19 January 2021

Risposte Turismo: la crocieristica in Italia è tornata ai livelli del 1993

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Saranno poco meno di 797 mila i passeggeri movimentati nei porti italiani a fine 2020. Un dato che riporta la crocieristica tricolore indietro di quasi 30 anni, ai valori del 1993, per un calo di ben il 93,5% rispetto al 2019. Il fenomeno è evidentemente frutto delle conseguenze della pandemia globale, che non ha peraltro risparmiato nessuna destinazione, tanto che complessivamente nel 2020 i crocieristi a livello mondiale dovrebbero fermarsi a quota 6 milioni, per un -80% rispetto all’anno scorso.

Lo rivela il tradizionale report Italian Cruise Watch, presentato oggi in videoconferenza da Risposte Turismo. Un calo prevedibile che sul territorio italiano ha comportato perdite per quasi 1 miliardo di euro: un valore riferito alle sole spese dei crocieristi in escursioni (organizzate o indipendenti, a fine anno saranno circa 2,7 milioni in meno rispetto alle previsioni), shopping, ristorazione e altri consumi di tipo turistico a terra, oltre a pernottamenti a terra pre e post viaggio (circa 1,3 milioni in meno rispetto ai numeri attesi) e giornate di vacanza pre e post cruise.

Secondo il report di ricerca sarà in particolare il Veneto la regione più impattata (206 milioni di euro il mancato contributo), seguita da Lazio (-204,6 milioni), Liguria (-176,5 milioni), Campania (-120 milioni) e Sicilia (-65 milioni). Nonostante tali numeri sconfortanti, l’Italian Cruise Watch 2020 evidenzia tuttavia anche importanti segnali di ottimismo per il futuro della crocieristica in Italia. Tra questi, per esempio, l’incremento degli investimenti da parte dei porti per interventi dedicati o a supporto del comparto: per il triennio 2021-2023 Risposte Turismo ne ha mappati per oltre 510 milioni di euro, in crescita di più del 200% rispetto ai tre anni precedenti. Si tratta di investimenti destinati principalmente alle infrastrutture e ai dragaggi, trainati soprattutto dalle realtà di Messina, La Spezia, Taranto, Ancona, Genova, Savona, Salerno, Ravenna, Palermo, Trapani, Termini Imerese e Porto Empedocle (460 milioni di euro complessivi).

Un’indagine condotto tra un un panel selezionato di circa 100 professionisti attivi con ruoli apicali e lunga esperienza nella cruise industry italiana evidenzia inoltre come il pensiero di molti sia quello di un ritorno ai livelli pre-Covid a partire dal 2023. Segnali di fiducia giungono anche dal mantenimento degli ordini di nuove navi effettuati prima della pandemia: 81 a livello globale fino al 2022, di cui ben 22 assegnati a cantieri italiani; numero che sale a 44 estendendo il periodo al 2025. Nell’immediato futuro l’80% del campione ritiene infine che si assisterà a un ritorno alla progettazione di navi più piccole, accompagnata da un’ancor maggiore concentrazione tra gli operatori sul mercato.

«Così come fatto in passato anche questa volta la crocieristica saprà riprendersi e riavviare un ciclo di crescita, tanto nel mondo quanto in Italia – ha concluso il presidente di Risposte Turismo, Francesco di Cesare -. A differenza delle altre volte, però, non va persa l’occasione rappresentata da questa indesiderata battuta d’arresto per ripensare il comparto, riflettere sui nuovi equilibri che dovranno stabilirsi, sulle priorità da individuare e condividere. Serve una nuova pianificazione strategica – per le compagnie, per i porti, per le destinazioni, per gli altri operatori – in modo da migliorare ulteriormente lo scenario del comparto e rendere ancor più solide le basi su cui costruire i risultati a venire».

 




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