che ha visto annullare la sua prima crociera prevista per lo scorso 1° aprile, si sono registrati ben 200 casi di coronavirus tra i dipendenti impegnati a dare gli ultimi ritocchi all’unità nei cantieri di St. Nazaire in Francia. L’accusa è che la compagnia non solo non avrebbe fornito le protezioni necessarie, guanti e mascherine, ma non avrebbe neppure garantito le misure di distanziamento minimo tra le persone, obbligando i membri dell’equipaggio a rimanere a bordo anche dopo il diffondersi del virus. Contattato dal Nyt, il gruppo Royal Caribbean non ha quindi rilasciato alcun commento, perché per policy non discute delle cause in corso.

Ma non c’è solo il caso della Celebrity Apex. E tra chi rimane a bordo, il numero degli ammalati (e dei decessi) continua a crescere. Alcuni dipendenti sostengono poi che nell’attesa non vengono neppure pagati. “L’ambiente non è sicuro – avrebbe dichiarato un lavoratore di cucina della Holland America che ha voluto rimanere anonimo -. Al momento abbiamo tutti paura“. Una nave al largo di Palm Beach avrebbe ancora bordo 400 lavoratori filippini che, stando a quando sostiene il console onorario dello stato asiatico in Florida, Henry Boland Howard, sarebbero bloccati in mare ormai da quattro settimane. Lo stesso Howard ha contribuito qualche giorno fa a organizzare voli di rimpatrio per almeno 2.500 membri degli equipaggi Carnival, grazie ad alcuni charter Ethiopian Airlines.

“Con le navi bloccate – ha replicato il senior vice president of maritime policy della Clia, Brian Salerno – gran parte del personale desidera comprensibilmente tornare a casa. Ma alcuni Paesi sono riluttanti ad accogliere i propri cittadini, a causa del timore dei contagi. Il personale rimasto a bordo è tuttavia sicuramente seguito adeguatamente dalle proprie compagnie”. Roger Frizzell, un portavoce di Carnival Cruises, ha infine dichiarato che il proprio gruppo è sì riuscito a organizzare alcuni charter per riportare i collaboratori a casa, ma che i trasferimenti “stanno diventando ogni giorno più difficili. E’ una sfida senza precedenti per la nostra compagnia. La chiusura dei porti e le restrizioni ai viaggi hanno reso le cose estremamente complicate, se non impossibili in alcuni casi”.

 

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