27 March 2026

Crociere: il dramma degli equipaggi bloccati a bordo

Una parte dell’equipaggio della Celebrity Apex ha dato il via a una class action contro Royal Caribbean

L’epopea dei passeggeri bloccati a bordo delle navi da crociera, a causa del diffondersi dell’emergenza coronavirus nel mondo, ha dominato i palinsesti informativi dei media per settimane. Ora però che i viaggiatori sono stati quasi tutti evacuati, dell’argomento non si parla quasi più. Eppure, stando a quanto riporta un recente articolo del New York Times, solo al largo degli Stati Uniti ci sarebbero ancora quasi 80 mila membri di equipaggio bloccati a bordo. La maggior parte di loro è in quarantena o impossibilita a a muoversi, perché le nazioni da cui provengono i lavoratori hanno chiuso i confini anche ai propri cittadini, come è il caso dell’India e di molti Paesi dell’America Latina.

“Si vive nel costante terrore di morire – ha dichiarato la cinquantaquattrenne bulgara Alexandra Nedeltcheva, cameriera per la Celebrity Cruises che martedì scorso ha dato il via a una class action contro il gruppo Royal Caribbean, accusato di non aver preso adeguate misure di sicurezza per i membri dell’equipaggio della Celebrity Apex. A bordo della nuova nave, che ha visto annullare la sua prima crociera prevista per lo scorso 1° aprile, si sono registrati ben 200 casi di coronavirus tra i dipendenti impegnati a dare gli ultimi ritocchi all’unità nei cantieri di St. Nazaire in Francia. L’accusa è che la compagnia non solo non avrebbe fornito le protezioni necessarie, guanti e mascherine, ma non avrebbe neppure garantito le misure di distanziamento minimo tra le persone, obbligando i membri dell’equipaggio a rimanere a bordo anche dopo il diffondersi del virus. Contattato dal Nyt, il gruppo Royal Caribbean non ha quindi rilasciato alcun commento, perché per policy non discute delle cause in corso.

Ma non c’è solo il caso della Celebrity Apex. E tra chi rimane a bordo, il numero degli ammalati (e dei decessi) continua a crescere. Alcuni dipendenti sostengono poi che nell’attesa non vengono neppure pagati. “L’ambiente non è sicuro – avrebbe dichiarato un lavoratore di cucina della Holland America che ha voluto rimanere anonimo -. Al momento abbiamo tutti paura“. Una nave al largo di Palm Beach avrebbe ancora bordo 400 lavoratori filippini che, stando a quando sostiene il console onorario dello stato asiatico in Florida, Henry Boland Howard, sarebbero bloccati in mare ormai da quattro settimane. Lo stesso Howard ha contribuito qualche giorno fa a organizzare voli di rimpatrio per almeno 2.500 membri degli equipaggi Carnival, grazie ad alcuni charter Ethiopian Airlines.

“Con le navi bloccate – ha replicato il senior vice president of maritime policy della Clia, Brian Salerno – gran parte del personale desidera comprensibilmente tornare a casa. Ma alcuni Paesi sono riluttanti ad accogliere i propri cittadini, a causa del timore dei contagi. Il personale rimasto a bordo è tuttavia sicuramente seguito adeguatamente dalle proprie compagnie”. Roger Frizzell, un portavoce di Carnival Cruises, ha infine dichiarato che il proprio gruppo è sì riuscito a organizzare alcuni charter per riportare i collaboratori a casa, ma che i trasferimenti “stanno diventando ogni giorno più difficili. E’ una sfida senza precedenti per la nostra compagnia. La chiusura dei porti e le restrizioni ai viaggi hanno reso le cose estremamente complicate, se non impossibili in alcuni casi”.

 

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Stiamo ragionando e stiamo studiando: quando arriveremo a 200 milioni di Ebitda avremo la dimensione giusta».\r\n\r\nMalgrado la delicata situazione geopolitica, i tempi sono maturi: la corsa verso Piazza Affari è stata accelerata dai brillanti risultati conseguiti negli anni, culminati nell’ultimo bilancio, quello relativo all’anno finanziario 2024-25, che ha portato nelle casse del gruppo ricavi per quasi 2,3 miliardi di euro, in crescita del 9,8% sull’anno precedente e un utile pari a 75,4 milioni, in aumento del 41%.\r\n\r\n«Per il futuro, potremmo replicare il nostro modello in altri Paesi oppure rafforzare la nostra presenza in Italia. Personalmente, propenderei per la seconda ipotesi, in modo da consolidare il nostro ruolo di interlocutore per gli italiani che vogliono viaggiare all’estero e per gli stranieri che vogliono venire in Italia”, che attualmente procurano quasi il 20% del fatturato totale.\r\nCambiamento strutturale\r\nIl manager evidenzia poi un cambiamento strutturale che sta interessando il turismo: «Oggi i viaggi non sono più un consumo discrezionale, ma quasi essenziale» ha spiegato Burgio. Si tratta di un trend emergente, che Alpitour World soddisfa con una potenza di 27 hotel e 18 aerei, che procura in un anno qualcosa come 3,3 milioni di turisti-clienti.\r\n\r\n«Abbiamo più di 1.000 clienti che fanno oltre otto viaggi all’anno con noi e oltre 3.000 che ne fanno più di cinque» spiega Burgio. Un flusso che né inflazione, né guerre, né aumento dei prezzi riusciranno a bloccare. “Fino a prima della guerra le previsioni sul 2026 erano rosee ed eravamo ampiamente sopra le attese per l’anno”. E anche in uno scenario complesso come quello attuale, la capacità di offrire tante soluzioni in aree del mondo differenti, potendo contare su una compagnia aerea di proprietà e su un gruppo alberghiero, può fare la differenza. “L’Egitto sta crescendo moltissimo, così come l’Italia, con gli hotel che stanno registrando prenotazioni in aumento del 27%. Per contro, l’interesse sugli Stati Uniti è un po’ calato e Cuba è praticamente chiusa”.\r\n\r\nSulla situazione attuale, Burgio prende tempo: la stagione  forte nelle località interessate dal conflitto «era ormai agli sgoccioli perchè sta arrivando il caldo. Ovviamente, i conflitti generano paura e, quindi, spingono a rinviare la prenotazione delle vacanze». Il fatto però di proporre tante destinazioni diverse «ci rende meno esposti agli choc geopolitici: lo dimostra il fatto che in questi anni di permacrisi i nostri risultati sono sempre cresciuti».\r\n\r\nInfine, sul futuro andamento dei prezzi, «per il momento non vedo inflazione sul turismo, anche se bisognerà vedere quali saranno gli effetti della fiammata di petrolio e gas».\r\n\r\n ","post_title":"Alpitour World, Burgio: «La quotazione in Borsa è uno sviluppo naturale»","post_date":"2026-03-18T14:00:31+00:00","category":["tour_operator"],"category_name":["Tour Operator"],"post_tag":["in-evidenza"],"post_tag_name":["In evidenza"]},"sort":[1773842431000]}]}}